Settimana della 3 domenica dopo l’Epifania – Giovedì
La spiritualità di questa settimana
Vorrei che, in questo secondo giorno di preghiera e adorazione eucaristica, ci fermassimo a capire quali sono i gesti e le parole che esprimono l’amore. Alla luce di quanto il Papa scrive nell’Enciclica al numero 32 e 33: “Il Cuore di Cristo, che simboleggia il suo centro personale da cui sgorga il suo amore per noi, è il nucleo vivo del primo annuncio. Lì è l’origine della nostra fede, la sorgente che mantiene vive le convinzioni cristiane. Il modo in cui Cristo ci ama è qualcosa che Egli non ha voluto troppo spiegarci. Lo ha mostrato nei suoi gesti”. Sorretti da questa consapevolezza rileggiamo, anzitutto, i testi biblici.
La Parola di questo giorno
LETTURA Sir 44, 1; 49, 4-7
Lettura del libro del Siracide
Facciamo ora l’elogio di uomini illustri, dei padri nostri nelle loro generazioni. Se si eccettuano Davide, Ezechia e Giosia, tutti agirono perversamente; poiché avevano abbandonato la legge dell’Altissimo, i re di Giuda scomparvero. Lasciarono infatti il loro potere ad altri, la loro gloria a una nazione straniera. I nemici incendiarono l’eletta città del santuario, resero deserte le sue strade, secondo la parola di Geremia, che essi però maltrattarono, benché fosse stato consacrato profeta nel seno materno, per estirpare, distruggere e mandare in rovina, ma anche per costruire e piantare.
SALMO Sal 75 (76)
Fate voti al Signore, vostro Dio, e adempiteli.
Tu sei davvero terribile;
chi ti resiste quando si scatena la tua ira?
Dal cielo hai fatto udire la sentenza. R
Sbigottita tace la terra,
quando Dio si alza per giudicare,
per salvare tutti i poveri della terra.
Persino la collera dell’uomo ti dà gloria;
gli scampati dalla collera ti fanno festa. R
Fate voti al Signore, vostro Dio, e adempiteli,
quanti lo circondano portino doni al Terribile,
a lui che toglie il respiro ai potenti,
che è terribile per i re della terra. R
VANGELO Mc 5, 1-20
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Il Signore Gesù e i discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.
Siracide
Il Siracide ci ha ricordato che, di fatto, molti re di Israele furono infedeli a Dio. Si lasciarono prendere dalle molte cose della vita, dalle molte cose che possono attirare il cuore di un uomo verso ciò che è menzogna, verso ciò che non paga, verso ciò che sembra riempire ed espandere le possibilità della vita ma, al contrario, la mortifica. In questo senso l’azione di Dio fu perdono e misericordia.
Vangelo
Il testo più bello di oggi, che ci permette di capire bene quanto il Papa ci dice, è però il Vangelo. Gesù è di fronte ad un uomo tormentato dal demonio. Anzi, tormentato in varie forme, dal momento che non c’è solo un demonio dentro il suo cuore, ma, addirittura, una pluralità di demoni, una pluralità di forme di malvagità. Il Signore, sbarcato in sua presenza, ha un atteggiamento molto pietoso perché lo accosta con immediato spirito di carità e con quella preghiera fortissima con la quale impone alla legione di demoni di non tormentare quell’uomo. Possiamo facilmente immaginarci la scena: tutti stanno evitando quell’uomo indemoniato. Tutti lo tengono a doverosa distanza. Tutti, tranne Gesù, che, con il suo modo di fare, con il suo sguardo, con la sua parola, lo libera da quella azione malvagia per restituirlo ad una nuova capacità di amare. Quella capacità di amare che non deve diventare sequela, ma attestazione della misericordia ricevuta in casa sua. Forse il compito più difficile. Quest’uomo è chiamato ad amare quelli che lo avevano abbandonato, quelli che lo avevano cacciato in quella regione di morti. Forse quest’uomo avrebbe voluto seguire Gesù anche per allontanarsi da loro. Gesù gli chiede, come vera attestazione della comprensione del suo amore, di rimanere con loro e di manifestare a loro la medesima misericordia ricevuta. Gesù, quindi, non fa discorsi. Non analizza cause. Non dà colpe. Ama quest’uomo e lo inserisce in un nuovo circolo di amore.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Anche noi, attraverso il Vangelo, entriamo in comunione con i gesti di amore di Gesù. È questa la logica dell’incarnazione, come il Papa ci ricorda. È questo il significato del suo nome, Emmanuele. Prosegue poi ai numeri 37 e 38: “Dato che per noi è difficile fidarci, perché siamo stati feriti da tante falsità, aggressioni e delusioni, Egli ci sussurra all’orecchio: «Coraggio, figlio» (Mt 9,2), «Coraggio, figlia» (Mt 9,22). Si tratta di superare la paura e renderci conto che con Lui non abbiamo nulla da perdere. A Pietro, che non si fidava, «Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: “[…] Perché hai dubitato?”» (Mt 14,31). Non temere. Lascialo venire vicino a te, fallo sedere accanto a te. Possiamo dubitare di tante persone, ma non di Lui. E non fermarti a causa dei tuoi peccati. Ricordati che molti peccatori «se ne stavano a tavola con Gesù» (Mt 9,10) e Lui non si scandalizzava di nessuno di loro. Gli elitari della religione si lamentavano e lo trattavano come «un mangione e un beone, amico di pubblicani e peccatori» (Mt 11,19). Quando i farisei criticavano questa sua vicinanza alle persone considerate di bassa condizione o peccatrici, Gesù diceva loro: «Misericordia io voglio e non sacrifici» (Mt 9,13).
