Martedì 12 settembre

Settimana della 2° domenica dopo il martirio – martedì 

La Parola di questo giorno

LETTURA Ct 1, 2-6b
Lettura del Cantico dei Cantici

Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, migliore del vino è il tuo amore. Inebrianti sono i tuoi profumi per la fragranza, aroma che si spande è il tuo nome: per questo le ragazze di te si innamorano. Trascinami con te, corriamo! M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo di te, ricorderemo il tuo amore più del vino. A ragione di te ci si innamora! Bruna sono ma bella, o figlie di Gerusalemme, come le tende di Kedar, come le cortine di Salomone. Non state a guardare se sono bruna, perché il sole mi ha abbronzato.

SALMO Sal 30 (31)

Salvaci, Signore, per amore del tuo nome.

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia.
Tendi a me il tuo orecchio,
vieni presto a liberarmi. R

Sii per me una roccia di rifugio,
un luogo fortificato che mi salva.
Perché mia rupe e mia fortezza tu sei,
per il tuo nome guidami e conducimi. R

Esulterò e gioirò per la tua grazia,
perché hai guardato alla mia miseria,
hai conosciuto le angosce della mia vita;
non mi hai consegnato nelle mani del nemico,
hai posto i miei piedi in un luogo spazioso. R

EPISTOLA Rm 15, 8-12
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, dico che Cristo è diventato servitore dei circoncisi per mostrare la fedeltà di Dio nel compiere le promesse dei padri; le genti invece glorificano Dio per la sua misericordia, come sta scritto: «Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome». E ancora: «Esultate, o nazioni, insieme al suo popolo». E di nuovo: «Genti tutte, lodate il Signore; i popoli tutti lo esaltino». E a sua volta Isaia dice: «Spunterà il rampollo di Iesse, colui che sorgerà a governare le nazioni: in lui le nazioni spereranno».

VANGELO Lc 1, 26-28
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te».

Vangelo

“Il nome della Vergine era Maria”. Una notazione brevissima. Quasi un intermezzo in una pagina densa di altri contenuti spirituali. Eppure San Luca si gloria di scriverlo e di darci, tra le primissime parole del Vangelo, il nome della Madre di Dio.

Il nome, presso il popolo ebraico e in tutta la Scrittura, dice l’identità della persona e anche la sua vocazione. Dire il nome di una persona significa conoscerla in profondità. Non solo sapere chi è così, superficialmente, dire il nome di una persona è sapere la sua origine, conoscere la sua storia, sapere a quale vocazione Dio ha chiamato questa persona. Così San Luca ci sta parlando della sua conoscenza della Vergine. Quando San Luca ci dice che conosce il suo nome, intende dire che egli l’ha conosciuta, ha condiviso parte dei suoi giorni, ha raccolto la sua parola, ha ascoltato le sue confidenze, ha pregato con lei il nome benedetto del Figlio suo che, come ci diceva l’epistola, è fonte di salvezza per tutti coloro che lo invocano, per tutti coloro che credono. San Luca ci sta dicendo che, nella condivisione dei giorni, è nata quella conoscenza di fede e non solo umana per la quale egli ci sta parlando e per la quale egli ci sta proponendo la Vergine come modello. Il nome di Maria non è un nome qualunque. È il nome della Madre, è il nome di Colei che ha preso parte, in modo del tutto singolare, alla vita di Cristo e della prima Chiesa. Il nome di Maria è il nome da invocare, ci sta dicendo ancora l’Evangelista, se vogliamo giungere ad una conoscenza sempre più forte e sempre più perfetta di Cristo.

