Domenica 31 maggio

Solennità della Pentecoste

Riguardo allo Spirito, fratelli, non voglio lasciarvi nell’ignoranza”. Così San Paolo nella seconda lettura. Eppure mi pare che, proprio riguardo allo Spirito, siamo un po’ tutti nell’ignoranza. Un ignoranza giustificata dalla difficoltà di dire dello Spirito, una difficoltà di immaginare la sua presenza e la sua opera. Una difficoltà indotta, probabilmente dalla teologia. Eppure la presenza dello Spirito è qualcosa di sensibile, di dolce, di comprensibile, come ci dicono le tre scritture di questo giorno di Pentecoste. Letture che, in sintesi, ci dicono che lo Spirito è il Paraclito, ovvero il consolatore, colui che toglie dalla paura

Vangelo

Gv 14, 15-20
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi».

Atti

At 2, 1-11
Lettura degli Atti degli Apostoli

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, i discepoli si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Corinti

1Cor 12, 1-11
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Riguardo ai doni dello Spirito, fratelli, non voglio lasciarvi nell’ignoranza. Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare senza alcun controllo verso gli idoli muti. Perciò io vi dichiaro: nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire: «Gesù è anàtema!»; e nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo. Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.

La consolazione contro la paura di essere soli

Tornate alla prima lettura. Sembra tutto facile, sembra una festa. Eppure non dobbiamo dimenticare che i discepoli, fino ad allora – fino alla Pentecoste che era una festa anche del calendario ebraico, la festa del primo raccolto che ricordava la consegna della legge a Mosè, una festa di gioia, una festa di popolo – erano rimasti chiusi nel cenacolo per paura dei Giudei. Era la paura che li aveva bloccati in casa, in quel luogo così significativo per loro ma sempre a porte chiuse. È lo Spirito che irrompe dentro il cenacolo, è lo Spirito che si “abbatte gagliardo come un vento”, che scuote la casa fin dalle fondamenta, facendola tremare, è lo Spirito che si presenta con quelle “fiammelle di fuoco” che non consumano ma che ardono, come è nella natura dell’amore. È lo Spirito che investe i discepoli, Maria, le donne, perché, finalmente le porte si aprano e i discepoli escano. Escano per dire a tutti la verità della fede, escano con coraggio da quella casa che li ha custoditi, li ha protetti, ma che non è chiamata a contenere la loro azione. Escano per dire a tutti, con il linguaggio dell’amore, ovvero la lingua nuova e comprensibile da tutti, la speranza che li abita, l’amore che li lega, la passione che li unisce. È lo Spirito che “dà il potere di esprimersi”, con quella fantasia che solo lo Spirito consolatore ha.

Carissimi, anche noi abbiamo questa necessità. Sono in molti ad essere diventati paurosi. Sono in molti, in questo momento, a scambiare la prudenza con la paura, a sovvertire l’attenzione con la chiusura, a scambiare le raccomandazioni con quelle forme eccessive di chiusura che, di fatto, portano a non vivere. Perché una vita piena di paure, è una non vita! Carissimi, abbiamo bisogno dello Spirito consolatore per uscire da questa situazione. Abbiamo bisogno dello Spirito che ci insegni la virtù della prudenza, che  sempre necessaria al cristiano ma che non diventa mai chiusura. Abbiamo bisogno dello Spirito consolatore che ci aiuti a comprendere che le raccomandazioni che vengono al nostro tempo non devono farci chiudere e nemmeno spegnere quella dimensione di apertura verso l’altro che è scritta nel profondo del nostro essere. Lo Spirito consolatore ci insegni quella fantasia di chi sa recuperare la propria socialità, la propria dimensione di apertura all’altro, la propria dimensione di relazione. Perché tutti abbiamo più bisogno che mai di relazioni vere, autentiche, serie. A partire dai bambini ai quali non possiamo negare quella dimensione di relazione che rende vero il loro presente e atteso il proprio futuro. La dimensione di una prudente apertura, è una dimensione percorribile già ora! Ci aiuti lo Spirito a non rimanere rinchiusi nelle nostre paure, che sono sterili e che portano solo a non vivere. Cosa contraria allo Spirito, che è forza di vita.

La consolazione contro la paura di non saper esprimere la propria fede

La seconda lettura ci ha consegnato anche queste parole: “nessuno può dire: Gesù è il Signore, se non sotto l’azione dello Spirito”. San Paolo insegna che qualsiasi manifestazione della fede, anche la più elementare, è manifestazione dello Spirito. Non esiste altro che questa verità! Qualsiasi manifestazione di fede è già manifestazione della presenza dello Spirito che rende possibile parlare di Dio, ragionare sulle cose della fede, comprendere le verità rivelate. Tutto diventa possibile solo sotto l’azione dello Spirito che svela ogni cosa. Tutto questo al di là delle possibilità che ciascuno ha di vivere bene la propria vita, mettendo a frutto quei “carismi”, quei doni che sono anch’essi manifestazione dello Spirito e della sua multiforme presenza nella vita di ciascuno.

