Giovedì 18 aprile

Settimana della 3 domenica di Pasqua – giovedì

La spiritualità di questa settimana

Oggi ricorre la memoria di San Galdino, Vescovo di Milano, ma la liturgia non prevede un lezionario proprio, così che anche oggi possiamo continuare la lettura degli Atti.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 9, 1-9
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Saulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via. E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare». Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Saulo allora si alzò da terra ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.

SALMO Sal 26 (27)

Tu sei la mia luce e la mia salvezza, Signore.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura? R

Quando mi assalgono i malvagi
per divorarmi la carne,
sono essi, avversari e nemici,
a inciampare e cadere. R

E ora rialzo la testa
sui nemici che mi circondano.
Immolerò nella sua tenda sacrifici di vittoria,
inni di gioia canterò al Signore. R

VANGELO Gv 6, 16-21
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Venuta la sera, i suoi discepoli scesero al mare, salirono in barca e si avviarono verso l’altra riva del mare in direzione di Cafàrnao. Era ormai buio e Gesù non li aveva ancora raggiunti; il mare era agitato, perché soffiava un forte vento. Dopo aver remato per circa tre o quattro miglia, videro Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Sono io, non abbiate paura!». Allora vollero prenderlo sulla barca, e subito la barca toccò la riva alla quale erano diretti.

Vangelo

Potremmo rileggere le due Scritture di oggi partendo dalla domanda: chi è il Signore? Abbiamo due risposte differenti e complementari. Il Vangelo ci risponde in maniera molto forte: Gesù è colui che si prende cura della tua vita, colui che cammina incontro a te. Potrebbe esserci anche un contesto di vita molto difficile, simile ad una notte oscura, o ad una navigazione incerta, ma il Signore ti viene vicino, ti prende per mano, ti sorregge, ti guida, diventa per te fonte di consolazione mentre stai affrontando le fatiche della tua esistenza. Il Signore Gesù è colui che continuamente dice alla tua vita: “Sono io”, proprio perché tu ti senta sorretto dalla sua persona, dalla sua presenza, e tu sappia che la vita non è un procedere da soli verso il caos, ma un procedere, in compagnia di Gesù, verso la vita eterna. È una risposta molto bella, piena di consolazione e anche di immagini che, certamente, ci parlano.

Atti

La seconda risposta viene da questa pagina degli Atti degli Apostoli, che, da un lato conferma quanto detto dal Vangelo, dall’altro aggiunge una seconda rivelazione. Da un lato, infatti, abbiamo visto la consolazione prodotta proprio nella vita di San Paolo. Egli si è sentito preso per mano, si è sentito amato, si è sentito chiamato a qualcosa di nuovo e di diverso che, poi, scoprirà nel resto dei suoi giorni. La conversione di Damasco è, anzitutto, questo. Ma, oltre a questo, abbiamo sentito come il Signore Gesù si identifichi perfettamente con il suo popolo. Alla domanda che Paolo pone circa l’identità della voce che sente, ottiene come risposta: “Io sono quel Gesù che tu perseguiti”. Vuol dire che c’è una perfetta identificazione tra il Signore e il cristiano perseguitato. Non c’è distinzione tra Cristo e il suo corpo, così che qualsiasi persona credente perseguitata nel suo nome, è, di fatto, Lui stesso. La persecuzione che i cristiani subiscono è direttamente un male fatto a Cristo. Paolo, zelante fariseo, crede di fare del bene, togliendo di mezzo i cristiani che pian piano entrano nella comunità ecclesiale. Comprenderà dopo che la persecuzione fatta ai credenti nella loro singolarità è persecuzione stessa rivolta contro il corpo di Cristo. Se Cristo ha un suo corpo, il corpo storico, se Cristo ha il suo corpo mistico, la Chiesa, è vero che qualsiasi attacco a qualsiasi cristiano, singolo e come comunità, è attacco a Cristo stesso.

Per ni e per il nostro cammino di fede

Entrambe le provocazioni sono davvero belle e forti per noi; credo, anzitutto, che noi vogliamo sentirci consolati. Molto spesso andiamo in cerca di consolazioni che anche possiamo sentire o avvertire in molti modi. Credo che tutti ne abbiamo bisogno, o, forse anche, diritto.

Sopra ogni cosa, però tutti siamo chiamati a sentirci parte del corpo di Cristo che è la Chiesa. Quando noi preghiamo in comunità dovremmo prendere consapevolezza della bellezza e anche dell’importanza della nostra appartenenza alla Chiesa. Così anche noi tutti dovremmo riflettere bene sul fatto che le sofferenze che la Chiesa prova ancora oggi nel suo corpo, sono le nostre sofferenze che tutti dovremmo percepire in qualche modo come personali. Forse noi non riusciamo a farlo. Forse le sofferenze della Chiesa che non ci riguardano personalmente, non vengono minimamente percepite come esistenti e come qualcosa che grava sull’intero corpo di Cristo. Dovremmo ragionare maggiormente su questa verità e comprendere che l’unione di tutti i credenti, che deriva dal Battesimo, è qualcosa di reale e non solamente una realtà pensata. Oggi per meditare bene questi testi, potremmo certamente soffermarci a chiederci quali sono le consolazioni personali che Dio ci rivolge. Il tempo di Pasqua è anche il tempo più propizio per rileggere il mistero della consolazione che Dio ci dona. Però credo che sia anche opportuno soffermarci su quanto noi ci sentiamo parte di questo corpo che è la Chiesa. Riflettere sulla dimensione ecclesiale della fede ci aiuterà a non sentirci isolati e, mentre ci avviciniamo alla Pentecoste, ci aiuterà anche a farci comprendere il valore della Pasqua di Cristo. Chiediamo questa grazia al Signore per saperci sempre figli amati, figli uniti in un solo corpo da Cristo Signore.

Provocazioni dalla Parola

  • Come vivo la consolazione che Dio mi dona?
  • Cosa significa, per me, sentirmi parte del corpo di Cristo?
2024-04-12T10:41:32+02:00