Settimana della 5° domenica dopo il martirio – mercoledì – San Francesco
La Parola di questo giorno
LETTURA Sof 2, 3a-d; 3, 12-13a. 16a-b. 17a-b. 20a-c
Lettura del profeta Sofonia
Così dice il Signore Dio: «Cercate il Signore voi tutti, poveri della terra, che eseguite i suoi ordini, cercate la giustizia, cercate l’umiltà. Lascerò in mezzo a te un popolo umile e povero. Confiderà nel nome del Signore il resto d’Israele. In quel giorno si dirà a Gerusalemme: «Non temere, Sion, il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente. Gioirà per te, ti rinnoverà con il suo amore». In quel tempo io vi guiderò, in quel tempo vi radunerò e vi darò fama e lode fra tutti i popoli della terra».
Oppure:
LETTURA AGIOGRAFICA
Vita di san Francesco d’Assisi
Francesco nacque ad Assisi da un ricco mercante, e fu avviato all’esercizio della professione paterna. Un giorno, contro la sua abitudine, respinse un povero che gli chiedeva, per amore di Cristo, un po’ di denaro; ma subito si pentì del rifiuto, lo soccorse generosamente e promise a Dio che da quel giorno mai più avrebbe negato l’elemosina a chiunque la domandasse. Qualche tempo dopo si ammalò gravemente; e, dopo la guarigione, si dedicò con impegno ancora maggiore a opere di carità, tanto che, per seguire perfettamente il Vangelo, distribuiva ai poveri quello che aveva. Il padre, colmo d’ira, lo trascinò allora davanti al Vescovo di Assisi perché rinunziasse a ogni diritto nella proprietà familiare: Francesco, spogliatosi anche delle vesti, lasciò ogni ricchezza, affermando che da quel momento con più verità gli sarebbe consentito di ripetere: «Padre nostro, che sei nei cieli». La parola del Vangelo udita leggere un giorno: «Non procuratevi oro, né argento, né monete di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali» divenne la norma ispiratrice della sua vita. Scalzo, vestito solo di una tunica, diede inizio con dodici compagni, all’ordine dei Frati Minori, recandosi poi nel 1209 a Roma per ottenere dalla Santa Sede l’approvazione della regola. Papa Innocenzo III l’accolse con bontà e confermò oralmente la regola del suo Ordine. Così Francesco poté inviare i suoi frati a predicare il Vangelo di Cristo in tutte le parti del mondo e, bramando egli stesso di morire martire, raggiunse l’Oriente, ove fu trattato con ogni rispetto dal Sultano; ma non vedendo alcuna speranza di conversione tornò in Italia. Dopo aver provveduto il suo ordine di diverse case, si ritirò in solitudine sul monte della Verna: qui, dopo aver dato inizio a un digiuno di 40 giorni in onore di san Michele arcangelo, il giorno dell’Esaltazione della Santa Croce, gli apparve un serafino recante fra le ali l’immagine del crocifisso, il quale gli impresse nelle mani, nei piedi e nel costato le stigmate delle ferite. Due anni dopo, sentendosi gravemente ammalato, volle essere trasportato nella chiesa di santa Maria degli Angeli per rendere a Dio l’ultimo soffio della vita, là dove da Dio aveva ricevuto l’impulso alla vita rinnovata. E lì, dopo aver esortato i frati alla povertà, alla mitezza, alla fede della santa Chiesa Romana, mentre recitava il salmo «Con la mia voce al Signore grido aiuto» alle parole «i giusti mi faranno corona, quando mi concederai la tua grazia» emise l’ultimo respiro. Era il 4 ottobre dell’anno 1226. Per i suoi insigni miracoli venne proclamato santo da papa Gregorio IX. Francesco, povero e umile, vero ritratto di Gesù Cristo, ha dato agli uomini disorientati e sconvolti del suo tempo esempi inesauribili di vita evangelica e ha mostrato nuove vie e audaci possibilità per riformare la vita pubblica e privata. Per questi aspetti della sua santità Pio XII lo ha proclamato patrono principale d’Italia.
