Settimana della 4 domenica dopo il martirio – Lunedì
La spiritualità di questa settimana
San Pio, Sant’Anatalo, san Vincenzo de’ Paoli sono i santi che ricorderemo, accanto ai meno “famosi” Tecla, che è la prima parrocchia del Duomo di Milano, e i Santi Cosma e Damiano, i santi medici, a cui, per provenienza, alcuni sono devoti. La settimana ci dà l’occasione per riflettere sulla lettera di Giacomo, sempre accompagnata dalle letture intense di San Luca. Non dimentichiamo, poi, che questa settimana ci introduce anche alla festa dell’oratorio e, quindi, ci chiede una seria attenzione alle realtà della pastorale giovanile.
La Parola di questo giorno
LETTURA Gc 2, 14-26
Lettura della lettera di san Giacomo apostolo
A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella sono senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice loro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe dire: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le opere, e io con le mie opere ti mostrerò la mia fede». Tu credi che c’è un Dio solo? Fai bene; anche i demòni lo credono e tremano! Insensato, vuoi capire che la fede senza le opere non ha valore? Abramo, nostro padre, non fu forse giustificato per le sue opere, quando offrì Isacco, suo figlio, sull’altare? Vedi: la fede agiva insieme alle opere di lui, e per le opere la fede divenne perfetta. E si compì la Scrittura che dice: «Abramo credette a Dio e gli fu accreditato come giustizia», ed egli fu chiamato amico di Dio. Vedete: l’uomo è giustificato per le opere e non soltanto per la fede. Così anche Raab, la prostituta, non fu forse giustificata per le opere, perché aveva dato ospitalità agli esploratori e li aveva fatti ripartire per un’altra strada? Infatti come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.
SALMO Sal 111 (112)
Il giusto opera il bene e vive con fede.
Beato l’uomo che teme il Signore
e nei suoi precetti trova grande gioia.
Potente sulla terra sarà la sua stirpe,
la discendenza degli uomini retti sarà benedetta.
Prosperità e ricchezza nella sua casa,
la sua giustizia rimane per sempre. R
Spunta nelle tenebre, luce per gli uomini retti:
misericordioso, pietoso e giusto.
Felice l’uomo pietoso che dà in prestito,
amministra i suoi beni con giustizia.
Egli non vacillerà in eterno:
eterno sarà il ricordo del giusto. R
Cattive notizie non avrà da temere,
saldo è il suo cuore, confida nel Signore.
Sicuro è il suo cuore, non teme.
Egli dona largamente ai poveri,
la sua giustizia rimane per sempre,
la sua fronte s’innalza nella gloria. R
VANGELO Lc 18, 28-30
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Pietro disse: «Noi abbiamo lasciato i nostri beni e ti abbiamo seguito». Ed egli rispose: «In verità io vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel tempo presente e la vita eterna nel tempo che verrà».
Gioacomo
Il passo che leggiamo oggi, in apertura della settimana, è molto noto. Dobbiamo però capirlo bene. San Giacomo intende dire che tutt’e due le posizioni uguali e contrarie sono ingiustificabili. La posizione di chi vive solo opere, senza che esse abbiano un radicamento nella fede e la posizione di uno spiritualismo disincarnato. Questa è contraria alla fede perché è contraria proprio allo spirito dell’incarnazione. Se il Signore è venuto per incarnarsi, ovvero per rivestire la carne umana della grazia divina, vivere opere spirituali senza opere concrete significa banalizzare la stessa spiritualità dell’incarnazione. L’altra è ugualmente sbagliata perché rifugiarsi nelle opere senza mettere il minimo di fede in esse, significa cadere nell’operatività più frenetica, ma senz’anima. Esattamente i due rischi evitati da Abramo, il quale certo visse opere di fede grandiose, ma sempre dentro un’ottica di spiritualità che ha portato il grande patriarca ad affidarsi a Dio ogni giorno. Ecco perché le due cose vanno sempre prese insieme ed ecco perché le due posizioni non sono assolutamente disgiungibili.
Vangelo
Così anche San Pietro che chiedeva al Signore cosa avrebbero avuto in cambio per la disponibilità alla sequela, preludio della disponibilità alla missione, sia lui che tutti i suoi compagni apostoli. La risposta del Signore è chiara. In “cambio”, se così si può dire, c’è la partecipazione alla sua vita, alla sua stessa spiritualità di Figlio di Dio venuto per salvare l’uomo dal peccato e, insieme con essa, anche la partecipazione alla sua stessa missione, eredi delle cose di Dio in terra e della vita spirituale in cielo. Come si vede anche la predicazione del Signore tiene insieme orizzonte temporale ed orizzonte spirituale, orizzonte di questa vita e orizzonte dell’eternità, vera meta alla quale tutti siamo indirizzati e per la quale il Signore rinnova, in ciascuno di noi, i suoi doni di grazia.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Credo che anche noi, specialmente in alcuni momenti difficili della vita di fede, o in alcuni momenti più impegnativi di altri, ci siamo chiesti: Signore, cosa avremo in cambio? Se ti offro la mia vita, cosa ne avrò in cambio? La domanda è non solo lecita ma, forse, doverosa. Ci sono molte persone che offrono la fedeltà a Dio in momenti di prova assolutamente pesanti, persone che rinnovano il proprio sì a Dio in momenti di sofferenza indicibili, anime che si consacrano a Dio in situazioni di vita che nessuno vorrebbe mai sperimentare e molto altro ancora. È lecito, in questi momenti, chiedere al Signore che cosa si avrà in cambio. La risposta è la stessa anche per noi. Adesso ci è chiesto di saper “vestire”, per così dire, le nostre opere di spiritualità, di cielo, per avere un domani la vita eterna. Il cristiano, ricordiamolo bene, non si rifugia mai nella vita eterna per sfuggire alle cose presenti. Fa esattamente il contrario: lascia che la luce della vita eterna lo sostenga anche nelle cose del tempo. Il cristiano veste di immortalità le cose del tempo, per vivere bene anche quelle eterne. Stiamo iniziando un anno assolutamente singolare, un anno giubilare. In questo anno ci sarà chiesto di tener sempre presenti le ragioni dello spirito, mentre viviamo le cose del tempo, le cose della terra. Il Giubileo serve anche a questo, per ricordarci la venuta del Signore, per metterci a contatto con la sua morte e risurrezione e per dare a noi tutti la speranza della vita eterna. Maria ci guidi in questo anno, insieme a Padre Pio, il santo fortemente spirituale che, proprio perché sprofondato nella preghiera, ha realizzato quella “casa della sofferenza” che è ancora oggi l’ospedale più importante del Mezzogiorno. San Pio preghi e interceda per noi.
Provocazioni dalla Parola
- Come vivo questa unione di fede ed opere che è richiesta ad ogni cristiano?
- Come incarno la mia spiritualità dentro le cose della vita?
- Come iniziare questo anno di Giubileo?