Giovedì 03 aprile

Settimana della quarta domenica di quaresima – Giovedì

Introduzione

Prima del grande venerdì di Quaresima viviamo l’ultima meditazione della settimana, che questa volta ci offre anche l’ultima pagina del discorso della montagna e ci concentriamo sul tema della consolazione.

La Parola di questo giorno

GENESI 29, 31 – 30, 2. 22-23
Lettura del libro della Genesi

In quei giorni. Il Signore, vedendo che Lia veniva trascurata, la rese feconda, mentre Rachele rimaneva sterile. Così Lia concepì e partorì un figlio e lo chiamò Ruben, perché disse: «Il Signore ha visto la mia umiliazione; certo, ora mio marito mi amerà». Concepì ancora e partorì un figlio, e disse: «Il Signore ha udito che io ero trascurata e mi ha dato anche questo». E lo chiamò Simeone. Concepì ancora e partorì un figlio, e disse: «Questa volta mio marito mi si affezionerà, perché gli ho partorito tre figli». Per questo lo chiamò Levi. Concepì ancora e partorì un figlio, e disse: «Questa volta loderò il Signore». Per questo lo chiamò Giuda. E cessò di avere figli. Rachele, vedendo che non le era concesso di dare figli a Giacobbe, divenne gelosa della sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, se no io muoio!». Giacobbe s’irritò contro Rachele e disse: «Tengo forse io il posto di Dio, il quale ti ha negato il frutto del grembo?». Dio si ricordò anche di Rachele; Dio la esaudì e la rese feconda. Ella concepì e partorì un figlio e disse: «Dio ha tolto il mio disonore».

SALMO Sal 118 (119), 113-120

Nella tua promessa, Signore, è la mia gioia.

Odio chi ha il cuore diviso;
io invece amo la tua legge.
Tu sei mio rifugio e mio scudo:
spero nella tua parola. R

Allontanatevi da me, o malvagi:
voglio custodire i comandi del mio Dio.
Sostienimi secondo la tua promessa e avrò vita,
non deludere la mia speranza. R

Aiutami e sarò salvo,
non perderò mai di vista i tuoi decreti.
Tu disprezzi chi abbandona i tuoi decreti,
perché menzogne sono i suoi pensieri. R

Tu consideri scorie tutti i malvagi della terra,
perciò amo i tuoi insegnamenti.
Per paura di te la mia pelle rabbrividisce:
io temo i tuoi giudizi. R

PROVERBI 25, 1. 21-22
Lettura del libro dei Proverbi

Anche questi sono proverbi di Salomone, raccolti dagli uomini di Ezechia, re di Giuda. Se il tuo nemico ha fame, dagli pane da mangiare, se ha sete, dagli acqua da bere, perché così ammasserai carboni ardenti sul suo capo e il Signore ti ricompenserà.

VANGELO Mt 7, 21-29
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Il Signore Gesù diceva ai suoi discepoli: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: “Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi?”. Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”. Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande». Quando Gesù ebbe terminato questi discorsi, le folle erano stupite del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come i loro scribi.

Meditazione

Dio si ricordò anche di Rachele

Il Signore ti ricompenserà

Non chiunque mi dice: Signore, Signore!

Il tema della consolazione è molto presente sia nel primo che nel secondo Testamento. Questo sta a dire quanto sia importante per gli uomini avere qualche principio di consolazione. La Scrittura non ci parla in astratto della consolazione dello spirito, ma sempre raccontandoci delle storie.

La prima storia è quella di Rachele e di Lia, le due donne che Giacobbe ha sposato. Una per amore, l’altra gli è stata data con inganno. Ovviamente Giacobbe vive preferenze nel suo cuore, anche se da uomo buono e giusto tenta sempre di mascherare le sue emozioni e i suoi sentimenti. Si può facilmente capire come questa situazione abbia creato non poco scompiglio nella situazione di Giacobbe e della sua famiglia. È in questo quadro che queste due donne, Lia e Rachele, che vengono venerate da Israele, si rivolgono a Dio per ottenere consolazione. L’una perché non riesce ad avere figli, l’altra perché si sente trascurata dal marito. A ragione o a torto, non sta a noi dire, però è chiaro che queste donne hanno inteso rivolgersi a Dio come fonte del loro bene, come sorgente della loro speranza, come colui al quale aggrapparsi nel loro contesto di vita. Potremmo dire che la fede è stata principio di consolazione per un momento molto difficile della loro esistenza. La loro preghiera, accorata, forte, nutrita di pianto, diventa cosa preziosa. Per loro, anzitutto, che hanno sfogato in questo modo la loro angoscia e le loro fatiche, ma poi anche per noi che leggiamo questa storia. Storia che insegna che Dio è sempre sensibile al dolore umano. Dio interviene come principio di consolazione per l’uomo che soffre. Come?

