3° Incontro – Il Padre2025-10-11T14:22:54+02:00

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Entriamo nel vivo del Credo nei suoi “articoli” fondamentali, ovvero nelle parti che compongono il testo vero e proprio della professione di fede.

  1. L’esperienza dell’Assoluto

Che cosa si può dire su Dio? Questa è la domanda che, da sempre, ha affascinato l’uomo. Da sempre, l’uomo ha cercato di dire qualche cosa su Dio, in modo molto diverso, anche a seconda delle diverse fasi in cui si è evoluto il pensiero religioso. Se volessimo tentare una sintesi, imprecisa e limitata fino a che si vuole ma, per lo meno, chiara, credo che possiamo anzitutto dire che tre sono le posizioni dell’uomo di fronte a Dio:

  • il politeismo che, storicamente, è stata la posizione più diffusa. Il sentimento religioso si è espresso attraverso la creazione di una molteplicità di dei e dee che, in sostanza, altro non erano che la proiezione in cielo dei vizi o delle virtù dell’uomo. Una posizione molto semplice che è partita con l’adorazione dei fenomeni naturali e, tuttavia, nella sua semplicità, non priva di contenuto.
  • Il monoteismo. Storicamente è la posizione unica di Israele. I cristiani sarebbero arrivati dopo la Risurrezione di Cristo e l’Islam avrebbe iniziato la sua storia sei secoli dopo la venuta di Cristo. È una posizione del tutto diversa da quella degli altri popoli, molto più matura, molto più profonda e anche molto più complessa. Una posizione che ha spinto gli uomini di fede del popolo ebraico a comprendere come Dio si rivela e non cosa può dire l’uomo di Dio. Anche del Dio che si rivela, l’uomo può dire molte cose. È però molto differente la posizione del credente. Se nelle altre religioni c’è l’uomo che dice qualcosa su Dio, nell’ebraismo all’origine sta il Dio che si rivela e, per questo, l’uomo può dire qualcosa su Dio.
  • Infine l’ultima posizione storica è l’ateismo. Nel mondo antico è impossibile non avere un Dio di riferimento. Anzi, ogni popolo si identifica anche con il proprio dio/dei. È solo nell’epoca moderna che emerge, soprattutto nel contesto filosofico, la posizione di chi nega l’esistenza di Dio o di chi sostiene che di Dio non si possa dire nulla.

Se si eccettua questa ultima visione del mondo moderno, capiamo bene che l’uomo antico è un uomo religioso che ha cercato di dire qualche cosa su Dio. Molto spesso il Dio dei popoli antichi è il cosiddetto “dio tappabuchi”, ovvero una figura che si fa intervenire nei momenti e sulle questioni per le quali l’uomo non sa cosa dire, cosa fare, come regolarsi.

  1. Il Dio dei padri di Israele

Per comprendere l’articolo del Credo dobbiamo immergerci nella rivelazione biblica. Cosa dice la Scrittura su Dio? Cosa dice la rivelazione su Dio?

  • Dio è il Dio creatore. È la prima affermazione che noi troviamo fin dalle primissime pagine del libro della Genesi. Dio è il creatore di tutto, è colui che crea con armonia, bellezza, splendore. È il Dio che dice: “Vide che era cosa buona / vide che era cosa molto buona” (Gn 1), è il Dio che si riposa al termine della creazione, perché vede lo splendore di tutto quello che ha creato. La creazione diventa così il primo “libro di Dio”, il primo modo con il quale Dio si rivela. Dio provvidente e buono, è colui che mette la firma sotto ogni cosa che compone il creato. Dio è colui che emana da sé stesso la sua sapienza, bontà e bellezza creando ogni cosa.
  • Il secondo testo che metterei al centro dell’attenzione di questa sera è la rivelazione a Mosè nel roveto ardente, che troviamo in Esodo al capitolo 3, 1-6: “Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. 2L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. 3Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». 4Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». 5Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». 6E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”. Dio non solo si presenta come il Dio dei padri, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, ma anche come il Dio che vede la storia del suo popolo ora, mentre è nell’oppressione, mentre si trova schiavo degli Egiziani. È il Dio che entra nella storia, è il Dio che si rivela perché tutti conoscano la sua bellezza ma, soprattutto, la sua vicinanza. È il Dio che prende parte nella storia del suo popolo, è il Dio che si mette in gioco accanto a Mosè che dovrà condurre fuori dalla schiavitù dell’Egitto coloro che si affidano a Lui. È l’esperienza di liberazione che costituirà il popolo di Israele come tale.
  • La grande professione di fede che il Primo Testamento ci propone è nel terzo testo che affrontiamo, il testo dello “Shemà Israel”. È il testo di Deuteronomio 6, 4-9: “4Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore. 5Tu amerai il Signore, tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. 6Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore. 7Li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando ti troverai in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. 8Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi 9e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte”. È un testo bellissimo sul tema dell’unicità di Dio. Dio è uno solo. Non solo è il creatore, ma è anche il Padre di Israele, colui che ha dato origine alla storia dei patriarchi, colui che ha sostenuto la loro esperienza di fede, colui che ha suscitato l’opera di Mosè ed ha costituito Israele come popolo. Dio è il Padre di tutti, Dio è il solo che regge le sorti dell’universo, Dio è il solo che guida gli uomini alla salvezza.
  • Senza poter citare testi particolari, che ci porterebbero molto in lungo con la catechesi, possiamo ricapitolare un quarto passo della storia della rivelazione. È la rivelazione dei profeti. Per fare un esempio potremmo citare Ez 36, 24-29: “24Vi prenderò dalle nazioni, vi radunerò da ogni terra e vi condurrò sul vostro suolo. 25Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre impurità e da tutti i vostri idoli, 26vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. 27Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme. 28Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”. In generale tutti i profeti, anche se in particolare citiamo Ezechiele, ci stanno ricordando che l’alleanza con Dio è generata da Dio stesso che purifica il cuore dell’uomo dopo ogni peccato, dopo ogni iniquità, dopo ogni perversità. Dio entra nella storia dell’uomo per santificarlo, per richiamarlo, per rendere il suo cammino realmente cammino dell’uomo che cerca il volto di Dio. È l’ultimo passo della storia della salvezza che introduce la rivelazione di Cristo.
  1. Il Dio di Gesù Cristo