- Quello stesso Gesù oggi aspetta che tu gli dia la possibilità di illuminare la tua esistenza, di farti alzare, di riempirti con la sua forza. Prima di morire, infatti, disse ai suoi discepoli: «Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete» (Gv14,18-19). Egli trova sempre un modo per manifestarsi nella tua vita, perché tu possa incontrarti con Lui”. Credere ai gesti di amore non è semplice, perché la vita ci ha, spesso, ingannato proprio attraverso di essi. Credo che tutti abbiamo vissuto relazioni difficili che non ci hanno dato che grandi delusioni. A tutti sarà capitato di avere investito molto in tante relazioni ma di aver ricevuto poco, pochissimo, addirittura niente. Questo non ci deve spaventare, dice il Papa, ma, caso mai, riaccendere in noi il gusto di amare come ama il cuore di Gesù: amare senza desiderio di essere ricambiati. Come facciamo anche noi con il Signore. Quali sono, dunque, i gesti di amore che nascono dal cuore e che ci aiutano ad entrare in comunione con il Signore? Il Papa ci chiede di verificare sguardo e parole, come già il Vangelo di quest’oggi ci suggerisce.
In secondo luogo, poi, il Papa ci ricorda che è solo nell’adorazione del cuore di Cristo che possiamo far nascere il medesimo atteggiamento di vicinanza, condiscendenza, amore che lui stesso ha vissuto. Leggiamo al numero 49 e 50: “È indispensabile sottolineare che ci relazioniamo con la Persona di Cristo, nell’amicizia e nell’adorazione, attratti dall’amore rappresentato nell’immagine del suo Cuore. Veneriamo tale immagine che lo rappresenta, ma l’adorazione è rivolta solo a Cristo vivo, nella sua divinità e in tutta la sua umanità, per lasciarci abbracciare dal suo amore umano e divino. Al di là dell’immagine utilizzata, è certo che il Cuore vivo di Cristo – mai un’immagine – è oggetto di adorazione, perché è parte del suo corpo santissimo e risorto, inseparabile dal Figlio di Dio che lo ha assunto per sempre. È adorato in quanto «Cuore della Persona del Verbo, al quale è inseparabilmente unito». Non lo adoriamo isolatamente, ma in quanto con questo Cuore è il Figlio stesso incarnato che vive, ama e riceve il nostro amore. Pertanto, ogni atto d’amore o adorazione del suo Cuore è in realtà «veramente e realmente tributato a Cristo stesso», poiché tale figura rimanda spontaneamente a Lui ed è «simbolo e immagine espressiva dell’infinita carità di Gesù Cristo»”. Così il Papa ci insegna che l’adorazione è l’unico modo che noi abbiamo di imparare i gesti di amore di Gesù che, poi, possiamo ripetere nella nostra vita. L’adorazione è adorazione del cuore di Cristo. Anche noi, ogni venerdì, cerchiamo di sottolineare la devozione al cuore di Cristo come, spesso, il sabato, quella al cuore Immacolato della sua Divina Madre. Adorazione che, come ci ha detto il Papa, è poi della persona di Cristo. Noi adoriamo la persona di Cristo soprattutto nell’adorazione eucaristica, proposta non solo in questi giorni solenni, ma ogni settimana, in almeno cinque orari diversi. Potremmo riflettere su come viviamo questa proposta di preghiera e su cosa facciamo per entrare, attraverso l’adorazione, in comunione con il modo di amare di Gesù. Dedichiamo questo secondo giorno di adorazione proprio a questo pensiero, certi che tutti abbiamo bisogno di adorazione per imparare ad amare.
Provocazioni
- Come vivo sguardo e parole?
- Dicono un’attenzione e un’azione di amore o sanno di giudizio?
- Come vivo la preghiera di adorazione?
- Cosa faccio per imparare ad amare da Cristo Signore?