Domenica 12 maggio 2024

6 di Pasqua

Per introdurci

  • Che cosa significa per noi custodire?
  • Che senso diamo alla parola custodia?

Credo, infatti, che questa parola che dà senso al vangelo di oggi, abbia anche un grande senso nelle nostre vite personali. Non cerchiamo qualcuno che ci sappia custodire da bambini, o magari da anziani, quando diverse fragilità entrano a far parte della nostra vita, o ancora chiediamo di essere custoditi nei nostri affetti più importanti ma diventiamo noi stessi soggetti che offrono questa medesima custodia in alcuni momenti della vita? Ma che significato diamo a questa realtà umana e cosa c’entra con la fede?

La Parola di Dio 

LETTURA At 1, 15-26
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni Pietro si alzò in mezzo ai fratelli – il numero delle persone radunate era di circa centoventi – e disse: «Fratelli, era necessario che si compisse ciò che nella Scrittura fu predetto dallo Spirito Santo per bocca di Davide riguardo a Giuda, diventato la guida di quelli che arrestarono Gesù. Egli infatti era stato del nostro numero e aveva avuto in sorte lo stesso nostro ministero. Giuda dunque comprò un campo con il prezzo del suo delitto e poi, precipitando, si squarciò e si sparsero tutte le sue viscere. La cosa è divenuta nota a tutti gli abitanti di Gerusalemme, e così quel campo, nella loro lingua, è stato chiamato Akeldamà, cioè “Campo del sangue”. Sta scritto infatti nel libro dei Salmi: “La sua dimora diventi deserta e nessuno vi abiti, e il suo incarico lo prenda un altro”. Bisogna dunque che, tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo nel quale il Signore Gesù ha vissuto fra noi, cominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di mezzo a noi assunto in cielo, uno divenga testimone, insieme a noi, della sua risurrezione». Ne proposero due: Giuseppe, detto Barsabba, soprannominato Giusto, e Mattia. Poi pregarono dicendo: «Tu, Signore, che conosci il cuore di tutti, mostra quale di questi due tu hai scelto per prendere il posto in questo ministero e apostolato, che Giuda ha abbandonato per andarsene al posto che gli spettava». Tirarono a sorte fra loro e la sorte cadde su Mattia, che fu associato agli undici apostoli.

SALMO Sal 138 (139)

Signore, tu conosci tutte le mie vie.
Oppure Alleluia, alleluia, alleluia.

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
ti sono note tutte le mie vie.
Sei tu che hai formato i miei reni
e mi hai tessuto nel grembo di mia madre. R

Io ti rendo grazie:
hai fatto di me una meraviglia stupenda;
meravigliose sono le tue opere,
le riconosce pienamente l’anima mia. R

Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
ricamato nelle profondità della terra. R

Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi;
erano tutti scritti nel tuo libro
i giorni che furono fissati
quando ancora non ne esisteva uno. R

Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio!
Se volessi contarli, sono più della sabbia.
Mi risveglio e sono ancora con te. R

EPISTOLA 1Tm 3, 14-16
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo

Carissimo, ti scrivo tutto questo nella speranza di venire presto da te; ma se dovessi tardare, voglio che tu sappia come comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità. Non vi è alcun dubbio che grande è il mistero della vera religiosità: egli fu manifestato in carne umana e riconosciuto giusto nello Spirito, fu visto dagli angeli e annunciato fra le genti, fu creduto nel mondo ed elevato nella gloria.

VANGELO Gv 17, 11-19
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Padre, io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi. Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».

Vangelo

Il Vangelo, anzitutto, ci dona qualche risposta.

