Mercoledì 29 Gennaio

Mercoledì della terza settimana dopo l’Epifania

Le sante 40 ore o giornate eucaristiche.

Le giornate eucaristiche hanno uno scopo solo: riunirci per la lode di Dio e permettere a tutti noi di rileggere la scrittura confortati dalla dolce presenza dell’Eucarestia. Così anche noi ci ritroviamo oggi per questo motivo e siamo qui per dire che vogliamo uscire da quella paura che c’è nella vita di ogni uomo esattamente perché ci sentiamo sostenuti dalla presenza di Dio e del suo amore.

Meditiamo insieme le Scritture.

Siracide

Sir 44, 1; 48, 22-25
Lettura del libro del Siracide

Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Ezechia aveva fatto quanto è gradito al Signore e aveva seguito con fermezza le vie di Davide, suo padre, come gli aveva indicato il profeta Isaia, grande e degno di fede nella sua visione. Nei suoi giorni il sole retrocedette ed egli prolungò la vita del re. Con grande ispirazione vide gli ultimi tempi e consolò gli afflitti di Sion. Egli manifestò il futuro sino alla fine dei tempi, le cose nascoste prima che accadessero.

Ce lo dice, anzitutto, il libro del Siracide. Il sapiente ricorda un fatto molto noto dell’antico testamento. Ezechia, dovendo combattere per salvare Israele dalla distruzione, chiese a Dio un segno, chiese che il tempo tornasse indietro, ovvero chiese che l’ora scorresse a ritroso per avere più luce per terminare, nel nome del Signore, la sua battaglia. Certo noi rimaniamo sempre perplessi quando leggiamo queste cose, tanto più che si parla di guerra e di uccisione di altri uomini. Vi invito però a cogliere il senso di fede. Un uomo di Dio, un uomo di fede, mette nelle mani di Dio il risultato di ciò che gli sta a cuore: una battaglia che deve salvare il suo popolo. Tutti avremmo fatto la stessa cosa. Avremmo chiesto anche noi a Dio di aiutarci per le cose della nostra esistenza, come, di fatto, facciamo. Nella sua fede, quest’uomo chiede a Dio un segno. Un segno che sembra qualcosa di banale, ma è necessario avere qualcosa di concreto a cui aggrapparsi in un momento di paura, in un momento di fragilità. Ezechia ottiene quello che chiede perché lo chiede con fede. Ottiene quella benedizione che è necessaria a lui e al suo popolo, come dicevamo ieri. L’esito positivo della battaglia concede non solo a lui di essere ricordato come un grande condottiero, come colui che aiutò Israele in un momento molto importante e difficile della sua storia, ma come un uomo di fede che, con il suo esempio, vinse la sua paura e fece vincere la paura del futuro a tutto il suo popolo, ricordando a tutti che il tempo è nelle mani di Dio.

Vangelo

Mc 4, 35-41
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel medesimo giorno, venuta la sera, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Anche nel Vangelo ci viene donato di riflettere sul tema del Signore che, con la sua presenza, sconfigge ogni paura. Una traversata in un lago in tempesta, anche per gente esperta come potevano essere i pescatori della Galilea, è sempre qualcosa di difficile e, al limite, di pericoloso. Si comprende bene, allora, il senso di paura che ha invaso i discepoli in quella difficile traversata sul mare in tempesta. Colpisce il sonno del Signore ma, anch’esso è un segno. Il segno della tranquillità di Dio, nelle cui mani sono tutte le cose, comprese quelle della natura che, in questo momento, stanno agitando il cuore degli uomini. È solo il suo risveglio, è solo la sua presenza che permette a tutti di ritrovare quella calma, quella tranquillità, quella pace che servono per dare senso ai giorni, alle cose della vita, al tempo, ad ogni cosa. È proprio il suo risveglio che mette tutto a tacere, che crea quella bonaccia che diventa occasione per riflettere. Anche il discepolo riflette, passando dalla paura per la vita, dalla paura per la propria incolumità e salvezza, al “timor di Dio”, a quel senso di rispetto per Dio che, talvolta, diventa anche timore. È chiaro, però, il senso di fede del discepolo. Egli non si ferma a constatare le cose, ma si domanda: “chi è costui?”, ovvero si interroga sul mistero di Dio e sulla influenza di questo mistero nella vita ordinaria.

Per Noi

Anche la nostra vita è fatta di paure. Anche noi temiamo, a volte, per la nostra salute, a volte per la salute di persone care, oppure per il lavoro, per l’esito di un esame, per l’incolumità dei nostri cari… e molte altre paure ancora, legate alle concrete condizioni del vivere di ciascuno di noi. Quale punto fermo cercare? Quale perno attorno al quale far ruotare la nostra esistenza e attorno al quale dar senso ai nostri giorni? L’Eucarestia, che stiamo contemplando e celebrando con solennità in questi giorni, diventa, per noi tutti, il perno centrale attorno al quale far ruotare la nostra esistenza e i nostri problemi. Noi dobbiamo essere assolutamente convinti che, in questo grande sacramento che ci viene donato, c’è la forza per ogni cosa della vita, c’è la pace per qualsiasi inquietudine, c’è tutta quella sorgente di amore che serve per i nostri giorni fuggevoli. Solo chi sperimenta la pace di questo incontro con il Signore trova senso per tutti i giorni della propria esistenza. Solo con la forza di questo sacramento si dà senso ad un dolore, si trova pace in una difficoltà, si affronta tranquillamente anche la morte. Se l’Eucarestia diventa il viatico anche per l’ultima traversata  della vita, nemmeno la morte può fare paura: cosa deve temere chi è in compagnia di colui che ha vinto la morte stessa? Dovremmo avere la stessa forza di fede di Ezechia, la forza di fede di chi si abbandona ai segni e quello del Sacramento della permanente presenza di Cristo è il più grande dei segni che sono messi a nostra disposizione sul cammino di fede. Lasciamoci abbracciare dall’Eucarestia e, contemporaneamente, corriamo ad adorare questo Sacramento.

È in esso che viene vinta qualsiasi difficoltà, è grazie ad esso che la nostra fede aumenta, è in questo sacramento che trova fine qualsiasi inquietudine dell’esistenza.

Il Sacramento che adoriamo in questi giorni sia pace per tutti noi.

2020-01-25T14:26:29+01:00