Lunedì 11 dicembre

Settimana della 5 domenica di Avvento – lunedì

La spiritualità di questa settimana

Questa settimana vuole farci continuare la meditazione di ieri e cercare di capire dalle Scritture come essere segno e come essere profezia per il mondo di oggi, per il tempo in cui viviamo, per la Chiesa di cui siamo figli.

La Parola di questo giorno

EZECHIELE 36, 16. 22a. 29-38
Lettura del profeta Ezechiele

In quei giorni. Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Annuncia alla casa d’Israele: Così dice il Signore Dio: Vi libererò da tutte le vostre impurità: chiamerò il grano e lo moltiplicherò e non vi manderò più la carestia. Moltiplicherò i frutti degli alberi e il prodotto dei campi, perché non soffriate più la vergogna della fame fra le nazioni. Vi ricorderete della vostra cattiva condotta e delle vostre azioni che non erano buone e proverete disgusto di voi stessi per le vostre iniquità e i vostri abomini. Non per riguardo a voi io agisco – oracolo del Signore Dio –, sappiatelo bene. Vergognatevi e arrossite della vostra condotta, o casa d’Israele. Così dice il Signore Dio: Quando vi avrò purificati da tutte le vostre iniquità, vi farò riabitare le vostre città e le vostre rovine saranno ricostruite. Quella terra desolata, che agli occhi di ogni viandante appariva un deserto, sarà di nuovo coltivata e si dirà: “La terra, che era desolata, è diventata ora come il giardino dell’Eden, le città rovinate, desolate e sconvolte, ora sono fortificate e abitate”. Le nazioni che saranno rimaste attorno a voi sapranno che io, il Signore, ho ricostruito ciò che era distrutto e coltivato di nuovo la terra che era un deserto. Io, il Signore, l’ho detto e lo farò. Così dice il Signore Dio: Lascerò ancora che la casa d’Israele mi supplichi e le concederò questo: moltiplicherò gli uomini come greggi, come greggi consacrate, come un gregge di Gerusalemme nelle sue solennità. Allora le città rovinate saranno ripiene di greggi di uomini e sapranno che io sono il Signore».

SALMO Sal 105 (106)

Benedetto il Signore, Dio d’Israele.

Egli vide la loro angustia,
quando udì il loro grido.
Si ricordò della sua alleanza con loro
e si mosse a compassione, per il suo grande amore. R

Salvaci, Signore Dio nostro,
radunaci dalle genti,
perché ringraziamo il tuo nome santo:
lodarti sarà la nostra gloria. R

Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Benedetto il Signore, Dio d’Israele,
da sempre e per sempre. R

PROFETI Os 6, 1-6
Lettura del profeta Osea

In quei giorni. Osea disse: «Venite, ritorniamo al Signore: egli ci ha straziato ed egli ci guarirà. Egli ci ha percosso ed egli ci fascerà. Dopo due giorni ci ridarà la vita e il terzo ci farà rialzare, e noi vivremo alla sua presenza. Affrettiamoci a conoscere il Signore, la sua venuta è sicura come l’aurora. Verrà a noi come la pioggia d’autunno, come la pioggia di primavera che feconda la terra». Così dice il Signore Dio: «Che dovrò fare per te, Èfraim, che dovrò fare per te, Giuda? Il vostro amore è come una nube del mattino, come la rugiada che all’alba svanisce. Per questo li ho abbattuti per mezzo dei profeti, li ho uccisi con le parole della mia bocca e il mio giudizio sorge come la luce: poiché voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio più degli olocausti».

VANGELO Mt 21, 33-46
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai capi dei sacerdoti ed agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini? ». Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti. Chi cadrà sopra questa pietra si sfracellerà; e colui sul quale essa cadrà, verrà stritolato». Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.

Ezechiele

Le due Scritture profetiche hanno un senso molto positivo e vanno lette in parallelo. Da un lato c’è il profeta Ezechiele che dice che il ritorno di Israele a Dio produrrà nuova benedizione. Le città che erano state distrutte per le invasioni dei nemici e che hanno prodotto la conversione del popolo di Israele, saranno di nuovo abitate. La campagna che, per comando di Dio, non aveva prodotto frutti a causa del peccato degli uomini, a causa della rottura dell’alleanza con il Creatore, ora che si ricostruisce questa alleanza, sarà di nuovo campagna fertile, che produrrà il suo frutto, che risponderà alla cura dell’uomo. Questi, ci sta dicendo il profeta, sono segni profetici. Sono segni del ritorno a Dio, segni della sua presenza nel cuore delle persone che, finalmente, ritroveranno il proprio cammino di fede e, in esso e con esso, il senso della vita, il senso della propria fede. Tutto questo produrrà benessere. Sarà proprio questo segno a dire della ricostituita alleanza tra Dio e il suo popolo e questo sarà il grande segno del ritorno a Dio da parte di tutti. Potremmo dire così: è una legge spirituale il sapere che Dio benedice sempre il lavoro di chi torna a lui e questa benedizione diventa segno profetico per tutti. Dove ci sono anime che cercano Dio, il cammino di tutti risulta benedetto, anche con segni esteriori.

