Della Samaritana
Introduzione
Potrebbe sembrare che la liturgia della Parola di oggi insista su un tema che, in fondo, è molto umano: le relazioni. Proprio per questo ci sentiamo invogliati ad ascoltare ciò che la Parola di Dio ha da dirci per trarne, poi, una revisione di vita che ci permetta di vedere come noi siamo capaci di vivere le relazioni alla luce della rivelazione che abbiamo ascoltato e non solo alla luce di quello che può essere la nostra esperienza.
La Parola di Dio
LETTURA Dt 6, 4a; 11, 18-28
Lettura del libro del Deuteronomio
In quei giorni. Mosè disse: «Ascolta, Israele: Porrete nel cuore e nell’anima queste mie parole; ve le legherete alla mano come un segno e le terrete come un pendaglio tra gli occhi; le insegnerete ai vostri figli, parlandone quando sarai seduto in casa tua e quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai; le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte, perché siano numerosi i vostri giorni e i giorni dei vostri figli, come i giorni del cielo sopra la terra, nel paese che il Signore ha giurato ai vostri padri di dare loro. Certamente, se osserverete con impegno tutti questi comandi che vi do e li metterete in pratica, amando il Signore, vostro Dio, camminando in tutte le sue vie e tenendovi uniti a lui, il Signore scaccerà dinanzi a voi tutte quelle nazioni e voi v’impadronirete di nazioni più grandi e più potenti di voi. Ogni luogo che la pianta del vostro piede calcherà, sarà vostro: i vostri confini si estenderanno dal deserto al Libano, dal fiume, il fiume Eufrate, al mare occidentale. Nessuno potrà resistere a voi; il Signore, vostro Dio, come vi ha detto, diffonderà la paura e il terrore di voi su tutta la terra che voi calpesterete. Vedete, io pongo oggi davanti a voi benedizione e maledizione: la benedizione, se obbedirete ai comandi del Signore, vostro Dio, che oggi vi do; la maledizione, se non obbedirete ai comandi del Signore, vostro Dio, e se vi allontanerete dalla via che oggi vi prescrivo, per seguire dèi stranieri, che voi non avete conosciuto».
SALMO Sal 18 (19)
Signore, tu solo hai parole di vita eterna.
La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi. R
Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti. R
Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore. R
EPISTOLA Gal 6, 1-10
Lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, se uno viene sorpreso in qualche colpa, voi, che avete lo Spirito, correggetelo con spirito di dolcezza. E tu vigila su te stesso, per non essere tentato anche tu. Portate i pesi gli uni degli altri: così adempirete la legge di Cristo. Se infatti uno pensa di essere qualcosa, mentre non è nulla, inganna se stesso. Ciascuno esamini invece la propria condotta e allora troverà motivo di vanto solo in se stesso e non in rapporto agli altri. Ciascuno infatti porterà il proprio fardello. Chi viene istruito nella Parola, condivida tutti i suoi beni con chi lo istruisce. Non fatevi illusioni: Dio non si lascia ingannare. Ciascuno raccoglierà quello che avrà seminato. Chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglierà corruzione; chi semina nello Spirito, dallo Spirito raccoglierà vita eterna. E non stanchiamoci di fare il bene; se infatti non desistiamo, a suo tempo mieteremo. Poiché dunque ne abbiamo l’occasione, operiamo il bene verso tutti, soprattutto verso i fratelli nella fede.
VANGELO Gv 4, 5-42
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo. Il Signore Gesù giunse a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: «Dammi da bere». I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. Allora la donna samaritana gli dice: «Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?». I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. Gesù le risponde: «Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva». Gli dice la donna: «Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?». Gesù le risponde: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». «Signore – gli dice la donna –, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua». Le dice: «Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui». Gli risponde la donna: «Io non ho marito». Le dice Gesù: «Hai detto bene: “Io non ho marito”. Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero». Gli replica la donna: «Signore, vedo che tu sei un profeta! I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare». Gesù le dice: «Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità». Gli rispose la donna: «So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa». Le dice Gesù: «Sono io, che parlo con te». In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: «Che cosa cerchi? », o: «Di che cosa parli con lei?». La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: «Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?». Uscirono dalla città e andavano da lui. Intanto i discepoli lo pregavano: «Rabbì, mangia». Ma egli rispose loro: «Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete». E i discepoli si domandavano l’un l’altro: «Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?». Gesù disse loro: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica». Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: «Mi ha detto tutto quello che ho fatto». E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e alla donna dicevano: «Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo».
Vangelo
Anzitutto il Vangelo, che, essendo sempre il medesimo, ammette però una rilettura diversa di anno in anno. Se lo rileggiamo dal punto di vista delle relazioni vediamo che, nella storia della Samaritana, ci sono almeno tre fasi diverse.
Le relazioni negate.