Anzitutto il contesto nel quale sono state dette queste parole. Siamo ormai in prossimità della Pasqua del Signore, siamo nelle ultime ore prima della morte e Gesù avverte il pericolo per i suoi discepoli. In effetti Gesù li ha custoditi in tutte le esperienze che hanno fatto. In ogni singolo episodio del Vangelo è presente lui, il Signore, con la sua forza, con la sua parola, con il suo sguardo. Tutte realtà che richiamano la sua custodia di quel piccolo gruppo di uomini. Gesù custodisce le loro difficoltà, ma anche i loro successi, i loro viaggi missionari, le loro domande, le loro paure i loro limiti e, perfino, i loro peccati. Gesù sa bene che senza la sua presenza quel piccolo gruppo rischia moltissimo. Forse rischia la stessa sua esistenza. Ecco perché non solo ha preparato i discepoli alla sua assenza, ma continua a pregare il Padre, con insistenza, con attenzione, perché essi siano “custoditi”, cioè siano aiutati, fortificati, sostenuti rispetto al mondo e rispetto al compito che hanno.

Rispetto a che cosa devono essere custoditi i discepoli? Gesù è molto chiaro su questo tema: “prego perché siano custoditi dal Maligno”. Gesù avverte che chi si oppone alla forza di bene e a tutto ciò che egli ha voluto fare con i discepoli è l’avversario di sempre, è il Maligno che interverrà nelle loro vite con i dubbi interiori, con i tormenti dell’anima, con le tentazioni del corpo. Gesù sa benissimo che i suoi 12 amici dovranno affrontare ogni cosa da soli, d’ora in avanti. C’è anche il richiamo a Giuda, a colui che, avendo aperto la porta del cuore proprio al maligno si è trasformato in “figlio della perdizione”. Gesù ricorda così a ciascuno che avere fede è difficile, perseverare nel cammino della fede non è scontato. Ecco perché chiede a Dio di custodire coloro che hanno camminato con Lui. Se è vero che il maligno tenta, è altrettanto vero che Dio sostiene. La preghiera di Gesù è il massimo sostegno per l’uomo e per il suo compito.

Una terza indicazione nella preghiera del Signore: “custodiscili nel tuo nome”. La custodia che Gesù chiede è propriamente quella della fede. A trionfare non sarà né l’abilità dei discepoli, né il loro coraggio, né la loro determinazione. In loro sarà particolarmente evidente la forza che viene da Dio, sarà il mistero del Padre a custodirli e ad accompagnarli nelle diverse vicende che dovranno affrontare. Essi non saranno risparmiati da nulla, non dalla fatica, non dal dolore, non dalla morte, ma in tutto questo saranno accompagnati dalla loro fede. Il Padre li accompagnerà in ogni esperienza di vita che faranno.

Infine l’ultima indicazione, quella espressa con le parole più difficili: “consacrali nella verità”. Gesù stesso nel vangelo si definisce “Verità”. Gesù sta quindi chiedendo al Padre che tutti i discepoli possano perseverare con forza nella sua strada, ovvero sta chiedendo al Padre che i discepoli possano trovare forza quando invocheranno il suo nome, celebreranno la sua presenza, quella appena istituita nell’eucarestia, lo riconoscano vivo nella Parola che mediteranno e che essi stessi predicheranno. La consacrazione in Gesù è l’apice della custodia.

Epistola

È basandosi proprio su queste indicazioni che San Paolo comprende che anche la Chiesa diventa “colonna e sostegno della verità”. La chiesa è costituita proprio dagli apostoli, cioè da coloro per i quali Cristo ha pregato perché da lui istituiti. La chiesa, che incomincia ad annoverare un numero sempre maggiore di fedeli, sarà colonna e sostegno della verità esattamente per questo motivo: essa predicherà la parola del Signore, celebrerà la sua presenza, sarà presente con tutte quelle opere che nascono dall’amore e che sono utili alla custodia dell’uomo, alla cura dell’uomo, in tutti i sensi in cui  possibile declinare questa cura. La chiesa proporrà anche la “vera religiosità” che non consiste in riti o celebrazioni, ma nel permettere e nel rinnovare sempre l’incontro con Cristo, autore e perfezionatore della fede. Dunque il credente, il battezzato che entra a far parte della Chiesa si sente da essa custodito e, al tempo stesso, diventa anch’egli custode. Custode della preghiera, custode della Parola, custode di altri fratelli e sorelle che vivono qualche forma di bisogno o di fragilità.

