Giovedì 20 marzo

Settimana della seconda domenica di quaresima – Giovedì

Introduzione

Dopo la sosta che abbiamo effettuato ieri per San Giuseppe, riprendiamo il lezionario della Quaresima da cui traiamo la meditazione per oggi che vorrei dedicare al tema della generosità.

La Parola di questo giorno

GENESI 18, 1-15
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Il Signore apparve ad Abramo alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’ingresso della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo. Si vada a prendere un po’ d’acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi sotto l’albero. Andrò a prendere un boccone di pane e ristoratevi; dopo potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete passati dal vostro servo». Quelli dissero: «Fa’ pure come hai detto». Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse: «Presto, tre sea di fior di farina, impastala e fanne focacce». All’armento corse lui stesso, Abramo; prese un vitello tenero e buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo. Prese panna e latte fresco insieme con il vitello, che aveva preparato, e li porse loro. Così, mentre egli stava in piedi presso di loro sotto l’albero, quelli mangiarono. Poi gli dissero: «Dov’è Sara, tua moglie?». Rispose: «È là nella tenda». Riprese: «Tornerò da te fra un anno a questa data e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio». Intanto Sara stava ad ascoltare all’ingresso della tenda, dietro di lui. Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara ciò che avviene regolarmente alle donne. Allora Sara rise dentro di sé e disse: «Avvizzita come sono, dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!». Ma il Signore disse ad Abramo: «Perché Sara ha riso dicendo: “Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia”? C’è forse qualche cosa d’impossibile per il Signore? Al tempo fissato tornerò da te tra un anno e Sara avrà un figlio». Allora Sara negò: «Non ho riso!», perché aveva paura; ma egli disse: «Sì, hai proprio riso».

SALMO Sal 118 (119), 49-56

La tua parola, Signore, è verità e vita.

Ricòrdati della parola detta al tuo servo,
con la quale mi hai dato speranza.
Questo mi consola nella mia miseria:
la tua promessa mi fa vivere. R

Gli orgogliosi mi insultano aspramente,
ma io non mi allontano dalla tua legge.
Ricordo i tuoi eterni giudizi, o Signore,
e ne sono consolato. R

Mi ha invaso il furore contro i malvagi
che abbandonano la tua legge.
I tuoi decreti sono il mio canto
nella dimora del mio esilio. R

Nella notte ricordo il tuo nome, Signore,
e osservo la tua legge.
Tutto questo mi accade
perché ho custodito i tuoi precetti. R

PROVERBI 7, 1-9. 24-27
Lettura del libro dei Proverbi

Figlio mio, custodisci le mie parole e fa’ tesoro dei miei precetti. Osserva i miei precetti e vivrai, il mio insegnamento sia come la pupilla dei tuoi occhi. Légali alle tue dita, scrivili sulla tavola del tuo cuore. Di’ alla sapienza: «Tu sei mia sorella», e chiama amica l’intelligenza, perché ti protegga dalla donna straniera, dalla sconosciuta che ha parole seducenti. Mentre dalla finestra della mia casa stavo osservando dietro le inferriate, ecco, io vidi dei giovani inesperti, e tra loro scorsi un adolescente dissennato. Passava per la piazza, rasente all’angolo, e s’incamminava verso la casa di lei, all’imbrunire, al declinare del giorno, all’apparire della notte e del buio. Ora, figli, ascoltatemi e fate attenzione alle parole della mia bocca. Il tuo cuore non si volga verso le sue vie, non vagare per i suoi sentieri, perché molti ne ha fatti cadere trafitti ed erano vigorose tutte le sue vittime. Strada del regno dei morti è la sua casa, che scende nelle dimore della morte.

VANGELO Mt 6, 1-6
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli. Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Meditazione

Abramo corse nella tenda…

Strada del regno dei morti è la sua casa…

Quando fai l’elemosina non sappia la tua destra ciò che fa la tua sinistra…

Abramo è sempre un ritratto di saggezza, di sapienza. Lo immaginiamo come un uomo di una certa età, posato, capace di soppesare le cose. Il ritratto che emerge dalla Scrittura di oggi è il contrario: un uomo vigoroso, che si sposta in fretta da una parte all’altra, che sa dare ordini, che non perde tempo… Come mai tanta differenza tra le pagine più conosciute su di lui e il ritratto di quest’unica pagina? La fretta di Abramo che ci viene mostrata oggi è la fretta della carità, la fretta che nasce dalla sua generosità. Egli non vuole lasciare che l’ospite attenda. Per questo è tutto un fremito: Abramo accoglie i tre misteriosi personaggi, vuole che stiano comodi, che si siedano all’ombra per riposare. Non solo, vuole che, per loro, ci sia il pranzo migliore che si riesce ad imbandire. Vuole che la loro visita sia davvero occasione per vivere al meglio il comandamento dell’accoglienza, perché anche questo dà speranza. Abramo è desideroso di dare con generosità il meglio che si può. In questo coinvolge anche Sara e tutta la tribù. Tutti devono fare qualcosa per rendere la presenza di quei personaggi misteriosi occasione di accoglienza grande. La generosità di Abramo non ha limiti, non ha freni. È a 360 gradi, al contrario di quella di alcuni giovani dissennati descritti nel libro dei Proverbi, che pensano a sè, pensano al loro divertimento, al loro piacere. Ecco che vi sono alcuni che vivono in modo dissoluto, spendendo anche i loro averi per attimi di piacere. Comportamento che il sapiente addita non tanto come immorale, ma come dissensato, contrario alla speranza, un comportamento che dice che nel cuore manca la speranza che nasce dalla fede.

