Giovedì 15 giugno

Settimana della 2 domenica dopo Pentecoste – giovedì 

La Parola di questo giorno

LETTURA Dt 8, 2-3. 14b-16a
Lettura del libro del Deuteronomio

In quei giorni. Mosè parlò al popolo dicendo: «Ricòrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore, se tu avresti osservato o no i suoi comandi. Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore. Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso, luogo di serpenti velenosi e di scorpioni, terra assetata, senz’acqua; che ha fatto sgorgare per te l’acqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padri».

SALMO Sal 147

Benedetto il Signore, gloria del suo popolo.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perché ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. R

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. R

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Così non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. R

EPISTOLA 1Cor 10, 16-17
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

VANGELO Gv 6, 51-58
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse alle folle dei Giudei: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».

Vangelo

Il gusto per la novità è qualcosa che riguarda tutti. Gesù si esprime con i termini del suo tempo. Avere il vino nuovo è una cosa che allieta il cuore dell’uomo. Forse Gesù avrà visto anche Giuseppe nell’atto di travasare negli otri il vino nuovo e forse avrà capito proprio da lui che ci sono piccoli segni della vita dell’uomo che aiutano a gustare le novità. O forse avrà capito da Maria e dalle donne che stavano intorno a loro che una donna è parsimoniosa e rammenda le cose fino a che può, ma quando capisce che non ne vale più la pena, compra un vestito nuovo, compra una tela nuova dalla quale trarre un vestito, magari consultandosi proprio con le amiche e le parenti, facendo festa perché, nel tempo di Gesù, avere un vestito nuovo era certamente occasione rara e, quindi, occasione di gioia. Gesù passa presto da questi simboli alla vita, come sempre. È nella vita che non bisogna perdere il gusto delle novità che il Signore propone a tutti. È nella vita che non bisogna perdere quella carica di fede che spinge a cercare le cose nuove alle quali Dio ci chiama. È nella vita che occorre rimanere aperti al gusto di tutte quelle cose che ci richiamano la bellezza di un cammino che non è finito fino a che non giunge a Dio. Perdere il gusto per le cose nuove, è anche perdere il gusto della vita. Ma, quando ciò accade, si perde anche il gusto per la propria vocazione e persino per la propria fede.

Esodo

È questo anche il senso della prima lettura. Ovviamente noi non abbiamo nulla del genere, ma nell’Israele antico “riscattare i primogeniti” aveva un valore. Era un modo per dire che tutte le vite nuove, degli uomini, del bestiame, perfino degli schiavi che non avevano nessuna considerazione nella società del tempo, dovevano essere percepite come novità creata da Dio. Per questo occorreva “riscattare”, ovvero benedire il nome di Dio che aveva creato queste vite. Si potrebbe forse dire che si “doveva dare in cambio qualcosa” a Dio per le nuove vite che aveva suscitato e che dovevano essere messe tutte sotto la sua benedizione e protezione. Se volete è una forma di fede molto semplice, forse addirittura embrionale. Eppure ha una grande verità sottesa. Dio crea nuova vita e benedice. L’uomo deve rispettare questo atto della creazione di Dio e rimettersi nella sua protezione, se vuole gustare davvero quelle novità che Dio mette nel cammino di ciascuno.

Il nostro cammino di fede

Come dicevo siamo lontanissimi da tutte queste cose. Intanto perché non abbiamo il gusto per le cose nuove della vita. Tutto è un po’ immediato, tutto è un po’ scontato, tutto è un po’ frutto del nostro lavoro e della nostra fatica, per cui mi permetto cose nuove quando posso permettermele! Questo modo di vedere ha tolto tutto quel senso di attesa da parte di Dio che, invece, era presente al tempo del Signore e per molti secoli dopo la sua venuta, praticamente fino ai nostri giorni. Un po’ perché abbiamo dimenticato o quasi che la nostra vita ha bisogno di benedizione. Anche quando si viene a chiedere una benedizione sembra quasi che si voglia compiere un rito scaramantico, quasi un dire: “non si sa mai!”. La spiritualità propria di questo giorno, che è anche vigilia del giorno proprio del Sacro Cuore, ci chiede di tornare un po’ sui nostri passi e di saper ragionare proprio sulla necessità che ogni vita ha della benedizione di Dio. Oppure ci chiede di ragionare proprio sul senso della novità che ogni vita deve saper custodire.

Nella festa di domani noi concluderemo la lunga serie delle litanie del Sacro Cuore dicendo: “Cuore di Gesù rendi il nostro cuore simile al tuo!”. Il cuore di Gesù è il cuore di colui che ha portato la più grande novità della storia nel mondo: la novità di un Dio che si abbassa all’umanità per redimerla. Il cuore di Gesù è il cuore di chi ha saputo gioire per il cammino degli uomini che si rinnovava, il cuore che ha saputo lodare il Padre per tutti i segni di speranza che vedeva, il cuore di chi ha saputo proporre a tutti un cammino da custodire, come unica fonte di benedizione per la vita. Adorando il Sacro Cuore e attendendo la festa di domani, cominciamo già oggi a chiedere queste grazie spirituali al Signore. Avremo così quella “marcia in più” per pregare davanti al suo Sacratissimo Cuore e per sentire che la nostra vita è tutta un cammino di benedizione e di novità. Fino a quando entreremo in quella novità che rimarrà per l’eternità e che sarà la vita, da risorti, in Dio.

Intenzioni di preghiera

Davanti ad un’immagine del Sacro Cuore, chiediamo a Dio benedizione per le nostre vite e per quelle dei nostri cari.

2023-06-09T10:26:48+02:00