Giovedì 29 luglio

Settimana della 9 domenica dopo Pentecoste – Giovedì

Vangelo

Lc 11, 14-20
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio».

Le due Scritture di oggi sono di non facile comprensione ed hanno una cosa in comune: il mutismo. In un caso, quello del Vangelo, il mutismo è provocato da un demonio. Non è, quindi, un caso di semplice malattia: è il demonio che vuole gettare un uomo nella solitudine, nell’isolamento, nell’impossibilità di interagire con gli altri. È un momento drammatico della vita: quest’uomo è solo. Gesù lo libera dalla sua solitudine, il suo iniziare a parlare segna la fine dell’isolamento nel quale il demonio lo aveva tenuto per anni e che, finalmente, viene sciolto. Gesù utilizza questo caso di guarigione per dare una lezione sul regno di Dio: il regno di Dio è vicinanza all’uomo, è liberazione dai suoi mali, è pieno reinserimento nella società, è gioia, pace, salvezza per tutti.

2 Samuele

2Sam 18, 24 – 19, 9b
Lettura del secondo libro di Samuele

In quei giorni. Davide stava seduto fra le due porte; la sentinella salì sul tetto della porta sopra le mura, alzò gli occhi, guardò, ed ecco vide un uomo correre tutto solo. La sentinella gridò e l’annunciò al re. Il re disse: «Se è solo, ha in bocca una bella notizia». Quegli andava avvicinandosi sempre più. La sentinella vide un altro uomo che correva e gridò al guardiano: «Ecco un altro uomo correre tutto solo!». E il re: «Anche questo ha una bella notizia». La sentinella disse: «Il modo di correre del primo mi pare quello di Achimàas, figlio di Sadoc». E il re disse: «È un uomo buono: viene certo per una lieta notizia!». Achimàas gridò al re: «Pace!». Poi si prostrò al re con la faccia a terra e disse: «Benedetto sia il Signore, tuo Dio, che ha fermato gli uomini che avevano alzato le mani contro il re, mio signore!». Il re disse: «Il giovane Assalonne sta bene?». Achimàas rispose: «Quando Ioab mandava il servo del re e me tuo servo, io vidi un gran tumulto, ma non so che cosa fosse». Il re gli disse: «Mettiti là, da parte». Quegli si mise da parte e aspettò. Ed ecco arrivare l’Etiope che disse: «Si rallegri per la notizia il re, mio signore! Il Signore ti ha liberato oggi da quanti erano insorti contro di te». Il re disse all’Etiope: «Il giovane Assalonne sta bene?». L’Etiope rispose: «Diventino come quel giovane i nemici del re, mio signore, e quanti insorgono contro di te per farti del male!». Allora il re fu scosso da un tremito, salì al piano di sopra della porta e pianse; diceva andandosene: «Figlio mio Assalonne! Figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!». Fu riferito a Ioab: «Ecco, il re piange e fa lutto per Assalonne». La vittoria in quel giorno si cambiò in lutto per tutto il popolo, perché il popolo sentì dire in quel giorno: «Il re è desolato a causa del figlio». Il popolo in quel giorno rientrò in città furtivamente, come avrebbe fatto gente vergognosa per essere fuggita durante la battaglia. Il re si era coperta la faccia e gridava a gran voce: «Figlio mio Assalonne, Assalonne, figlio mio, figlio mio!». Allora Ioab entrò in casa del re e disse: «Tu fai arrossire oggi il volto di tutta la tua gente, che in questo giorno ha salvato la vita a te, ai tuoi figli e alle tue figlie, alle tue mogli e alle tue concubine, perché ami quelli che ti odiano e odii quelli che ti amano. Infatti oggi tu mostri chiaramente che capi e servi per te non ontano nulla; ora io ho capito che, se Assalonne fosse vivo e noi quest’oggi fossimo tutti morti, questa sarebbe una cosa giusta ai tuoi occhi. Ora dunque àlzati, esci e parla al cuore dei tuoi servi, perché io giuro per il Signore che, se non esci, neppure un uomo resterà con te questa notte; questo sarebbe per te un male peggiore di tutti quelli che ti sono capitati dalla tua giovinezza fino ad oggi». Allora il re si alzò e si sedette alla porta; fu dato quest’annuncio a tutto il popolo: «Ecco, il re sta seduto alla porta».

