Martedì 21 luglio

Settimana della settima domenica dopo Pentecoste – Martedì

Vangelo

Lc 9, 46-50
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Nacque una discussione tra i discepoli, chi di loro fosse più grande. Allora il Signore Gesù, conoscendo il pensiero del loro cuore, prese un bambino, se lo mise vicino e disse loro: «Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato. Chi infatti è il più piccolo fra tutti voi, questi è grande». Giovanni prese la parola dicendo: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e glielo abbiamo impedito, perché non ti segue insieme con noi». Ma Gesù gli rispose: «Non lo impedite, perché chi non è contro di voi, è per voi».

Il Vangelo di oggi è molto curioso. Dopo aver riscontrato l’insuccesso di cui abbiamo parlato ieri, ecco che i discepoli si mettono a discutere su “chi di loro fosse il più grande”. È quanto meno curioso! I discepoli hanno appena sperimentato che non sanno fare niente senza Gesù e si mettono a discutere di importanza e di gloria. Hanno appena fatto esperienza di scacco e si mettono a discutere animatamente tra di loro su chi abbia maggiore importanza davanti a Gesù. Questo dice bene cosa c’era anche nel cuore degli stessi apostoli, che sono stati scelti non per le loro doti, ma con la loro umanità che, al pari dell’umanità di tutti gli uomini è fatta anche di queste cose.

È Gesù che interviene a rispondere alla loro domanda. Una risposta che spiazza, perché Gesù non fa nomi, non ricorda o non assegna ruoli, ma rimanda al concetto di fondo sempre essenziale: è grande davanti a Dio chi, come un bambino, sa fidarsi di Dio. Come un bambino pone la sua fiducia nel mondo degli adulti che lo aiutano, così è nella fede. Occorre affidarsi a Dio da cui proviene ogni cosa. Solo chi vive questa dimensione di affidamento riesce a vivere nella fede con quella forza che viene da Dio. È questo il punto cardine dell’insegnamento del Signore: non l’abilità ma la fiducia e la consegna che ciascuno può fare di sé all’unico mistero di Dio.

Così come Gesù invita a valutare positivamente il bene che viene compiuto dagli altri. Gesù invita a valorizzare il bene perché, dietro ogni atto di bene compiuto dall’uomo, c’è Dio. Anche l’uomo che non ha fede, anche l’uomo che non conosce il Signore, anche l’uomo che non partecipa della sua rivelazione, quando compie il bene, rivela qualcosa dell’unico mistero di Dio.

Giosuè

Gs 24, 1-16
Lettura del libro di Giosuè

In quei giorni. Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio. Giosuè disse a tutto il popolo: «Così dice il Signore, Dio d’Israele: “Nei tempi antichi i vostri padri, tra cui Terach, padre di Abramo e padre di Nacor, abitavano oltre il Fiume. Essi servivano altri dèi. Io presi Abramo, vostro padre, da oltre il Fiume e gli feci percorrere tutta la terra di Canaan. Moltiplicai la sua discendenza e gli diedi Isacco. A Isacco diedi Giacobbe ed Esaù; assegnai a Esaù il possesso della zona montuosa di Seir, mentre Giacobbe e i suoi figli scesero in Egitto. In seguito mandai Mosè e Aronne e colpii l’Egitto con le mie azioni in mezzo a esso, e poi vi feci uscire. Feci uscire dall’Egitto i vostri padri e voi arrivaste al mare. Gli Egiziani inseguirono i vostri padri con carri e cavalieri fino al Mar Rosso, ma essi gridarono al Signore, che pose fitte tenebre fra voi e gli Egiziani; sospinsi sopra di loro il mare, che li sommerse: i vostri occhi hanno visto quanto feci in Egitto. Poi dimoraste lungo tempo nel deserto. Vi feci entrare nella terra degli Amorrei, che abitavano ad occidente del Giordano. Vi attaccarono, ma io li consegnai in mano vostra; voi prendeste possesso della loro terra e io li distrussi dinanzi a voi. In seguito Balak, figlio di Sippor, re di Moab, si levò e attaccò Israele. Mandò a chiamare Balaam, figlio di Beor, perché vi maledicesse. Ma io non volli ascoltare Balaam ed egli dovette benedirvi. Così vi liberai dalle sue mani. Attraversaste il Giordano e arrivaste a Gerico. Vi attaccarono i signori di Gerico, gli Amorrei, i Perizziti, i Cananei, gli Ittiti, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei, ma io li consegnai in mano vostra. Mandai i calabroni davanti a voi, per sgominare i due re amorrei non con la tua spada né con il tuo arco. Vi diedi una terra che non avevate lavorato, abitate in città che non avete costruito e mangiate i frutti di vigne e oliveti che non avete piantato”. Ora, dunque, temete il Signore e servitelo con integrità e fedeltà. Eliminate gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume e in Egitto e servite il Signore. Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore, sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume oppure gli dèi degli Amorrei, nel cui territorio abitate. Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore». Il popolo rispose: «Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi!».

Così come è ampiamente sostenuto dalla narrazione del libro di Giosuè. Siamo in un contesto solenne ed importante: l’assemblea di Sichem. In un luogo centrale per la fede di Israele, Giosuè convoca tutte le tribù, dopo il loro insediamento nella terra, per domandare cosa scelgono, quale criterio di vita scelgono per i giorni nella terra della promessa. Come avete sentito Giosuè fa una lunga introduzione, ricordando come i padri di Israele, il padre di Abramo, Terach, non fosse ebreo, non fosse credente. Fu con Abramo che si iniziò ad ascoltare la voce di Dio, è con lui che nacque quel popolo che ha un compito unico e singolare nella storia della salvezza, e cioè quello di rivelare Dio e di far conoscere Dio al mondo. Furono le opere giuste dei padri che permisero a Dio di iniziare il suo dialogo con il popolo della salvezza e fu il bene che i padri iniziarono a compiere nel nome del Signore che permise la continua rivelazione di Dio attraverso tutti i prodigi della storia della salvezza compiuti fino a quel momento. Potremmo dire che Giosuè, nel suo rileggere la storia del popolo santo, si dimostra già evangelico. Il suo criterio non è infatti quello della lode ad Israele per quello che ha saputo fare. Egli guarda alla fede dei padri, alla fede di coloro che si seppero consegnare nelle mani di Dio e propone la fede dei padri come modello per tutti coloro che credono nell’oggi della storia della salvezza.

Per noi

  • Che spazio lasciamo a Dio per agire nella nostra storia?
  • Se guardiamo alla fede di chi ci ha preceduto, cosa impariamo e cosa possiamo riportare nell’oggi della nostra storia?

Le scritture stanno chiedendo anche a noi di saper rileggere la nostra storia e di saper lasciare spazio, nel nostro mondo, a Dio: questo è ciò che Dio si aspetta da noi! Non opere Dio chiede, ma fiducia illimitata, come quella di un bambino che tende le braccia agli adulti per avere ciò a cui, da solo, non può provvedere.

Anche noi, come se fossimo presenti a Sichem proviamo a chiederci:

  • Chi vogliamo servire nella nostra esistenza?
  • Sappiamo anche noi tendere le braccia a Dio per ottenere tutto ciò di cui necessitiamo nella vita?
2020-07-17T08:01:39+02:00