Lunedì della prima settimana dopo l’Epifania
Terminate le feste dopo l’Epifania, siamo in un tempo liturgico molto particolare, che intenderà mostrarci le diverse “epifanie di Dio”, le diverse sue manifestazioni, domenica dopo domenica. In questo tempo, nei giorni feriali, comincia la lettura dei libri sapienziali, primo di tutti il Siracide. Che cosa è sapienza oggi? Chi è sapiente?
Siracide
Sir 24, 1-2. 13-22
Lettura del libro del Siracide
La sapienza fa il proprio elogio, in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria. Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca, dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria: «Sono cresciuta come un cedro sul Libano, come un cipresso sui monti dell’Ermon. Sono cresciuta come una palma in Engàddi e come le piante di rose in Gerico, come un ulivo maestoso nella pianura e come un platano mi sono elevata. Come cinnamòmo e balsamo di aromi, come mirra scelta ho sparso profumo, come gàlbano, ònice e storace, come nuvola d’incenso nella tenda. Come un terebinto io ho esteso i miei rami e i miei rami sono piacevoli e belli. Io come vite ho prodotto splendidi germogli e i miei fiori danno frutti di gloria e ricchezza. Io sono la madre del bell’amore e del timore, della conoscenza e della santa speranza; eterna, sono donata a tutti i miei figli, a coloro che sono scelti da lui. Avvicinatevi a me, voi che mi desiderate, e saziatevi dei miei frutti, perché il ricordo di me è più dolce del miele, il possedermi vale più del favo di miele. Quanti si nutrono di me avranno ancora fame e quanti bevono dime avranno ancora sete. Chi mi obbedisce non si vergognerà, chi compie le mie opere non peccherà».
Il libro del Siracide ci dà alcune risposte, descrivendoci cosa è sapienza e chi è sapiente nel suo tempo.
La sapienza è, anzitutto, un attributo di Dio creatore. Dio è sapiente nella creazione, poiché crea e ordina ogni cosa giusta nel suo tempo e nel suo modo di essere. Sapiente è chi sa scoprire la sapienza di Dio, sapiente è chi sa venerare la sapienza che emerge in tutta la creazione. La sapienza di Dio non ha confini: ecco, allora, i riferimenti tipici della cultura e dell’ambiente abitato e nel quale è cresciuto l’autore sacro: come non c’è limite allo splendore di un’oasi, come non c’è limite alla bellezza della vita che nasce dove sgorga acqua, così è la sapienza di Dio: una sapienza senza limiti.
È sapiente chi si sa avvicinare alla sapienza di Dio, è sapiente chi desidera venerare Dio per acquistare sapienza. Sapiente, in sintesi, è l’uomo che venerando e custodendo la sapienza di Dio, trova nella fede la forza vitale dei suoi giorni. È sapiente chi, custodendo e venerando il mistero di Dio, diventa sapiente a sua immagine.
È chiaro che la tradizione della chiesa ha letto le parole che abbiamo ascoltato nella scrittura: “io sono la madre del bell’amore”, che, di per sé, sono una personificazione di “donna sapienza”, come riferite alla Vergine Maria. È lei la madre del bell’Amore che è Gesù Cristo e che noi abbiamo appena contemplato nel mistero della sua natività. È lei la madre del timore, ovvero colei che, ricolma di spirito di fede, ha desiderato conoscere cosa Dio chiedeva alla sua esistenza ed ha desiderato compiere la sua volontà. Maria è sapiente perché ama Dio e perché vive di fede. Maria diventa madre di sapienza perché dona la sapienza a chi si accosta a Lei con animo puro.
Vangelo
Mc 1, 1-8
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaia: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati.
Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Abbiamo molto meditato sulla figura e sull’opera di Giovanni il Battista in avvento. Oggi la sua figura ci viene proposta non in quell’ottica di annuncio e di precursore, ma nell’ottica della sapienza divina. Giovanni è stato un sapiente. Dove ha attinto alla sua sapienza dal momento che non è un dotto, non è uno che ha studiato, non è nemmeno un sacerdote, un maestro della legge di Israele… dove tanta sapienza in lui? Solamente dalla sua fede, quella fede dalla quale si è lasciato condurre in tutti i suoi passi, quella fede che è stata il suo conforto e il suo aiuto nei giorni della prigionia, nei giorni dell’isolamento, nei giorni della solitudine. Giovanni il Battista è sapiente perché attinge in Dio la forza dei suoi giorni, la forza del suo cammino, la forza della sua esistenza.
Per Noi
Che cosa è sapienza per noi? Chi è sapiente per noi? Forse, se dovessimo un poco guardarci in giro e chiedere in giro, sapiente sarebbe il furbo, chi riesce ad imbrogliare meglio, chi trae profitto da ogni cosa, costi quel che costi…Forse, oggi, appare sapiente chi sa apparire, chi sa comunicare, chi vive di queste cose. Forse dimentichiamo che la vera sapienza, in grado di resistere all’urto della vita, è solo quella della fede, è solo quella di Maria.Essendo ormai ricominciate tutte le nostre attività abituali, proviamo a chiederci se siamo in grado, se siamo capaci di vivere questa sapienza, se siamo in grado di cercarla. Solo questa sapienza resiste all’urto del mondo e salva.
- Cosa cercherò in questo tempo che mi viene donato?
- Quale sapienza di vita saprò costruire?
- Chi è per me sapiente, chi è per me modello di sapienza?