Settimana della 4 domenica dopo il martirio – Sabato
La spiritualità di questo giorno
Concludiamo anche questa settimana con la grande memoria di San Vincenzo de’ Paoli, il grande Santo della carità che ha animato la vita spirituale in Francia e non solo. Il suo amore e la sua dedizione ai poveri sono ancora di esempio per ciascuno di noi. Lo ricordiamo anche perché a lui si richiamano diversi ordini di Suore che animano, con lo stesso spirito e le medesime virtù, il contesto sociale e pastorale della vita di oggi.
La Parola di questo giorno
LETTURA Dt 15, 1-11
Lettura del libro del Deuteronomio
In quei giorni. Mosè disse: «Alla fine di ogni sette anni celebrerete la remissione. Ecco la norma di questa remissione: ogni creditore che detenga un pegno per un prestito fatto al suo prossimo, lascerà cadere il suo diritto: non lo esigerà dal suo prossimo, dal suo fratello, poiché è stata proclamata la remissione per il Signore. Amen Potrai esigerlo dallo straniero; ma quanto al tuo diritto nei confronti di tuo fratello, lo lascerai cadere. Del resto non vi sarà alcun bisognoso in mezzo a voi; perché il Signore certo ti benedirà nella terra che il Signore, tuo Dio, ti dà in possesso ereditario, purché tu obbedisca fedelmente alla voce del Signore, tuo Dio, avendo cura di eseguire tutti questi comandi, che oggi ti do. Quando il Signore, tuo Dio, ti benedirà come ti ha promesso, tu farai prestiti a molte nazioni, ma non prenderai nulla in prestito. Dominerai molte nazioni, mentre esse non ti domineranno. Se vi sarà in mezzo a te qualche tuo fratello che sia bisognoso in una delle tue città nella terra che il Signore, tuo Dio, ti dà, non indurirai il tuo cuore e non chiuderai la mano davanti al tuo fratello bisognoso, ma gli aprirai la mano e gli presterai quanto occorre alla necessità in cui si trova. Bada bene che non ti entri in cuore questo pensiero iniquo: “È vicino il settimo anno, l’anno della remissione”; e il tuo occhio sia cattivo verso il tuo fratello bisognoso e tu non gli dia nulla: egli griderebbe al Signore contro di te e un peccato sarebbe su di te. Dagli generosamente e, mentre gli doni, il tuo cuore non si rattristi. Proprio per questo, infatti, il Signore, tuo Dio, ti benedirà in ogni lavoro e in ogni cosa a cui avrai messo mano. Poiché i bisognosi non mancheranno mai nella terra, allora io ti do questo comando e ti dico: “Apri generosamente la mano al tuo fratello povero e bisognoso nella tua terra”».
SALMO Sal 97 (98)
Cantate al Signore, perché ha compiuto meraviglie.
Cantate al Signore un canto nuovo,
perché ha compiuto meraviglie.
Gli ha dato vittoria la sua destra
e il suo braccio santo. R
Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza,
agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia.
Egli si è ricordato del suo amore,
della sua fedeltà alla casa d’Israele. R
Tutti i confini della terra hanno veduto
la vittoria del nostro Dio.
Acclami il Signore tutta la terra,
gridate, esultate, cantate inni! R
EPISTOLA Ef 2, 1-8
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Fratelli, anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, nei quali un tempo viveste, alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle Potenze dell’aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. Anche tutti noi, come loro, un tempo siamo vissuti nelle nostre passioni carnali seguendo le voglie della carne e dei pensieri cattivi: eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri. Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù. Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio.
VANGELO Lc 5, 29-32
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Levi preparò al Signore Gesù un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e di altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».