Atti

Anche la lettura esprime una testimonianza di tutto questo. Poiché la comunità custodisce il cammino di tutti, diventa urgente ricomporre il numero sacro che il Signore ha voluto per il collegio apostolico. Ecco l’elezione di Mattia che, come abbiamo sentito, è un momento delicato della vita della prima comunità. Si trovano due persone degne del compito, due uomini che rispondono ai criteri che la Chiesa identifica come fondamentali per vivere questo ministero. La Chiesa prega, perché sia Dio ad indicare chi dei due è colui che dovrà prendere il posto di Giuda. Il meccanismo di elezione ci ricorda molto da vicino quello che anche la Chiesa moderna utilizza per alcuni compiti al suo interno. Meccanismo che, appunto, dice tutto quel senso di custodia per il quale il Signore ha pregato nel corso del suo ministero e, specialmente, nella sua “ultima” ora.

Per noi e per il nostro cammino

Siamo ormai entrati nella novena di Pentecoste, festa che celebreremo domenica prossima, credo che siano molte le provocazioni di questi testi biblici.

Anzitutto una provocazione ecclesiale. La chiesa è costituita come “colonna e sostegno della verità”. La Pentecoste ci farà celebrare la nascita della Chiesa, per così dire, dal momento che la festa dello Spirito Santo è anche la festa in cui il Signore istituì la Chiesa come segno della sua presenza visibile nel mondo. Fore potremmo chiederci, con vivo senso di provocazione:

  • Ci sentiamo custoditi dalla Chiesa? La percepiamo davvero come colonna e sostegno della verità?

Certo dipende dall’esperienza che abbiamo fatto, eppure io credo che ci sia qualcosa che spinge ciascuno di noi ad esprimere qualche dubbio, qualche difficoltà in proposito. Credo che un po’ tutti, chi per un verso chi per un altro, non ci sentiamo del tutto custoditi dalla Chiesa. Tuttavia le scritture di oggi ci ricordano che la Chiesa è il popolo dei battezzati, ovvero siamo noi: ecco il senso che ci richiama una comune custodia. Ecco il richiamo perché diventiamo capaci di custodire gli uni il cammino degli altri. È questa la grazia che invoco per la nostra Chiesa locale, per la nostra comunità pastorale. Chiedendo l’aiuto di tutti. Anche il rinnovo del Consiglio Pastorale potrebbe proprio essere visto in questa ottica e potrebbe esprimere questa attenzione.

In secondo luogo, una provocazione spirituale. I testi sacri che abbiamo affrontato ci hanno parlato della preghiera, in primis della preghiera di Gesù come sorgente, come origine di quel senso di custodia che ha pervaso tutte le scritture. Forse non poniamo abbastanza attenzione a questo fatto: è la preghiera che ci permette di sentirci custoditi da Dio: quando la preghiera è intensa allora abbiamo la percezione di una maggiore custodia anche da parte delle istituzioni, in primis la chiesa o degli uomini. Quando la preghiera è debole, o scarsa, ecco che anche questo senso di custodia si affievolisce, diventa più debole, vacilla. Credo che allora sia giusto chiederci:

  • Come è la mia preghiera in questo momento? Mentre stiamo andando verso la Pentecoste, come vivo la realtà della preghiera?

Infine, una provocazione personale.

  • So essere custode di me stesso, della mia vita, dei miei sentimenti? So essere custode dei sentimenti e della vita degli altri?

Tutti siamo invitati a farci questa domanda e a verificare il nostro senso, la nostra capacità di custodia. Specie in alcune età della vita. Come fidanzati, come sposi, come genitori, come nonni, come figli, siamo chiamati a verificarci e a capire se la nostra preghiera e la nostra partecipazione alla vita ecclesiale ci stanno aiutando ad essere attenti a quella custodia di cui ci ha parlato la scrittura.

Credo, quindi, che abbiamo molto a pensare, nei prossimi giorni, ripensando a queste scritture. Cerchiamo di vivere bene la nostra novena di Pentecoste per essere pronti a chiedere il dono dello Spirito, aiuto e difesa delle nostre vite.

2024-05-11T09:11:43+02:00