4 di Pasqua
Per introdurci
- Siamo davvero contenti di quello che siamo?
- Siamo davvero felici di quello che abbiamo raggiunto o che stiamo raggiungendo?
- Siamo felici della nostra vocazione?
Vorrei che la domanda giungesse diritta al nostro cuore, dal momento che questo percorso sulla gioia pasquale che abbiamo intrapreso qualche settimana fa, ci porta a questo cuore. Vorrei che questa domanda la percepissimo tutti, ciascuno rispetto alla sua vita, ma, direi, in modo del tutto particolare i giovani.
La Parola di Dio
LETTURA At 6, 1-7
Lettura degli Atti degli Apostoli
In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola». Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani. E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.
SALMO Sal 134 (135)
Benedite il Signore, voi tutti suoi servi.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.
Lodate il nome del Signore,
lodatelo, servi del Signore,
voi che state nella casa del Signore,
negli atri della casa del nostro Dio.
Il Signore si è scelto Giacobbe,
Israele come sua proprietà. R
Lodate il Signore, perché il Signore è buono;
cantate inni al suo nome, perché è amabile.
Signore, il tuo nome è per sempre;
Signore, il tuo ricordo di generazione in generazione.
Sì, il Signore fa giustizia al suo popolo
e dei suoi servi ha compassione. R
Benedici il Signore, casa d’Israele;
benedici il Signore, casa di Aronne;
benedici il Signore, casa di Levi;
voi che temete il Signore, benedite il Signore.
Da Sion, benedetto il Signore,
che abita in Gerusalemme!
EPISTOLA Rm 10, 11-15
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Fratelli, dice la Scrittura: «Chiunque crede in lui non sarà deluso». Poiché non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato». Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati? Come sta scritto: «Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene!».
VANGELO Gv 10, 11-18
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai farisei: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».
Romani
Vorrei partire dalla chiara consapevolezza che, in questa domenica, esprime l’Apostolo Paolo nell’Epistola: “Fratelli, chiunque crede in Lui non rimarrà deluso”. Come sempre, quando San Paolo riflette, ripensa alla sua storia. Un uomo che aveva conosciuto la sua vocazione giovanissimo. I suoi studi, la sua formazione, avevano già detto cosa sarebbe stata la sua vita: un tempo di impegno per Dio, un tempo di impegno, di fervore, di zelo per Dio. Certo mai avrebbe pensato Paolo di quale piega avrebbe preso quella sua vocazione di dedizione. Probabilmente Saulo, giovane, pensava ad una vita all’interno del sinedrio: era a questo che si era preparato, diventando, in fondo, l’alunno più intelligente di quella scuola di Gamaliele il Vecchio che era già di per sé un’eccellenza. Certo non una vita solo accademica, non una vita solo di studio, dal momento che, per l’epoca e per la mentalità ebraica era del tutto inseparabile l’impegno per il sapere e quello per la propagazione della fede. Missione e studio, probabilmente erano questi i cardini della vita di Paolo. Vita che viene sconvolta nell’evento di Damasco che cambia realmente il senso di questa ricerca, cambia il fine per cui San Paolo si muoverà, ma non i cardini. Paolo sarà impegnato in una nuova conoscenza del mistero di Dio, quella realizzatasi in Gesù Cristo. Così come vivrà un impegno missionario radicalmente diverso: quello a favore della nascente chiesa, anche in funzione di conversione dei fratelli nell’ebraismo, che Paolo mai dimentica, essendo essa la preziosa radice della sua vocazione. Un cambiamento forte, sostanziale, eppure un cambiamento che non muta il fine della vita di Paolo. La preghiera, la ricerca teologica, diremmo noi con termini più moderni, come pure l’impegno per l’evangelizzazione, sono stati i cardini della vita dell’apostolo. Una vocazione unica, una missione unica. Quella che lo porterà a visitare mezzo mondo allora conosciuto nel nome del Signore e a rendere piena la propria vita nel martirio subito a Roma. È proprio per quello che Paolo ha vissuto e per quello che Paolo intravvede davanti a sé che può dire: il Signore non delude. Quello di San Paolo, quindi, non è un modo di dire, non è una predicazione morale, ma è il resoconto della sua stessa vita, della sua stessa esperienza di fede. Paolo dice a ciascuno di noi: il Signore non mi ha deluso, il Signore non mi ha mai tradito, il Signore è il senso pieno dei miei giorni. Parole bellissime e profondissime. Da chi ha imparato San Paolo a vivere così? Dove ha appreso San Paolo questa norma di vita?
