Settimana della undicesima domenica dopo Pentecoste – Domenica
L’ elogio della debolezza. Le tre scritture che ora commentiamo e che sono state proclamate in questo giorno, ci parlano di tre diverse esperienze di debolezza.
Vangelo
Mt 10, 16-20
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi».
Re
1Re 19, 8b-16. 18a-b
Lettura del primo libro dei Re
In quei giorni. Elia camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb. Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Che cosa fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita». Gli disse: «Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore». Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna. Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: «Che cosa fai qui, Elia?». Egli rispose: «Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita». Il Signore gli disse: «Su, ritorna sui tuoi passi verso il deserto di Damasco; giunto là, ungerai Cazaèl come re su Aram. Poi ungerai Ieu, figlio di Nimsì, come re su Israele e ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto. Io, poi, riserverò per me in Israele settemila persone, tutti i ginocchi che non si sono piegati a Baal».
Corinzi
2Cor 12, 2-10b
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, so che un uomo, in Cristo, quattordici anni fa – se con il corpo o fuori del corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito fino al terzo cielo. E so che quest’uomo – se con il corpo o senza corpo non lo so, lo sa Dio – fu rapito in paradiso e udì parole indicibili che non è lecito ad alcuno pronunciare. Di lui io mi vanterò! Di me stesso invece non mi vanterò, fuorché delle mie debolezze. Certo, se volessi vantarmi, non sarei insensato: direi solo la verità. Ma evito di farlo, perché nessuno mi giudichi più di quello che vede o sente da me e per la straordinaria grandezza delle rivelazioni. Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo. Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo.
Re
La prima esperienza è quella del profeta Elia. Debolezza che ci giunge perfino strana. Egli è, per eccellenza, l’uomo di Dio. È il profeta che ha saputo resistere a diversi attacchi. È l’uomo che si è scontrato con il re e che ha messo fuori uso i 400 profeti di Baal. Un uomo dalla forza incredibile. Un uomo che ha un ideale di vita molto serio e molto preciso, quello che ci veniva proposto nelle prime righe della lettura: “sono pieno di zelo per il Signore degli eserciti”. Lo zelo di Elia era il bene delle anime, lo zelo di Elia era il cercare di conquistare le anime di coloro che si erano allontanati da Dio, la fatica di Elia era quella di parlare a re e capi del popolo, perché recuperassero quella vicinanza con Dio che avevano perduto. Un uomo infaticabile, diremmo noi, un uomo pieno di risorse, che ama stare con i poveri di Israele ma che è capace di parlare ai potenti. Un uomo di Dio che non si stanca di rivelare la sua parola. Eppure quest’uomo pieno di risorse è l’uomo che ora fugge lontano da tutti, è l’uomo pieno di zelo per la fede e per le cose di Dio eppure ora deve pensare a sé stesso, è l’uomo dotato di una sovrannaturale forza dello spirito che, ora, sperimenta un momento di debolezza serio, grande, unico, profondo, tanto che non può fare altro che rifugiarsi sul monte, sull’Oreb, il luogo della presenza di Dio.
È proprio in questa esperienza di debolezza che Elia farà la più bella esperienza della presenza di Dio. Dio non si presenta al profeta in esperienze forti – il vento impetuoso o il terremoto, esperienze che vogliono riassumere le grandi pagine di vita del profeta, quelle esperienze di vita in cui egli ha speso tutte le sue forze -; piuttosto Dio si rivela “nel mormorio di un vento leggero”, cioè in quell’esperienza di debolezza che egli sta vivendo ora, esperienza della quale si vergogna, lui che è il profeta forte e che non teme nulla. Dio si rivela in quell’esperienza di disperazione, in quel suo mettersi davanti a Dio pensando di essere l’unico credente, mentre Dio gli rivela che ci sono più di 7000 persone che non hanno deviato rispetto al cammino di fede. Elia, nella sua debolezza, non era più capace di vederle. Dio gli rivela che ci sono e che anche per esse deve continuare il suo ministero, la sua testimonianza di fede. Dio rivela a Elia, in una esperienza di debolezza, che Dio è lì che lo aspetta, che lo accoglie, che gli dona nuova forza per tornare sui suoi passi. Questo è quello che basta! Così farà Elia che, rinfrancato dalla presenza di Dio, porterà a termine il suo ministero profetico.