Chi è Dio secondo la rivelazione di Gesù? Chi è il Dio che Gesù rivela? Qual è il volto del Padre che Gesù chiede di mettere a tema a tutti i suoi? È il Padre. Potremmo citare un’infinità di testi e brani del Vangelo, per esempio il capitolo 5 del Vangelo di Matteo che ci ricorda, al v 16, che chi vede le opere buone del credente rende gloria al Padre che è nei cieli; al v 45 che Dio è il Padre che fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi; prima di giungere alla grande rivelazione del capitolo 6, v 9 con la preghiera del Padre nostro. Per Gesù Dio è il Padre a cui abbandonarsi, il Padre che si mette a disposizione degli uomini perché condivide con loro la storia. La sua rivelazione è proprio questa: egli è venuto per rivelare il “Dio vicino”. Non per altro Gesù si chiama anche Emmanuele, Dio con noi, Dio per noi. Il Dio di Gesù Cristo è il Dio che viene a perdonare i peccatori, come dirà, infine, l’ultima rivelazione, quella della Croce, ma come moltissime altre parole di Gesù avevano già dimostrato. Dio è il Padre di ogni bene, è il Padre di ogni creatura, Dio è il Padre che ama rivelarsi perdonando il cuore cattivo dell’uomo. Le parabole della misericordia di San Luca potrebbero essere un esempio mirabile di questa rivelazione del volto di Dio, rivelazione che porta a compimento quella del Primo Testamento. Gesù dice, con altro linguaggio, le medesime cose che anche il Primo Testamento aveva detto, ma con una novità. Se Dio, nel Primo Testamento si era rivelato passo dopo passo e in modo che gli uomini potessero capire ciò che la storia della salvezza permetteva, ora, in Gesù Cristo, questa rivelazione diventa totale. È la rivelazione del Dio della misericordia, del Dio di ogni bontà, del Dio che si prende a cuore la storia e la situazione dei singoli uomini. Questo, però, era anche il contenuto del Primo Testamento. Al di là delle immagini, al di là dei linguaggi che la stessa Scrittura utilizza, cose che, ovviamente, sono tutte storiche, la rivelazione è la medesima. Dio si rivela passo dopo passo fino a giungere al suo compimento in Gesù Cristo. Il Dio di Gesù Cristo, l’Abbà che ama perdonare, è il Dio che porta a compimento la sua storia con gli uomini.

  1. La rivelazione dalla Croce e nella risurrezione

Da ultimo occorre dire e ricordare che la pienezza della rivelazione è quella della Croce. A Gesù che, citando il salmo grida: “Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato”, apparentemente non c’è alcuna risposta.  La risposta sarà al mattino di Pasqua, quando Dio, il Padre, fa risorgere dai morti colui che si è affidato fino all’ultimo. Il Figlio che compie la rivelazione, il Figlio che compie il suo affidamento al Padre, risorge per essere il Signore dei vivi e dei morti. È proprio nella potenza della risurrezione che il Padre dimostra tutta la sua benevolenza e tutta la sua vicinanza al Figlio che ha vissuto per Lui e in Lui.

