Domenica 17 settembre 2023

3° Domenica dopo il martirio

Per introdurci

  • Cosa c’è al centro della nostra fede?
  • La persona di Cristo che importanza ha nel mio percorso di fede e di vita?

Vorrei proprio che, all’inizio dell’anno pastorale, in questa domenica che ci introduce alla festa solenne di San Maurizio, tutti prendessimo coscienza della centralità della persona di Cristo nei nostri cammini di fede.

La Parola di Dio 

LETTURA Is 11, 10-16
Lettura del profeta Isaia

In quel tempo. Isaia parlò, dicendo: «In quel giorno avverrà che la radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli. Le nazioni la cercheranno con ansia. La sua dimora sarà gloriosa. In quel giorno avverrà che il Signore stenderà di nuovo la sua mano per riscattare il resto del suo popolo, superstite dall’Assiria e dall’Egitto, da Patros, dall’Etiopia e dall’Elam, da Sinar e da Camae dalle isole del mare. Egli alzerà un vessillo tra le nazioni e raccoglierà gli espulsi d’Israele; radunerà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra. Cesserà la gelosia di Èfraim e gli avversari di Giuda saranno sterminati; Èfraim non invidierà più Giuda e Giuda non sarà più ostile a Èfraim. Voleranno verso occidente contro i Filistei, insieme deprederanno i figli dell’oriente, stenderanno le mani su Edom e su Moab e i figli di Ammon saranno loro sudditi. Il Signore prosciugherà il golfo del mare d’Egitto e stenderà la mano contro il Fiume. Con la potenza del suo soffio lo dividerà in sette bracci, così che si possa attraversare con i sandali. Si formerà una strada per il resto del suo popolo che sarà superstite dall’Assiria, come ce ne fu una per Israele quando uscì dalla terra d’Egitto».

SALMO Sal 131 (132)

Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Il Signore ha giurato a Davide,
promessa da cui non torna indietro:
«Il frutto delle tue viscere
io metterò sul tuo trono!». R

Sì, il Signore ha scelto Sion,
l’ha voluta per sua residenza:
«Questo sarà il luogo del mio riposo per sempre:
qui risiederò, perché l’ho voluto. R

Là farò germogliare una potenza per Davide,
preparerò una lampada per il mio consacrato.
Rivestirò di vergogna i suoi nemici,
mentre su di lui fiorirà la sua corona». R

EPISTOLA 1Tm 1, 12-17
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia mettendo al suo servizio me, che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento. Ma mi è stata usata misericordia, perché agivo per ignoranza, lontano dalla fede, e così la grazia del Signore nostro ha sovrabbondato insieme alla fede e alla carità che è in Cristo Gesù. Questa parola è degna di fede e di essere accolta da tutti: Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna. Al Re dei secoli, incorruttibile, invisibile e unico Dio, onore e gloria nei secoli dei secoli. Amen.

VANGELO Lc 9, 18-22
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elia; altri uno degli antichi profeti che è risorto». Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio». Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».

Vangelo

Non è certo la prima volta che riflettiamo su questa domanda, eppure io vorrei che tutti sentissimo la domanda di Gesù maestro rivolta a ciascuno di noi. vorrei che tutti ci chiedessimo: chi è Cristo per me? Vorrei che, magari in un attimo di silenzio davanti alla Croce di Gesù, tutti ci domandassimo chi è Cristo per noi, cosa rappresenta per la nostra vita e per la nostra fede, che conoscenza abbiamo di lui, come alimentiamo continuamente questa conoscenza… Domande che è bello farci anche in stagioni diverse della vita e della fede.

