Giovedì 28 aprile

Settimana della 2 domenica di Pasqua – giovedì 

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA At 4, 13-21
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. I capi del popolo e gli anziani, vedendo la franchezza di Pietro e di Giovanni e rendendosi conto che erano persone semplici e senza istruzione, rimanevano stupiti e li riconoscevano come quelli che erano stati con Gesù. Vedendo poi in piedi, vicino a loro, l’uomo che era stato guarito, non sapevano che cosa replicare. Li fecero uscire dal sinedrio e si misero a consultarsi fra loro dicendo: «Che cosa dobbiamo fare a questi uomini? Un segno evidente è avvenuto per opera loro; esso è diventato talmente noto a tutti gli abitanti di Gerusalemme che non possiamo negarlo. Ma perché non si divulghi maggiormente tra il popolo, proibiamo loro con minacce di parlare ancora ad alcuno in quel nome». Li richiamarono e ordinarono loro di non parlare in alcun modo né di insegnare nel nome di Gesù. Ma Pietro e Giovanni replicarono: «Se sia giusto dinanzi a Dio obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi. Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato». Quelli allora, dopo averli ulteriormente minacciati, non trovando in che modo poterli punire, li lasciarono andare a causa del popolo, perché tutti glorificavano Dio per l’accaduto.

SALMO Sal 92 (93)

Regna il Signore, glorioso in mezzo a noi.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Il Signore regna, si riveste di maestà:
si riveste il Signore, si cinge di forza.
È stabile il mondo, non potrà vacillare.
Stabile è il tuo trono da sempre,
dall’eternità tu sei. R

Alzarono i fiumi, Signore,
alzarono i fiumi la loro voce,
alzarono i fiumi il loro fragore.
Più del fragore di acque impetuose,
più potente dei flutti del mare,
potente nell’alto è il Signore. R

Davvero degni di fede i tuoi insegnamenti!
La santità si addice alla tua casa
per la durata dei giorni, Signore. R

VANGELO Gv 3, 7b-15
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».

Vangelo

Possiamo aggiungere un tassello alla meditazione di ieri. Nicodemo ha faticato per la sua conversione. Non è certo stata un’operazione di poco conto, veloce, senza risvolti difficili. Il percorso di Nicodemo è stato seriamente complesso, lungo, per gradi, se vogliamo, anche difficile. Che cosa ha sorretto Nicodemo in tutta la sua ricerca? Perché non si è fermato ad un certo punto? Perché Nicodemo ha avuto chiara quella parola di Gesù che gli diceva: “come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il figlio dell’uomo”. Nicodemo conosceva bene l’episodio narrato dal libro dei Numeri, quando Mosè fece un serpente di bronzo che venne innalzato su un’asta perché il popolo, infestato dai serpenti che facevano morire molti con i loro morsi, potessero trovare salvezza. Bastava, infatti, guardare il serpente di bronzo per essere sanati. Nicodemo capisce così che sarebbe successo qualcosa che, alla luce del Venerdì santo, gli risultò lampante. Capì che l’uomo da guardare era il crocifisso. Capì che l’uomo da guardare era l’uomo dei dolori. Comprese che quello che gli aveva detto un giorno il Signore ora si realizzava e si verificava. Nicodemo portò a compimento il suo processo di conversione proprio per questo, proprio per aver capito che solo guardando al crocifisso si trova salvezza. Non sappiamo quanto Nicodemo sarà rimasto a contemplare il crocifisso. Sappiamo che quella scena rimase profondamente impressa nella sua mente e che, grazie ad essa, divenne capace di rileggere quello che il Signore, un giorno ormai lontano nel tempo, gli aveva detto.

Atti

Così anche San Pietro. Dove trova Pietro la forza per la sua predicazione? Dove trova San Pietro quella schiettezza di parola che serve per la sua predicazione? La trova solo ritornando proprio a quel Signore che aveva rinnegato. Proprio perché anche Pietro trova la forza di guardare il crocifisso, egli, ora, può rispondere a chi lo interroga, può non temere le loro parole, può, addirittura rispondere a chi gli intima il comportamento che dovrebbe tenere, non con insulti o con rabbia, ma citando una massima di saggezza che un uomo di fede non poteva non capire. Quando Pietro dice: “se sia giusto, dinnanzi a Dio, obbedire a voi invece che a Dio, giudicatelo voi.” Pietro sa di essere di fronte a uomini spirituali. Sa di essere di fronte a uomini che hanno cercato di obbedire a Dio. Ecco perché chiede loro: come potete dire voi a me quello che devo fare quando sapete benissimo che ogni uomo è chiamato ad obbedire a Dio? Pietro non insulta nessuno, non si mette in atteggiamento di sfida con alcuno. Piuttosto sa che l’unico modo per ottenere qualcosa è provocare una riflessione sull’obbedienza della fede. Per il cristiano vera obbedienza della fede è solo quella che si deve a Cristo, il Crocifisso che risorge.

Per noi

Credo che, per tutti noi, questo tema sia di assoluta difficoltà. Cos’è per noi l’obbedienza della fede? Forse il termine obbedienza è così desueto che non vogliamo nemmeno parlarne! Credo che sia assolutamente necessario cercare di capire. Obbedienza della fede a Cristo significa semplicemente che ciascuno di noi trova nella contemplazione del Crocifisso la forza per capire quello che deve fare nella propria esistenza, nella propria vita. A dircelo è anche la figura della santa che oggi vogliamo onorare: santa Gianna Beretta Molla. Dove Santa Gianna attinse la forza per la sua testimonianza di fede? Che, ben prima di arrivare a quell’atto ultimo e sublime, fu professione di fede limpida nell’Azione Cattolica, desiderio di lavorare semplicemente per il regno di Dio accanto a coloro che le venivano affidati. La forza di Santa Gianna fu solo nella meditazione davanti al crocifisso, fu solo nella Messa celebrata il più frequentemente possibile e nella comunione fatta con fede. Furono solo questi i grandi riferimenti di santa Gianna dai quali apprese, poi, quell’eroica testimonianza di fede per la quale noi tutti la ricordiamo e la veneriamo come santa. Così è per noi. Se, nella nostra vita, vogliamo capire cosa dobbiamo fare, se, nella nostra vita, vogliamo capire come regolarci sulle piccole come sulle grandi questioni, abbiamo solo bisogno di metterci davanti al crocifisso e pregare. Abbiamo solo bisogno di celebrare il sacrificio della Croce nella Messa e cibarcene. L’obbedienza della fede è solo questo. È qualcosa che molti di noi già vivono. È un richiamo, però, per tutti noi. Chiediamo anche a Santa Gianna di intercedere per noi, perché possiamo davvero essere fedeli servitori del Vangelo.

2022-04-28T15:11:24+02:00