Così anche il Signore educa alla carità e alla generosità che, pur nascendo da un discernimento, non deve avere freni. La carità deve essere generosa, segreta, immediata. Sono caratteristiche che Gesù mette ben in evidenza. La carità è generosa perché non deve conoscere limiti. La carità deve essere immediata perché il povero non può aspettare. La carità deve essere segreta: se diventasse ostentazione del proprio benessere o della propria bontà non sarebbe più carità! Uno avrebbe già ricevuto, nel plauso degli altri, la sua ricompensa. Invece la carità segreta è nota solo a Dio e da Lui solo ricompensata. La carità deve essere sempre così se deve avvicinare alla vita eterna. Insegnamenti che sono comuni a molti altri passi della Scrittura che insegnano che la vita di carità è “doverosa”. Doverosa non perché imposta, ma perché percepita come via per giungere alla santificazione dei propri giorni. Abramo sa questo e lo fa. Il credente, il cristiano, vive questo ad imitazione di Cristo. Il sapiente vive in modo contrario a quello descritto proprio perché ha nel cuore questa fiamma di carità che urge, che spinge, che muove a non rimanere inoperosi.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Vivo questa legge della generosità?
  • Quali sono i propositi per la carità quaresimale?
  • Come vivo questo “precetto” della fede cristiana?

In effetti, mi pare di vedere che molto spesso misuriamo anche la carità. Spesso diciamo di non avere il tempo per qualche opera di bene e quindi ci sottraiamo alle esigenze della carità. Spesso diciamo di non avere risorse da destinare ai poveri, distogliendoci dalle esigenze della prossimità e della condivisione. Mi pare che molti lascino che il tempo della carità, sia in quanto ad opere sia in quanto ad elemosina, sia il tempo della vecchiaia quando, terminati gli impegni lavorativi e raggiunta una certa tranquillità economica, allora si può vivere una carità maggiore e più fattiva. Credo che non sia così che il Vangelo educhi! È sempre l’ora della carità, come dicevano un vecchio slogan e una vecchia immagine: l’immagine di un orologio senza lancetta, appunto perché è sempre l’ora della carità. La meditazione quaresimale che nasce da questi testi sacri vorrebbe spingerci oltre quello che facciamo comunemente. D’altronde l’anno giubilare è anno di grazia proprio per questo, perché è oltre le cose solite, è oltre i comportamenti che si devono vivere normalmente. La meditazione quaresimale di oggi ci deve portare a domandare alla nostra coscienza se noi ci lasciamo interrogare dai bisogni degli altri o se siamo chiusi ad essi. Sia in quanto a tempo, sia in quanto ad opere, sia in quanto a carità spiccia, ovvero ad elemosina, a sostegno economico di qualche realtà o causa importante. Vorrei che la speranza che nasce dal Giubileo ci portasse ad avere meno limiti, meno freni. È vero che dobbiamo tenere conto di molte cose della vita, ma è anche vero che non dobbiamo assolutamente diventare gente che si chiude alle esigenze della carità. È vero che dobbiamo avere prudenza, che dobbiamo pensare alla nostra vecchiaia e anche a chi viene dopo di noi, ma questo pensiero può essere sufficiente per perdere la laboriosità di Abramo nella carità? Io credo di no. Credo che siamo davvero troppo egoisti e che non cogliamo nemmeno più di tanto le intenzioni della campagna quaresimale che vogliamo vivere o, in generale, di altri richiami che, nel corso dell’anno, portiamo all’attenzione di tutti, come per esempio, l’impegno della decima per il Natale. Certo possiamo regolarci come vogliamo, ma io credo che ci facciano bene alcuni richiami a vivere una carità più fattiva, più immediata, più generosa, più sollecita. I testi sapienziali di Israele ci insegnano a non rimandare mai il povero a mani vuote. Quante volte chiudiamo la porta del cuore! Fingiamo di non sentire, fingiamo di non esserci, cambiamo lato della strada pur di non incontrare qualche uomo che ci importuna. Quante volte sappiamo di grandi progetti di generosità e di vicinanza, ma ci guardiamo bene dal sostenerli! Quante volte, insomma, siamo noi quelli chiusi. I più vicini, spesso, sanno fare anche così. Chiediamo al Signore, insieme, di essere ripresi dalla sua Parola, chiediamo al Signore di lasciare uno spazio della coscienza che ci educhi a non essere chiusi, soli, paurosi nel compiere gesti di autentica carità. Proviamo a lasciarci coinvolgere in progetti, realtà, richiami. Non solo faremo del bene, ma sentiremo vivo in noi il desiderio di farci prossimo agli altri, magari anche con qualche ricchezza che, tenuta solo per sé, non produce molto frutto, ma, se condivisa, si centuplica, come dice il Vangelo.

Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare

Nel silenzio rileggo la mia vita di carità e mi domando cosa ancora mi manca per giungere alla sollecitudine premurosa di Abramo.

2025-03-14T16:11:31+01:00