Il Vangelo ci mette sulle tracce di alcune risposte. Alcune imprecise: sono le risposte di chi indica in Gesù un modello, un profeta, forse un uomo grande del passato. Sono tutte risposte di persone semplici che si mettono di fronte alla persona di Gesù perché lo hanno incontrato, lo hanno visto, lo hanno seguito in qualche sua predicazione, ma di lui hanno un’idea imprecisa. Solo Pietro, per rivelazione e non certo per bravura personale, dà la risposta giusta: “il Cristo di Dio!”. sembra una risposta formale, di fede, da catechismo, perfetta nella teologia ma assolutamente lontana dalla realtà. È Gesù che riporta tutti con i piedi per terra, ricordando che quell’essere “l’unto del Signore”, “l’amato”, il “Figlio prediletto”, significherà affrontare il dolore dell’esistenza, le difficoltà della vita, il prendere su di sé la Croce e soffrire per tutti e infine morire. Per poi risorgere e dare certezza, forza, ispirazione a coloro che vogliono seguirlo.

Così il Signore lascia trasparire non solo il segreto della sua identità, ma anche il segreto dell’identità del credente. Colui che crederà nel suo nome, colui che spererà nel suo nome, dovrà essere un uomo, una donna che, sentendosi perdonato nei suoi peccati proprio dalla Pasqua del Signore, proprio dalla sua passione redentrice, cercherà di testimoniare, nella storia, la sua presenza, la sua vicinanza, la sua perenne capacità di accompagnare tutti coloro che si affidano a Lui. Il credente è colui che accetta la logica della rivelazione del Signore, che passa attraverso l’umiliazione, la sofferenza, la morte, per incamminarsi verso quella vita eterna nella quale è Cristo stesso che introduce, per essere in comunione con il Padre. Come sempre Gesù, anche partendo da una fede semplice, fatta anche di formule, di cose imparate a memoria, di ricordi vaghi, introduce in un modo di vivere la fede che ingloba tutta la vita.

Isaia

Così anche Isaia che raccomandava a coloro che stavano per tornare nella terra dei padri di seguire il “vessillo” della fede. A un popolo diviso, distrutto, con una fede più formale, più liturgica che reale, il profeta raccomanda di non smettere di avere Dio come vessillo, perché Dio vuole essere come un vessillo per tutti i popoli. Ovviamente l’immagine a noi dice poco, ma in un tempo in cui ci si muoveva in gruppo dietro le bandiere, l’immagine diceva molto di più. Soprattutto richiamava il grande ideale di sentirsi parte di un popolo che cammina insieme, lotta insieme, spera insieme, insieme sostiene le difficoltà della vita, insieme milita per avere successo. Il profeta ricorda a tutti che una vita davvero riuscita non è solo quella di chi riporta conquiste e vittorie, ma soprattutto quella di chi si mette a servire Dio, vero ideale dei cuori. Chi fa questo, chi intende seguire il “vessillo di Dio”, apre una strada che non è solo per sé ma anche per altri. Il profeta insegna che chi ha fede non solo si mette sotto la protezione di Dio, ma richiama sempre anche altri a vivere il medesimo invito a credere. Il credente è come un punto di riferimento, nonostante le debolezze della sua persona e le difficoltà del cammino che sono comuni a tutti.

Timoteo

San Paolo ci aiuta a riflettere su questi temi, presentandosi come uno che ha saputo vivere e combattere sotto il “vessillo di Cristo”. Anzitutto Paolo si presenta come un chiamato da Cristo e uno che ha ottenuto misericordia per i suoi peccati. Presentazione fondamentale, perché ci riporta al vangelo. Paolo mette tutte le sue sofferenze di uomo e di peccatore nelle mani di Cristo e ci insegna che egli è semplicemente uno di quello che hanno ottenuto misericordia da Cristo. Paolo ci dice poi un’altra cosa fondamentale. Lui, debole per natura, debole come tutti gli uomini, scopre, in Cristo, un principio di forza al quale ancorare tutta la propria esistenza. Questo principio di forza non è solo interiore, ma diventa anche punto di riferimento per altri. Paolo offre la sua vita, comprende che la sua vita è vita donata, vita che deve essere offerta e, per questo, la sua esistenza diventa missione. Missione nella quale proclamare la centralità di Cristo nella propria esistenza, perché altri scoprano questo principio di forza e, seguendo Cristo, donino la propria vita per gli altri. Questo è il vero significato del mettere Cristo al centro della propria esistenza.

Per il nostro cammino

Possiamo trarre diverse ispirazioni per il nostro cammino.

