Settimana della 7 domenica dopo Pentecoste – lunedì
La spiritualità di questo giorno
La settimana ci farà celebrare S. Marcellina e S. Maria Maddalena. Per il resto, liturgicamente, viviamo la settimana prevista con il lezionario in corso.
La Parola di questo giorno
LETTURA Gs 11, 15-23
Lettura del libro di Giosuè
In quei giorni. Come aveva comandato il Signore a Mosè, suo servo, così Mosè aveva comandato a Giosuè e così Giosuè fece, non trascurando alcuna parola di quanto il Signore aveva comandato a Mosè. Giosuè si impadronì di tutta questa terra: la zona montuosa, tutto il Negheb, tutta la regione di Gosen, la Sefela, l’Araba, le montagne d’Israele e il loro bassopiano. Dal monte Calak, che sale verso Seir, fino a Baal-Gad nella valle del Libano ai piedi del monte Ermon: catturò tutti i loro re, li vinse e li uccise. Per molto tempo Giosuè fece guerra a tutti questi re. Non ci fu alcuna città che facesse pace con gli Israeliti, eccetto gli Evei che abitavano Gàbaon: le presero tutte con le armi, perché veniva dal Signore che il loro cuore si ostinasse a dichiarare guerra a Israele, per votarle allo sterminio senza pietà e così distruggerle, come il Signore aveva comandato a Mosè. In quel tempo Giosuè andò a eliminare gli Anakiti dalla zona montuosa: da Ebron, da Debir, da Anab, da tutti i monti di Giuda e di Israele. Giosuè li votò allo sterminio con le loro città. Non rimasero Anakiti nella terra degli Israeliti. Ne rimasero alcuni solo a Gaza, a Gae ad Asdod. Giosuè prese tutto il territorio, come il Signore aveva ordinato a Mosè. Giosuè lo assegnò in eredità a Israele, secondo le loro divisioni in tribù. E la terra visse tranquilla, senza guerra.
SALMO Sal 27 (28)
Il Signore è la forza del suo popolo.
Sia benedetto il Signore,
che ha dato ascolto
alla voce della mia supplica. R
Il Signore è mia forza e mio scudo,
in lui ha confidato il mio cuore.
Mi ha dato aiuto: esulta il mio cuore,
con il mio canto voglio rendergli grazie. R
Forza è il Signore per il suo popolo,
rifugio di salvezza per il suo consacrato.
Salva il tuo popolo e benedici la tua eredità,
sii loro pastore e sostegno per sempre. R
VANGELO Lc 9, 37-45
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Quando furono discesi dal monte, una grande folla venne incontro al Signore Gesù. A un tratto, dalla folla un uomo si mise a gridare: «Maestro, ti prego, volgi lo sguardo a mio figlio, perché è l’unico che ho! Ecco, uno spirito lo afferra e improvvisamente si mette a gridare, lo scuote, provocandogli bava alla bocca, se ne allontana a stento e lo lascia sfinito. Ho pregato i tuoi discepoli di scacciarlo, ma non ci sono riusciti». Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa, fino a quando sarò con voi e vi sopporterò? Conduci qui tuo figlio». Mentre questi si avvicinava, il demonio lo gettò a terra scuotendolo con convulsioni. Gesù minacciò lo spirito impuro, guarì il fanciullo e lo consegnò a suo padre. E tutti restavano stupiti di fronte alla grandezza di Dio. Mentre tutti erano ammirati di tutte le cose che faceva, disse ai suoi discepoli: «Mettetevi bene in mente queste parole: il Figlio dell’uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini». Essi però non capivano queste parole: restavano per loro così misteriose che non ne coglievano il senso, e avevano timore di interrogarlo su questo argomento.
La scrittura
La Scrittura di questo giorno ci fa riflettere sulla grandezza degli uomini e di Dio in modo molto differente.
