Giovedì 09 maggio

Ascensione del Signore

La spiritualità di questa settimana

Oggi è anche la festa solenne dell’Ascensione del Signore che, venendo celebrata 40 giorni dopo la Pasqua, immette tutti noi in questo mistero della vita di Cristo.

La Parola di questo giorno

LETTURA At 1, 6-13a
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Quelli che erano con lui domandavano a Gesù: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?». Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti che il Padre ha riservato al suo potere, ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra». Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi. Essi stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, quand’ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: «Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo». Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in giorno di sabato. Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi.

SALMO Sal 46 (47)

Ascende il Signore tra canti di gioia.
Oppure Alleluia, alleluia, alleluia.

Popoli tutti, battete le mani!
Acclamate Dio con grida di gioia,
perché terribile è il Signore, l’Altissimo,
grande re su tutta la terra. R

Ascende Dio tra le acclamazioni,
il Signore al suono di tromba.
Cantate inni a Dio, cantate inni,
cantate inni al nostro re, cantate inni. R

Dio è re di tutta la terra,
cantate inni con arte.
Dio regna sulle genti,
Dio siede sul suo trono santo. R

EPISTOLA Ef 4, 7-13
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini

Fratelli, a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo è detto: «Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini». Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose. Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.

VANGELO Lc 24, 36b-53
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca

In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto». Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Vangelo

Vorrei, anzitutto, lasciare che sia il Vangelo ad illuminarci. San Luca ci mostra consapevolezze della fede circa il mistero dell’Ascensione del Signore.

La prima consapevolezza. Il mistero dell’Ascensione è pienamente inserito nel mistero pasquale. Lo abbiamo sentito fin dalle prime righe del Vangelo, è il Signore risorto dai morti, e quindi vivo, che chiama i suoi discepoli e li raduna. È il Signore risorto che, in una nuova apparizione, si rivolge di nuovo ai suoi discepoli con il saluto tipico della Pasqua: “Pace a voi!”. È il Signore risorto che, nuovamente, prende cibo con i discepoli per indicare la realtà del suo corpo, il suo non essere una visione, non essere solo spirito, è quanto abbiamo sentito in tutte le domeniche di Pasqua, che hanno sottolineato la verità della risurrezione del Signore.

La seconda consapevolezza. Il Risorto continua a fare riferimento alla Scrittura. È questa un’altra costante del tempo pasquale. Ogni volta che il risorto appare, aiuta i suoi a comprendere il senso delle Scritture e ad illuminare il mistero della Pasqua proprio con la Scrittura. Proprio per dire che la comprensione del mistero della sua morte e risurrezione non può essere frutto di uno sforzo umano. Comprendere qualcosa della Pasqua è una realtà che è possibile solo nella luce dello Spirito Santo che ha ispirato tutta la Scrittura e che guida gli uomini a capirla, ad interpretarla, a farla propria. Il discepolo che ha vissuto la Pasqua del Signore e vuole comprenderla in profondità, sempre illumina questo mistero con la stessa Parola di Dio.

La terza consapevolezza: il compito del discepolo è, comunque, non solo quello di raccontare la vita del Signore, ma quello di predicare il cuore del Vangelo e cioè il mistero di misericordia che Dio vive nei confronti dell’uomo. Anche alla fine della sua presenza da Risorto, il Signore continua a raccomandare ciò che è il cuore del Vangelo: l’annuncio di salvezza, l’annuncio di misericordia per tutti gli uomini, per tutti i figli di Dio.

Infine, la quarta consapevolezza. I discepoli hanno ben compreso che lo Spirito Santo sarebbe giunto a loro con forza e potenza solo con l’ascensione del Signore. Finché la presenza del Signore fu una presenza fisica, lo Spirito di Dio, pur presente, non avrebbe agito con tutta la sua forza. Ecco perché il Signore Gesù conduce i suoi discepoli verso Betania, verso quella “casa dell’amicizia” dove, ancora una volta, mostrando il suo amore per l’uomo, la sua amicizia ai discepoli, ascende al cielo. I discepoli rimpiangono la sua presenza fisica, sentono che quel momento è, in qualche modo, l’ultimo segnato dalla presenza corporea del Signore e, per questo, rimangono attenti ma anche attoniti di fronte a ciò che vedono. Attendendo, però, quel dono dello Spirito che rende possibile ogni cosa. Non solo il ricordo di fede che fa iniziare la stagione di predicazione della Chiesa, ma anche il ritorno glorioso del Signore, ovvero attendendo la fine del tempo nel quale il Signore tornerà “allo stesso modo con cui l’avete visto andare in cielo”.