Osea

Anche il profeta Osea aveva parole molto dolci e di forte speranza. Il profeta osava dire: “Egli che ci ha percosso, ci guarirà”, come dire: Dio, che quando ci allontaniamo da Lui permette che noi vaghiamo su sentieri di dissoluzione, ci viene sempre a riprendere. Lui, che permette che noi andiamo verso quelle esperienze negative che ci si ritorceranno contro, verrà a riedificarci. Il compito di Dio non è impedire che la libertà viaggi dove vuole, anche producendo ciò che la rovinerà. Compito di Dio è rinnovare l’alleanza e venire a riprendere l’uomo lì dove l’uomo si è cacciato, lì dove l’uomo si è perso, lì dove l’uomo ha messo i piedi in fallo. Notate che questa è una certezza per il profeta. Dio farà così certamente. Dio che ci lascia vagare ed anche sbagliare, alla fine non permetterà che ci perdiamo. È una visione di speranza fortissima. Fortissima e contagiosa, perché è per tutti, anche per noi, per il nostro tempo, per la nostra vita.

Vangelo

Oggi ad essere molto più dura è la parola di Gesù. Parola che ha inteso ricostruire, con un simbolo, tutta la storia della salvezza. La vigna è un simbolo molto forte fin dal Primo Testamento ed è un simbolo che ci sta ricordando che Israele è stato messo al centro della storia del mondo come popolo alleato di Dio per dire a tutti la volontà di salvezza del Padre e per portare a tutti quella infinita ricchezza della grazia che Dio riserva a coloro che lo temono. Solo che Israele si è stancato di questa vocazione, si è staccato da Dio, ma, così facendo, ha impedito anche ad altri di accedere a quella misericordia di Dio che è la sola realtà che salva. A nulla sono serviti i richiami. Ecco il perché dell’incarnazione del Verbo. Dio manda suo Figlio a ricostruire questa alleanza che non sarà più riservata solo al popolo di Israele, ma sarà per tutti. Tutti avranno però il compito di conservarla, di custodirla, di farla brillare, di viverla con quella forza d’animo che serve per annunciare a tutti la vicinanza, la clemenza, la misericordia di Dio. Sarà possibile, purtroppo, perdere questo senso di vocazione, non vivere questa responsabilità. È il rischio che si corre quando si cessa di essere segno profetico per il mondo.

Questo essere segno profetico appartiene anche a noi, alla Chiesa. Come Israele e al fianco di Israele noi tutti siamo chiamati ad essere segno profetico per il nostro tempo. Ma se perdiamo questa vocazione, se perdiamo questa identità, cosa rimarrà di noi? Ecco il richiamo forte per ciascuno di noi, richiamo che dobbiamo trasformare in preghiera perché non perdiamo il senso di questo nostro essere segno profetico per il mondo.

Marana Thà, Vieni Signore Gesù!

Così anche noi possiamo dire:

Marana Tha, vieni Signore Gesù nelle nostre vite e ricordaci che solo quando riscopriremo il senso della fedeltà nella fede daremo vero segno profetico della Tua presenza in mezzo a noi.

Marana Tha, vieni Signore Gesù, anima la nostra Eucarestia e ricordaci che tu vuoi l’amore e non il sacrificio. Questa nostra preghiera sia atto di amore per te.

Marana Tha, vieni Signore Gesù e ricordaci che noi siamo la vigna che hai piantato perché possiamo essere tuoi fedeli discepoli per richiamare tutti a quella verità che stiamo per celebrare ricordando la tua venuta tra noi.

Marana Tha, vieni Signore Gesù!

Provocazioni dalla Parola

  • Ci ricordiamo di essere segno profetico per tutti perché, come battezzati, siamo parte della sua Chiesa?
  • Offriamo a Dio il nostro amore e la nostra preghiera è segno di amore o è piuttosto sacrificio?
  • Abbiamo la consapevolezza di essere anche noi quella vigna che il Signore si è scelto?
2023-12-06T08:25:57+01:00