Corinzi
Il parallelo di Elia nel nuovo testamento è San Paolo. Un uomo che noi siamo abituati a vedere forte, sempre sicuro di sé stesso, pronto a portare la spada della parola di Dio dovunque. Un uomo dalle straordinarie qualità ma anche dalla forza straordinaria. Un uomo che sa sempre come comportarsi, cosa fare, dove dirigersi. Un uomo, lo dice lui stesso, che ha fatto esperienza di Dio in modo straordinario. È stato assunto “fino al terzo cielo”… Paolo ci racconta così di una sua esperienza mistica straordinaria. Anche in questo San Paolo ha vissuto ciò che è impossibile per noi tutti. Un dono di Dio straordinario per un uomo che ha avuto una missione straordinaria ed anzi unica nella Chiesa. Un uomo che è, per moltissimi aspetti, un superdotato. Eppure un uomo che fa una esperienza di debolezza fortissima: “affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia. A causa di questo per tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me. Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza”. A cosa sta alludendo San Paolo? Non lo sappiamo con precisione. Una esperienza di debolezza personale? Una esperienza di debolezza spirituale, un momento di crisi? Un fastidio procurato da qualcuno dei suoi che lo ha messo in esperienza di scacco? Non lo sappiamo. Eppure San Paolo ci dice che anche lui, come Elia, come altri grandi maestri dello spirito, ha fatto esperienza della debolezza, non è stato intoccabile, ha sperimentato quello che sperimentano tutti gli uomini nel corso della loro vita.
Come per Elia, però, c’è stata una forte esperienza di consolazione. San Paolo ha avvertito, in qualche modo misterioso, ciò che Dio dice: “ti basta la mia grazia”, un incoraggiamento ad andare avanti anche nelle debolezze, perché Dio si rende vicino e si manifesta a coloro che mettono le proprie debolezze nelle mani di Dio.
Vangelo
È così anche nella vita di Gesù. Anche la vita del Signore, per molti aspetti, rivela le debolezze del vivere. Gesù stesso ha sperimentato la debolezza dell’uomo. Non potrebbe non essere così. È la logica dell’incarnazione. Se il mistero della incarnazione doveva essere piano e reale, Gesù non poteva non assumere ogni esperienza di debolezza dell’uomo, che porta su di sé per portare a compimento il mistero della redenzione. Così come sarà nella vita del discepolo. Gesù preannunzia a coloro che sta immettendo nella missione di predicazione del Vangelo, che saranno “come pecore in mezzo ai lupi”, ovvero che faranno essi stessi esperienza della debolezza. Oltre alle debolezze personali, sperimenteranno anche la debolezza nella propria missione, sembrerà loro di soccombere. Eppure non sarà così, perché lo Spirito Santo darà la forza per capire cosa dire e cosa fare in ogni momento, perché anche quella esperienza di debolezza possa diventare momento di rivelazione e di manifestazione della gloria di Dio. C’è quindi una debolezza che, messa nelle mani di Dio, diventa esperienza di forza interiore, esperienza di affidamento a Colui dal quale tutto proviene e al quale tutto si dirige. Debolezza compresa!
Per noi
- Qual è l’esperienza di debolezza che ho fatto o che sto facendo nella mia vita?
Credo che tutti ne abbiamo. Forse solo le debolezze che vengono a noi dal fisico: l’esperienza di una malattia, l’esperienza di un momento di destabilizzazione per i problemi del corpo… Penso a tutti i malati, penso a chi quest’anno ha contratto il virus, penso agli anziani che sperimentano progressivamente il venir meno delle forze del corpo…
Oppure potrebbe essere una debolezza della psiche. Penso a tutti coloro che fanno esperienza di forme di esaurimento, di crisi nervosa, di spegnimento delle forze interiori. Anche quest’anno molti hanno fatto esperienza di queste cose a causa del virus e della situazione che si è creata e non sono pochi nemmeno i giovani che passano attraverso una manifestazione di debolezza di questo genere.
Oppure penso alle altre debolezze che si sperimentano nel corso dell’esistenza: le debolezze che sono indotte da altri, le debolezze che sorgono a causa di esperienze sbagliate, le debolezze morali…
Io credo che, in fondo, ciascuno abbia la sua debolezza, o anche le sue debolezze, perché potrebbero anche essere molte. In questa ricerca delle debolezze personali tutti dobbiamo impegnarci un poco.
Però dobbiamo rivolgerci anche un’altra domanda:
- Quale esperienza di grazia sto facendo? Sento che il Signore dice anche a me: “ti basta la mia grazia?”.
Elia, San Paolo, perfino i discepoli o lo stesso Signore Gesù ci dicono non tanto quello che è sapienza umana, e cioè che non è possibile evitare le debolezze nella loro totalità, ma ciò che è riflessione di fede, e cioè che Dio si manifesta pienamente anche in mezzo alle debolezze che viviamo.
La riflessione di fede matura è questa: anche le proprie debolezze, affidate alla grazia di Dio, diventano forza per il cammino spirituale.
Chiediamo al Signore di saper affidare a Lui le nostre debolezze, per saper vivere bene anche questa fase della vita nello spirito e per comprendere che non sarà la nostra forza a salvarci, ma quell’umiltà che ci chiede di rimettere nelle mani di Dio ogni nostra debolezza.