Settimana della 2 domenica di Avvento – Sabato
Le sorprese di Dio non finiscono mai!
La Parola di Dio per questo giorno
Lettura del profeta Ezechiele 13, 1. 17-23
In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Ora tu, figlio dell’uomo, rivolgiti alle figlie del tuo popolo che profetizzano secondo i loro desideri e profetizza contro di loro. Dirai loro: Dice il Signore Dio: Guai a quelle che cuciono nastri a ogni polso e preparano veli di ogni grandezza per le teste, per dar la caccia alle persone. Pretendete forse di dare la caccia alla gente del mio popolo e salvare voi stesse? Voi mi avete disonorato presso il mio popolo per qualche manciata d’orzo e per un tozzo di pane, facendo morire chi non doveva morire e facendo vivere chi non doveva vivere, ingannando il mio popolo che crede alle menzogne. Perciò dice il Signore Dio: Eccomi contro i vostri nastri, con i quali voi date la caccia alla gente come a uccelli; li strapperò dalle vostre braccia e libererò la gente che voi avete catturato come uccelli. Straccerò i vostri veli e libererò il mio popolo dalle vostre mani e non sarà più una preda nelle vostre mani; saprete così che io sono il Signore. Voi infatti avete rattristato con menzogne il cuore del giusto, mentre io non l’avevo rattristato, e avete rafforzato il malvagio perché non desistesse dalla sua vita malvagia e vivesse. Per questo non avrete più visioni false né più spaccerete vaticini: libererò il mio popolo dalle vostre mani e saprete che io sono il Signore».
Epistola
Lettera agli Ebrei 9, 1-10
Fratelli, certo, anche la prima alleanza aveva norme per il culto e un santuario terreno. Fu costruita infatti una tenda, la prima, nella quale vi erano il candelabro, la tavola e i pani dell’offerta; essa veniva chiamata il Santo. Dietro il secondo velo, poi, c’era la tenda chiamata Santo dei Santi, con l’altare d’oro per i profumi e l’arca dell’alleanza tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovavano un’urna d’oro contenente la manna, la verga di Aronne, che era fiorita, e le tavole dell’alleanza. E sopra l’arca stavano i cherubini della gloria, che stendevano la loro ombra sul propiziatorio. Di queste cose non è necessario ora parlare nei particolari. Disposte in tal modo le cose, nella prima tenda entrano sempre i sacerdoti per celebrare il culto; nella seconda invece entra solamente il sommo sacerdote, una volta all’anno, e non senza portarvi del sangue, che egli offre per se stesso e per quanto commesso dal popolo per ignoranza. Lo Spirito Santo intendeva così mostrare che non era stata ancora manifestata la via del santuario, finché restava la prima tenda. Essa infatti è figura del tempo presente e secondo essa vengono offerti doni e sacrifici che non possono rendere perfetto, nella sua coscienza, colui che offre: si tratta soltanto di cibi, di bevande e di varie abluzioni, tutte prescrizioni carnali, valide fino al tempo in cui sarebbero state riformate.
Vangelo
Lettura del Vangelo secondo Matteo 18, 21-35
In quel tempo. Pietro si avvicinò al Signore Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».
La sorpresa di un intervento di Dio
L’oracolo di Ezechiele è la continuazione di quello di ieri. Anche oggi le parole per chi “desidera un velo”, che è il segno dell’essere profeta, sono durissime. I falsi profeti hanno fatto morire chi doveva vivere e viceversa hanno mantenuto in vita chi doveva morire. Parole fortissime che intendono dire, con il linguaggio figurato del profetismo, che gli errori prodotti dalle false profezie, creano un rovesciamento delle posizioni, così che chi fa il bene (chi deve vivere) venga messo in un angolo, mentre venga portato in auge chi fa del male (chi deve morire). L’accusa che Ezechiele rivolge ai falsi profeti è, dunque, questa: essi hanno sovvertito il male con il bene e viceversa. Per questo sono rei di una menzogna che non ha pari. Ma Dio non lascerà impunito il loro comportamento. Dio interverrà a favore dei giusti e a favore dei suoi “amici”, i profeti.
Anche la lettera agli Ebrei, che noi leggiamo di sabato, ci aiuta a capire che tutto ciò che è venuto prima di Cristo è stato un progressivo avvicinarsi alla storia della salvezza nella sua piena realizzazione. Così tutto ciò che apparteneva al Primo Testamento è, di fatto, un progressivo avvicinamento a Cristo. Ora, di tutte quelle realtà, non si avverte più il bisogno. Anche dei profeti non c’è più bisogno, perché la salvezza è stata portata da Gesù Cristo. Se il profeta doveva introdurre il tempo di Cristo, ora che Cristo è venuto, non c’è più bisogno di essi. Ora è il tempo di accogliere la sua venuta e di convertirsi a Dio.
Qual è il segno del cuore che si converte a Dio? È la misericordia. Quella misericordia che, nella parabola evangelica, guida le parole e le decisioni, i gesti del padrone. Quella misericordia che, invece, dal servo beneficato dal padrone, è negata ad un suo compagno di servitù. Chiaro l’insegnamento: chi si dice cristiano e non pratica la misericordia, non ha compreso il senso della venuta di Cristo e l’insegnamento di tutti i profeti che lo hanno preceduto. Lo splendore della fede è la misericordia che, come uomini, possiamo usarci. Fuori di questo, tutte le altre cose sono minoritarie. La misericordia è il vero atteggiamento che dice l’appartenenza di un’anima al regno di Dio.
Così è anche per noi, invitati, proprio in vista del Natale sempre più vicino, a vivere di misericordia, noi che per primi la chiediamo ed attendiamo il Natale come segno di misericordia per le nostre vite.
Per noi
- Sappiamo valorizzare anche i segni di misericordia che stiamo vivendo in questo Avvento?
- Sappiamo rivolgerci a colui che sta per venire perché sia misericordioso con noi?
Per gli sposi e la famiglia
Anche per la famiglia credo che le Scritture parlino chiaro. Esse ci raccomandano il dovere di tenere viva la fede in famiglia, il richiamo ad usarci misericordia in famiglia e il compito, affidato a ciascuno di noi, di essere profezia per il mondo. Nel complesso contesto socioculturale nel quale viviamo, credo che questa sia proprio la fatica più urgente. Chiediamo a Maria, Madre Santissima che tra poco venereremo come lmmacolata, di intercedere per noi e per tutti coloro che vogliono essere segno profetico della misericordia di Dio per l’uomo.
Impegno del giorno
Prepariamoci a vivere bene questa domenica, pregando per la nostra famiglia.