Settimana della 6 domenica dopo l’Epifania – martedì
La Parola di Dio per questo giorno
LETTURA Sir 29, 8-13
Lettura del libro del Siracide
Sii paziente con il misero, e non fargli attendere troppo a lungo l’elemosina. Per amore del comandamento soccorri chi ha bisogno, secondo la sua necessità non rimandarlo a mani vuote. Perdi pure denaro per un fratello e un amico, non si arrugginisca inutilmente sotto una pietra. Disponi dei beni secondo i comandamenti dell’Altissimo e ti saranno più utili dell’oro. Riponi l’elemosina nei tuoi scrigni ed essa ti libererà da ogni male. Meglio di uno scudo resistente e di una lancia pesante, essa combatterà per te di fronte al nemico.
SALMO Sal 33 (34)
Venite, figli, ascoltatemi:
vi insegnerò il timore del Signore.
Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce. R
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com’è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia. R
Temete il Signore, suoi santi:
nulla manca a coloro che lo temono.
I leoni sono miseri e affamati,
ma a chi cerca il Signore non manca alcun bene. R
VANGELO Mc 9, 14-29
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Il Signore Gesù con Pietro, Giacomo e Giovanni, arrivando presso i discepoli, videro attorno a loro molta folla e alcuni scribi che discutevano con loro. E subito tutta la folla, al vederlo, fu presa da meraviglia e corse a salutarlo. Ed egli li interrogò: «Di che cosa discutete con loro?». E dalla folla uno gli rispose: «Maestro, ho portato da te mio figlio, che ha uno spirito muto. Dovunque lo afferri, lo getta a terra ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Ho detto ai tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Egli allora disse loro: «O generazione incredula! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatelo da me». E glielo portarono. Alla vista di Gesù, subito lo spirito scosse con convulsioni il ragazzo ed egli, caduto a terra, si rotolava schiumando. Gesù interrogò il padre: «Da quanto tempo gli accade questo?». Ed egli rispose: «Dall’infanzia; anzi, spesso lo ha buttato anche nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puòi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci». Gesù gli disse: «Se tu puòi! Tutto è possibile per chi crede». Il padre del fanciullo rispose subito ad alta voce: «Credo; aiuta la mia incredulità!». Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, minacciò lo spirito impuro dicendogli: «Spirito muto e sordo, io ti ordino, esci da lui e non vi rientrare più». Gridando e scuotendolo fortemente, uscì. E il fanciullo diventò come morto, sicché molti dicevano: «È morto». Ma Gesù lo prese per mano, lo fece alzare ed egli stette in piedi. Entrato in casa, i suoi discepoli gli domandavano in privato: «Perché noi non siamo riusciti a scacciarlo?». Ed egli disse loro: «Questa specie di demòni non si può scacciare in alcun modo, se non con la preghiera».
Vangelo
Uno sguardo di misericordia. Credo che la prima riflessione che venga in mente a tutti, rileggendo questo Vangelo, sia proprio questa. C’è uno sguardo di misericordia su una situazione disperata.
Il primo sguardo di misericordia è quello del papà di questo ragazzo che, dall’infanzia, viene tormentato da un demonio che provoca convulsioni e lo sfinisce. Possiamo solo immaginare la difficoltà del padre di vedere come viene ridotto suo figlio e il dover ogni volta constatare la sua impotenza nel migliorare questa situazione difficile. Questo papà avrà fatto di tutto per aiutare suo figlio, purtroppo senza riuscirci.
Il secondo sguardo di misericordia è quello dei discepoli che, mossi da vera carità, cercano di fare qualcosa per questo ragazzo e per la sua famiglia. Non ci riescono, però è da sottolineare questa loro disponibilità. Disponibilità che, rimanendo senza esito, ricorda a tutti noi che, per uscire da queste situazioni, non occorre solo la passione, non occorre solo la determinazione e la volontà. Occorre la fede.
Quella fede che inizia anche a vacillare nel papà di questo ragazzo che, mentre tutti commentano in vario modo, ha questa affermazione bellissima che dice, in realtà, tutta la sua fede: “credo, Signore, aiutami nella mia incredulità”. Una frase di profondissima fede, perché quest’uomo attesta, davanti al Signore, di credere, certamente, ma anche di avere domande dentro di sé che talora diventano dubbio, perplessità, espressione di una difficoltà. Quest’uomo è certo della sua fede, ma è anche certo che, talvolta, tutto sembra andare contro il suo credo. Egli non si vergogna di dirlo al Signore, non si vergogna di ammetterlo e, proprio per questo, ottiene ciò che chiede.
Lo sguardo di misericordia è, per eccellenza, quello di Gesù che non può resistere di fronte a ciò che vede. Egli si ferma, ascolta, chiede, entra in dialogo con quelle persone. Dialogo che testimonia il vero obiettivo della venuta di Gesù: entrare in relazione con gli uomini. Nella relazione trova senso anche il miracolo, dono inaudito per attestare la propria vicinanza ad ogni uomo.
Sguardo di misericordia che non è solo per la situazione in sé o per i soggetti direttamente implicati in essa. È anche sguardo di misericordia sul discepolo che è costretto ad ammettere il proprio fallimento. È al discepolo che il Signore ricorda che non basta la compassione, non basta la buona volontà. Occorre anche “digiuno e preghiera” per scacciare una serie di demoni che devastano l’uomo e il suo cuore. Anche il discepolo viene educato dalla situazione che si vive.
Siracide
Il discepolo, però, ha fatto qualcosa di buono. Ha cercato di vivere l’insegnamento del Siracide, che insegna a non far attendere chi è nel bisogno, a donare quanto è possibile donare senza esitazione. Il discepolo ha provato a mettere a disposizione quello che sapeva fare. Al di là del risultato prodotto, inevitabilmente e inequivocabilmente scarso, il discepolo ha cercato di fare qualcosa. È questa disponibilità che conta davanti a Dio. È questa disponibilità che rende onore al suo cuore. Anche se il discepolo ha ancora molto da imparare. Il discepolo deve imparare che il digiuno e la preghiera sono un’arma più potente di una spada affilata o di uno scudo pesante.
Per noi
La meditazione è quanto mai attuale per noi.
- Che sguardo di misericordia abbiamo sulle cose, sulle situazioni, sulle persone?
- Come interveniamo in queste situazioni?
- Che valore diamo al digiuno, alla preghiera?
Credo che tutti noi, quando siamo di fronte a qualcosa di questo genere, cerchiamo di metterci a fare qualcosa immediatamente, dal punto di vista pratico, ci sobbarchiamo, magari, anche di gravi difficoltà o pesi. Eppure non ci ricordiamo che il digiuno e la preghiera sono ciò che renderebbe possibile un’intercessione più utile e più efficace di molte altre cose! Cerchiamo anche noi, come umili discepoli di oggi, di tornare sui nostri passi e di imparare che è il digiuno vissuto con fede, è la preghiera fatta con semplicità ad illuminare anche quei dubbi che, sempre, sono pronti a muoversi dentro di noi. Oggi diciamo con fede anche noi: “credo, Signore, aiutami nella mia incredulità!”. È la preghiera più bella che possiamo presentare al Signore.