Settimana della 5 domenica dopo Pentecoste – Venerdì
La spiritualità di questo giorno
Siamo in dirittura di arrivo anche per questa settimana liturgica e mi sembra che le due Scritture, rilette nel loro insieme, siano bellissime e ci aiutino a capire che il Signore viene per accogliere chi contempla i beni eterni solo da lontano.
La Parola di questo giorno
LETTURA Dt 32, 45-52
Lettura del libro del Deuteronomio
In quei giorni. Quando Mosè ebbe finito di pronunciare tutte queste parole davanti a tutto Israele, disse loro: «Ponete nella vostra mente tutte le parole che io oggi uso come testimonianza contro di voi. Le prescriverete ai vostri figli, perché cerchino di eseguire tutte le parole di questa legge. Essa infatti non è una parola senza valore per voi; anzi è la vostra vita. Per questa parola passerete lunghi giorni nel paese in cui state per entrare per prenderne possesso, attraversando il Giordano». In quello stesso giorno il Signore disse a Mosè: «Sali su questo monte degli Abarìm, sul monte Nebo, che è nella terra di Moab, di fronte a Gerico, e contempla la terra di Canaan, che io do in possesso agli Israeliti. Muori sul monte sul quale stai per salire e riunisciti ai tuoi antenati, come Aronne tuo fratello è morto sul monte Or ed è stato riunito ai suoi antenati, perché siete stati infedeli verso di me in mezzo agli Israeliti alle acque di Merìba di Kades, nel deserto di Sin, e non avete manifestato la mia santità in mezzo agli Israeliti. Tu vedrai la terra davanti a te, ma là, nella terra che io sto per dare agli Israeliti, tu non entrerai!».
SALMO Sal 134 (135)
Signore, il tuo ricordo resterà per ogni generazione.
Sì, riconosco che il Signore è grande,
il Signore nostro più di tutti gli dèi.
Tutto ciò che vuole
il Signore lo compie in cielo e sulla terra,
nei mari e in tutti gli abissi. R
Egli colpì i primogeniti d’Egitto,
dagli uomini fino al bestiame.
Mandò segni e prodigi
in mezzo a te, Egitto,
contro il faraone e tutti i suoi ministri. R
Colpì numerose nazioni e uccise sovrani potenti:
Sicon, re degli Amorrei, Og, re di Basan,
e tutti i regni di Canaan.
Diede in eredità la loro terra,
in eredità a Israele suo popolo. R
VANGELO Lc 8, 26-33
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Il Signore Gesù e i discepoli approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. Era appena sceso a terra, quando dalla città gli venne incontro un uomo posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma in mezzo alle tombe. Quando vide Gesù, gli si gettò ai piedi urlando, e disse a gran voce: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi!». Gesù aveva ordinato allo spirito impuro di uscire da quell’uomo. Molte volte infatti si era impossessato di lui; allora lo tenevano chiuso, legato con catene e con i ceppi ai piedi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Rispose: «Legione», perché molti demòni erano entrati in lui. E lo scongiuravano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. Vi era là una grande mandria di porci, al pascolo sul monte. I demòni lo scongiurarono che concedesse loro di entrare nei porci. Glielo permise. I demòni, usciti dall’uomo, entrarono nei porci e la mandria si precipitò, giù dalla rupe, nel lago e annegò.
Deuteronomio
Anzitutto la splendida figura di Mosè. È lui il primo che contempla i beni solo da lontano. Dopo tanta fatica, dopo essersi dato tanto da fare, ecco che lo contempliamo così, ormai vecchio, con le forze che stanno venendo meno e mentre ascolta questa parola del Signore che gli sta dicendo che non entrerà nella terra dei padri. La vedrà, appunto, solo da lontano. Mosè sale sul monte Nebo, dal quale si vede gran parte della Terra Santa e lì, appunto, morirà. Sembra quasi un destino cattivo, forse, addirittura, sembra una punizione. In realtà il testo sacro ci sta dicendo ben altro! Ci sta dicendo che anche Mosè apparteneva a quella generazione di ebrei che uscì dall’Egitto. Di quella generazione nessuno entrò nella terra dei padri. Morirono tutti durante il percorso o, comunque, prima di entrare nella terra. Mosè non fa eccezione. Mosè, nonostante il suo compito altissimo, non ha privilegi. Anche lui muore prima di entrare nel possesso pieno di questo luogo voluto da Dio per il suo popolo. Mosè ne è assolutamente consapevole. A lui basta essere arrivato fino a lì, fino al vedere quella terra sognata, per la quale aveva intrapreso un cammino unico, per la quale aveva fatto sognare altri. Ecco perché cede il testimone senza colpo ferire. Sa bene che quello è il massimo che può avere e si addormenta con i suoi padri contento di quello che Dio sta facendo per il suo popolo, sicuro che quello che Dio sta facendo è il bene per la storia del popolo di Israele. Una lettura bellissima che ci dice che, a volte, anche i grandi della storia della salvezza sono chiamati a contemplare i beni che Dio promette solo da lontano.