La bellezza della Scrittura di oggi è, a mio avviso, contenuta nel Primo Testamento. Si tratta di una pagina drammatica della vita di Davide che, come sappiamo, ha avuto più mogli e, quindi molti figli. Uno di loro, Assalonne, un giovane promettente e intelligente, ordisce una congiura di palazzo per detronizzare Davide e regnare al suo posto. Ovviamente i fedelissimi di Davide insorgono contro Assalonne e, dopo aver messo Davide al sicuro, organizzano la cattura e l’uccisione di Assalonne: è la morte degli infedeli al re quella con cui viene colpito il giovane. Davide, trattandosi di uno dei propri figli, rimane solo, ammutolito, sprofondato nel suo dolore. Lo abbiamo sentito in questa scena dal clima tutto orientale, nella quale Davide cercava di continuare ad invocare il nome del giovane, in preda alla disperazione più nera.

Fin qui nulla di strano: Davide, pur nella sua forza, pur nella sua fede, è pur sempre un padre che soffre per la sorte di uno dei suoi figli.

Il bello del racconto è però quanto segue. Davide rimane confinato nel suo silenzio e nel suo dolore. È Ioab, amico di Davide, oltre che suo consigliere e capo dell’esercito, ad andare dal re e a pretendere, per quello stesso giorno, un suo discorso. Il re non può rimanere muto, anche se è nel dolore. Deve ringraziare quegli uomini e quelle donne che lo servono con fedeltà, deve dire una parola a chi lo ha difeso, a chi lo ha messo al sicuro, a chi lo ha saputo mettere in salvo. Ioab è così furioso per il mutismo del re che lo minaccia: o il re parlerà entro la sera, o “giuro che nessun uomo rimarrà con te!”. L’opera di convincimento è efficace e, come abbiamo sentito sul finire della Scrittura, Davide scende alla porta della città per parlare al popolo che gli è rimasto fedele e che attende da lui una parola. Una lezione bellissima, che dice a tutti noi come non è mai giusto chiudersi nel proprio dolore, anche quando si capisce il motivo che spinge all’isolamento, al silenzio, al nascondimento, al desiderio di una solitudine nella quale pensare e piangere sulle cose della vita.

Per noi

  • Quanta gente vive momenti di questo genere?
  • Quante persone vivono isolate, sole, “perse”?

Certo ci sono anche oggi i malati, le persone che non possono sentire ciò che gli altri dicono e che non possono parlare. Certo oggi ci sono molte cure e molti strumenti, ma ci sono ancora persone sole per questi motivi, persone che non hanno una possibilità di interazione “normale”, quella a cui noi siamo abituati.

Ci sono persone che si chiudono nel loro dolore dopo un lutto, simile alla situazione di Davide, persone che, proprio a causa di questo, perdono il gusto di vivere, il piacere di stare con gli altri, non provano alcuna gioia, anzi provano fastidio e fatica dal vivere quelle relazioni che, invece, dovrebbero essere il cuore di un’esistenza, il centro della vita.

Ci sono situazioni dove la solitudine è procurata agli altri. Ci sono persone che sono tenute lontano dalla cerchia di relazioni a cui dovrebbero invece appartenere. Insomma, ci sono diverse situazioni di mutismo nelle quali anche gli uomini o le donne di oggi versano.

Credo che, per alcuni versi, anche alcuni di noi potrebbero dire qualcosa su questa solitudine ed isolamento che li colpisce. Qual è il nostro compito? Qual è in generale il compito della comunità cristiana? Quello di portare luce. Luce di relazioni vere. Questo credo sia proprio il compito che spetta a ciascuno di noi anche in questa epoca post covid. Tocca noi cercare di ricostruire quelle relazioni che sono il cuore della vita e che danno senso a un’esistenza. Chiediamo al Signore di saper vivere costruendo ponti di relazioni. È questo il compito più urgente al quale siamo tutti chiamati.

2021-07-23T10:57:48+02:00