Settimana della 3 domenica dopo il martirio – Mercoledì
La spiritualità di questo giorno
La memoria di oggi ci porta a celebrare San Satiro, il fratello di Sant’Ambrogio che collaborò con lui nella gestione patrimoniale della casa del Vescovo e della Diocesi. I due erano legatissimi. Satiro morì prima di Ambrogio e ci sono giunte le due orazioni funebri che il nostro santo patrono tenne nell’occasione. Parole dalle quali emerge l’amore fraterno e il desiderio di viva collaborazione. Ci rivolgiamo anche alla sua intercessione e al suo aiuto per presentare a Dio la nostra preghiera.
La Parola di questo giorno
LETTURA 1Gv 5, 14-21
Lettura della prima lettera di san Giovanni apostolo
Figlioli miei, questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta. E se sappiamo che ci ascolta in tutto quello che gli chiediamo, sappiamo di avere già da lui quanto abbiamo chiesto. Se uno vede il proprio fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi, e Dio gli darà la vita: a coloro, cioè, il cui peccato non conduce alla morte. C’è infatti un peccato che conduce alla morte; non dico di pregare riguardo a questo peccato. Ogni iniquità è peccato, ma c’è il peccato che non conduce alla morte. Sappiamo che chiunque è stato generato da Dio non pecca: chi è stato generato da Dio preserva se stesso e il Maligno non lo tocca. Noi sappiamo che siamo da Dio, mentre tutto il mondo sta in potere del Maligno. Sappiamo anche che il Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l’intelligenza per conoscere il vero Dio. E noi siamo nel vero Dio, nel Figlio suo Gesù Cristo: egli è il vero Dio e la vita eterna. Figlioli, guardatevi dai falsi dèi!
SALMO Sal 45 (46)
Nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.
Dio è per noi rifugio e fortezza,
aiuto infallibile si è mostrato nelle angosce.
Un fiume e i suoi canali rallegrano la città di Dio,
la più santa delle dimore dell’Altissimo.
Dio è in mezzo ad essa: non potrà vacillare. R
Il Signore degli eserciti è con noi,
nostro baluardo è il Dio di Giacobbe.
Venite, vedete le opere del Signore,
egli ha fatto cose tremende sulla terra. R
Farà cessare le guerre sino ai confini della terra,
romperà gli archi e spezzerà le lance,
brucerà nel fuoco gli scudi.
Fermatevi! Sappiate che io sono Dio,
eccelso tra le genti, eccelso sulla terra. R
VANGELO Lc 18, 15-17
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Presentavano al Signore Gesù anche i bambini piccoli perché li toccasse, ma i discepoli, vedendo ciò, li rimproveravano. Allora Gesù li chiamò a sé e disse: «Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite; a chi è come loro, infatti, appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come l’accoglie un bambino, non entrerà in esso».
1 Giovanni
Dalla prima lettura raccoglierei due diversi spunti di meditazione.
Il primo legato al tema della fiducia in Dio. San Giovanni invita ad avere fiducia nella preghiera che sappiamo mettere nelle mani di Dio. Senza questa fiducia la preghiera rimane come mutilata, monca. La fiducia in Dio nasce e si rinforza nel sapere che Dio sempre ci è accanto, secondo la promessa di Cristo di non abbandonarci mai. A rendere più forte la fiducia in Dio può essere anche la fiducia negli uomini di Dio che possiamo giustamente riporre. Sant’Ambrogio e San Satiro ci parlano anche di questo, della fiducia che ebbero l’uno nell’altro. Fiducia che contribuì certamente a rendere la loro fiducia in Dio ancora più forte, visto il sostegno vicendevole che era loro permesso esprimere.
Il secondo tema è molto più complesso. È il tema del “peccato che conduce alla morte”. Che cosa si intende? Di per sé ogni peccato, anche quello veniale, è un po’ la morte dell’anima, nel senso che ogni peccato allontana da Dio e rende più difficile la vita in Lui. Tuttavia c’è un peccato che rende come morta la vita spirituale, la stessa vita di fede. È il peccato che una persona scientemente e con volontà certa compie per andare deliberatamente contro Dio. È il peccato che un’anima può commettere quando afferma di non volere avere più niente a che fare con Dio. È il peccato “contro lo Spirito Santo” del Vangelo, cioè la rinuncia a credere, il desiderio di chiudere qualsiasi ponte con Dio, la volontà proclamata apertamente di non avere più nessuno stimolo a professare un ben che minimo pensiero nei confronti di Dio. San Giovanni, erede della predicazione del Signore, invita a non pregare per chi commette questo peccato, nel senso che non c’è possibilità di redenzione. Se uno chiude i rapporti con Dio è chiaro che non ci può essere nessuna possibilità di dialogo. La volontà può suscitare anche questa forma di libertà di rinnegamento di Dio.
Vangelo
Il Vangelo ci dice, in positivo, cosa può fare l’anima per non perdere il proprio rapporto con Dio. Ogni anima è chiamata ad essere come un bambino nei confronti dei suoi genitori. Come un bambino si fida ciecamente di chi gli vuole bene, come un bambino si fida ciecamente di chi opera tutto per lui, così dovrebbe fare l’anima nei confronti di Dio. Sapendo che ogni bene e ogni possibilità di salvezza vengono da Dio, l’anima che lo cerca, ogni giorno vive modalità diverse per rimettersi, per consegnarsi nelle sue mani. È questo il desiderio pio di chi crede che ogni forma di salvezza viene solo dal Padre, datore di ogni bene ma, soprattutto, salvatore dell’anima. San Giovanni è espressione di questa predicazione. Lui che “ha riposato sul petto del Signore” è indice di quella consegna di sé, della sua anima a Dio, come egli stesso aveva sentito dalla viva voce del Signore.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Le provocazioni sono moltissime.
Anzitutto prendo una prima provocazione sul tema della fiducia. Di chi ci fidiamo noi? A chi diamo la nostra fiducia? E, contemporaneamente, chiediamoci: io sono una persona di cui si può avere fiducia? Una riflessione umana, se vogliamo, eppure così essenziale anche alla fede. Noi tuti dovremmo essere gente degna di fiducia proprio perché seguiamo il Signore e ci lasciamo da lui illuminare. È una prima meditazione che vi invito a svolgere, per approfondire il secondo tema.
Una seconda provocazione, appunto, porta ciascuno di noi a chiedersi se ci fidiamo di Dio. Credo che la risposta immediata di tutti sia affermativa, altrimenti non saremmo nemmeno qui. Però c’è una bella differenza tra il fidarsi detto a parole e il fidarsi nella vita, confidando in Lui in ogni occasione. Credo che quest’oggi abbiamo la possibilità di verificare se, davvero, siamo in grado di metterci tutti insieme nelle mani di Dio, sia come singole persone che come Chiesa.
In terzo luogo, suggerirei di chiederci se ci fidiamo della Chiesa, degli uomini di Dio che la compongono: anche questo è parte del cammino spirituale. Anche questa fiducia è essenziale se vogliamo camminare nella luce dello Spirito.
Tre piccole meditazioni da svolgere oggi, nel ricordo di San Satiro, maestro di fede, collaboratore della Chiesa, testimonianza vivente di cosa sia l’amore fraterno cristianamente inteso.