Domenica 11 MAGGIO

4 di Pasqua

Introduzione

Certamente veniamo da una settimana particolare: l’inizio del conclave e la veloce elezione di papa Leone XIV. Sono state non solo immagini che ci hanno raggiunto, ma anche momenti ecclesiali forti. L’elezione di un nuovo papa è sempre un evento di grazia, poiché la Chiesa vede in esso l’espressione della misericordia di Dio per il suo popolo e un segno della permanente presenza del Signore in esso.  Sorretti anche dalla grazia e dalla bellezza di questi eventi ecclesiali, entriamo nel merito delle scritture.

La Parola di Dio 

LETTURA At 21, 8b-14
Lettura degli Atti degli Apostoli

In quei giorni. Entrati nella casa di Filippo l’evangelista, che era uno dei Sette, restammo presso di lui. Egli aveva quattro figlie nubili, che avevano il dono della profezia. Eravamo qui da alcuni giorni, quando scese dalla Giudea un profeta di nome Àgabo. Egli venne da noi e, presa la cintura di Paolo, si legò i piedi e le mani e disse: «Questo dice lo Spirito Santo: l’uomo al quale appartiene questa cintura, i Giudei a Gerusalemme lo legheranno così e lo consegneranno nelle mani dei pagani». All’udire queste cose, noi e quelli del luogo pregavamo Paolo di non salire a Gerusalemme. Allora Paolo rispose: «Perché fate così, continuando a piangere e a spezzarmi il cuore? Io sono pronto non soltanto a essere legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Gesù». E poiché non si lasciava persuadére, smettemmo di insistere dicendo: «Sia fatta la volontà del Signore!».

SALMO Sal 15 (16)

Nelle tue mani, Signore, è tutta la mia vita.
Oppure: Alleluia, alleluia, alleluia.

Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.
Per me la sorte è caduta su luoghi deliziosi:
la mia eredità è stupenda. R

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro. R

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R

EPISTOLA Fil 1, 8-14
Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi

Fratelli, Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio. Desidero che sappiate, fratelli, come le mie vicende si siano volte piuttosto per il progresso del Vangelo, al punto che, in tutto il palazzo del pretorio e dovunque, si sa che io sono prigioniero per Cristo. In tal modo la maggior parte dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, ancor più ardiscono annunciare senza timore la Parola.

VANGELO Gv 15, 9-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

Vangelo

Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”. È certamente una delle frasi più note non solo della pagina che abbiamo letto ma anche del Vangelo. A chi si riferisce questa frase? Per chi l’ha detta Gesù?

La prima risposta, quella più immediata, è quella storica: Gesù ha detto questa frase parlando ai suoi discepoli e, quindi, ricordando agli apostoli che la loro missione, la loro vocazione, non dipendevano da doti personali o da scelte da loro fatte, ma dalla chiamata di Dio, chiamata misteriosa, chiamata insondabile, scritta nel profondo della vita di ciascuno di loro. La chiamata alla vocazione, la chiamata all’apostolato è sempre una grazia. Ecco per chi, storicamente, è detta questa frase.

Non sono però solo gli apostoli a ricevere questa parola di Dio; di per sé potremmo dire che è ogni cristiano, ogni battezzato a ricevere, in verità, questa parola. Ogni credente è un chiamato. Sebbene in modi molto diversi, sebbene in circostanze differenti, è vero che ogni battezzato è un chiamato, uno che ha ricevuto la fede come dono, come grazia, non certo per merito personale o per predisposizione della volontà. Certo ogni chiamata è un dono, che, poi, dipende anche dalla libertà dei singoli. La libertà permette alla chiamata di assumere un esito piuttosto che un altro. Ma rimane il fatto che ogni credente ha ricevuto una chiamata singolare, particolare, unica, preziosa, irripetibile. È il mistero della vocazione che riguarda tutti. Perché tutti riceviamo una chiamata a vivere il nostro stato di vita e la nostra fede in modo personale.

