Settimana della 5 domenica dopo il martirio – venerdì
La spiritualità di questo giorno
Oggi è proprio un giorno feriale senza richiami dalla vita e dall’esempio dei santi. Iniziamo la lettera a Timoteo, come scritto del Nuovo Testamento che ci viene offerto nell’epistola. Alle due letture potremo rivolgere una sola domanda: a cosa serve la fede?
La Parola di questo giorno
EPISTOLA 1Tm 1, 1-11
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
Paolo, apostolo di Cristo Gesù per comando di Dio nostro salvatore e di Cristo Gesù nostra speranza, a Timòteo, vero figlio mio nella fede: grazia, misericordia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù Signore nostro. Partendo per la Macedonia, ti raccomandai di rimanere a Èfeso perché tu ordinassi a taluni di non insegnare dottrine diverse e di non aderire a favole e a genealogie interminabili, le quali sono più adatte a vane discussioni che non al disegno di Dio, che si attua nella fede. Lo scopo del comando è però la carità, che nasce da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera. Deviando da questa linea, alcuni si sono perduti in discorsi senza senso, pretendendo di essere dottori della Legge, mentre non capiscono né quello che dicono né ciò di cui sono tanto sicuri. Noi sappiamo che la Legge è buona, purché se ne faccia un uso legittimo, nella convinzione che la Legge non è fatta per il giusto, ma per gli iniqui e i ribelli, per gli empi e i peccatori, per i sacrìleghi e i profanatori, per i parricidi e i matricidi, per gli assassini, i fornicatori, i sodomiti, i mercanti di uomini, i bugiardi, gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina, secondo il vangelo della gloria del beato Dio, che mi è stato affidato.
SALMO Sal 93 (94)
Beato l’uomo che tu istruisci, Signore.
Intendete, ignoranti del popolo:
stolti, quando diventerete saggi?
Chi ha formato l’orecchio, forse non sente?
Chi ha plasmato l’occhio, forse non vede?
Il Signore conosce i pensieri dell’uomo:
non sono che un soffio. R
Beato l’uomo che tu castighi, Signore,
e a cui insegni la tua legge,
per dargli riposo nei giorni di sventura;
poiché il Signore non respinge il suo popolo
e non abbandona la sua eredità. R
Quando dicevo: «Il mio piede vacilla»,
la tua fedeltà, Signore, mi ha sostenuto.
Si avventano contro la vita del giusto
e condannano il sangue innocente.
Ma il Signore è il mio baluardo,
roccia del mio rifugio è il mio Dio. R
VANGELO Lc 20, 45-47
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Mentre tutto il popolo ascoltava, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dagli scribi, che vogliono passeggiare in lunghe vesti e si compiacciono di essere salutati nelle piazze, di avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti; divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Vangelo
Il Vangelo ci risponde subito con un esempio che diventa una contro testimonianza. Ci parla della fede che diventa apparenza, della fede che viene utilizzata per avere un ruolo, per esibire un potere. In effetti al tempo di Gesù era così: molti desideravano mostrare in pubblico la loro fede per cercare di avere onore e prestigio da quegli atti che compivano in nome di Dio. Gesù è sempre molto critico nei confronti di scribi e farisei che ostentano la loro fede per averne un ritorno in attenzione alla propria persona e in prestigio. È per questo che invita ad una fede nascosta, non ostentata, presente nel cuore. Il che non significa che la fede non debba avere manifestazioni e attestazioni pubbliche. Anzi! Anche queste servono e il Signore non si è mai sottratto a momenti in cui ha preso parte alla fede di Israele e alle sue manifestazioni più importanti o ufficiali. A partire proprio dalla Pasqua ebraica, che il Signore più volte ha celebrato in famiglia o a Gerusalemme. Se è vero che Gesù non si sottrae a questo compito, è però vero che Gesù non fa della presenza nel tempio o di altre manifestazioni pubbliche il tutto della sua fede. Il cuore del suo modo di vivere la presenza del Padre è attestato dalla sua preghiera. Quella preghiera riservata, nascosta, fatta al mattino presto o alla sera tardi. Quella preghiera che è sempre stata, per Gesù, occasione per dire a tutti quanto è importante vivere con il Padre, in una comunione segreta, che dice il tutto dell’esistenza. A cosa serve la fede? A custodire nel cuore l’esperienza di Dio. Ecco la prima risposta che riceviamo.
Timoteo
La lettera a Timoteo aggiunge una seconda risposta. Anche San Paolo vede molte fedi diverse, alcune delle quali sono solo rituali, esposizione pubblica di uomini che cercano, anche attraverso la fede, un’affermazione di sé stessi. Paolo prende le distanze da tutto questo mondo pagano e ricorda che la fede apre all’esperienza di Dio e alla carità. Lo dice apertamente che lo scopo della fede è immettere nel mistero di Dio per generare uomini che sappiano fare della carità un punto di riferimento costante per la loro vita. Per questo San Paolo sostiene che avere fede in Cristo è cammino che deve portare a rinnegare qualsiasi forma di vita peccaminosa per fare esperienza della presenza dell’Altissimo. Questa esperienza, quando è vera e profonda, apre alle istanze della carità e immette ciascuno nel vivo desiderio di dimostrare che la carità è il pieno compimento della legge di Dio. A cosa serve la fede? A compiere opere di carità nel nome di quel Padre che, nella preghiera e nell’azione liturgica è cercato, onorato, amato.
Per noi e per il nostro cammino di fede
A noi a cosa serve la fede? Cosa ci serve credere? Perché preghiamo, perché leggiamo la Parola di Dio con tanta abbondanza e perché proviamo ad applicarla a noi? Certo ciascuno di noi avrà anche la sua risposta. Probabilmente abbiamo riflettuto molte volte sul senso della preghiera, sul senso della fede e sull’importanza dell’avere fede e ci siamo già dati risposte di diverso genere e di diverso tipo. Credo che, oggi, rileggendo le Scritture, dovremo prendere in considerazione le due risposte che abbiamo ricevuto. La fede serve per immetterci sempre più nel mistero di Dio. La fede serve per farci conoscere sempre di più la grandezza della carità. Le due cose sono collegate tra loro. Non esiste cammino di fede che non sia approfondimento della presenza del Padre. Non esiste fede che non sia anche sprono per vivere la carità. Come dice bene tutto il Nuovo Testamento diventa impossibile dire l’amore che si prova per Dio se non amando anche gli uomini, specie coloro che versano in qualche genere di difficoltà ed hanno qualche esigenza.
Siamo alla fine di una settimana particolarmente ricca. Siamo all’inizio di una festa che è particolarmente sentita e particolarmente importante per noi tutti. Ecco la bellezza che viene dal chiederci: a cosa serve a me la fede? A cosa serve anche a me il darmi da fare per tante istanze? In quale posto tengo la carità?
Mettiamo anche queste domande sotto la protezione di Maria, perché ci aiuti a trovare la risposta mentre ci apprestiamo ad onorare, con più profonda venerazione, il suo nome e la sua presenza tra noi.