La prima la chiamerei così, quella delle relazioni negate. La Samaritana va al pozzo verso mezzogiorno, in un’ora che non è usuale, in un momento della giornata in cui si è già lavorato molto in casa e, dunque, l’acqua dovrebbe già essere stata necessaria. Questa donna va a quest’ora al pozzo di Giacobbe perché non vuole incontrare nessuno, non vuole essere vista da nessuno. La sua vita, la sua storia fanno chiacchierare gli altri, generano continuo giudizio o forse pettegolezzo. Questa donna non vuole andare nell’ora delle comari per non avere a che fare con loro. È il tempo delle relazioni negate. È il ritratto delle relazioni difficili, delle relazioni che non producono nulla, delle relazioni che generano giudizio, allontanamento, cattiveria incomprensione.
La relazione trovata.
Su questa scena si installa la seconda, quella delle relazioni trovate. Ecco che questa donna, sola, al pozzo, incontra il Signore, una relazione nuova, una relazione promettente, una relazione diversa. Ecco che con quest’uomo così apparentemente strano, la samaritana inizia una relazione personale. Una relazione profonda, sincera, aperta. Una relazione nella quale ci si sente conosciuti, nella quale si sta bene, nella quale si sente che non c’è critica, giudizio, incomprensione ma, solo, molto amore. La Samaritana, sentendosi amata, si racconta ma lascia anche che sia quell’uomo a raccontare di lei e a spiegarle molte cose. A partire dalla relazione con Dio: è proprio partendo da questa relazione con l’Altissimo, forse dimenticata, forse mai vissuta in profondità, forse messa tra parentesi momentaneamente, che questa donna diventa capace di riallacciare un rapporto serio, unico, intenso, con un uomo. Ma questa relazione non finisce qui, perché introduce alla terza fase del racconto.
Le relazioni ricostituite.
La scena finale vede proprio una ricostruzione delle relazioni tra la Samaritana e il suo paese. Quel paese che l’aveva emarginata diventa il paese che la ascolta. Coloro che l’avevano scartata sono coloro che, avendola accusata e criticata, vanno da Gesù per assicurarsi di quello che la donna dice. Addirittura si legge che questa nuova relazione tra la Samaritana e Gesù accende nuove relazioni tra Gesù e tutto il paese. Ed è proprio alla luce di questa nuova relazione di fede che Gesù decide di rimanere alcuni giorni nel villaggio, stringendo relazioni sempre più forti con tutti ma anche permettendo alla Samaritana di ricostruire le sue relazioni proprio con coloro con le quali aveva deciso di non avere più nulla a che fare.
Un capolavoro di vangelo che, nel giro di poche righe, riesce a dirci che le relazioni, tema umano fondamentale, in realtà traggono luce e forza dalla fede, così che tutto ciò che, tra gli uomini, può, per così dire, andare male, può anche essere riscostruito dalla relazione con Dio. Più una relazione con Dio è profonda, più cresce l’umanità. Più una relazione con Dio diventa intensa, più diventa intenso il modo di vivere tra le persone. Ecco il cuore, ecco il bello, ecco il segreto di questa pagina di vangelo.
Deuteronomio
Da questo punto di vista diventa però anche bello ed interessante rileggere le altre due scritture. Anzitutto il deuteronomio, che a noi sembra così difficile e lontano. La pagina che abbiamo letto, in fondo, dice le stesse cose che ci ha detto il vangelo, perché ci ricorda che lì dove c’è attenzione a Dio, nasce una nuova attenzione all’uomo. Lì dove c’è rispetto per Dio nasce una nuova attenzione a ciò che l’uomo può disporre. Lì dove c’è amore per il Signore nasce tutta una serie di virtù che potremmo anche chiamare umane, che possono avere anche gli uomini che non hanno fede e che, tuttavia, il credente vive in modo diverso, autentico e pieno.. è proprio alla luce della rivelazione con Dio che prende per mano l’uomo e che guida la sua vita verso l’incontro con lui che trovano senso anche tutte le relazioni che gli uomini vivono per lo stesso dono di Dio. È alla luce di questa rivelazione che trova senso pieno quel rapporto con Dio che diventa non solo bello ma anche molto promettente, ma anche la relazione con gli uomini, vissuta nel rispetto dei comandamenti che sono la linea guida per vivere un rapporto fatto di rispetto, di amore, di comprensione, di ricerca continua della verità e della pace. La prima lettura ci ha detto questo in sintesi. Dove l’uomo tende a Dio, trova, per ciò stesso, la pace con gli altri. Se tutti guardassero a Dio, troverebbero una via per risolvere conflitti, dissidi, divisioni. Solo dove c’è un cuore che tende a Dio, diventa possibile un rispetto umano nuovo che è quello che vivono i figli di Dio.
