Settimana della 13 domenica dopo Pentecoste – Giovedì
Vangelo
Lc 14, 1-6
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
Un sabato il Signore Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa. Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò. Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.
Difficile conciliare le due Scritture di oggi.
Da un lato avvertiamo subito una comunione di intenti grande con il Vangelo. Tutti noi, quando viviamo una situazione di pericolo, facciamo di tutto per metterci in salvo e per mettere in salvo coloro che amiamo. Non c’è da discutere! Saremmo cattivi e sciocchi se, venendo il pericolo, non lo arginassimo. Così è Gesù che, vedendo il pericolo spirituale di tanti suoi figli, non solo ridona la giusta salute ad un uomo che ha una mano inaridita, ma dona la salvezza spirituale non solo a quest’uomo ma a tutti coloro che la desiderano. Come dicevamo l’altro giorno è sempre il tempo di compiere del bene. Non solo, però, riferendoci a ciò che è umanamente necessario. C’è anche una salute dell’anima, c’è anche una salvezza dell’anima alla quale è ben giusto pensare e per la quale è ben giusto provvedere.
Esdra
Esd 10, 1-8
Lettura del libro di Esdra
In quei giorni. Mentre Esdra pregava e faceva questa confessione piangendo, prostrato davanti al tempio di Dio, si riunì intorno a lui un’assemblea molto numerosa d’Israeliti: uomini, donne e fanciulli; e il popolo piangeva a dirotto. Allora Secania, figlio di Iechièl, uno dei figli di Elam, prese la parola e disse a Esdra: «Abbiamo prevaricato contro il nostro Dio, sposando donne straniere, prese dalle popolazioni del luogo. Orbene, a questo riguardo c’è ancora una speranza per Israele. Facciamo dunque un patto con il nostro Dio, impegnandoci a rimandare tutte le donne e i figli nati da loro, secondo la volontà del mio signore e rispettando il comando del nostro Dio. Si farà secondo la legge! Àlzati, perché a te è affidato questo compito. Noi saremo con te; sii forte e mettiti all’opera!». Allora Esdra si alzò e fece giurare ai capi dei sacerdoti e dei leviti e a tutto Israele che avrebbero agito secondo quelle parole; essi giurarono. Esdra quindi si alzò da dove si trovava, davanti al tempio di Dio, e andò nella camera di Giovanni, figlio di Eliasìb, e vi andò senza prendere cibo né bere acqua, perché era in lutto a causa della prevaricazione dei rimpatriati. Poi in Giuda e a Gerusalemme si comunicò a tutti i rimpatriati di radunarsi a Gerusalemme: se qualcuno non fosse venuto entro tre giorni, secondo la disposizione dei preposti e degli anziani, sarebbero stati votati allo sterminio tutti i suoi beni ed egli stesso sarebbe stato escluso dalla comunità dei rimpatriati.
Dall’altra parte sentiamo di essere molto distanti dal libro di Esdra. Come abbiamo sentito, nel tentativo di ripristinare la legge di Dio e l’amore per i suoi comandamenti, si decide di allontanare da Israele qualsiasi donna straniera e ogni figlio nato da donne straniere. È una chiusura molto grande. È un tentativo di preservare la purezza di Israele a scapito dell’incontro con altri popoli, culture, tradizioni religiose. Ben si comprende l’intento della società antica: proporre e curare che vi sia una purezza grande. Ma a scapito anche di altri uomini? È possibile ricercare la purità rituale di un popolo cacciando donne e bambini, cioè le categorie più deboli del tempo? Ci viene, immediatamente, da dire di no. Anche perché siamo proprio su ben altra lunghezza d’onda!
Per noi
Noi viviamo in un tempo nel quale sempre più spesso i giovani, che viaggiano o che vivono esperienze lavorative all’estero, si innamorano e sposano ragazze straniere. La cosa è, per noi, del tutto normale. Anche se, poi, vediamo a livello matrimoniale le problematiche che si aprono… è chiaro che se ci si sposa con un non credente o un non cristiano, si tenderà a non chiedere il matrimonio sacramento… come è chiaro che si tenderà a non più battezzare i figli…
Sono problemi con i quali è normale che ci confrontiamo. Non credo che esistano soluzioni generalizzate. Preferirei piuttosto che ogni coppia imparasse a pensare e a decidere. Così, però, come vorrei che in ogni famiglia si dedicasse qualche discussione a questo tema, che riguarda ormai non poche persone anche della nostra comunità. Al di là delle soluzioni che si possono prendere, l’esercizio della coscienza è quello di domandarci come vivere la fede anche in contesti diversi dal solito. Così come diventa bello anche conoscere tradizioni e usi religiosi di altri popoli, deve essere bello anche conoscere i nostri ed essere in grado di spiegarli ad altri non solo superficialmente; solo così nasce quel dialogo che diventa amore per la Verità e ricerca di cosa è possibile fare, in ogni situazione, per vivere la verità che non deve mai essere abbandonata. Ma è proprio questo quello che manca! Ci si ferma molto prima e molto più spesso non si entra nel vivo delle questioni.
Chiediamo al Signore di essere un po’ più attenti, un po’ più formati, un po’ più amanti del bene! È solo questo quello che salva!