Settimana della 1 domenica di Avvento – martedì
La spiritualità di questa settimana
Ricordo che questa settimana è dedicata a riflettere sul tema dell’identità del cristiano che è chiamato ad essere uomo dell’attesa.
La Parola di questo giorno
EZECHIELE 1, 13-28b
Lettura del profeta Ezechiele
In quei giorni, Ezechiele disse: «Tra quegli esseri si vedevano come dei carboni ardenti simili a torce, che si muovevano in mezzo a loro. Il fuoco risplendeva e dal fuoco si sprigionavano bagliori. Gli esseri andavano e venivano come una saetta. [Io guardavo quegli esseri, ed ecco sul terreno una ruota al fianco di tutti e quattro. Le ruote avevano l’aspetto e la struttura come di topazio e tutte e quattro la medesima forma; il loro aspetto e la loro struttura erano come di ruota in mezzo a un’altra ruota. Potevano muoversi in quattro direzioni; procedendo non si voltavano. Avevano dei cerchioni molto grandi e i cerchioni di tutt’e quattro erano pieni di occhi. Quando quegli esseri viventi si muovevano, anche le ruote si muovevano accanto a loro e, quando gli esseri si alzavano da terra, anche le ruote si alzavano. Dovunque lo spirito le avesse sospinte, le ruote andavano e ugualmente si alzavano, perché lo spirito degli esseri viventi era nelle ruote. Quando essi si muovevano, anch’esse si muovevano; quando essi si fermavano, si fermavano anch’esse e, quando essi si alzavano da terra, anch’esse ugualmente si alzavano, perché nelle ruote vi era lo spirito degli esseri viventi.] Al di sopra delle teste degli esseri viventi era disteso una specie di firmamento, simile a un cristallo splendente, e sotto il firmamento erano le loro ali distese, l’una verso l’altra; ciascuno ne aveva due che gli coprivano il corpo. Quando essi si muovevano, io udivo il rombo delle ali, simile al rumore di grandi acque, come il tuono dell’Onnipotente, come il fragore della tempesta, come il tumulto d’un accampamento. Quando poi si fermavano, ripiegavano le ali. Ci fu un rumore al di sopra del firmamento che era sulle loro teste. Sopra il firmamento che era sulle loro teste apparve qualcosa come una pietra di zaffìro in forma di trono e su questa specie di trono, in alto, una figura dalle sembianze umane. Da ciò che sembravano i suoi fianchi in su, mi apparve splendido come metallo incandescente e, dai suoi fianchi in giù, mi apparve come di fuoco. Era circondato da uno splendore simile a quello dell’arcobaleno fra le nubi in un giorno di pioggia. Così percepii in visione la gloria del Signore».
SALMO Sal 96 (97)
Tutta la terra conosca la potenza del nostro Dio.
Il Signore regna: esulti la terra,
gioiscano le isole tutte.
Nubi e tenebre lo avvolgono,
giustizia e diritto sostengono il suo trono. R
Un fuoco cammina davanti a lui
e brucia tutt’intorno i suoi nemici.
Si vergognino tutti gli adoratori di statue
e chi si vanta del nulla degli idoli. R
A lui si prostrino tutti gli dèi!
Perché tu, Signore,
sei l’Altissimo su tutta la terra,
eccelso su tutti gli dèi. R
PROFETI Gl 2, 1-2
Lettura del profeta Gioele
Così dice il Signore Dio: «Suonate il corno in Sion e date l’allarme sul mio santo monte! Tremino tutti gli abitanti della regione perché viene il giorno del Signore, perché è vicino, giorno di tenebra e di oscurità, giorno di nube e di caligine. Come l’aurora, un popolo grande e forte si spande sui monti: come questo non ce n’è stato mai e non ce ne sarà dopo, per gli anni futuri, di età in età».
VANGELO Mt 7, 21-29
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.