Questa chiamata che, dunque, è degli apostoli ma che è rivolta a tutti, ha un denominatore comune: tutti siamo “chiamati amici”. Al di là delle caratteristiche pratiche che rendono vera la chiamata, tutti siamo chiamati all’amicizia con Dio. Anche questo concetto è differente da persona a persona, come l’amicizia umana conosce sfumature che sono infinite. Essere amici di Cristo, essere amici di Dio, significa che noi, nel corso della nostra esistenza, siamo chiamati a conformare la vita alla sua. Questo è un lento processo, può durare tutta la vita. È in questo processo che noi tutti siamo chiamati a donare la vita, come ha fatto Cristo stesso.

Ecco il cuore del Vangelo, il comandamento dell’amore. Al di là di come viviamo, al di là di quello che facciamo, al di là delle circostanze concrete che sono differenti per ciascuno di noi, noi tutti siamo chiamati a fare della nostra vita un dono di amore. A Dio, agli uomini, in un sacramento piuttosto che in un altro, in uno stato di vita di consacrazione piuttosto che in uno laicale, piuttosto che in quello matrimoniale, tutti siamo chiamati a fare della nostra vita un luogo, un tempo, un modo concreto con il quale siamo chiamati a vivere la nostra donazione di amore. In qualsiasi modo sia possibile, il cristiano è chiamato a “dare la vita” come Gesù. Ogni atto di amore, ogni atto di donazione, per il credente, è un modo per rendere operante ora, nel tempo, l’atto stesso di donazione di Cristo al mondo con la sua passione, morte e risurrezione.

Il comandamento dell’amore non è la sintesi che sostituisce i comandamenti di Mosè, ma la chiave che permette di capire che i dieci comandamenti del decalogo intendono portare a compiere atti di donazione liberi. Come quelli di Cristo. Atti che, per Cristo, sono culminati sulla Croce. Per gli uomini possono culminare in modi molto diversi, tutti però resi simili da quel gesto di donazione e di amore che muove il cuore del credente verso il bene sommo che è Dio.

Atti

Possiamo vedere anche nella prima lettura l’avverarsi del Vangelo. Il protagonista è Filippo, che è uno dei sette diaconi della chiesa di Gerusalemme, come il testo ci ricordava fin dalle prime righe. Filippo è chiamato anche “evangelista” non perché abbia scritto qualcosa ma per la sua testimonianza che ha portato ad una straordinaria capacità di evangelizzazione. Sua è la conversione della Samaria, suo è l’accostamento al funzionario di Candace, l’uomo che chiede il battesimo dopo la catechesi particolarmente significativa di Filippo. Anche Filippo è un chiamato, come ci ha detto il vangelo. Anche Filippo  uno di quelli che ha ricevuto una vocazione unica, una missione unica. Filippo fa della sua vocazione un atto libero di donazione a Dio.

Anzitutto nella sua famiglia. È molto curioso notare che la vita intesa come donazione da parte di Filippo diventa qualcosa che passa anche nelle sue figlie, che vivono la vita come donazione a Dio, in una forma quasi di consacrazione che le porta anche ad esercitare il carisma della profezia. Sono proprio loro, insieme ad Agabo, a dire ciò che deve accadere. A Paolo, un uomo che ha già fatto della sua vita una tot di donazione a Dio, viene predetto cosa accadrà di lui una volta arrestato. Paolo, dal canto suo, accetta questa volontà, non desiderando altro che fare della sua esistenza un dono di amore a Dio e ai fratelli.

Tessalonicesi

Come, del resto, ci ricordava anche l’Epistola.  Ormai Paolo è arrestato, è accaduto quello che le profezie su di lui avevano detto. Paolo è contento che questa parola di Dio si sia verificata, anche se la sua sorte è profondamente mutata. Nel suo essere prigioniero, egli però intravede una possibilità di annunciare il Vangelo di Gesù. Tutti, ricordava l’apostolo, sanno il motivo della sua cattura e della sua prigionia. Ecco perché le catene, per Paolo, diventano un altare, un luogo privilegiato di testimonianza e di missione. Paolo, sorretto dall’amore di Dio che è presente in ogni cosa, sente che quella fine non è ingiusta, ma diventa occasione di annuncio, di evangelizzazione, di donazione unica, sincera, profonda all’altro. Ad ogni uomo che cerca Dio. La volontà di Dio che si esprime anche in questo evento certamente triste, diventa, per Paolo, occasione di trovare un bene più grande. Paolo è certo di conformare la sua vita a Dio anche in questo modo e, per questo, vive ogni sua giornata come un dono. Un dono che chiede di imitare sempre più da vicino Cristo Maestro.