Il Vangelo ci introduce, poi, ad una conclusione. I discepoli, tornati a Gerusalemme, stanno nel tempio a lodare Dio. L’atteggiamento “giusto” per accogliere il mistero della vita di Cristo è, dunque, la preghiera. Quella preghiera che ha segnato tutta la vita del Signore, quella preghiera che ha segnato anche la vita del discepolo in sua presenza, deve continuare ad essere la realtà che accompagna tutti i giorni della vita dell’uomo e tutti i momenti di fede che, in essa, l’uomo vive.

A Maria

Presente a quel momento anche la Vergine Maria, che noi stiamo invocando con forza ed attenzione in ogni giorno di questo mese di maggio. Anche lei, rinfrancata dalla presenza del Risorto, dalla sua parola, dalle sue apparizioni, dai suoi gesti, assiste a questo evento, sapendo bene che, da quel giorno, non avrebbe più visto il Figlio suo, se non nella gloria eterna. Così Maria può capire ed aiutare il nostro cammino, il cammino di uomini e donne come noi che, nella fede, continuano ad avvicinarsi ai misteri della vita di Cristo cercando la Verità attorno alla quale far ruotare tutta la propria esistenza, tutta la propria vita.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Che cos’è per noi la festa dell’Ascensione?

Credo che stiamo perdendo un po’ il riferimento ad essa. Da quando, poi, non la differiamo più alla domenica successiva ma la viviamo in questo giorno feriale, mi pare di vedere che molti fedeli hanno perfino dimenticato questo ultimo mistero della vita di Cristo, questo ultimo atto della sua presenza in mezzo agli uomini. Come possiamo vivere bene, allora, questo mistero dell’Ascensione?

Anzitutto credo che tutti siamo invitati a recuperare il contesto di preghiera nel quale dobbiamo collocare i misteri della vita di Cristo; non è possibile capire i misteri della vita del Signore se non nella preghiera. Ecco perché, anche in questo giorno, vogliamo metterci in atteggiamento di silenzio, di attenzione, di comunione con Cristo proprio attraverso la preghiera. È nell’atteggiamento di preghiera che stiamo condividendo queste Scritture, è nell’atteggiamento di preghiera che vogliamo continuare a scrutarle e a viverle.

Anche noi, poi, siamo un po’ come i discepoli. Da un lato rimaniamo stupefatti, dall’altro credo che, proprio al pari di loro, lasciamo nascere nel nostro cuore molti interrogativi, molti dubbi, molte perplessità. Siamo anche noi fatti così! In questo non dobbiamo sentirci sbagliati o differenti dai discepoli. Al contrario dobbiamo proprio sentirci come loro. Proprio perché ci sentiamo come loro, sentiamoci invitati a vivere insieme questa festa, condividendo la presenza in chiesa mentre celebriamo la Messa solenne dell’Ascensione. È anche raccontandoci le difficoltà, è anche esprimendoci i dubbi che noi possiamo capire di più di tutto quello che celebriamo.

Anche per noi vale l’invito a chiamare su di noi la forza dello Spirito. Così possiamo ricordarcene nei prossimi giorni. La festa dell’Ascensione fa iniziare anche la novena di Pentecoste e noi tutti siamo invitati a viverla con efficacia, con fiducia, con frutto. Senza la presenza dello Spirito non solo non potremmo capire alcunché dei misteri della vita di Cristo, ma non potremmo nemmeno riviverli.

In questo clima di preghiera, di condivisione anche dei dubbi e delle difficoltà, come si addice ad una comunità di credenti, in questo clima di preghiera allo Spirito, sentiamoci chiamati tutti, ancora una volta, ad annunciare la forza del perdono. Sentiamoci Chiesa chiamata da Cristo stesso a vivere questa dimensione di annuncio, di chiamata.

A cosa serve l’Ascensione? Non solo a ricordarci che Cristo ha terminato la sua presenza fisica tra noi: ci sentiremmo orfani. Piuttosto sentiamoci chiamati a vivere insieme, come una fraternità che ama essere tutta indirizzata verso Cristo, sostenuta dal suo perdono, chiamata a sperimentare quella dimensione di amicizia e di unione che deve perdurare nell’attesa del ritorno del Signore.

Viviamo così la nostra fede, ricordandoci che, come il Signore è stato elevato fin sopra i cieli, un giorno tornerà per porre fine al tempo. È in questa fede che continua il nostro cammino, è in questa fede che si esercita la nostra speranza.

2024-05-03T14:30:38+02:00