Settimana della 2 domenica di Avvento – Lunedì
Le sorprese di Dio non finiscono mai!
In questa seconda settimana di Avvento mi sembra che le letture, specialmente quelle dei profeti con le loro immagini forti, ci dicano che siamo in cammino verso un’alleanza che si rinnova. Noi sappiamo molto bene che la prima alleanza è stata rinnovata dal Signore Gesù nel mistero della sua Pasqua. Sappiamo che ciò non basta. Abbiamo continuamente bisogno di rinnovare questa alleanza. Lo facciamo ogni volta che veniamo a Messa, ma direi che abbiamo ancor più bisogno di rinnovarla profondamente nel nostro cuore ogni giorno. È esattamente quello che ci proponiamo di fare nei giorni feriali di questa settimana attraverso la Parola di Dio che ascolteremo.
La Parola di Dio per questo giorno
EZECHIELE 4, 4-17
Lettura del profeta Ezechiele
In quei giorni. Il Signore mi parlò, dicendo: «Mettiti a giacere sul fianco sinistro e io ti carico delle iniquità d’Israele. Per il numero di giorni in cui giacerai su di esso, espierai le sue iniquità: io ho computato per te gli anni della sua espiazione come un numero di giorni. Espierai le iniquità della casa d’Israele per trecentonovanta giorni. Terminati questi, giacerai sul fianco destro ed espierai le iniquità di Giuda per quaranta giorni, computando un giorno per ogni anno. Terrai fisso lo sguardo contro il muro di Gerusalemme, terrai il braccio disteso e profeterai contro di essa. Ecco, ti ho cinto di funi, in modo che tu non potrai voltarti né da una parte né dall’altra, finché tu non abbia ultimato i giorni della tua reclusione. [Prendi intanto grano, orzo, fave, lenticchie, miglio e spelta, mettili in un recipiente e fattene del pane: ne mangerai durante tutti i giorni in cui tu rimarrai disteso sul fianco, cioè per trecentonovanta giorni. La razione che assumerai sarà del peso di venti sicli al giorno: la consumerai a ore stabilite. Anche l’acqua che berrai sarà razionata: un sesto di hin, a ore stabilite. Mangerai questo cibo fatto in forma di schiacciata d’orzo: la cuocerai sopra escrementi umani davanti ai loro occhi». Il Signore mi disse: «In tale maniera mangeranno i figli d’Israele il loro pane impuro in mezzo alle nazioni fra le quali li disperderò». Io esclamai: «Signore Dio, mai mi sono contaminato! Dall’infanzia fino ad ora mai ho mangiato carne di bestia morta o sbranata, né mai è entrato nella mia bocca cibo impuro». Egli mi rispose: «Ebbene, invece di escrementi umani ti concedo sterco di bue; lì sopra cuocerai il tuo pane».]Poi soggiunse: «Figlio dell’uomo, ecco io tolgo a Gerusalemme la riserva del pane; mangeranno con angoscia il pane razionato e berranno in preda all’affanno l’acqua misurata. Mancando pane e acqua, languiranno tutti insieme e si consumeranno nelle loro iniquità».
PROFETI Gl 3, 5 – 4, 2
Lettura del profeta Gioele
Così dice il Signore Dio: «Chiunque invocherà il nome del Signore, sarà salvato, poiché sul monte Sion e in Gerusalemme vi sarà la salvezza, come ha detto il Signore, anche per i superstiti che il Signore avrà chiamato. Poiché, ecco, in quei giorni e in quel tempo, quando ristabilirò le sorti di Giuda e Gerusalemme, riunirò tutte le genti e le farò scendere nella valle di Giòsafat, e là verrò a giudizio con loro per il mio popolo Israele, mia eredità, che essi hanno disperso fra le nazioni dividendosi poi la mia terra».
VANGELO Mt 11, 16-24
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”. È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”. Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie». Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».
La sorpresa che nasce dall’invito alla conversione
La prima immagine che riceviamo è durissima. Il profeta Ezechiele dovrà stare per lungo tempo legato in un letto, prima su un fianco, poi su un altro e dovrà mangiare pane razionato e acqua pure razionata ad ore stabilite. Queste immagini molto forti sono un simbolo. Un richiamo, potremmo dire, per tutto il popolo di Israele dal momento che il profeta è chiamato a cuocere il suo pane davanti a tutti. Il richiamo è, per tutti, alla penitenza, alla conversione. Chi sperimenta la grazia di una nuova chiamata, potremmo dire per riprendere il filo rosso della scorsa settimana, deve anche sperimentare la grazia di una chiamata alla conversione. Ci sono momenti di conversione personali, dice il profeta, ma anche momenti di conversione comunitaria. Avvento è richiamo anche a questo. Richiamo a vivere un cammino comunitario di pacificazione con Dio.
È il profeta Gioele che ci introduce ad un’immagine più dolce. Coloro che avranno sperimentato questa grazia della conversione, coloro che avranno deciso di aderire al richiamo di Dio, tutti costoro si raduneranno, un giorno, nella valle di Giosafat, da noi meglio conosciuta come la valle del Cedron, la valle che, in Gerusalemme, si crea tra il monte degli Ulivi e il monte Sion. C’è, dunque, un premio per la conversione comune: partecipare al giudizio dei giusti.
Il Vangelo non lascia scampo, perché è tutto una requisitoria, un’accusa alle città che, più da vicino, avevano sperimentato la predicazione del Signore. Il rimprovero è, quindi, per gente di fede, come possiamo essere noi; rimprovero che, in sostanza, accusa tutti questi abitanti per non aver aderito al richiamo penitenziale proposto da Gesù. Si sono sentiti già giustificati, si sono tutti sentiti già a posto. Come capita spesso a chi, avendo già un itinerario di fede, pensa che i richiami per la conversione siano rivolti agli altri. Così è anche per noi: noi tutti abbiamo momenti e pratiche di penitenza personali. Potrebbe sembrarci che i richiami della Parola di Dio di oggi valgano in generale, ma non per noi. Invece il Signore ci dice che questa parola vale proprio per noi e se non lascerà spazio ad una ripresa seria del cammino spirituale, anche in senso penitenziale, sarà proprio essa a rimproverarci, un giorno. Accogliamo l’invito ad una vita più sobria, offriamo qualche pratica di penitenza che attesti al nostro spirito che siamo ancora desti per il Signore. Solo così riusciremo a vincere la pigrizia spirituale che, spesso, ci annebbia.
Per noi
- Come viviamo questo richiamo spirituale?
- Guardando alla figura di Giovanni, centrale nell’Avvento, come possiamo rispondere all’invito alla penitenza?
Per gli sposi e la famiglia
Anche in famiglia possiamo vivere, comunitariamente, qualche richiamo alla sobrietà, alla penitenza. Qualche piccola rinuncia comune, può dire come una famiglia si impegna ad attendere il Signore. Proviamo a proporre qualche piccolo gesto penitenziale. Sarà una seria provocazione per tutte le coscienze dei componenti della nostra famiglia!
- Quale richiamo possiamo cogliere per la nostra situazione concreta?
Impegno del giorno
Mi impegno a fare bene l’esame di coscienza serale, per tutti i giorni della settimana.