Vangelo
Ecco il Vangelo. È una delle predicazioni più note del Signore ed è uno dei paragoni più famosi con il quale Cristo ha parlato di sé. In un’epoca di pastori, in un’epoca in cui la gente ha ben in mente questa immagine, Gesù dice di sé stesso di essere il buon pastore. Dice, cioè, in che cosa consiste la sua vocazione. Egli deve far conoscere la sua voce, essere di esempio per il suo gregge, che è realtà preziosa da custodire. Addirittura, questo pastore dice di sentire una responsabilità anche per le pecore che non sono già nel suo gregge. Anche per queste vive la responsabilità della ricerca, del servizio premuroso. Differentemente da tutti gli altri modelli di pastore Gesù afferma che egli è venuto per dare la vita per il proprio gregge. Il servizio vocazionale non è, quindi, solamente quello del radunare il gregge, del far conoscere la voce, del custodire. Il buon pastore è chiamato a sacrificarsi per il gregge. Non è certo una novità della predicazione del Signore, che ha dedicato anche una delle parabole più note, quella della pecora smarrita, proprio a questo tema. Quindi il buon pastore viene per essere di esempio con la sua condotta. Noi capiamo bene questa metafora perché la colleghiamo direttamente alla Pasqua che stiamo celebrando in tutte queste domeniche. Comprendiamo che il Signore ci sta dicendo che egli diventa modello per noi in questo. Egli è modello di come si dona la vita per gli altri, di come si investe il tempo per gli altri, di come si sacrifica tutto in nome della prossimità, del desiderio di rendere tutti i figli di Dio fratelli nel suo nome. una vocazione unica quella del Signore, della quale egli continuamente parla e sulla quale continua a istruire i suoi discepoli.
Atti
Bellissimo, poi, il senso della prima lettura che ci ricorda che la vocazione è qualcosa di universale. Non è un privilegio di qualche uomo, non è proprietà esclusiva di un gruppo di credenti. Tutti gli esseri creati da Dio, tutti i suoi figli hanno, in Lui, una vocazione. Ovvero tutti hanno per così dire il diritto a pensare che la propria vita abbia un senso, abbia una direzione da prendere, abbia una meta verso la quale viaggiare. Scopre questa meta chi sa interrogarsi a proposito della propria vocazione, chi sa investire tempo nella ricerca di quel progetto che rende felice la propria vita. Come la prima chiesa, che ha riflettuto non solo sulla vocazione dei singoli battezzati, ma anche sulla vocazione dell’intero corpo ecclesiale. È così che è nata l’istituzione dei diaconi, servizio per una intera comunità che ha coinvolto uomini concreti, storie concrete di donazione, di servizio per il bene della chiesa. Una lettura molto bella che ci dice come bisogna sempre essere aperti ai segni dei tempi e di come occorre far nascere, anche all’interno della chiesa, nuovi modi per vivere quelle vocazioni che la forza dello Spirito di Dio, in ogni tempo, suscita. Comune ad ogni vocazione, però, è la dedizione, il servizio, vero suggello di ogni vocazione cristiana.
Per il nostro cammino
- Sul senso generale della vocazione.