SALMO Sal 56 (57)
A te, Signore, la lode, la gloria e l’onore.
Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.
Invocherò Dio, l’Altissimo,
Dio mandi il suo amore e la sua fedeltà. R
Saldo è il mio cuore, o Dio,
saldo è il mio cuore.
Voglio cantare, voglio inneggiare:
svégliati, mio cuore, svegliatevi, arpa e cetra,
voglio svegliare l’aurora. R
Ti loderò fra i popoli, Signore,
a te canterò inni fra le nazioni:
grande fino ai cieli è il tuo amore
e fino alle nubi la tua fedeltà. R
EPISTOLA Gal 6, 14-18
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo. Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio. D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.
VANGELO Mt 11, 25-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo il Signore Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Sofonia
La domanda che pongo a me e a tutti voi in questo terzo giorno di esercizi per la nostra comunità pastorale è questa: come devono essere le relazioni nella comunità nella quale viviamo? Sono molto contento che questa domanda coincida con il giorno nel quale noi tutti festeggiamo San Francesco, santo che conosciamo bene, del quale ci sentiamo spontaneamente amici e che ha riflettuto a lungo su questo tema, specie nel dare origine a quella forma di fraternità nella quale i membri si chiamano proprio “frati”, cioè fratelli.
I tratti fondamentali della relazione fraterna tra i credenti in genere sono già tutti presenti nella lettura di Sofonia. Diceva il profeta: “Cercate il Signore”. Dove nasce la fraternità dei credenti? Il profeta dice con estrema chiarezza che la fraternità nasce dove si prende consapevolezza che, insieme, si sta cercando il Signore. Perché San Francesco fonda i frati? Perché questo nuovo modo di essere nella Chiesa? Il primo motivo è proprio quello della fede. Francesco ha voluto condividere in un cammino fraterno le aspirazioni che portavano tanti a voler conoscere il Signore, come lui si sentiva mosso da questo desiderio forte, unico, irrefrenabile, pio e santo. È il desiderio di arrivare insieme a Dio che fa nascere il sentimento di fraternità tra tutti coloro che si sentono in cammino verso il Signore. È la consapevolezza che viene dal recitare insieme la preghiera del Padre nostro che porta tutti a ritenersi fratelli ed in cammino verso Dio. Il profeta aggiungeva, poi, altri due tratti fondamentali di questo cammino: “umiltà e povertà”. Sono altri due tratti fondamentali del cammino di fede di Francesco, ma non solo suoi. Il profeta li propone a tutti. Tutti coloro che vogliono servire il Signore devono impegnarsi nell’umiltà e nella povertà che sono due virtù necessarie ad un cammino di fede serio, autentico e santo.
Galati
Anche San Paolo, fondatore di comunità, visitatore di comunità, ha riflettuto, in molte sue lettere, sul tema della fraternità cristiana. Dove trova fondamento la relazione fraterna tra i fedeli? San Paolo risponde in modo mirabile: nella contemplazione del Crocifisso. Solo quando si contempla la Croce del Signore si perviene a quella consapevolezza che fa dire a ciascuno che, poiché Cristo è morto per tutti, tutti siamo resi fratelli proprio dalla sua morte e dalla sua risurrezione. Se provate a pensare all’origine del cammino di Francesco c’è proprio quel dialogo con il Crocifisso che tutti conosciamo, quel Crocifisso che disse a San Francesco: “Va’ e ripara la mia casa che è tutta in rovina”. Sappiamo che da lì cominciò la costruzione di quel centro di spiritualità che è San Damiano ancora oggi, otto secoli dopo. Ma sappiamo anche che San Francesco capì ben presto che il suo compito non era quello di edificare una chiesa, ma di restaurare l’edificio spirituale che era in rovina. Francesco lo restaurò anche richiamando tutti al dovere, alla bellezza, alla semplicità della fraternità che trova il suo fondamento proprio nella Croce del Signore. Quando si parte da questo presupposto, si impara a vedere in qualsiasi persona con cui vengo in contatto un fratello, cioè uno di quelli per cui Cristo è morto ed è risorto. È qui che nasce un modo diverso di vedere, giudicare, instaurare relazioni con tutte le persone che si incontrano e con le quali si vive.
