Settimana della quinta domenica di quaresima – Mercoledì
Introduzione
Oggi termina il cammino che ci ha condotto per tutta la Quaresima. Domani inizia il Sacro Triduo pasquale e anche noi ci immergeremo nelle suggestive celebrazioni che ci aiuteranno ad entrare in comunione con la Pasqua del Signore, nella sua morte e risurrezione. Oggi concluderei il nostro itinerario con una meditazione sul tema della tentazione, che pure abbiamo già vissuto nel tempo di Quaresima, ma che vorrei fosse anche la sintesi di questi giorni santi.
La Parola di questo giorno
GIOBBE 42, 10-17
Lettura del libro di Giobbe
In quei giorni. Il Signore ristabilì la sorte di Giobbe, dopo che egli ebbe pregato per i suoi amici. Infatti il Signore raddoppiò quanto Giobbe aveva posseduto. Tutti i suoi fratelli, le sue sorelle e i suoi conoscenti di prima vennero a trovarlo; banchettarono con lui in casa sua, condivisero il suo dolore e lo consolarono di tutto il male che il Signore aveva mandato su di lui, e ognuno gli regalò una somma di denaro e un anello d’oro. Il Signore benedisse il futuro di Giobbe più del suo passato. Così possedette quattordicimila pecore e seimila cammelli, mille paia di buoi e mille asine. Ebbe anche sette figli e tre figlie. Alla prima mise nome Colomba, alla seconda Cassia e alla terza Argentea. In tutta la terra non si trovarono donne così belle come le figlie di Giobbe e il loro padre le mise a parte dell’eredità insieme con i loro fratelli. Dopo tutto questo, Giobbe visse ancora centoquarant’anni e vide figli e nipoti per quattro generazioni. Poi Giobbe morì, vecchio e sazio di giorni.
SALMO Sal 118 (119), 169-176
Dammi vita, Signore, e osserverò la tua parola.
Giunga il mio grido davanti a te, Signore,
fammi comprendere secondo la tua parola.
Venga davanti a te la mia supplica,
liberami secondo la tua promessa. R
Sgorghi dalle mie labbra la tua lode,
perché mi insegni i tuoi decreti.
La mia lingua canti la tua promessa,
perché tutti i tuoi comandi sono giustizia. R
Mi venga in aiuto la tua mano,
perché ho scelto i tuoi precetti.
Desidero la tua salvezza, Signore,
e la tua legge è la mia delizia. R
Che io possa vivere e darti lode:
mi aiutino i tuoi giudizi.
Mi sono perso come pecora smarrita;
cerca il tuo servo: non ho dimenticato i tuoi comandi. R
TOBIA 7, 1a-b. 13 – 8, 8
Lettura del libro di Tobia
In quei giorni. Quando fu entrato in Ecbàtana, Tobia disse: «Fratello Azaria, conducimi diritto dal nostro fratello Raguele». Egli lo condusse alla casa di Raguele, che trovarono seduto presso la porta del cortile. Raguele chiamò sua figlia Sara e, quando venne, la prese per mano e l’affidò a Tobia con queste parole: «Prendila; secondo la legge e il decreto scritto nel libro di Mosè lei ti viene concessa in moglie. Tienila e, sana e salva, conducila da tuo padre. Il Dio del cielo vi conceda un buon viaggio e pace». Chiamò poi la madre di lei e le disse di portare un foglio e stese l’atto di matrimonio, secondo il quale concedeva in moglie a Tobia la propria figlia, in base al decreto della legge di Mosè. Dopo di ciò cominciarono a mangiare e a bere. Poi Raguele chiamò sua moglie Edna e le disse: «Sorella mia, prepara l’altra camera e conducila dentro». Quella andò a preparare il letto della camera, come le aveva ordinato, e vi condusse la figlia. Pianse per lei, poi si asciugò le lacrime e le disse: «Coraggio, figlia, il Signore del cielo cambi in gioia il tuo dolore. Coraggio, figlia!». E uscì. Quando ebbero finito di mangiare e di bere, decisero di andare a dormire. Accompagnarono il giovane e lo introdussero nella camera da letto. Tobia allora si ricordò delle parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce e li pose sulla brace dell’incenso. L’odore del pesce respinse il demonio, che fuggì verso le regioni dell’alto Egitto. Raffaele vi si recò all’istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi. Gli altri intanto erano usciti e avevano chiuso la porta della camera. Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: «Sorella, àlzati! Preghiamo e domandiamo al Signore nostro che ci dia grazia e salvezza». Lei si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: «Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: “Non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui”. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con animo retto. Dégnati di avere misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia». E dissero insieme: «Amen, Amen!».
VANGELO Mt 26, 14-16
✠ Lettura del Vangelo secondo Matteo
In quel tempo. Uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai capi dei sacerdoti e disse: «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.
Meditazione
Quanto volete darmi?
Da quel momento cercava l’occasione propizia…
Giuda è uno dei dodici, uno scelto dal Signore, uno che, come e con gli altri undici ha seguito il Signore un po’ dovunque. Un discepolo che ha sentito la predicazione del Signore, che ha visto i suoi numerosi miracoli, che, con Lui, più volte è stato a Gerusalemme, ha celebrato più volte le feste di Pasqua… Cosa è accaduto? Cosa non è andato per il verso giusto? Cosa ha portato Giuda ad essere “il traditore”?
