Ottava del Natale -5 giorno
La sapienza degli angeli
Vangelo
Mt 2, 19-23
✠ Lettura del vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Morto Erode, ecco, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: «Àlzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino». Egli si alzò, prese il bambino e sua madre ed entrò nella terra d’Israele. Ma, quando venne a sapere che nella Giudea regnava Archelao al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nella regione della Galilea e andò ad abitare in una città chiamata Nàzaret, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo dei profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
Il riferimento è, anzitutto, all’Angelo che appare a Giuseppe. Egli, come solo gli angeli sanno fare, è colui che svela le cose che ancora devono avvenire e, quindi, svela a Giuseppe perché è bene che fugga in Egitto, perché è bene che si sposti, in modo veloce, semplice, povero, con la sua famiglia, perché il suo compito è custodire quella vita che è già minacciata e che già si vorrebbe sopprimere.
Il riferimento, poi, è a San Giuseppe, che, ascoltando, meditando, si prende a cuore questa situazione, si fa carico di questo compito, cerca, in ogni modo, di essere quel padre provvidente e custode che gli è stato chiesto di essere. È la sapienza di Giuseppe che si lascia sempre ispirare dagli Angeli, è la sapienza di Giuseppe che lascia fare e che cerca solamente di intendere la presenza di Dio nei suoi giorni.
Corinzi
1Cor 1, 1-10
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo! Rendo grazie continuamente al mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù, perché in lui siete stati arricchiti di tutti i doni, quelli della parola e quelli della conoscenza. La testimonianza di Cristo si è stabilita tra voi così saldamente che non manca più alcun carisma a voi, che aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli vi renderà saldi sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione con il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro! Vi esorto pertanto, fratelli, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo, a essere tutti unanimi nel parlare, perché non vi siano divisioni tra voi, ma siate in perfetta unione di pensiero e di sentire.
Il riferimento è, poi, ad una comunità intera, come San Paolo lasciava comprendere nella seconda lettura. C’è una sapienza nella fraternità cristiana, c’è una sapienza di popolo, in tutti coloro che hanno deciso di seguire il Signore e che si ritrovano insieme per la preghiera, per la vita di comunità, per la vita di carità. È quella sapienza che cerca sempre di unire e che San Paolo richiamava soprattutto alla fine della lettura, la sapienza di chi cerca sempre di essere unanime con gli altri nel parlare, la sapienza di chi non cerca mai divisioni e anzi tenta di ricomporle ove nascessero, la sapienza di chi ama la pace sopra ogni altra cosa. Tutti costoro che vivono così e che si comportano così sono un poco come degli angeli. La sapienza che li muove a comportarsi in questo modo è sapienza che stimola a cercare vie di unità e vie di pace.
Michea
Mi 4, 1-4
Lettura del profeta Michea
In quei giorni. Il Signore parlò a Michea dicendo: «Alla fine dei giorni il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e si innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno i popoli. Verranno molte genti e diranno: “Venite, saliamo sul monte del Signore e al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri”. Poiché da Sion uscirà la legge e da Gerusalemme la parola del Signore. Egli sarà giudice fra molti popoli e arbitro fra genti potenti, fino alle più lontane. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Sederanno ognuno tranquillo sotto la vite e sotto il fico e più nessuno li spaventerà, perché la bocca del Signore degli eserciti ha parlato!».
Il sapiente è anche colui che guarda ai tempi futuri, al tempo messianico, al tempo della pace che regna in nome del Signore. Ne dà testimonianza e prova il profeta, che sa bene come continuare la sua predicazione per spronare tutti a non fermarsi alle cose del tempo presente, ma li sospinge a guardare ben oltre, a guardare alla fine dei tempi, cercando in qualche modo, di anticipare al tempo presente il richiamo alla pace del cuore che riguarda il tempo nascosto in Dio. Anche il profeta che richiama questa verità di fede è come un angelo, perché non vuole che ogni cosa sia racchiusa nel tempo presente ma sa dilatare il cuore nell’attesa del tempo di Dio.
Se il compito dell’uomo nel tempo è custodire la pace e lavorare per l’unità, il compito di chi ha il carisma profetico è sempre quello di richiamare la verità delle cose di Dio che, a suo tempo, si adempiranno.
La Sapienza ci invita a:
Credo che oggi la sapienza rivelata dalla Parola di ci inviti ad essere custodi gli uni degli altri, a continuare a lavorare per la pace e per la pacificazione, nelle nostre case, nelle nostre comunità, nelle nostre società.
Provocazioni di sapienza
- Mi sento custode di questi beni?
- Cosa faccio per richiamare sempre alla mia memoria e alla mia intelligenza il tempo di Dio che deve ancora venire?
- Come mi sento responsabile dell’unione nella comunità, nella famiglia e nella società di cui faccio parte.