Vangelo
Così nel Vangelo. Abbiamo un uomo che è stato allontanato dalla società degli uomini. Abbiamo un uomo che se ne sta dove gli altri non vogliono stare. Abbiamo un uomo che non è ammesso alla comunione dei sani. Un uomo che sta nei sepolcri, un uomo che sta presso i cimiteri. Un uomo che vive una vita al limite, al limite di tutto ma, soprattutto, della dignità. È un uomo che guarda gli altri che stanno bene, i sani, solo da lontano. Sa di non appartenere a loro, sa di non potersi permettere di stare con loro. La sua vita è definita tutta lì, nel suo stare da solo in una terra di sepolcri. Ecco lo sguardo nuovo, quello con il quale nessuno lo ha mai guardato, lo sguardo di Gesù. Uno sguardo pieno di compassione per un malato, uno sguardo pieno di pietà per uno sventurato, uno sguardo pieno di amore per uno che deve vivere tra i morti, colpito dai demoni di ogni genere e tipo. Ecco il miracolo della liberazione, che indica come Dio chiama tutti alla salvezza non solo guardando ai beni eterni, ma gustandoli. Gesù, in questo modo, dice che nessuno è escluso dalla salvezza eterna, nemmeno chi vive una vita al limite, nemmeno chi vive una vita disgraziata, nemmeno chi, dopo tanto essersi dato da fare per gli altri, deve morire, solo, come qualsiasi uomo. Il Vangelo ci sta dicendo che Dio dona a tutti quei beni che uno potrebbe, al limite, guardare solo da lontano. Dio vuole che tutti gli uomini siano in possesso di quei beni eterni per i quali il Figlio si è fatto carne. Dio vuole che tutti siano partecipi di quella luce e di quella gioia che è la sua casa, oltre ogni misura e oltre ogni speranza.
Senza di me non potete fare nulla
- Gusto la bellezza di queste Scritture?
- Mi sento chiamato anche io a questa contemplazione dei beni eterni?
Credo che le letture siano bellissime proprio per noi. Anche noi siamo pellegrini verso le cose eterne. Anche noi abbiamo le nostre difficoltà, i nostri dubbi, le nostre cadute. Forse anche noi, pur in questo anno che dedichiamo tutto alla speranza, non sempre abbiamo la certezza di poter giungere alla gioia eterna. Non sempre abbiamo la certezza di poter giungere alla vita di comunione con il Padre. Ecco perché credo che il messaggio delle Scritture di oggi sia unico e confortante: Dio vuole renderci partecipi di questa salvezza eterna. Dio vuole donarci quanto di più prezioso ha. Dio vuole essere accanto a noi, ogni giorno, fino alla fine del mondo, sostenendoci. Sostenendo soprattutto coloro che rischiano di non farcela o coloro che hanno fatto tutto quello che potevano fare, nella consapevolezza che non sarà mai abbastanza! Credo davvero che il conforto che viene da queste Scritture sia grande. Noi siamo in cammino verso la salvezza eterna. Noi siamo invitati alla comunione con il Padre. È il Padre che dona a tutti, ora di contemplare i beni eterni, desiderandoli e, un giorno, di possederli.
Non essere attaccati a nulla
Un’altra indicazione che trovo utile per il nostro comune cammino è dunque questa: cerchiamo di non essere attaccati alle nostre cose, ai nostri pensieri, alle cose che sappiamo fare. Cerchiamo di essere noi i primi a non tenere troppo in auge le cose che sappiamo mettere in campo con le nostre sole forze. Penso davvero che un richiamo molto forte che San Benedetto propone a ciascuno di noi, sia quello che ci ricorda che senza la grazia di Dio non siamo nulla. Ecco perché trovo utile lasciare che le parole del Signore entrino in noi e ci richiamino con forza. In un mondo e in un tempo nel quale conta solo quello che è visibile, concretizzabile, in un tempo nel quale giudichiamo le persone in base a quello che sanno fare, il richiamo della Parola di Dio è a saper lasciare agire in noi la forza dello Spirito, che rende possibili anche le cose che non sappiamo fare. Cerchiamo di non essere attaccati a nulla di nostro, come San Benedetto, che giunse ad una profonda e vera spogliazione di tutto, per lasciare che anche in noi parli la voce di Dio. Certo noi non siamo monaci e a noi non è chiesto di fare chissà che cosa, e nemmeno quelle scelte che sono alla base della vita di un monaco. Ma anche a noi è chiesto di non confidare troppo nelle nostre capacità, altrimenti non saremmo in grado di lasciar agire Dio in noi. Mettiamo anche questa preghiera davanti a Dio grazie alla preziosa intercessione di San Benedetto. Troveremo rifugio per le nostre anime e pace per i nostri cuori.