giovedì 10 novembre

Settimana della 2 domenica della dedicazione – giovedì 

Tema del giorno

Pianto e stridore di denti

La Parola di Dio per questo giorno

LETTURA Ap 22, 1-5
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

In quel giorno. Colui che parlava mi mostrò un fiume d’acqua viva, limpido come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città, e da una parte e dall’altra del fiume, si trova un albero di vita che dà frutti dodici volte all’anno, portando frutto ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni. E non vi sarà più maledizione. Nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello: i suoi servi lo adoreranno; vedranno il suo volto e porteranno il suo nome sulla fronte. Non vi sarà più notte, e non avranno più bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà. E regneranno nei secoli dei secoli.

SALMO Sal 45 (46)

Nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.

Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
Perciò non temiamo se trema la terra,
se vacillano i monti nel fondo del mare. R

Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell’Altissimo.
Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare.
Dio la soccorre allo spuntare dell’alba. R

Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra.
Fermatevi! Sappiate che io sono Dio,
eccelso tra le genti, eccelso sulla terra. R

VANGELO Mt 25, 14-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Vangelo

La frase fa davvero paura ed è tipica di questo evangelista. Fa così paura che, spesso, è stata utilizzata anche da molti autori di letteratura, proprio per indicare l’inferno, ovvero la massima lontananza da Dio. Questo è il vero cuore della parabola che insegna che chi prenderà parte alla gioia del padrone, ovvero chi entrerà nella comunione con Dio, sarà semplicemente colui che ha saputo essere in comunione con Dio a partire dalle piccole cose della vita. Occorre non essere pigri, ovvero, fuor di metafora, compiere quell’itinerario spirituale che ciascuna anima è in grado di compiere. Non è chiesto di più, non è chiesto di meno. È chiesto solamente di non fermarsi, di non giocare al minimo. Una fede che gioca al minimo è una fede che, inevitabilmente, fa finire dove è pianto e stridore di denti. Una fede che tenta di portare frutto, così come ciascuno è capace di fare, è una fede che immetterà nella “gioia del padrone”. Ovvero nella vita eterna.

Apocalisse

Capiamo allora anche l’immagine dell’Apocalisse. Non entra nella vita eterna chi è perfetto ma chi, pur nelle difficoltà della storia, ha cercato Dio e, soprattutto, si lascia sanare da Lui; l’albero che guarisce le nazioni, indica esattamente questo. Chi ha per lo meno cercato di far fruttare i propri talenti, chi si è fidato, chi non è stato pigro, per utilizzare le immagini del Vangelo, sarà sanato in tutte le sue realtà negative, in tutti i suoi peccati e, finalmente, potrà godere della vita eterna. Vita eterna simboleggiata con i termini della Genesi, cioè come un paradiso terrestre dove tutto parla di vita, dove ci sono 12 raccolti all’anno, dove tutto parla di gioia, pace, serenità. Non sono immagini casuali, non sono immagini consolatorie, ma sono l’esatta descrizione di ciò che accade dove brilla il volto di Dio. Tutto quello che l’Apocalisse descrive, infatti, è frutto della luce dell’Angelo che brilla nel cuore di tutti i redenti. La vita eterna sarà luce piena, gioia piena, raccolto abbondante, perché Dio sarà tutto in tutti. Scomparirà perfino la fede, non ci sarà bisogno di nessun tempio, perché, finalmente, Dio sarà tutto in tutti. Anche oggi l’Apocalisse ci chiede uno sguardo di contemplazione sulle cose future, sulle cose che devono venire per aprire il nostro cuore ad accogliere quel mistero di Dio senza il quale tutto perde senso e si imbruttisce.

Intenzioni di preghiera

  • Preghiamo per noi. Preghiamo per noi perché possiamo valorizzare tutto ciò che ci mette in comunione con Dio. Preghiamo perché sappiamo essere sempre attenti alla rivelazione del suo mistero, così tanto da essere sempre immersi in quell’ottica di contemplazione che permette a tutti noi di comprendere che solo Dio dona gioia, pace, salvezza a tutti.
  • Preghiamo per le anime che si perdono. Con vero senso di intercessione, preghiamo per le anime impenitenti, per le anime di coloro che non sentono più nessun fascino del bello, del bene, del vero, del giusto. Preghiamo per quelle anime che sono diventate impenetrabili a qualsiasi fonte di luce. Preghiamo per tutte quelle anime che si allontanano da Dio senza capirne nemmeno bene il motivo e ritrovandosi, poi, sole e lontane da qualsiasi richiamo al Padre da cui viene ogni bene e ogni dono. Preghiamo per le anime pigre, per le anime che non sanno mai gioire di niente, per le anime che vivono una brutta vita e fanno vivere una vita brutta a chi è loro vicino, perché non sentono più nessun fascino, e nessun gusto delle cose belle.
  • Preghiamo per la Chiesa. Custode della Parola, sia davvero capace di spronare le anime al gusto delle cose belle, giuste, sante. Preghiamo perché la Chiesa sappia richiamare al gusto per la verità, per la pace, per l’unione. Chiediamo al Signore la forza di saper vivere bene tutto ciò che ci deve condurre all’eterna visione di Dio. Preghiamo perché la Chiesa abbia la forza di richiamarlo ad ogni uomo, senza temere nulla, senza fermarsi davanti a nessun ostacolo. Preghiamo perché questa forza della verità che ci viene dal Vangelo sia contagiosa e perché tutti sappiamo incamminarci verso questa dimensione di beata eternità.
2022-11-04T11:30:36+01:00