Giovedì 15 ottobre

Settimana della 7 domenica dopo il martirio – Giovedì

Vangelo

Lc 24,44-48
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

Il contesto del Vangelo di oggi è profondamente cambiato rispetto a quello di ieri. Siamo nel contesto della Pasqua, Gesù risorto sta inviando i discepoli in missione per portare nel mondo quel Vangelo che loro stessi hanno udito dalla Parola del Signore ed hanno visto testimoniato nei suoi gesti e in tutta la sua vita.

Il contesto è ancora di partecipazione. Il Signore, che già durante il suo ministero aveva reso partecipi gli apostoli della sua condizione e della sua missione, nuovamente si mette a spiegare tutte quelle scritture che si riferiscono a Lui, partendo dai salmi e dai profeti. È l’atteggiamento tipico di Gesù Maestro, che insegna ai discepoli le verità della fede a partire dal loro contesto culturale e religioso.

Nell’educare il discepolo, Gesù lo rende partecipe anche della sua missione, che è quella dell’annuncio a tutti gli uomini, partendo da Gerusalemme per raggiungere gli estremi confini della terra. Come dire che dalla formazione dipende la missione, dalla condivisione della formazione dipende l’esito di quell’annuncio che deve essere portato a tutti, specie all’uomo che è senza punti di riferimento, senza gioia, senza meta…

La partecipazione alla missione di Cristo è quella che deve portare il discepolo ad annunciare a tutti la misericordia ricevuta e la misericordia che deve essere donata.

Tito

Tt 2,11-15a
Lettera di san Paolo apostolo a Tito

Carissimo, é apparsa infatti la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Egli ha dato sé stesso per noi, per riscattarci da ogni iniquità e formare per sé un popolo puro che gli appartenga, pieno di zelo per le opere buone. Questo devi insegnare, raccomandare e rimproverare con tutta autorità.

I medesimi argomenti vengono oggi ripresi anche dalla predicazione della lettera a Tito.

Anzitutto viene messa in primo piano la partecipazione della vita di Cristo alla vita dell’uomo. Paolo non espone una dottrina, ma ciò che deriva dalla partecipazione di Cristo alla vita degli uomini.

Da questa partecipazione deriva un modo di guardare la vita che accomuna tutti coloro che si dicono cristiani, è da questa condivisione di valori che deriva quel sentirsi Chiesa sul quale l’apostolo insiste così tanto.

Dalla condivisione dei valori si passa alla partecipazione alla vita della chiesa, che diventa occasione per rimarcare con forza la propria partecipazione all’annuncio di salvezza che Cristo ha portato nel mondo. È questa quella “partecipazione ad un popolo pieno di zelo per le opere buone”. Da che cosa si vede se uno partecipa veramente alla vita della Chiesa? Da che cosa si capisce se uno ha nel cuore la legge di Dio e la testimonianza missionaria? Dallo zelo per le opere buone! Chi condivide questo zelo, chi si lascia avvincere dall’ideale di compiere opere giuste per il bene di tutti, è stato raggiunto dalla grazia di Dio che porta a tutti la salvezza.

Come vedete i temi si rincorrono nelle due scritture e ci fanno riflettere in un’unica direzione.

Per noi

  • Sono pieno di zelo per le opere giuste?
  • Mi sento partecipe della grande missione della Chiesa nella quale mi colloco e nella quale trovo il mio spazio di testimonianza?

Credo proprio che, in questo ottobre missionario, tutti dovremmo lasciarci avvincere da quell’ideale di vita che consiste nel cercare di compiere quelle opere giuste che sono state predisposte perché noi potessimo praticarle. Occorre forza, animo, coraggio! Nel tempo in cui siamo, io credo che tutti dovremmo avere più forza di testimonianza, più desiderio di lasciarci avvincere da quelle opere di bene che possiamo compiere che sono realmente ciò che rende piena e vera una vita.

Chiediamo questa grazia, non solo per questo giorno, ma per tutta la nostra vita. Se non ci lasciamo avvincere dal bene, a cosa potremo ancorare i nostri giorni? A cosa potremo riferirci per rimanere forti e vitali nella testimonianza di vita che siamo chiamati a compiere?

2020-10-09T14:20:00+02:00