Vangelo
Anche il Vangelo ci aiuta a rispondere alla domanda da cui siamo partiti. Possiamo rileggerlo direttamente con gli occhi di Francesco. Francesco sa bene che la vita di molti è fatica, è dolore, è problema. Lo sa bene per via delle persone che ha frequentato sia nella sua vita di ricco borghese, sia nella sua scelta di povertà e di vicinanza ai piccoli, agli umili, ai dimenticati. Francesco sa tenere mirabilmente aperte sia le relazioni con gli uni che con gli altri. Pur staccandosene non rinnega il mondo da cui proviene, presso il quale avrà sempre amici e anche gente pronta ad aiutarlo. Sceglie di essere vicino a chi è solo, indifeso, fragile. Questa duplice forma di tenere viva la fraternità nasce proprio dal sentire che Cristo è il sostegno di tutti, è il ristoro di ciascuno, tanto di chi è agiato e, magari, vive lontano da Lui, come di chi è povero e non sente altro protettore se non Dio. Francesco si relaziona a tutti in modo fraterno proponendo a ciascuno di prendere su di sé il giogo di Cristo, che rende umili e che non pesa, perché è Cristo stesso che ci dà la forza di portarlo, attraverso l’Eucarestia di cui abbiamo parlato ieri.
Provocazioni di fede per il cammino
Tutti noi dobbiamo chiederci, oggi ma poi anche in molte altre occasioni della vita, come viviamo le relazioni, cosa mettiamo al centro delle nostre relazioni, sia in modo personale, sia in modo comunitario. Dal modo con cui viviamo le relazioni si capisce moltissimo di come viviamo la fede, di come ci lasciamo plasmare dal Vangelo, di come viviamo il rapporto con gli altri, se li consideriamo veramente fratelli oppure no. Lascio a ciascuno di voi un suggerimento caloroso perché ci facciamo tutti l’esame di coscienza su questo tema. Propongo a tutti di esaminare il modo con cui viviamo le relazioni dentro la nostra comunità. Il centro, il cuore, il bello di una comunità sono proprio le relazioni. Se non mettiamo cura per le relazioni, non siamo realmente comunità. Eppure io credo che tutti facciamo molta fatica ad avere, in comunità, una vita di relazione seria, autentica, vera. Può essere, per esempio, che noi non conosciamo nemmeno quelli delle altre parrocchie, se non superficialmente e in modo molto limitato. Può essere che facciamo fatica a celebrare perfino insieme il nome del Signore in alcune occasioni, per esempio Pasqua, Natale e, addirittura preferiamo andare in luoghi dove non conosciamo nessuno e dove noi non siamo conosciuti per celebrare il mistero di Cristo! Cose che ci dicono che facciamo molta fatica a realizzare quell’ideale di fraternità che dovrebbe appartenerci ed esserci proprio. La comunità cristiana del futuro starà in piedi su relazioni intense. Non c’è santo che tenga. Lo vediamo già molto bene ora e non è una difficile previsione da fare per il futuro. Ecco perché, proprio nel nome di Francesco, il santo universale, chiedo a tutti di fermarsi e di riflettere bene sul modo con cui vogliamo creare quella fraternità che ci è indispensabile, perché il cristiano non è mai un credente solitario. Chiediamo a San Francesco di intercedere per noi e per il nostro modo di vivere e di vedere la vita in Cristo, centro e cuore di ogni fraternità cristiana.
Invito alla preghiera
- Cosa sono disposto a fare per rivedere il mio modo di vivere la fraternità in Cristo?
- Come penso sia la fraternità del futuro?
- Cosa posso dare e cosa spero di ricevere dalla mia comunità in quanto a fraternità?