Giovedì 16 novembre

Settimana della 1 domenica di Avvento – giovedì

La spiritualità di questa settimana

Ricordo che questa settimana è dedicata a riflettere sul tema dell’identità del cristiano che è chiamato ad essere uomo dell’attesa.

La Parola di questo giorno

EZECHIELE 3, 1-15
Lettura del profeta Ezechiele

In quei giorni. La figura dalle sembianze umane mi disse: «Figlio dell’uomo, mangia ciò che ti sta davanti, mangia questo rotolo, poi va’ e parla alla casa d’Israele». Io aprii la bocca ed egli mi fece mangiare quel rotolo, dicendomi: «Figlio dell’uomo, nutri il tuo ventre e riempi le tue viscere con questo rotolo che ti porgo». Io lo mangiai: fu per la mia bocca dolce come il miele. Poi egli mi disse: «Figlio dell’uomo, va’, rècati alla casa d’Israele e riferisci loro le mie parole, poiché io non ti mando a un popolo dal linguaggio astruso e di lingua oscura, ma alla casa d’Israele: non a grandi popoli dal linguaggio astruso e di lingua oscura, dei quali tu non comprendi le parole; se ti avessi inviato a popoli simili, ti avrebbero ascoltato, ma la casa d’Israele non vuole ascoltare te, perché non vuole ascoltare me: tutta la casa d’Israele è di fronte dura e di cuore ostinato. Ecco, io ti do una faccia indurita quanto la loro faccia e una fronte dura quanto la loro fronte. Ho reso la tua fronte come diamante, più dura della selce. Non li temere, non impressionarti davanti a loro; sono una genìa di ribelli». Mi disse ancora: «Figlio dell’uomo, tutte le parole che ti dico ascoltale con gli orecchi e accoglile nel cuore: poi va’, rècati dai deportati, dai figli del tuo popolo, e parla loro. Ascoltino o non ascoltino, dirai: “Così dice il Signore”». Allora uno spirito mi sollevò e dietro a me udii un grande fragore: «Benedetta la gloria del Signore là dove ha la sua dimora!». Era il rumore delle ali degli esseri viventi, i quali le battevano l’una contro l’altra, e contemporaneamente era il rumore delle ruote e il rumore di un grande frastuono. Uno spirito mi sollevò e mi portò via; io me ne andai triste e con l’animo sconvolto, mentre la mano del Signore pesava su di me. Giunsi dai deportati di Tel-Abìb, che abitano lungo il fiume Chebar, dove hanno preso dimora, e rimasi in mezzo a loro sette giorni come stordito.

SALMO Sal 75 (76)

Dio salva tutti gli umili della terra.

Splendido tu sei,
magnifico su montagne di preda.
Furono spogliati i valorosi,
furono colti dal sonno,
nessun prode ritrovava la sua mano. R

Dio di Giacobbe, alla tua minaccia
si paralizzano carri e cavalli.
Tu sei davvero terribile;
chi ti resiste quando si scatena la tua ira? R

Dal cielo hai fatto udire la sentenza:
sbigottita tace la terra,
quando Dio si alza per giudicare,
per salvare tutti i poveri della terra. R

Persino la collera dell’uomo ti dà gloria;
gli scampati dalla collera ti fanno festa.
Fate voti al Signore, vostro Dio, e adempiteli,
quanti lo circondano portino doni al Terribile,
a lui che toglie il respiro ai potenti,
che è terribile per i re della terra. R

PROFETI Gl 2, 21-27
Lettura del profeta Gioele

Così dice il Signore Dio: «Non temere, terra, ma rallégrati e gioisci, poiché cose grandi ha fatto il Signore. Non temete, animali selvatici, perché i pascoli della steppa hanno germogliato, perché gli alberi producono i frutti, la vite e il fico danno le loro ricchezze. Voi, figli di Sion, rallegratevi, gioite nel Signore, vostro Dio, perché vi dà la pioggia in giusta misura, per voi fa scendere l’acqua, la pioggia d’autunno e di primavera, come in passato. Le aie si riempiranno di grano e i tini traboccheranno di vino nuovo e di olio. Vi compenserò delle annate divorate dalla locusta e dal bruco, dal grillo e dalla cavalletta, da quel grande esercito che ho mandato contro di voi. Mangerete in abbondanza, a sazietà, e loderete il nome del Signore, vostro Dio, che in mezzo a voi ha fatto meraviglie: mai più vergogna per il mio popolo. Allora voi riconoscerete che io sono in mezzo a Israele, e che io sono il Signore, vostro Dio, e non ce ne sono altri: mai più vergogna per il mio popolo».