Per noi e per il nostro cammino

Sono davvero tante le provocazioni per noi.

Facciamo della nostra vita un atto di donazione e di amore? Abbiamo il vivo desiderio di vivere il comandamento dell’amore? Credo che la prima provocazione ci porti davvero a verificare come noi viviamo la nostra esistenza, se nella grazia di una chiamata e nella bellezza e profondità di una vocazione, o se nel modo stanco di trascinare i giorni e, in essi, le opere. Tutti noi corriamo il rischio della ripetitività, del senso del dovere, della monotonia di una routine che rimane sempre più o meno la stessa. Credo che sia bello spendere un po’ del nostro tempo per capire che la vita è dono, è vocazione, è chiamata a realizzare il comandamento dell’amore. Così che anche noi possiamo capire che la bellezza dei nostri giorni sta tutta e solamente in un atto puro di donazione al Padre. È il cuore, è il fascino, è il mistero della vocazione per la quale anche oggi preghiamo.

Come interpretiamo le cose negative della vita? Come viviamo gli eventi contrari che si susseguono nella nostra esistenza? Anche a questo proposito credo che le scritture ci abbiano provocato e non poco. Dal momento che tutti noi attraversiamo momenti, fasi o eventi che non ci sono favorevoli, come viviamo queste realtà della vita? C’è modo e modo di viverli. La capacità di Paolo di vedere anche in essi qualcosa che la provvidenza dona perché impariamo a integrarli nel mistero della nostra vocazione, non è da tutti. Noi, anche a questo proposito, siamo chiamati a qualcosa di grande, mediante il mistero dell’accettazione di questi eventi. Credo che tutti dovremmo riflettere molto bene, dal momento che molto spesso rifiutiamo tutte queste cose e viviamo male i momenti in cui esse capitano. Chiediamo a Dio il dono di un amore più grande, per saper integrare queste cose nel cammino nostro quotidiano.

Come vivo il comandamento dell’amore in relazione ai comandamenti di Mosè? Dal momento che non è vero che il Signore ha ridotto i comandamenti, dal momento che non è la sintesi del decalogo, il comandamento dell’amore ci chiede di verificare se, in ogni nostra giornata, sappiamo mettere atti di amore onesto, gratuito, generoso. O se, anche noi, siamo rigidi e freddi calcolatori di ogni cosa che facciamo.

Credo che anche questa parola di Dio ci aiuti a capire il momento ecclesiale che stiamo vivendo.

Come già dicevo anche l’elezione di un nuovo papa è un invito a mettere al centro di tutto l’amore di Dio, il comandamento che Gesù ci ha lasciato, il desiderio di vivere secondo una vita di fede che si rinnova. Invito proprio tutti ad accogliere così il nuovo Papa che accompagnerà i passi della chiesa e a pregare per lui. Non sono poche le sfide e nemmeno le difficoltà che dovrà affrontare nel corso del suo pontificato. Il popolo di Dio ha sempre pregato per il papa, al di là di tutte le considerazioni che vengono fatte dalla società civile. Io vorrei che tutti ci immergessimo in questo grande clima di preghiera che deve contraddistinguere la chiesa. Al Padre chiediamo per il nuovo Papa il dono dello Spirito, perché sia sempre sostenuto ed illuminato dalla sua presenza, dal suo amore, dal suo conforto.

Per una revisione di vita giubilare

Così vi raccomando oggi di partecipare al Giubileo della comunità pastorale, per trarre speranza dall’esempio degli altri, per dare speranza a chi ci vedrà, a chi la speranza non l’ha più. Ecco cosa vi raccomando, perché il Giubileo non sia solo una realtà marginale, ma ci tocchi anche nelle cose concrete del modo di vivere la fede.

2025-05-09T21:46:57+02:00