Martedì 28 settembre

Settimana della 4 domenica dopo il martirio – Martedì 

Vangelo

Lc 18, 35-43
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre il Signore Gesù si avvicinava a Gerico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Il cieco di Gerico sembra un uomo senza Dio. È uno di quelli che se ne sta a mendicare, come sempre, in ogni società, in ogni civiltà. È uno di quelli di cui non ci si ricorderà. È un povero, è un malato, è uno che non ha niente da dire al mondo, è uno che sta nell’ombra, uno di quei senza nome e senza volto che, di tanto in tanto, fanno capolino nel Vangelo.

Al contrario di quello che sembra, è un uomo che cerca Dio. Lo cerca nel silenzio delle sue giornate senza luce, lo cerca nella preghiera del cuore, quella con cui implora un miracolo. Lo cerca in quel senso di attesa che egli coltiva, tanto che, quando fortuitamente viene a contatto con il Signore Gesù, lo riconosce subito come Messia. Ecco il motivo di quel dialogo nel quale il cieco di Gerico si sente finalmente interpellato da Dio e, pronto, chiede quello che da sempre ha desiderato: la vista. Così tornerà a vedere, così tornerà a poter gustare delle cose del mondo. Così potrà essere pronto per rendere ragione della fede che lo ha spinto a chiedere un miracolo e ad ottenerlo.

È per questo, poi, che anch’egli si pone in atteggiamento di sequela e la sua sequela diventa lode di Dio.

2 Petri

2Pt 1, 20 – 2, 10a
Lettura della seconda lettera di san Pietro apostolo

Carissimi, sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana è mai venuta una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono alcuni uomini da parte di Dio. Ci sono stati anche falsi profeti tra il popolo, come pure ci saranno in mezzo a voi falsi maestri, i quali introdurranno fazioni che portano alla rovina, rinnegando il Signore che li ha riscattati. Attirando su se stessi una rapida rovina, molti seguiranno la loro condotta immorale e per colpa loro la via della verità sarà coperta di disprezzo. Nella loro cupidigia vi sfrutteranno con parole false; ma per loro la condanna è in atto ormai da tempo e la loro rovina non si fa attendere. Dio infatti non risparmiò gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò in abissi tenebrosi, tenendoli prigionieri per il giudizio. Ugualmente non risparmiò il mondo antico, ma con altre sette persone salvò Noè, messaggero di giustizia, inondando con il diluvio un mondo di malvagi. Così pure condannò alla distruzione le città di Sòdoma e Gomorra, riducendole in cenere, lasciando un segno ammonitore a quelli che sarebbero vissuti senza Dio. Liberò invece Lot, uomo giusto, che era angustiato per la condotta immorale di uomini senza legge. Quel giusto infatti, per quello che vedeva e udiva mentre abitava in mezzo a loro, giorno dopo giorno si tormentava a motivo delle opere malvagie. Il Signore dunque sa liberare dalla prova chi gli è devoto, mentre riserva, per il castigo nel giorno del giudizio, gli iniqui, soprattutto coloro che vanno dietro alla carne con empie passioni e disprezzano il Signore.

Ci sono uomini che vivono davvero senza Dio. Lo dice San Pietro rileggendo la Scrittura del Primo Testamento. Ci sono uomini che hanno vissuto senza Dio come ai tempi di Noè, che hanno provocato il diluvio con le loro azioni malvagie. San Pietro rilegge così il racconto antico della Genesi e fa ricordare ad ogni uomo che, chi è senza Dio, tende anche a far allontanare altri dal Signore. Come, al contrario, chi segue il Signore, come Noè, aiuta altri a servire Dio. Oppure, con un altro esempio, San Pietro ricordava la distruzione di Sodoma e di Gomorra, ricordando così a tutti che allontanarsi da Dio significa consegnarsi all’immoralità impenitente. Nemmeno l’intercessione di un giusto è stata in grado di portare salvezza ad una città depravata e lontana da Dio. Di qui la conclusione di San Pietro: “il Signore sa liberare dalla prova chi gli è devoto”. Come dire chi cerca il Signore è sempre in grado di vedere l’azione di Dio, anche quando essa è quasi nascosta. Chi “va dietro alla carne con empie passioni e disprezza il Signore”, chi vive senza Dio, non solo non otterrà niente, ma perderà anche quello che crede di avere, come dice altrove Gesù. Chi non vive la fede come un invito alla responsabilità, perderà tutto. Solo chi ha fede serve Dio e continua il proprio cammino cercando di fondare nella fede ogni realtà della vita.

Per noi

Credo che tutte le epoche hanno i loro “senza Dio”. Anche noi abbiamo i nostri. Mi pare di constatare che sia un fenomeno in aumento. Abbiamo, soprattutto tra i giovani, non solo persone che vivono una crisi di fede, cosa che è del tutto normale, ma molti che, a partire da queste crisi, non cercano più il Signore, smettono di avere un rapporto con lui, vivono senza Dio. Pare che vivano benissimo, si lasciano alle spalle quello che ricordano della vita di fede e della chiesa. Pare che nulla riesca a smuoverli…

Credo che oggi il nostro compito sia proprio quello di pregare per loro. Preghiamo per chi è senza Dio, per chi vive la vita solo come una serie di difficoltà e di incombenze da far passare. Preghiamo per coloro che hanno rinnegato quella luce che Dio ha certamente piantato anche nel segreto della loro coscienza. Preghiamo per chi vive senza più alzare gli occhi al cielo, senza più parlare con il Signore, per chi è senza alcun richiamo alla fede. Pregare per queste persone significa, per noi tutti, essere sempre più coerenti con la nostra fede. Cerchiamo di offrire la testimonianza di chi vive pensando a Dio. Facciamo vedere che è possibile vivere in un modo diverso da chi vive senza nessun richiamo alle cose belle, vere, alte. Facciamo vedere che esiste un altro modo di interpretare l’esistenza. Così faremo sorgere almeno il dubbio che darsi da fare per cercare il Signore, può essere un modo per vivere pienamente la propria vita. Poiché tutti desiderano la pienezza dei propri giorni, gli uomini cominceranno a ricordare che questa pienezza si ha solo in Dio, autore della vita, perfezionatore della fede.

2021-09-24T09:35:59+02:00