Ezechiele
La visione delle ruote che si alzano, che sono piene di occhi, che si muovono all’unisono dovunque lo Spirito le sospinga, ci lascia un poco allibiti. Cosa vuole dire? La sua spiegazione viene proprio dal profeta stesso. Questa visione introduce alla visione di Dio, colui che appare sul trono ed ha sembianze umane. È una visione della gloria di Dio verso la quale si prostrano tutte le creature angeliche che sono dinanzi al suo trono. A questa visione esse indirizzano. Lo stesso sguardo del profeta è capace di dirigersi verso il trono proprio perché queste creature, con il loro muoversi, con i loro rumori, con la loro lode, lo indirizzano verso questa meta. Il profeta, riprendendo la spiegazione cardine per cui il credente è un uomo che attende la piena manifestazione del Signore, insegna che questo compito è per tutti. Tutti ci si deve aiutare perché tutti possano convergere sulla visione del volto di Dio, colui che siede sul trono, colui che attende ogni uomo alla fine del tempo. Il profeta ci dice così qual è l’aiuto che ci danno le creature angeliche, come anche qual è, in generale, l’aiuto che ci dona la Scrittura. Così dicendo intende anche ribadire qual è il suo compito: egli deve rivelare le sue visioni perché tutti si percepiscano come uomini, donne, che sanno attendere la rivelazione del mistero di Dio. Così, però, anche gli uomini stessi: ciascuno deve sostenere l’altro in questa direzione, perché tutti si possa giungere alla medesima vittoria finale. La dimensione che nasce spontanea in tutti coloro che attendono la rivelazione piena, vera e definitiva del volto di Dio è, dunque, la comunione. Tutti coloro che attendono con fiducia la rivelazione di Dio si sentono chiamati alla comunione con gli altri uomini e donne “amati dal Signore”.
Gioele
La profezia di Gioele ha un contenuto che sembra quasi in contrasto con quello di ieri. Egli afferma che il giorno del Signore è giorno di ombra e di caligine. Cosa intende dire il profeta? Gioele intende dire che se gli uomini perdono la fede, se gli uomini non attendono più il giorno del Signore perché si lasciano prendere pienamente dalle cose del tempo, dalle cose della vita, quel giorno, che dovrebbe essere il giorno gioioso di un incontro, avrà invece il tono del grigio, il tono del dolore, il tono della sofferenza. Quando si smette di tendere a Dio con tutte le proprie forze, come insegnano molte altre pagine della Scrittura, avviene che ciò che doveva essere gioioso, non lo sarà più. Al contrario, per il peccatore, il giorno del Signore sarà giorno tetro, giorno in cui verranno a galla tutte le proprie mancanze e i propri peccati, perché ci si è sottratti pian piano alla luce di Dio. Le due visioni sono complementari. L’attesa del giorno del Signore è gioia per chi ha fede, per chi cerca il volto di Dio, ma sarà caligine e buio per chi, senza fede, avrà perfino sfidato Dio.
Vangelo
L’attesa del giorno del Signore è attesa di fede, ma si accompagna sempre alla laboriosità. È per questo che il grande San Benedetto ha insegnato che è dalla preghiera, dall’orazione che discende una laboriosità che sottrae all’ozio ma che, al tempo stesso, non diventa laboriosità fine a sé stessa, assorbendo tutte le energie dell’uomo. Sarebbe ugualmente errato l’atteggiamento di chi si rifugia in una preghiera che è fuga dal mondo per attendere il Signore e l’atteggiamento di chi, pur attendendo il Signore, si sprofondasse nelle cose della vita. Le due posizioni devono avere la conciliazione sapiente di chi costruisce la casa sulla roccia, ovvero di chi si dedica con laboriosità ad edificare la propria vita e quella degli altri, ma su un fondamento solido e incrollabile che è la Parola di Dio, la preghiera, la fede. Senza questo fondamento l’attesa si trasforma in paura della venuta, il tempo diventa solo strumento per un fare indiscriminato, l’opera diventa solo affermazione di sé e non servizio nel nome di Dio.
Marana Thà, Vieni Signore Gesù!
Così anche noi possiamo dire:
Marana Tha, vieni Signore Gesù ed insegnaci il valore della comunione. La comunione non solo spirituale, ma anche umana, di mutuo sostegno, comprensione, aiuto nelle cose della vita. Insegnaci che dalla comunione liturgica deve discendere quella comunione umana che vale sopra ogni cosa e che rende vera la comunione della comunità che si raduna per la celebrazione.
Marana Tha, vieni Signore Gesù e richiama coloro che vivono senza un fine, coloro che si sono persi e che si perdono nelle cose della storia, coloro che non vivono appieno la vita perché si fermano a realtà mediocri, banali, insignificanti e fanno del loro tempo il tutto della vita.
Marana Tha, vieni Signore Gesù e insegnaci che la nostra operatività non deve essere fine a sé stessa, ma deve trovare occasione per diventare strumento di comunione, un mettere a disposizione i propri talenti, un condividere serio, vero, profondo, nel tuo nome. Insegnaci a scoprire che senza la roccia della tua presenza, tutto diventa fatica, rincorsa delle cose, immersione nelle realtà dell’esistenza ma senza una luce che illumini e rischiari tutto.
Marana Tha, vieni Signore Gesù!
Provocazioni dalla Parola
- Come intendo la comunione che ci è stata proposta?
- Vivo senza una meta e quindi mi dirigo verso un giorno di buio e caligine?
- Vivo per lavorare o le mie opere trovano senso alla luce della mia fede?