Settimana dopo la dedicazione – Giovedì
Vangelo
Lc 10, 1b-12
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù designò altri settantadue e lì invio a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “E’ vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si e attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sodoma sarà trattata meno duramente di quella città».
In questa settimana che ci conduce alla domenica del mandato missionario, ascoltiamo anche il discorso dell’invio missionario secondo Luca, molto più articolato e complesso di quello di Marco. Siamo sempre nel contesto della chiamata che genera consolazione per gli altri, che genera vicinanza agli altri, che genera solidarietà. Solidarietà che deve venire non dal desiderio di condividere le cose – evidentemente questo atteggiamento può anche essere comune agli uomini che non hanno fede – ma, appunto, di condividere la propria fede, come cuore, come nodo, come apice di tutte quelle realtà che l’uomo può condividere con gli altri uomini nel corso della sua storia. La solidarietà, nella missione, passa da quella solidarietà con la vita di tutti i giorni di cui parlava l’evangelista: poiché si è solidali nella vita, poiché si è solidali nel mangiare, si diventa solidali anche cose della fede. Dalla solidarietà umana nasce la solidarietà per le cose di Dio. Dallo scambio reciproco e dal sostegno reciproco per le cose della vita, nasce quella forma speciale di condivisione che è la comunicazione nella fede. È sempre così: solo dove si è solidali nelle cose della vita nasce un dialogo più profondo sulle ragioni del proprio credere.
Apocalisse
Ap 1, 10; 2, 18-29
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Nel giorno del Signore udii una voce potente che diceva: «All’angelo della Chiesa che è a Tiatira scrivi: “Così parla il Figlio di Dio, Colui che ha gli occhi fiammeggianti come fuoco e i piedi simili a bronzo splendente. Conosco le tue opere, la carità, la fede, il servizio e la costanza e so che le tue ultime opere sono migliori delle prime. Ma ho da rimproverarti che lasci fare a Gezabele, la donna che si dichiara profetessa e seduce i miei servi, insegnando a darsi alla prostituzione e a mangiare carni immolate agli idoli. Io le ho dato tempo per convertirsi, ma lei non vuole convertirsi dalla sua prostituzione. Ebbene, io getterò lei in un letto di dolore e coloro che commettono adulterio con lei in una grande tribolazione, se non si convertiranno dalle opere che ha loro insegnato. Colpirò a morte i suoi figli e tutte le Chiese sapranno che io sono Colui che scruta gli affetti e i pensieri degli uomini, e darò a ciascuno di voi secondo le sue opere. A quegli altri poi di Tiatira che non seguono questa dottrina e che non hanno conosciuto le profondità di Satana – come le chiamano –, a voi io dico: non vi imporrò un altro peso, ma quello che possedete tenetelo saldo fino a quando verrò. Al vincitore che custodisce sino alla fine le mie opere darò autorità sopra le nazioni: le governerà con scettro di ferro, come vasi di argilla si frantumeranno, con la stessa autorità che ho ricevuto dal Padre mio; e a lui darò la stella del mattino. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”».
Nella Chiesa di Tiatira è in atto un fortissimo progetto di solidarietà. Si è solidali nella fede, ci dice l’Apostolo; si è solidali nel servizio e nella costanza, facendo in modo che la virtù di ciascuno sia sostegno e richiamo per la virtù dell’altro. Si è solidali nell’avanzare sulla via della fede, così che le opere più recenti siano sempre migliori di quelle del passato. Ma non si è sufficientemente solidali nello smascherare e nel fermare tutta quelle serie di cattivi insegnamenti e richiami che distolgono la mente dell’uomo dalle cose di Dio. Cosicché accade che non si generi solidarietà umana vera e molti vadano perduti proprio per il richiamo costante che una mentalità contraria alla fede genera e rinnova. Occorre essere solidali nel custodire le opere di Dio: questo solo salva.
Per noi
Il discorso di oggi è davvero molto complesso.
Da un lato, nel nostro tempo, valorizziamo tutte quelle forme di condivisione di vita che fanno bene al cuore. Penso soprattutto ai giovani, che sono sinceramente attratti da una forma di condivisione di vita che rende solidali tutti gli esseri umani. Però questa forma di condivisione, molto spesso, si limita solo ai giovani e solo per quel periodo della vita. Poi, con l’arrivare dell’età adulta, pare quasi che alcune esperienze vengano a cadere e siano cancellate dalle possibilità dell’esistenza. Nella nostra chiesa io credo proprio che tutti abbiamo bisogno di questa solidarietà. Quella solidarietà umana che viene dal condividere le cose per generare aiuto reciproco. Quella solidarietà per cui non ci si sente soli nemmeno quando si è soli. Ma siamo ancora abbastanza lontani da un risultato coinvolgente e duraturo! Occorre continuare a sperare e occorre continuare a costruire in questa direzione.
Dall’altro lato penso alla difficoltà che abbiamo nell’indicare come male alcune cose, come non percorribili alcune strade. Ci manca proprio il dono della chiarezza e quello spirito di forza che serve a chiarificare le cose. Credo che sia proprio questo spirito quello che dobbiamo invocare e chiedere in dono oggi, se vogliamo vivere bene la nostra preghiera e se vogliamo rendere un servizio grande alla nostra chiesa e comunità.
Il Signore continui a guidarci sulle vie della solidarietà per essere pronti a vivere bene quanto egli stesso ci riserva e ci dona.