Modelli diversi di vocazione a confronto. Vorrei che riprendessimo la domanda iniziale, quella che riguarda ciascuno di noi, anzitutto: siamo davvero persuasi che la nostra vita è vocazione? Siamo davvero contenti di quello che abbiamo, che realizziamo giorno dopo giorno? Certo qui rappresentate ci sono posizioni estremamente diverse, perché abbiamo fedeli che sono ormai al termine della propria vita e comprendono il senso globale della loro esistenza. Alcuni di noi possono tranquillamente rileggere ciò che è stato, certo attenendo ancora il compimento pieno della propria vocazione che è l’incontro con Cristo Risorto, ma avendo già percorso quasi tutta la parabola della propria esistenza e della propria vocazione. Alcuni di noi sono nel mezzo della realizzazione, su un discernimento già fatto e che lascia nella certezza della via mentre si realizzano le tappe progressive della definitiva realizzazione del proprio progetto di felicità. Altri di noi sono nella fase iniziale, la fase della ricerca. Fase delicata ma, certamente, la più avvincente, la più bella, quella alla quale occorre dare maggiore attenzione. Vorrei che tutti fossimo persuasi del senso vocazionale della vita. A volte pensiamo che la vocazione sia solo appannaggio di ciascuno, normalmente confondendo la vocazione con quello che, più propriamente, dovremmo chiamare la speciale consacrazione. La scelta religiosa è certo solo di alcuni! La vocazione no! La mia paura è che non tutti crediamo a questa verità e, soprattutto, che non lo stiamo trasmettendo ai giovani. Molto spesso trasmettiamo l’idea di una vita che è solo progetto, che è solo costruzione di sé, della propria esistenza in senso professionale, realizzazione personale e poco altro. La vocazione è ben più grande, perché è l’illuminazione che diamo a tutti i campi in cui si declina, poi, la nostra esistenza. Siamo, dunque, persuasi che la nostra vita è vocazione? lo insegniamo agli altri?
- Sul senso della fede.
Credo che il vero problema sia poi quello di saper rileggere la propria vita alla luce della fede. La fede di Paolo che, se provate a pensarci, è la posizione di moltissima gente semplice. La mia vita di sacerdote è costellata di persone semplici, che non hanno realizzato nulla di rilevante secondo il profilo umano, ma che hanno vissuto con questa certezza granitica di fede: il Signore non delude! A dirlo sono donne che hanno affrontato pericoli, difficoltà grandi, povertà a volte estreme. A dirlo sono uomini che hanno avuto una vita davvero provata: nella salute, nella famiglia, nel lavoro. Quante persone che ho conosciuto mi hanno detto, con le parole o con l’esempio: Dio non delude, Dio è una certezza! Costruire su Dio rende felice la vita. Credo che questo sia il problema. Oggi moltissimi giovani e meno giovani pretendono di costruire la vita su propri egoismi, in base a quello che sentono, senza un vero discernimento e, soprattutto, completamente dimentichi della propria vocazione battesimale. Allontanandosi da Dio vediamo come, spesso, ci si rifugia in progetti propri che non sempre sono grandi, di ampio respiro, capaci di realizzare la vita di un uomo. Ecco perché siamo pieni di gente delusa, di adulti che, a metà della vita o oltre, pretendono di cambiare tutto, quasi pensando che si possa iniziare da capo, come un gioco! Ma né la vita né la vocazione sono tali! Scoprire il senso vocazionale dell’esistenza va di pari passo con la scoperta di Dio, del proprio cammino di fede. Come San Paolo ben ci ha detto e testimoniato. Se vogliamo avere un chiaro orizzonte vocazionale nel quale ancorare la nostra esistenza, dobbiamo avere una vita di fede seria ed intensa. Ed è questo che io consiglierei soprattutto ai giovani!
- Cosa dobbiamo fare?
La domanda pratica è d’obbligo, per non lasciare nell’indeterminato. Per scoprire la propria vocazione occorre pregare, come poi per rimanere fedeli ad essa e pronti a scoprire cosa Dio continua a dire alla vita di ciascuno.
Per scoprire la felicità della propria chiamata occorre rimanere dentro una comunità e mettendosi al servizio di essa, secondo le forme più svariate che questo concetto può avere e può significare.
Per costruire il proprio progetto di vita felice occorre una chiara idea di donazione, come ci ha detto Gesù nel Vangelo, che sia ad un uomo o ad una donna nel matrimonio cristiano e nella famiglia fondata sulla unione di un uomo e di una donna e aperta alla vita; che sia nella vocazione di speciale consacrazione; che sia nella missione; che sia nell’edificazione della società civile… in tutti i risvolti vocazionali c’è una chiara e decisiva donazione agli altri.
Cerchiamo di mettere tutti in pratica questi piccoli consigli. Giungeremo ad avere una vita felice. Giungeremo anche noi a dire, a testimoniare, che Dio non delude!
Ripetiamoci, spesso, oggi e sempre: chi crede in Dio non sarà deluso! Scopriremo così la nostra vocazione, il senso della nostra vita!