Deuteronomio
Il richiamo alla carità è molto visibile e molto forte anche nelle pagine del Deuteronomio perché tutta la legge di Israele era già molto attenta alle istanze della società di quel tempo. Ecco quindi che l’anno della remissione, che si vive ogni 7 anni e che è un anticipo del Giubileo che si vive ogni 50 anni, viene introdotto non tanto per un motivo di culto, quanto piuttosto per far respirare a tutti un clima di carità che nasce, certamente, dalla fede. Ecco il motivo della remissione e del condono di ogni debito: Israele deve ricordare non solo che tutto è dono di Dio ma che, quando è stato schiavo, Dio si è ricordato di lui e lo ha risollevato dalla dura condizione nella quale era sprofondato. Memore dell’azione di Dio nei suoi confronti, ogni pio ebreo deve essere attento alle istanze del fratello povero e, per quanto è possibile a ciascuno, anche in misura della propria ricchezza, occorre sovvenire chi è nel bisogno. Non manca, come abbiamo sentito, una particolare attenzione per le categorie più disagiate della società. Categorie che devono essere assolutamente tutelate e, in qualche modo, protette ancor di più di altri. Naturalmente l’autore sacro sa bene che “un proposito iniquo” sarebbe entrato nel cuore di tutti. Ovvero, nell’approssimarsi dell’anno della remissione ci sarebbe stato un minimo investimento per evitare di dover poi condonare molto. Il proposito iniquo è quello di chi gioca al minimo, il proposito di chi non vuol essere generoso come Dio. Mosè bolla come assolutamente non appartenente ad Israele un proposito di questo genere, o, per lo meno, così dovrebbe essere. Ma sappiamo come è fatto il cuore dell’uomo…
Vangelo
Che cosa ci sia nel cuore di Dio è ben testimoniato dall’azione di Gesù. Il suo essere sempre in dialogo con i peccatori, il suo lasciarsi raggiungere da loro, il suo andare a cena o a pranzo, come anche nell’occasione di cui abbiamo letto oggi, dice il lasciarsi coinvolgere di Dio nei confronti di coloro che hanno sbagliato anche grandemente. Perché per tutti c’è una possibilità di remissione, per tutti c’è una buona parola che deve essere annunciata, per tutti c’è un destino di grazia, di misericordia, di vicinanza che Dio vuole mostrare. Ecco perché Gesù entra nella casa di Levi, ecco perché si paragona ad un medico che vuole guarire tutti coloro che sono malati. L’azione santificatrice del Signore è quella che poi apre le anime ad una generosa donazione di sé e delle proprie cose. Il motivo dell’opera della carità, per i cristiani, non è solo la vicinanza agli uomini, la condivisione di molte loro situazioni difficili. Il cristiano vive un’autentica azione di carità perché vuole servire Cristo, presente nel povero, nel bisognoso, nell’umile come, del resto, in ogni uomo.
Efesini
San Paolo, ancora una volta, ci ha ricordato che noi siamo stati salvati per grazia. Ed è per questo motivo che tocca ciascuno di noi essere molto attento a quelle istanze della carità che sollecitano il nostro cuore. Ricordando che tutto abbiamo ricevuto come dono, tocca ciascun credente farsi prossimo di chi è, per qualche motivo, nel bisogno e nella necessità. Paolo stesso è l’esempio. Egli molte volte non solo ha raccomandato la carità ma è diventato lui stesso strumento di qualche opera di carità a favore dei “fratelli”, ovvero a favore di chi era appartenente ad una Chiesa bisognosa.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Abbiamo iniziato da pochi giorni un nuovo anno pastorale: cosa stiamo facendo per vivere la carità che sempre deve accompagnare la nostra azione? Abbiamo ricevuto da poco la lettera pastorale, che è ancora un richiamo a farsi carico di quella prossimità che deve sempre contraddistinguere chi segue Cristo. Cosa stiamo facendo?
Vorrei che queste domande risuonassero davvero in modo molto forte dentro di noi, perché, come avvenne nella vita di San Vicenzo, i richiami della carità dovrebbero essere per noi come un vero pungolo. Qualcosa che non ci dona pace, qualcosa che ci inquieta, qualcosa che ci mette sempre in discussione. Anche San Vincenzo, come la maggior parte di noi, prima di essere il grande santo della carità che è poi diventato, era un uomo dalla vita agiata, che ha cercato la tranquillità e la pace personale. Solo in un secondo momento si è fatto strumento e tramite delle esigenze dei poveri. Chiediamo a San Vincenzo di intercedere per noi e di togliere noi tutti, la nostra società, la nostra Chiesa da quell’egoismo che, spesso, ci rende davvero troppo chiusi alle esigenze degli altri.