- Il tema è affrontato, anzitutto, dalla lettura di Giosuè. Certamente è un uomo che definiremmo “grande”. Così è ricordato in Israele. Grande per le conquiste, come spesso ci capita di ascoltare dalla Scrittura. Anche oggi la lettura era tutta un’esaltazione di Giosuè e del suo grande fervore militare. Davvero un uomo grande, potente, capace di organizzare il suo esercito, capace di usare le armi e l’intelligenza. Davvero un uomo da ammirare se stiamo ad una valutazione politica.
- Il secondo uomo grande è il papà del ragazzo indemoniato di cui si parla nel Vangelo. È tutt’altro genere di grandezza. Si parla di un uomo che soffre per le sofferenze del figlio, un uomo che non sa più cosa fare, non sa più cosa provare per quel figlio che è così soggetto al demonio. Un uomo davvero grandioso, perché sa umiliarsi, sa chiedere, sa dire tutta la sua povertà. Sa rimettere tutte le sue preoccupazioni nelle mani e nel cuore di Gesù che, per questa fede, guarisce il ragazzo. È la grandezza spirituale di un uomo.
- Su tutte, però, brilla la grandezza del Signore. Dopo un miracolo così eclatante, dopo un miracolo così bello, potremmo aspettarci una festa, un pranzo, un momento di ringraziamento per il Signore, come ce ne sono molti nel Vangelo. Gesù, invece, di fronte alla gente che rimane colpita dal miracolo attuato, parla della passione, ovvero della sua sofferenza, della sua morte, della sua solitudine di fronte al mistero del male. Così Gesù parla della grandezza di Dio, grandezza che si vede nella piccolezza, nel segno della Croce, che è tutt’altro rispetto a quell’onore, a quella gloria, a quella fama che un uomo si aspetta o vuole.
Così il Vangelo insegna che si può essere grandi nelle opere che si compiono o negli affetti che si vivono o in moltissime altre dimensioni. Ma mai un uomo è così grande come quando fa esattamente come ha fatto il Signore, ovvero quando rimette tutto nelle mani di Dio per donarsi agli altri. Ad imitazione perfetta del Signore, che è grande nell’abbassamento di sé fino alla donazione completa di sé.
Un ringraziamento
Oggi dovremmo ringraziare il Signore per un insegnamento che non è certo nuovo e che, tuttavia, facciamo molta fatica ad apprendere. Anche noi cerchiamo di costruire la nostra grandezza proprio nel senso della lettura di Giosuè, perché vogliamo far notare quello che siamo capaci di fare in una direzione piuttosto che in un’altra, in un ramo piuttosto che in un altro… Come vedete la lettura che sembra così lontana da noi tutti, è molto più vicina a noi di quanto crediamo. In fondo, sebbene con termini diversi, anche noi ragioniamo allo stesso modo: misuriamo la grandezza di un uomo dal suo potere, da ciò che appare. Siamo ancora distanti dalla logica evangelica!
Una richiesta
Per questo oggi inviterei tutti a rimettere nelle mani del Signore una preghiera semplice, di affidamento, come quella del papà del Vangelo, chiedendo al Signore nient’altro che di imparare a vivere come Lui ci ha insegnato e cioè donandoci agli altri. Forse in estate cerchiamo un po’ più di tempo per noi, per le cose che ci piacciono, per quelle che ci rallegrano. Potremmo fare tutti qualcosa di più e cercare di vivere bene anche qualche tempo di donazione di noi stessi umile, generosa, secondo quello che possiamo fare. L’estate potrebbe essere anche questo, magari anche solo con qualcuno che ha bisogno di colmare la solitudine. Vi invito a considerare come molte persone che rimangono nelle nostre città in estate soffrono molto la solitudine, perché anche le abituali frequentazioni vengono meno. Siamo sicuri di non poter fare nulla per loro? Oppure pensiamo ad altri contesti che conosciamo: quale spazio di donazione possiamo vivere?
Invito alla preghiera
Mentre in estate viviamo molto per noi, pensando ai nostri interessi o al nostro riposo, preghiamo per non essere egoisti, per donarci sempre un poco di più agli altri. Questo potrebbe rendere diversa la nostra preghiera e la nostra estate.