VANGELO Mt 9, 16-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli di Giovanni: «Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

Ezechiele

La visione del profeta è personale, descrive il ricordo dell’origine della propria missione. Il profeta, lo abbiamo sentito, avverte che la parola che deve portare al popolo di Dio sarà dolce come il miele, perché rinfranca l’anima, ma amara nello stomaco, perché è proprio a causa di essa che il profeta dovrà subire persecuzione e affrontare l’incomprensione di molti. Il profeta rimane stordito di fronte alla visione di Dio che si schiude e che viene accompagnata, ancora una volta, da tutti gli esseri che sono alla sua presenza. Egli rimane come “stordito” dopo questa visione, pieno di gioia per quanto ha ricevuto ma anche pieno di dolore per ciò che dovrà affrontare. Il profeta attende il giorno della sua missione come qualcosa che non può essere differito ma anche come una realtà che, davvero, preoccupa e quasi opprime. Ancora una volta il profeta descrive il suo personale atteggiamento di attesa. Egli attende cosa Dio gli riserverà, facendo della sua stessa vita e di tutta la sua libertà un dono di amore per Dio che gli si è rivelato e per il popolo al quale appartiene e che intende servire, anche se sarà un popolo che proprio a lui si ribellerà. Con questa pagina autobiografica, ancora una volta, il profeta ci dice che l’identità del credente è sempre attesa. Attesa di ciò che Dio chiede, pur non conoscendone i tempi.

Gioele

La profezia di Gioele è molto più dolce e molto più comprensibile. Il profeta, infatti, invita ad attendere il giorno del Signore e della sua rivelazione sorretti dai molti segni della presenza di Dio in questo tempo. È così che il profeta rilegge tutte le cose che sono donate all’uomo, come pure i segni della natura, come pure tutte le cose buone, le “grazie” che un uomo può sperimentare nella vita. Come il sole, la pioggia, i frutti della terra, la vicinanza di alcuni uomini sono segni della presenza di Dio, così il credente attende la sua piena manifestazione, gioendo. Gioendo perché se già questi segni fanno percepire la bellezza e la forza della presenza di Dio, cosa non sarà la sua piena rivelazione? Il profeta invita non solo ad andare avanti, ma anche a incrementare la propria fede, proprio partendo da ciò che si vede, da ciò che viene donato. Questi segni invitano a fare dell’attesa il cuore della propria esistenza.

Vangelo

Il Vangelo ci dice, con forza e freschezza, che Dio fa nuove tutte le cose. Dio non è come una massaia che si limita a cucire toppe su un vestito vecchio, né come un uomo che continuamente mette vino in otri vecchi. Dio è capace di donare vino nuovo, Dio è capace di donare vestiti nuovi. Il riferimento storico con cui leggiamo questo Vangelo è proprio la nascita del Signore. Il Natale al quale ci stiamo preparando è quella “novità” che Dio ha creato per l’uomo e per la storia di tutti i tempi. Fare memoria del Natale è portare la novità del Natale nella vita di tutti i giorni. La fede è realtà sempre nuova e sempre rinnovante. Mai la fede è solo un cucire, un riempire poco gli otri per timore che si spacchino. La fede è sempre rinnovamento interiore senza limiti e conseguente capacità di cambiare anche cose concrete della vita. Può fare questo solo chi attende la manifestazione del Signore fino all’ultimo. La vita eterna, che si apre davanti a noi proprio grazie alla promessa del Signore, sarà l’ultima cosa nuova da sperimentare.

Marana Thà, Vieni Signore Gesù!

Così anche noi possiamo dire:

Marana Tha, vieni Signore Gesù ed insegnaci a non rimanere storditi, ad attendere con pazienza che la vita esprima tutta la sua capacità di rinnovamento, senza temere le cose da cambiare.

Marana Tha, vieni Signore Gesù e insegnaci che la novità ultima sarà la vita eterna, verso la quale ci muoviamo. Aiutaci a non sentirci troppo attaccati alle cose del mondo, e nemmeno alla vita stessa. Se tutto è tuo dono, tutto rimane saldamente ancorato nelle tue mani.

Marana Tha, vieni Signore Gesù e insegnaci che vivere il Natale è anche mettere a frutto qualche novità di vita per i nostri contesti ordinari, magari nel modo di pregare, magari nel gesto di carità straordinaria per il Natale, magari in qualche altro modo concreto. Insegnaci che vivere la spiritualità dell’attesa è non fermarsi mai alle cose che si sperimentano, ma sentirsi sempre in cammino per giungere a quella meta che tu solo conosci e che tu hai costruito per noi.

Marana Tha, vieni Signore Gesù!

Provocazioni dalla Parola

  • Come intendo gustare qualche novità di vita in questo Natale?
  • Come rileggo tanti benefici che sono già presenti nella mia vita?
  • Come cerco di non rimanere stordito ma di darmi da fare con operosità per dare senso ai miei giorni?
2023-11-12T19:31:50+01:00