Carissimi, abbiamo bisogno anche di questo. Veniamo da un periodo che, per molti, è stato anche riscoperta della fede, possibilità di dire in famiglia la propria fede, capacità di confrontarsi con i figli più grandi anche sulle grandi verità della nostra esperienza religiosa. Questa ricchezza dello Spirito nei cenacoli che sono state le vostre abitazioni – esperienza che spero possa continuare – deve però comporsi con quella insostituibilità dell’essere e del sentirsi comunità cristiana a tutti gli effetti. La fede vissuta solamente in famiglia in un periodo particolare e di emergenza, dice chiaramente che questa non può e non deve essere la normalità della situazione. Anche la S. Messa in streaming, eccettuate le situazioni di malattia e di disagio, non è la forma propria della celebrazione. Celebrazione che ha, come parte assolutamente integrante la relazione tra i fedeli, la scoperta continua degli effetti di quell’unico Battesimo che costituisce tutti figli di Dio, la forza che viene dalla condivisione anche dei problemi che attanagliano la società. Carissimi, vi raccomando di riprendere la frequentazione della S. Messa in persona. Il Signore, che non ci ha mai abbandonato, è sempre qui che vi attende. Di questo abbiamo bisogno anche noi. Non solo di una parola di conforto che esce da un altoparlante o da uno schermo, ma di quella consolante presenza di Dio che si svela dentro una comunità che è un radunarsi di fratelli nella fede per celebrare l’unico sacrificio redentore. È lo Spirito che ci permette di superare questa paura consolando ciascuno di noi e permettendo a ciascuno di noi di esprimere la propria fede. Non è questione di parole, ma di amore! Sia lo Spirito di amore del Risorto a donarci questa consolazione potente e necessaria a noi come singole persone e a noi tutti come comunità.

La consolazione e la speranza della vita eterna

Il vangelo ci ha poi detto che la consolazione vera che viene dallo Spirito è quella che viene dal contemplare la presenza di Gesù nella Trinità, nel suo ritorno al Padre. La pentecoste, infatti, pone fine a questo tempo pasquale che è stato tutto consacrato a cercare i segni della presenza del risorto perché fosse Lui a portarci verso la vita eterna. Questa speranza è il fulcro della vita. Senza la speranza della vita eterna, senza la speranza di essere sempre con Dio, senza la speranza di risorgere per vedere le verità contemplate nella fede, la nostra vita di credenti non avrebbe senso. Lo Spirito accende in noi questa speranza che diventa sempre più certezza mentre ci avviciniamo al giorno beato in cui, finalmente, vedremo il volto di Dio così come egli è.

Carissimi, credo che questa speranza sia un ultimo dono che dobbiamo chiedere allo Spirito del risorto. Chiedere questa grazia non è assolutamente vano, perché la paura potrebbe farci rimanere ripiegati solo sulle cose attuali. So che molti sono preoccupati per alcune condizioni mutate di vita. Prima di tutto quella del lavoro. Eppure credo che anche quando fossimo in una situazione difficile e preoccupante, non dovremmo mai perdere la speranza e la forza che vengono dal ragionare sulla vita eterna. Le cose della vita hanno, poi, diverse soluzioni. Aprirci alla fede e coltivare la presenza di Dio nel cuore, sono un modo per dilatare la propria anima e arrivare a capire anche le cose che, ad una prima analisi, non hanno possibilità di comprensione o di cambiamento. Anche chi fosse in una situazione oggettivamente preoccupante, non deve abbassare lo sguardo per ripiegarsi sulle cose contingenti, ma, coltivando lo sguardo sull’eternità, deve trovare anche la forza di affidarsi ad una comunità che sa aiutare. Perché questa comunità ha già dato prova di poter essere vicino a chi è nel dolore, nella fatica ed ha bisogno una mano per ripartire.

L’amore per il futuro

Carissimi, il nostro arcivescovo ci ha invitato a dire: “benvenuto futuro”! Forse una parola del genere ci sembra strana. Forse una situazione come quella che stiamo vivendo ha acceso in noi vecchie e nuove superstizioni. Ma noi non siamo chiamati a questo! Siamo chiamati ad avere uno sguardo di rinnovamento che va oltre ogni fatica e che riaccende ogni speranza, anche quando ci sembra di averla persa! Chiediamo, perciò, un’abbondante rivelazione dello Spirito rinnovatore di ogni cosa. Questa sia la preghiera che ci accomuna, questa sia la preghiera che ci coinvolge tutti, questa sia la preghiera che continuiamo a fare. Soprattutto questa preghiera coinvolga chi è nella paura, chi è bloccato, chi, ancora, non ha ritrovato come vivere da figlio di Dio, con la potenza dell’amore.

2020-05-29T19:24:01+02:00