Cantico

A questa lettura faceva eco il Cantico dei Cantici, con le sue immagini sempre difficili e le sue parole sempre da interpretare. È la sposa che si sta presentando. Di sé stessa la sposa dice di essere bella ed abbronzata per il lavoro che ha sopportato nei campi. È la presentazione di una donna che lavora, di una donna umile chiamata ad essere la Sposa. Questa immagine si addice perfettamente a Maria. Ella è donna umile, ragazza umile, di famiglia pressoché sconosciuta, in un paese poco importante. Ci sarebbero tutti i motivi per dire che ella avrebbe potuto rimanere sconosciuta per i secoli a venire. Invece Dio l’ha resa la donna più conosciuta della storia, il nome più invocato da sempre nel mondo. Se è accaduto questo non è solo per l’umiltà della Vergine, ma è anche per quel suo “lavoro” spirituale intenso ed unico. Ella ha ascoltato la Parola, l’ha meditata, l’ha accolta, ne ha fatto il centro e il cuore del suo personale percorso spirituale. È per questo che, poi, ha accolto la Parola che si fa carne, ovvero la stessa presenza di Dio dentro di lei, per donarlo al mondo. Ecco il lavoro spirituale umile, discreto, costante di Maria che ha vissuto con perfezione la sua vocazione. La perfezione che viene dallo Spirito di Dio e che le ha permesso di essere sempre consapevole del dono di grazia presente in lei, onorandolo con una vita immacolata. Quando noi invochiamo il nome della Vergine Santa diciamo tutte queste verità insieme.

Provocazioni di fede per il cammino

Come invochiamo il nome di Maria?

Oggi vorrei suggerirvi di sostare su questa breve meditazione e mettendo al centro della vostra riflessione questa provocazione. Noi conosciamo il nome di Maria, conosciamo tutte le cose che la Scrittura ci permette, oggi, di “ripassare” per così dire. Le realtà adombrate nelle Scritture che abbiamo brevemente commentato sono già state molte altre volte oggetto della nostra meditazione e, per questo, noi possiamo giustamente dire di poter conoscere il nome di Maria. Ma al di là della conoscenza teologica, spirituale, noi come invochiamo il nome di Maria? Con quale fede? Con quale amore? Stiamo attenti: non ci deve bastare il poter dire: conosco e recito l’Ave Maria, conosco e recito il Santo Rosario, vivo pellegrinaggi di fede e di devozione… queste realtà possono tutte essere cose bellissime, vere, assolutamente centrali per la nostra esistenza. Eppure potrebbero non essere ancora un modo per onorare la Vergine e per invocare il suo nome con fede. Quando queste pratiche diventano un’abitudine, quando sgranare il rosario diventa un modo per biascicare qualche “Ave Maria”, quando invocare il nome della Vergine significa chiedere cose, quasi come se si barattasse con lei qualche cosa… non stiamo certo invocando il suo nome con fede! Invocare il nome di Maria chiede rispetto. Il rispetto che dobbiamo portare per la Madre di Dio. Abbiamo questo rispetto? Invocare il nome di Maria richiede gentilezza e attenzione. Sono in noi queste realtà? Invocare il nome di Maria significa volerne imitare il tenore spirituale, fatto di accoglienza della Parola, di confronto con Gesù, di pensiero costantemente centrato su Dio. Abbiamo questa voglia? Avvertiamo questo desiderio? Comunque sia, invochiamo con fiducia il nome di Maria. Anche se non vivessimo tutte queste realtà al 100%, non perdiamo la fiducia e chiediamo alla Santa Vergine di aiutarci a fare di meglio, ad invocare di più il suo nome, ad essere sempre più convinti che, solo con la sua compagnia e sotto la sua protezione, possiamo giungere a quella vetta spirituale della vita cristiana che è la santità. Chiediamo questi doni al Signore come fonte di rinnovamento per la nostra fede.

Invito alla preghiera

Vi invito a invocare il nome di Maria con costanza e con fede. Il Rosario di oggi sia recitato con calma, attenzione, gustando quelle parole dell’Ave che conosciamo bene e che non devono diventare una cantilena, ma l’invocazione di un cuore credente.

2023-09-08T20:43:53+02:00