Venerdì 30 ottobre

Settimana della 1 domenica dopo la dedicazione – Venerdì

Vangelo

Mt 10,40-42
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Anche oggi riceviamo indicazioni importanti sulla fraternità da realizzare in Cristo.

Vive la fraternità con Cristo chi accoglie. Potremmo poi declinare in diverso modo questo invito, dal momento che tutti siamo invitati a vivere diverse forme di accoglienza, in casa, nei luoghi che frequentiamo, nell’ambiente di lavoro, nei luoghi del divertimento… oppure pensando anche ai gravi problemi che la situazione mondiale procura sul tema delle migrazioni.

Vive la fraternità chi accoglie un profeta. Ecco la seconda indicazione del Vangelo, che noi potremmo tradurre cosi: vive la fraternità in Cristo chi accoglie coloro che, nel nome del Signore, recano la sua parola. Oggi si conclude il mese missionario. Penso che potremmo pregare per tutti coloro che portano il Vangelo specie in luoghi difficili del mondo. Il nostro sostegno orante generi accoglienza concreta, non meno però che da noi. È anche nelle nostre terre che il Vangelo necessita di essere nuovamente accolto.

Vive la fraternità in Cristo chi dona anche solo un bicchiere d’acqua. È questo un invito a quella accoglienza di bene spicciola, semplice, che si può vivere ogni giorno. È nelle semplicità dei gesti e delle donazioni concrete di questo genere che si può operare per una carità viva ed operosa, segno di vera accoglienza.

Apocalisse

Ap 14, 6-13
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

In quel giorno. Vidi un altro angelo che, volando nell’alto del cielo, recava un vangelo eterno da annunciare agli abitanti della terra e ad ogni nazione, tribù, lingua e popolo. Egli diceva a gran voce: «Temete Dio e dategli gloria, perché è giunta l’ora del suo giudizio. Adorate colui che ha fatto il cielo e la terra, il mare e le sorgenti delle acque». E un altro angelo, il secondo, lo seguì dicendo: «E’ caduta, è caduta Babilonia la grande, quella che ha fatto bere a tutte le nazioni il vino della sua sfrenata prostituzione». E un altro angelo, il terzo, li seguì dicendo a gran voce: «Chiunque adora la bestia e la sua statua, e ne riceve il marchio sulla fronte o sulla mano, anch’egli berrà il vino dell’ira di Dio, che è versato puro nella coppa della sua ira, e sarà torturato con fuoco e zolfo al cospetto degli angeli santi e dell’Agnello. Il fumo del loro tormento salirà per i secoli dei secoli, e non avranno riposo né giorno né notte quanti adorano la bestia e la sua statua e chiunque riceve il marchio del suo nome». Qui sta la perseveranza dei santi, che custodiscono i comandamenti di Dio e la fede in Gesù. E udii una voce dal cielo che diceva: «Scrivi: d’ora in poi, beati i morti che muoiono nel Signore. Sì – dice lo Spirito –, essi riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono».

Il libro della consolazione che è l’Apocalisse, sostiene anche oggi la nostra riflessione e ci aiuta a comprendere. Sono “beati coloro che muoiono nel Signore”.  Settimana prossima commemoreremo i nostri fratelli defunti e credo che sia utile entrare nella sapienza di questi giorni già aiutati da queste parole di speranza. Ci sono diversi modi di morire il cristiano “muore nel Signore”. La morte non è un salto nel nulla, ma il momento in cui ci si abbandona alla fedeltà di Dio. A Dio, se lo si è cercato nella perseveranza, ci si abbandona con fiducia, non con l’animo di chi compie un salto inevitabile, ma con la fede di chi sa rimettersi nelle mani di Dio provvidente e buono. Basandosi proprio sulla fedeltà della fede di tanti anni di vita, ecco che la morte diventa davvero quella sorella alla quale abbandonarsi per ricevere da Dio quel “premio”, quella “consolazione costante” che è la vita eterna.

È questo il vangelo di salvezza e di speranza che San Giovanni ci invitava a contemplare nella prima parte della lettura. Vangelo, cioè “buon annuncio”. È proprio questo “buon annuncio” che diventa speranza, cammino, attesa, l’annuncio al quale vogliamo credere e al quale vogliamo abbandonarci per sperimentare, anche in questo, quel frutto della fraternità in Cristo e con Cristo che allieta il nostro cuore e rende sicura la nostra esistenza.

Per noi

Al termine di questa settimana del mese missionario, tutta dedicata al tema della fraternità, credo che sia bello e giusto chiederci:

  • Come vogliamo vivere questo ultimo invito del mese missionario?

Siamo poi anche al termine del mese missionario e credo sia giusto domandarci:

  • Come abbiamo vissuto questo mese?
  • Cosa ci ha lasciato il percorso che abbiamo insieme compiuto, dalla settimana per la Madonna del rosario fino ad oggi?

Chiediamo al Signore di continuare a guidarci nelle sue vie e di saper vivere sempre con quella fiducia con la quale i figli guardano al Padre provvidente e misericordioso.

2020-10-23T22:39:44+02:00