Settimana della 1 domenica dopo la dedicazione – Sabato
Deuteronomio
Dt 28, 1-14
Lettura del libro del Deuteronomio
In quei giorni. Mosè disse: «Se tu obbedirai fedelmente alla voce del Signore, tuo Dio, preoccupandoti di mettere in pratica tutti i suoi comandi che io ti prescrivo, il Signore, tuo Dio, ti metterà al di sopra di tutte le nazioni della terra. Poiché tu avrai ascoltato la voce del Signore, tuo Dio, verranno su di te e ti raggiungeranno tutte queste benedizioni. Sarai benedetto nella città e benedetto nella campagna. Benedetto sarà il frutto del tuo grembo, il frutto del tuo suolo e il frutto del tuo bestiame, sia i parti delle tue vacche sia i nati delle tue pecore. Benedette saranno la tua cesta e la tua madia. Sarai benedetto quando entri e benedetto quando esci. Il Signore farà soccombere davanti a te i tuoi nemici, che insorgeranno contro di te: per una sola via verranno contro di te e per sette vie fuggiranno avanti a te. Il Signore ordinerà alla benedizione di essere con te nei tuoi granai e in tutto ciò a cui metterai mano. Ti benedirà nella terra che il Signore, tuo Dio, sta per darti. Il Signore ti renderà popolo a lui consacrato, come ti ha giurato, se osserverai i comandi del Signore, tuo Dio, e camminerai nelle sue vie. Tutti i popoli della terra vedranno che il nome del Signore è stato invocato su di te e ti temeranno. Il Signore, tuo Dio, ti concederà abbondanza di beni, quanto al frutto del tuo grembo, al frutto del tuo bestiame e al frutto del tuo suolo, nel paese che il Signore ha giurato ai tuoi padri di darti. Il Signore aprirà per te il suo benefico tesoro, il cielo, per dare alla tua terra la pioggia a suo tempo e per benedire tutto il lavoro delle tue mani: presterai a molte nazioni, mentre tu non domanderai prestiti. Il Signore ti metterà in testa e non in coda e sarai sempre in alto e mai in basso, se obbedirai ai comandi del Signore, tuo Dio, che oggi io ti prescrivo, perché tu li osservi e li metta in pratica, e se non devierai né a destra né a sinistra da alcuna delle cose che oggi vi comando, per seguire altri dèi e servirli».
Ascoltare la voce di Dio. Il tema unitario alle tre Scritture di questo sabato è molto facile da notare. Il Deuteronomio usava quasi come un ritornello questo invito ad accogliere la voce di Dio e a conformarsi ad essa, perché è proprio da questa conformazione alla voce di Dio che dipendono la felicità, la riuscita della vita, la benedizione che si attira su di sé. La predicazione del Deuteronomio ci sta dicendo che una vita riuscita non è quella dove l’uomo riesce a fare grandi risultati, ma solamente quella di chi si consegna alla volontà di Dio. Cosa tutt’altro che semplice!
Vangelo
M16, 24-27
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».
La predicazione difficile di Mosè acquista un tono molto più comprensibile alla luce del Vangelo. Nel Vangelo, infatti, abbiamo compreso che l’adesione alla volontà di Dio altro non è che la sequela del Signore, ciascuno con la propria croce. Io penso che ognuno di noi abbia già percorso molta della sua strada cercando di seguire il Signore e portando quelle che, di volta in volta, sono state delle croci. Magari piccole cose successe o magari grandi pesi. Magari piccole difficoltà legate a qualche momento dell’esistenza, o magari cose difficili, sopportate per lunghi periodi, o forse eventi che hanno modificato per sempre il corso di una vita. Dipende da come è fatta la vita di ciascuno di noi. Certo è che ciascuno ha i suoi dolori e le sue difficoltà. Appunto, ciascuno ha le sue croci. Portare queste croci con semplicità, con spirito di adesione a Cristo, con spirito di conformazione al Signore è ciò che rende santi.
Efesini
Ef 4, 11-16
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Fratelli, Cristo ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità.
Questo spirito di accettazione della propria croce, va sempre vissuto alla luce della propria vocazione. Diceva molto bene San Paolo nell’Epistola che ciascuno di noi ha la sua vocazione; mettere in relazione una vocazione ad un’altra, creare uno spirito di sincera collaborazione, sapere di essere chiamati a quell’utilità comune per il regno di Dio che è lo scopo che non dovrebbe mai essere alieno da alcuna comunità ecclesiale, corrisponde, ancora una volta, a quell’ascolto umile e paziente della voce di Dio che rende bella ogni esperienza di fede.
Collaborazione all’utilità comune è anche ciò che rende profondo ogni cammino di fede, per cui uno non si lascia attirare da qualsiasi dottrina, ma procede nella custodia della rivelazione che gli è stata donata, per giungere alla verità dei propri giorni.
Per noi
Mi colpisce molto questo concetto espresso da San Paolo, per cui uno si lascia disturbare da qualsiasi vento di dottrina solamente quando non è abbastanza attratto dalla luce che viene dall’approfondimento della propria fede. Oggi, di fatto, molti vivono così. Vivono senza essere attratti dalla propria fede. Vivono senza approfondirla. Per questo diventa poi buono, specialmente nel momento di un bisogno, qualsiasi vento di dottrina che soffi un poco più forte degli altri. Questo accade spesso quando non si accettano le realtà che capitano nella propria esistenza. Quando si attribuisce a Dio la responsabilità di ogni cosa, quando non si è capaci di essere perseveranti nel bene, quando non ci si interroga più sulla propria esistenza, quando non si è capaci di chiamare “croce” quelle esperienze dolorose che purificano la vita, allora accade questo.
Dobbiamo ammetterlo: molto spesso non siamo capaci di ascoltare la voce di Dio, anche se noi vorremmo essere i primi a farlo!
Entriamo nella festa dei Santi e nella commemorazione dei fedeli defunti sorretti proprio da questo forte richiamo della Parola di Dio: solo chi sa ascoltare la voce di Dio entra nella dimensione della santità e della verità della vita.