La prima prende spunto proprio dall’immagine del vessillo. Sant’Ignazio di Loyola ne ha tratto una delle sue più celebre meditazioni, la “meditazione delle due bandiere”, con la quale insegna che o si milita sotto la bandiera di Cristo, che è anche la bandiera della Chiesa, o si milita sotto quella del demonio, del male, della perdizione. La differenza è visibile negli atti di ciascuno, nel modo di vivere di ciascuno, nel modo di intendere la vita di ciascuno. Forse anche noi potremmo chiederci:

  • Sotto chi milito?
  • Quale bandiera seguo?

Credo che sia molto utile lasciare che la Parola di Dio ci metta un po’ con le spalle al muro e ci dica che, se non siamo sotto una bandiera, coraggiosamente, secondo quello che la nostra volontà permette, siamo sotto l’altra. All’inizio di un anno pastorale mi sembra molto utile che ci lasciamo provocare da questa Parola di Dio e cerchiamo di comprendere che anche noi dobbiamo decidere cosa fare di noi stessi, del cammino che ci sta davanti, della chiamata che riceviamo.

La seconda: mettere al centro della propria vita e della propria fede Cristo, significa accettare quella logica crocifiggente che è la logica della donazione. Chi mette al centro Cristo, chi milita con Cristo, fa questo! Lascia che la sua vita diventi donazione. Credo che questa sia già una verità per molti di noi, ma anche il Vescovo ci ha richiamato, nella sua lettera pastorale, a non essere egoisti, a non trattenere tutto per noi, a vivere quella logica di donazione di sé, del proprio tempo, delle proprie capacità, delle proprie cose, che è la logica principale espressa nel vangelo. Proviamo a chiederci se viviamo così, se la logica della donazione ci appartiene, se la logica di una vita spesa a servizio di Dio e, in Lui, a servizio di qualcuno è la logica con la quale  vogliamo vivere i nostri giorni o se ci sono altre logiche che ci blindano.

Una terza provocazione. San Paolo ma anche il profeta, ci hanno detto che chi vive di fede, sente di avere una forza che lavora dentro la propria anima. Oggi siamo in un tempo in cui mettiamo più in luce le debolezze del credere che non la forza che viene dallo Spirito. E se invece ci fosse chiesto proprio questo? Se ci fosse invece chiesto di fare della nostra vita un momento in cui mettere in luce che Cristo diventa forza per chi crede, nonostante le debolezze di ciascuno?

Vorrei che questa piccola provocazione ci aiutasse soprattutto mentre iniziamo questa settimana straordinaria che è la settimana della festa di San Maurizio, festa della comunità e festa della città. Vorrei che ci aiutasse a comprendere che i 15 anni di vita della comunità pastorale, ci dicono anche questo: la comunità per coloro che la abitano, per coloro che la vivono, diventa luogo di forza, pur in un tempo di debolezza.

Una quarta provocazione. Oggi viviamo la giornata per il Seminario, luogo di fede, di formazione, di cultura, di testimonianza. Luogo cardine per la vita della Chiesa, perché è il luogo della formazione dei sacerdoti del futuro. Oggi tutti dobbiamo sentirci richiamati al dovere di una preghiera per il seminario e per i seminaristi, per le vocazioni ma anche per chi si dedica, con generosità, passione, impegno, a formare coloro che, domani, saranno l’anima di molte comunità cristiane della Diocesi. Credo che tutti dobbiamo sentirci partecipi di questa preghiera, ma anche che tutti dobbiamo metterci nella parte di chi vuole vivere una vita come vocazione e di chi vuole insegnare ai giovani che la vita è vocazione. Questa è la realtà più urgente che ci deve interessare. Non dimentichiamo, quindi, di vivere anche questa preghiera che diventa intercessione preziosa ed anzi indispensabile.

Come sempre la Parola di Dio ci apre orizzonti quanto mai ricchi di riflessione, meditazione, provocazione. Lasciamo che essa lavori dentro di noi per vivere bene anche la prossima festa comunitaria.

2023-09-15T11:08:35+02:00