Martedì 30 luglio

Settimana della 10° domenica dopo Pentecoste – martedì 

La spiritualità di questa settimana

Anche oggi ci è possibile unire insieme le due Scritture e utilizzare la parola “segno” per tentare di capire, insieme, cosa ci dicono e, soprattutto, cosa ci chiedono.

La Parola di questo giorno

LETTURA 2Cr 7, 1-10
Lettura del secondo libro delle Cronache

In quei giorni. Appena Salomone ebbe finito di pregare, cadde dal cielo il fuoco, che consumò l’olocausto e le altre vittime, mentre la gloria del Signore riempiva il tempio. I sacerdoti non potevano entrare nel tempio del Signore, perché la gloria del Signore lo riempiva. Tutti gli Israeliti, quando videro scendere il fuoco e la gloria del Signore sul tempio, si prostrarono con la faccia a terra sul pavimento, adorarono e celebrarono il Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre. Il re e tutto il popolo offrirono un sacrificio davanti al Signore. Il re Salomone offrì in sacrificio ventiduemila giovenchi e centoventimila pecore; così il re e tutto il popolo dedicarono il tempio di Dio. I sacerdoti attendevano al servizio e così pure i leviti, con tutti gli strumenti musicali che il re Davide aveva fatto per celebrare il Signore, perché il suo amore è per sempre, quando salmodiava per mezzo loro. I sacerdoti suonavano le trombe di fronte ai leviti, mentre tutti gli Israeliti stavano in piedi. Salomone consacrò il centro del cortile che era di fronte al tempio del Signore; infatti lì offrì gli olocausti e il grasso dei sacrifici di comunione, perché l’altare di bronzo, eretto da Salomone, non poteva contenere l’olocausto, l’offerta e i grassi. In quel tempo Salomone celebrò la festa per sette giorni: tutto Israele, dall’ingresso di Camat al torrente di Egitto, un’assemblea grandissima, era con lui. Nel giorno ottavo ci fu una riunione solenne, essendo durata la dedicazione dell’altare sette giorni e sette giorni anche la festa. Il ventitré del settimo mese Salomone congedò il popolo, perché tornasse alle sue tende contento e con la gioia nel cuore per il bene concesso dal Signore a Davide, a Salomone e a Israele, suo popolo.

SALMO Sal 95 (96)

Grande è il Signore e degno di ogni lode.

Grande è il Signore e degno di ogni lode,
terribile sopra tutti gli dèi.
Tutti gli dèi dei popoli sono un nulla,
il Signore invece ha fatto i cieli.
Maestà e onore sono davanti a lui,
forza e splendore nel suo santuario. R

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome.
Portate offerte ed entrate nei suoi atri,
prostratevi al Signore nel suo atrio santo. R

Tremi davanti a lui tutta la terra.
Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine. R

VANGELO Lc 11, 29-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Mentre le folle si accalcavano, il Signore Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione».

2 Cronache

Il primo testo è sempre di carattere storico e discorsivo: abbiamo ascoltato la dedicazione del tempio. Atto di culto solenne, intenso, quasi da mettere paura. La dedicazione, infatti, si compì anche tra segni visibili della presenza di Dio di non poco conto. Il motivo è spiegato chiaramente. Salomone intese costruire il tempio perché Israele avesse un “segno”. Un “segno” della presenza di Dio: il tempio venne pensato come “la casa” di Dio, la sua “dimora” in terra.

Un “segno” del suo ascolto: nel tempio si andava per pregare e per depositare la propria preghiera nelle mani di Colui che tutto può.

Il tempio fu un “segno” anche della grandezza di Israele: più volte ci viene detto che nessun edificio fu come quello. Venne infatti anche chiamato l’ottava meraviglia del mondo.

È naturale che, per tutti questi motivi, il tempio venne da tutti riconosciuto come un segno fondamentale della presenza di Dio e tutti gli ebrei antichi erano sinceramente affezionati ad esso, tanto da diventare perfino orgogliosi di questo segno con il quale Dio aveva reso celebre il suo popolo.

Vangelo

Gesù sa bene tutto questo ma non solo, vive tutto questo. Gesù ama il tempio, lo frequenta volentieri fin da quando era ragazzo, sa che quello è un luogo sacro, il luogo dove molta gente di buon cuore si reca per lodare il nome del Padre suo. Proprio per questo può anche permettersi di essere critico. Critico per tutti coloro che hanno un attaccamento al tempio solo esteriore. Critico per chi vive di orgoglio ma non di fede. Critico per tutti coloro che pensano che la salvezza sia automaticamente data perché si frequenta il tempio, senza pensare ad un itinerario spirituale personale, senza pensare ad un cambiamento reale di vita che, proprio per la fede che si respira nel tempio, dovrebbe coinvolgere tutti. È per questo che più volte nel corso del suo ministero, proclama che altro sarà il segno a cui guardare: il segno del suo corpo. Questo sarà il vero “tempio” di Dio, quello che verrà distrutto e che in tre giorni verrà riedificato. Gesù aiuta chi ha fede a capire che la fede in Lui chiede proprio questo: non occorre attaccarsi alle cose, ai segni concreti, anche se possono essere utili. Al centro di ogni percorso di fede dovrà esserci il suo corpo: il corpo del Crocifisso, il corpo del Risorto.

Per noi e per il nostro cammino di fede

n fondo è normale che tutti si attacchino ai segni. Lo facciamo anche noi, anche rispetto al nostro percorso di fede. Credo che, davvero, tutti abbiamo segni di fede ai quali siamo affezionati: saranno luoghi, o cose, o immagini… tutti abbiamo, però, qualche segno di fede al quale non vorremmo mai rinunciare. Il Signore intende purificare anche il nostro cuore. L’unico vero segno di fede che non dobbiamo mai perdere di vista è il “segno di Giona”, ovvero la sua morte e risurrezione. Morte e risurrezione che celebriamo nella Messa. Ogni Messa che celebriamo è annuncio della passione, morte e risurrezione del Signore ed è l’unico essenziale, necessario della fede. Le altre cose possono esserci o non esserci, possono aggiungersi a questo centro della fede, ma non sono mai necessarie. Attenzione però! Anche noi corriamo il rischio di essere affezionati ad un luogo, alla statua di un santo, ad un’immagine, ad una processione o anche a cose concrete di minor richiamo. Ci sono persone che tengono di più alla processione del santo patrono che alla Messa… il Signore ci richiama, o meglio mette in ordine le espressioni della fede. Centrale è la sua passione, morte e risurrezione, poi tutto il resto. Credo che anche noi, oggi, grazie a questo richiamo siamo invitati ad interrogarci e a vedere cosa c’è davvero al cuore, al centro della nostra fede. Anche noi compiamo questo esercizio per non perdere quell’unico necessario della fede che è il cuore della nostra vita spirituale.

Provocazioni dalla Parola

  • Cosa c’è davvero al cuore della mia fede?
  • Quale corollario della fede è per me importante? È al giusto posto e nella giusta considerazione?
2024-07-26T15:26:19+02:00