Anzitutto una mancanza di vigilanza. Giuda, forse, si è ritenuto salvo, si è ritenuto al sicuro, si è reso conto di avere una certa fortezza, un certo seguito, un certo fascino. È per questo che si è staccato dal Signore, si è messo vicino al numeroso gruppo di coloro che volevano uccidere il Signore. Giuda non si è più messo nel gruppo dei discepoli, anche se formalmente continuava a farne parte. Era nel gruppo dei dodici, ma la sua mente era altrove. Una forte mancanza di vigilanza lo ha portato ad essere “il traditore”.
Un vivo desiderio di possesso. Ecco la seconda realtà che vive il cuore di Giuda e che lo porta lontano dal Signore: il desiderio di avere di più, il desiderio di arricchirsi, il desiderio di accumulo. Più volte i Vangeli ci ricordano che Giuda teneva la cassa poiché era ladro e prendeva quello che vi mettevano dentro. Una persona non limpida, una persona disonesta. Una persona che vive l’attrazione per le cose, per le ricchezze. Evidentemente Giuda, che pure aveva ascoltato la predicazione di Gesù sul pericolo delle ricchezze, non ha pensato tanto a quelle parole, non le ha trattenute nel cuore, non le ha applicate a sé. Ecco che, ora che gli si presenta un’occasione propizia, cerca di fare di tutto per sfruttare l’occasione. Cerca di trarre profitto personale. Forse non si rende nemmeno bene conto che sta mercanteggiando una persona! Forse non si rende conto che sta vendendo Gesù come si venderebbe uno schiavo! Quando il cuore è pieno di cose, quando il cuore si riempie di cose, non c’è più posto per niente altro.
La mancanza di vigilanza e il desiderio di possesso si compongono, poi, con la mancanza di preghiera. Giuda esce dal gruppo di chi sta con il Signore in silenzio e in preghiera. Partecipa solo alle riunioni “ufficiali”. Così, anche quando è nel cenacolo per la cena, non pensa a cosa il Signore sta facendo, non si concentra su quell’ultima ora di preghiera di Gesù con i suoi. La sua mente è altrove. Il suo corpo è presente lì dove sono anche gli altri, la sua mente no. Non è solo distrazione, non è solo mancanza di attenzione. La sua è una vera e propria chiusura, un vero rifiuto della vita interiore. Ormai non gli interessa più nulla di quanto il Signore ha detto, fatto, raccomandato.
Così il Vangelo insegna che il mistero della tentazione colpisce tutti, anche i più vicini al Signore, anche nelle ore più importanti della vita, anche quando tutto sembra chiedere e raccomandare il contrario. La tentazione viene quando non si vigila, la tentazione colpisce quando il cuore brama cose, la tentazione viene quando si spegne lo spirito di preghiera e di unione con il Signore. Nemmeno i discepoli del Signore sono stati immuni da questo genere di tentazione.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Come desidero entrare in questi giorni santi?
- Che genere di preghiera vivo e intendo vivere nei prossimi giorni?
- Sono cosciente di poter essere anche io uno di quelli che vive questa tentazione?
Se in Quaresima abbiamo cercato di riflettere sulle diverse tentazioni che possono esserci nel cuore dell’uomo, vorrei che, in questi ultimissimi giorni prima di Pasqua, ci concentrassimo su questa tentazione. La tentazione di stare lontani dalla preghiera, la tentazione di fare da soli, la tentazione di respingere gli inviti di Gesù alla preghiera, alla comunione, all’attenzione al suo mistero che si compie. La tentazione, per dirla in una parola, di essere dei “traditori”. Non ci deve spaventare il monito del Vangelo, ma ci deve lasciare più attenti. Se anche un discepolo è diventato traditore, significa che il mistero di questa particolare tentazione può davvero colpire chiunque. Ecco perché questi prossimi giorni devono essere giorni di vigilanza maggiore, giorni di vigilanza più forte e più attenta. Perché questo si compia è necessaria una sola cosa: la preghiera. La preghiera che deve diventare più intensa, più forte. La preghiera che si deve nutrire, soprattutto domani, e poi domenica, di Eucarestia. Preghiera che, venerdì e sabato deve anche farci sentire la mancanza di questa consolazione, la mancanza di questa realtà che sostiene il nostro cammino. Senza giorni più intensi di preghiera e anche di dolore per la mancanza fisica della presenza del Signore, saremo più esposti alla tentazione del tradimento, di pensare alle nostre cose e non a quelle di Dio, di riempire il nostro cuore con cose e non con la sua consolante presenza.
Credo che, in questo anno giubilare, la Pasqua debba rappresentare qualche cosa di molto attraente per ciascuno di noi. Sperimentiamo l’attrazione dei richiami del Signore. Sperimentiamo l’attrazione della sua parola. Sperimentiamo l’attrazione della sua persona. Sperimentiamo l’attrazione della speranza che il Giubileo sta cercando di mettere nel cuore di ciascuno.
Concludiamo così anche il nostro percorso di meditazioni quaresimali. Le grandi storie della Genesi, le letture del libro dei Proverbi, le pagine del Vangelo hanno cercato di farci riflettere su temi molto diversi e anche molto complessi. Temi che, tuttavia, dicono come ci deve stare a cuore il richiamo di Dio alla salvezza. Il Giubileo è questo: un richiamo potente alla vita interiore, alla salvezza della nostra anima, alla salute del nostro Spirito.
Cerchiamo di entrare nel Sacro Triduo con questi accorgimenti spirituali e cerchiamo davvero di vivere una Pasqua diversa dalle altre. Una Pasqua santa e santificante. Una Pasqua di speranza che apra il nostro cuore ad una più intensa meditazione delle realtà del cielo.
Esercizio per questa settimana di quaresima giubilare
Invito a favorire la partecipazione ai momenti di preghiera e di celebrazione comunitari.