Ce lo spiega il Vangelo. “Non chiunque mi dice: Signore, Signore!”. Gesù ricorda che Dio non è da invocare in modo meccanico, stressante, ripetitivo, come, di fatto, moltissime persone fanno. In tutte le religioni, in tutte le lingue, in tutte le culture, noi vediamo persone che si accostano a Dio in questo modo. Anche noi cristiani abbiamo un filone di devozione popolare che sembra proprio essere fatto così: preghiere lunghissime, estenuanti, ripetitive, che magari si mescolano al pianto o ad altri segni di tristezza. Sono forme di fede magari buone per chi le compie, dal momento che le compie con fede. Il Signore ci ricorda, però, che la fede si nutre di altro, non di preghiere stressanti, non di modi per sfigurare la vita, ma di amore, di contemplazione, di immersione nel mistero di Dio. Questa è la preghiera che il Signore cerca. Questa è anche la preghiera che il Signore esaudisce. Una preghiera composta, una preghiera di affidamento, una preghiera che tenta di mettere in pratica gli insegnamenti del Signore, senza giungere mai a cose eclatanti. Questa forma di preghiera diventa consolazione, diventa modo per avvertire la presenza di Dio, modo per stare accanto al Signore nelle difficoltà della vita, ma anche per sentire il Signore accanto a noi nei momenti difficili dell’esistenza.

Il discorso della montagna chiude con un invito alla consolazione, alla preghiera forte, adulta, perseverante, che ci aiuta a capire che la preghiera non è un’opera da fare accanto ad altre opere, ma è il cuore dei giorni dell’uomo. L’unione con Dio è ciò che realizza la vita, ciò che corona l’esistenza, ciò che dona all’anima slancio. Auguriamoci anche noi, ormai verso il culmine di questa Quaresima giubilare, di avere scoperto o di scoprire, nei prossimi giorni, una forma di preghiera di questo genere.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Mi sento consolato dal Signore?
  • Come avviene la consolazione nella mia vita?
  • Quale preghiera sto vivendo in questa Quaresima?

Credo che sia fondamentale capire che la preghiera non è e non deve essere una attività accanto ad altre attività. Penso che moltissimi di noi, di fatto, vedano la preghiera così. La Scrittura intende un poco correggere questo modo di vedere le cose. Se la preghiera diventa attività tra le attività, è chiaro che la preghiera diventa una cosa da “fare”, che produce altro stress, che mette ulteriore peso nei giorni della vita dell’uomo. Se la preghiera, invece, è unione con il Padre in un contesto di amore, se la preghiera è libera, se la preghiera sa anche utilizzare forme diverse in momenti diversi o per richieste diverse, allora libera l’anima. È questa preghiera armoniosa, aperta, ampia, quella che chiede il Signore.

La consolazione che cerchiamo non viene dalle numerose pratiche che potremmo sostenere, e nemmeno dalle rinunce, che, pure specialmente in questo tempo quaresimale, hanno il loro senso. Questi sono mezzi che aiutano la preghiera. La consolazione viene, però, solo dallo stare con Dio, dal desiderio di riposare in Lui, dalla capacità di vedere le cose della vita alla luce del suo mistero. Per questa preghiera che genera consolazione occorre tempo, capacità di stare da soli, silenzio, contemplazione, desiderio di trovare il volto di Dio. Per questa preghiera occorre, in una parola, una donazione di amore, che necessita anche di parole, come ogni donazione di amore, ma che non si ferma ad esse. La preghiera di consolazione è qualcosa che sorge spontanea nell’anima, come vero dono di Dio. Spero che non solo questa Quaresima, ma che anche tutto questo anno giubilare sappia donarci una esperienza di preghiera così profonda, una preghiera davvero slancio dell’anima, una preghiera che genera consolazione.

Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare

Nel silenzio invito a pregare davanti alla Croce per sentire vicina e viva la consolazione che viene dalla comunione con il Signore.

2025-03-27T22:07:41+01:00