Settimana della 7 domenica dopo Pentecoste – Sabato
Numeri
Nm 6, 1-5. 13-21
Lettura del libro dei Numeri
In quei giorni. Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla agli Israeliti dicendo loro: “Quando un uomo o una donna farà un voto speciale, il voto di nazireato, per consacrarsi al Signore, si asterrà dal vino e dalle bevande inebrianti, non berrà aceto di vino né aceto di bevanda inebriante, non berrà liquori tratti dall’uva e non mangerà uva, né fresca né secca. Per tutto il tempo del suo nazireato non mangerà alcun prodotto della vite, dai chicchi acerbi alle vinacce. Per tutto il tempo del suo voto di nazireato il rasoio non passerà sul suo capo; finché non siano compiuti i giorni per i quali si è votato al Signore, sarà sacro: lascerà crescere liberamente la capigliatura del suo capo. [Questa è la legge per il nazireo: quando i giorni del suo nazireato saranno compiuti, lo si farà venire all’ingresso della tenda del convegno; egli presenterà l’offerta al Signore: un agnello dell’anno, senza difetto, per l’olocausto; una pecora dell’anno, senza difetto, per il sacrificio per il peccato; un ariete senza difetto, come sacrificio di comunione; un canestro di pani azzimi di fior di farina, di focacce impastate con olio, di schiacciate senza lievito unte d’olio, insieme con la loro oblazione e le loro libagioni. Il sacerdote le offrirà davanti al Signore e compirà il suo sacrificio per il peccato e il suo olocausto; offrirà l’ariete come sacrificio di comunione al Signore, oltre al canestro degli azzimi. Il sacerdote offrirà anche l’oblazione e la sua libagione. Il nazireo raderà, all’ingresso della tenda del convegno, il suo capo consacrato, prenderà la capigliatura del suo capo consacrato e la metterà sul fuoco che è sotto il sacrificio di comunione. Il sacerdote prenderà la spalla dell’ariete, quando sarà cotta, una focaccia non lievitata dal canestro e una schiacciata azzima e le porrà nelle mani del nazireo, dopo che questi avrà rasato la capigliatura consacrata. Il sacerdote le presenterà con il rito di elevazione davanti al Signore; è cosa santa che appartiene al sacerdote, insieme con il petto della vittima offerta con il rito di elevazione e la coscia della vittima offerta come tributo. Dopo, il nazireo potrà bere vino. Questa è la legge per il nazireo che ha promesso la sua offerta al Signore per il suo nazireato, oltre quello che è in grado di fare in più, secondo il voto che avrà emesso. Così egli farà quanto alla legge del suo nazireato”».]
Il tema di questo sabato è dato dalla scrittura del Primo Testamento, il libro dei Numeri. Un istituto antico e non paragonabile a niente nella fede cristiana. Il “nazireato” era un voto che poteva essere temporaneo o perpetuo e indicava la totale consacrazione a Dio. Il segno di riconoscibilità di chi compiva questo voto era il non radersi. Per sciogliere il voto, come abbiamo sentito, era invece prevista una cerimonia pubblica solenne, nella quale si terminava il tempo del nazireato. Un segno molto forte per dire la totale adesione alla volontà di Dio.
Vangelo
Lc 1, 5-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccaria, della classe di Abia, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni. Avvenne che, mentre Zaccaria svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso. Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».
Uno dei personaggi più famosi della Scrittura legato al nazireato – ma sono comunque molti – Giovanni il Battista. La sua consacrazione avviene per la parola dell’Angelo già nella sua annunciazione. Giovanni viene consacrato fin dal grembo della madre e, difatti, il Vangelo lo indica sempre così: un uomo di grandissima integrità, un uomo che è totalmente consacrato a Dio, un uomo che non vuole avere niente a che spartire con il male. Giovanni che vive nel deserto ed ha una condotta lineare e sobria è l’incarnazione perfetta dell’ideale del nazireo.
Ebrei
Eb 12, 14-16
Lettera agli Ebrei
Fratelli, cercate la pace con tutti e la santificazione, senza la quale nessuno vedrà mai il Signore; vigilate perché nessuno si privi della grazia di Dio. Non spunti né cresca in mezzo a voi alcuna radice velenosa, che provochi danni e molti ne siano contagiati. Non vi sia nessun fornicatore, o profanatore, come Esaù che, in cambio di una sola pietanza, vendette la sua primogenitura.
Al di là dell’istituto che, come ho detto, non ha paragoni nella nostra fede, rimane, però, l’invito della lettera agli Ebrei, a sottolineare il significato spirituale di questa giornata. “Fratelli, cercate la santificazione, senza la quale nessuno vedrà il Signore”. A che cosa serviva un istituto come il nazireato, o più in generale a cosa serve un voto, in qualsiasi forma uno lo faccia? Serve ad intensificare il proprio itinerario di fede, serve per la santificazione. È questo il nucleo fondamentale della fede che tutti dovremmo sempre considerare e che nessuno dovrebbe mai perdere. Tutto ciò che viene liberamente scelto nella fede, tutto ciò che viene proposto nella fede, serve a rendere più vera, più santa, più pura la nostra vita. Ciascuno ha il suo modo e le sue tradizioni per accostarsi a Dio. Il voto è quella che maggiormente esprime il desiderio di rendere santa la nostra vita.
Per noi
Non so se siamo mai stati nelle condizioni di fare un voto, eppure io credo che questa forma antichissima di chiedere aiuto a Dio mentre ci si impegna per una vita più santa, sia attualissima. È un modo sempre bello per dire a Dio quanto si cerchi il suo aiuto, per dire quell’umiltà della fede che abbiamo contemplato anche in questi giorni, per dire anche a noi stessi che, senza l’aiuto di Dio, non siamo nulla. Il voto, al di là della forma che assume, del luogo dove viene fatto, dell’intensità con cui lo si propone, dice sempre il desiderio di ottenere l’aiuto di Dio per alcune cose della vita.
- Ho mai fatto un voto?
- Ho mai suggerito ad altri questa forma per ottenere l’aiuto di Dio?
Tutti abbiamo visitato santuari e luoghi di culto dove ci sono numerosi “ex voto” che dicono la fede di un tempo. Forse era davvero un modo semplice di vivere la fede, di chiedere doni al Signore o anche di ringraziare. Perché, però, non prendere esempio anche da queste generazioni di fedeli che hanno trasmesso a noi la fede? Perché non ricordare che è anche attraverso queste forme di preghiera semplici che Dio ci ascolta? Proviamo a pensarci e proviamo a sostenere la nostra preghiera anche con questo genere di segni. Il Signore, che ascolta sempre chi è nel bisogno, guarderà a noi e alla nostra necessità.