Galati
È alla luce di questa duplice rivelazione che San Paolo poteva scrivere quelle parole bellissime, uniche, intense, che abbiamo letto nell’Epistola. “se qualcuno viene sorpreso in qualche colpa, voi, che avete lo spirito, correggetelo con dolcezza”. Tema difficilissimo, quello della correzione fraterna. Paolo lo intende così: chi ha fede, chi è capace di rileggere anche i rapporti umani alla luce del proprio rapporto con Dio, diventa capace anche di suggerire a chi sbaglia come ritornare ad un modo più corretto di vivere. La correzione fraterna implica questo: la lettura di una situazione, il saper pregare sopra una situazione, il saper dire parole di Vangelo all’altro, convinti che, insieme, si è in cammino verso il mistero di Dio.
Nella convinzione che “se uno pensa di essere qualcosa, inganna sé stesso”. Come dire: l’umiltà è la virtù regina da osservare sempre e da curare sopra ogni cosa, così da non vivere mai senza di essa.
Unita all’altra di Paolo: “ciascuno raccoglierà quello che ha seminato”. Come dire: se uno non cura le relazioni con gli altri, difficilmente otterrà qualcosa. Se uno non vive bene il tema del rapporto con il fratello, difficilmente potrà arrivare da qualche parte. Con quell’altra convinzione che genera speranza: “chi semina nello spirito, raccoglierà la vita eterna. non stanchiamoci di fare il bene!”. La speranza del cristiano nasce proprio da qui, dal voler giungere alla vita eterna anche attraverso rapporti limpidi, sinceri, unici, importanti che vengono costantemente riletti alla luce del Vangelo. Il cristiano non si stanca mai di fare il bene, ma vive sempre alla luce di un bene da cercare, da rimettere in discussione, superando limiti, diffidenze, cattiverie e ogni altro genere di ostacolo che può capitare nella vita. Ecco l’invito finale di Paolo: “operiamo il bene, soprattutto verso i fratelli nella fede”. Ovviamente il cristiano si sente chiamato a compiere il bene in senso universale, ma ha un occhio particolare verso i fratelli nella fede. Cioè la carità diventa sempre occasione di un confronto continuo con chi vive nella medesima fede perché la ricerca del bene e l’attestazione del bene non abbiano mai fine. Il cristiano vive anche di questa consapevolezza unica e indiscutibile.
Per noi e per il nostro cammino
Credo che il tema delle relazioni sia fondamentale anche per noi, per una vera revisione del nostro programma di vita in quaresima, tanto più nell’anno giubilare, vorrei proporre a ciascuno di voi di riflettere sul modo con il quale si vivono le relazioni.
La domanda fondamentale credo sia proprio quella che ci ha consegnato l’Apostolo Paolo: cosa sto seminando? Perché è vero che noi tutti raccoglieremo quello che stiamo seminando. Non solo però dal punto di vista umano, utilizzando quelle virtù umane che il Signore ha infuso dentro di noi. Credo che la domanda dovrebbe anche portarci a chiederci cosa dobbiamo fare come cristiani, come gente che vive la sua fede in modo sincero. È per questo che credo sia molto bello e molto importante che noi tutti ci chiediamo cosa stiamo facendo dal punto di vista credente. Il che comporta, come sempre, anche la verifica della nostra relazione con Dio. Siamo ormai alla seconda settimana di quaresima, abbiamo già vissuto la prima settimana di questo tempo santo, forte importante e non vorrei che ci perdessimo nel tempo che sembra sempre lungo. Il tempo non è lungo. La conversione quaresimale chiede attenzione, chiede impegno, chiede lotta contro sé stessi, contro il proprio modo di pensare chiuso, egoista e chiede di aprirsi a Dio per poi aprirsi agli altri. Come le scritture ci hanno detto.
Infine, in un anno giubilare, credo sia opportuno verificare se siamo anche noi in grado di fare come la Samaritana, che è stata capace di andare dai proprio concittadini per richiamare tutti ad una relazione con Dio che fosse più vera. Mi domando se anche noi siamo capaci di qualcosa del genere e se faremo, in questo anno giubilare, un’azione missionaria simile a quella di questa donna. Un’azione missionaria che porti a parlare di Dio a chi non crede più, a chi non frequenta più; un’azione missionaria che diventi invito ad aprire il proprio cuore a Dio; un’azione missionaria che sia anche occasione per verificare i propri rapporti umani alla luce della fede.
Come vedete c’è modo e modo di vivere il tema delle relazioni. Il modo cristiano di viverle è generativo di speranza. Chiediamo al Signore di essere convinti di quello che facciamo, per essere sempre disposti a vivere con attenzione questo tempo benedetto di adesione al mistero di Dio e alla sua volontà.
Per una revisione di vita giubilare
È in questa logica che vi raccomanderei di vivere questa seconda settimana di quaresima mettendo attenzione al modo concreto con il quale viviamo le relazioni tra noi.