  1. La sintesi della Chiesa

È proprio a partire dalla rivelazione biblica che noi possiamo comprendere il primo articolo del Credo. Il problema che ci si è posti nei Concili doveva mettere in relazione ciò che la rivelazione biblica propone con le diverse dottrine filosofiche con le quali il cristianesimo era entrato in contatto mentre si diffondeva nel mondo. Il che pone un problema di non poco conto: la relazione tra filosofia e fede. Non possiamo entrare ora nel merito di una questione assai complessa, ma ci basta dire che la sapienza della Chiesa e dei padri dei primi secoli, è stata quella di armonizzare la posizione della Chiesa stessa, lasciandosi guidare anche dalle domande che la gente poneva. Così, con diverse discussioni e nella verifica di diverse posizioni, si pervenne alla formulazione di quello che è l’articolo del Credo. Credo in Dio Padre, Onnipotente, Creatore. Sono le tre parole chiave del primo articolo, che, poi, precisa che per creazione si intende tutto, ciò che è visibile e ciò che è invisibile. Mentre vi rimando ai singoli numeri del Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), mi limito qui a proporre la sintesi del CCC che troviamo nei numeri 315-324:

315 Nella creazione del mondo e dell’uomo, Dio ha posto la prima e universale testimonianza del suo amore onnipotente e della sua sapienza, il primo annunzio del suo « disegno di benevolenza », che ha il suo fine nella nuova creazione in Cristo.

316 Sebbene l’opera della creazione sia particolarmente attribuita al Padre, è ugualmente verità di fede che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio unico e indivisibile della creazione.

317 Dio solo ha creato l’universo liberamente, direttamente, senza alcun aiuto.

318 Nessuna creatura ha il potere infinito necessario per « creare » nel senso proprio del termine, cioè produrre e dare l’essere a ciò che non l’aveva affatto (chiamare all’esistenza « ex nihilo » – dal nulla). 402

319 Dio ha creato il mondo per manifestare e per comunicare la sua gloria. Che le sue creature abbiano parte alla sua verità, alla sua bontà, alla sua bellezza: ecco la gloria per la quale Dio le ha create.

320 Dio, che ha creato l’universo, lo conserva nell’esistenza per mezzo del Verbo, suo Figlio che « sostiene tutto con la potenza della sua parola » (Eb 1,3), e per mezzo dello Spirito Creatore che dà vita.

321 La divina Provvidenza consiste nelle disposizioni con le quali Dio, con sapienza e amore, conduce tutte le creature al loro fine ultimo.

322 Cristo ci esorta all’abbandono filiale alla provvidenza del nostro Padre celeste 403 e l’apostolo san Pietro gli fa eco: gettate « in lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi » (1 Pt 5,7). 404

323 La provvidenza divina agisce anche attraverso l’azione delle creature. Agli esseri umani Dio dona di cooperare liberamente ai suoi disegni.

324 Che Dio permetta il male fisico e morale è un mistero che egli illumina nel suo Figlio, Gesù Cristo, morto e risorto per vincere il male. La fede ci dà la certezza che Dio non permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene, per vie che conosceremo pienamente soltanto nella vita eterna.

Come si capisce bene sono molte le questioni sottese alle quali noi abbiamo solo accennato nel corso di questa terza catechesi. Dunque Dio si manifesta, nel corso della creazione, come comunità di persone, che esprimono il loro amore nella creazione e nel coinvolgersi con la vita degli uomini. Niente di ciò che è creato e nemmeno di ciò che avviene è fuori dalla portata di Dio che, sempre, guida il suo popolo alla salvezza.  Al di là dei contenuti, al di là di quanto è proposto come “oggetto” cioè come contenuto del credere, è però chiara la proposta della Chiesa. Noi siamo chiamati, anzitutto, ad entrare in relazione con Dio, perché è nella relazione con Lui che possiamo comprendere la sua bellezza, il suo mistero, la sua rivelazione di amore, il suo perdono e qualsiasi altra caratteristica di Dio. Dicendoci che Dio è Padre, la Chiesa ci sta dicendo, in accordo con tutta la rivelazione, che ciò che conta più di tutto per Dio è entrare in relazione con gli uomini. Come mostra tutta la storia della salvezza Dio, da sempre, cerca questa relazione con gli uomini. In ultima analisi questa relazione è quella che si genera in Gesù Cristo, venuto come il rivelatore del Padre, proprio per dare occasione all’uomo di poter incontrare il Suo Dio. La bellezza della nostra fede è proprio questa: non è una dottrina, non è un insieme di cose da credere perché imparate a memoria. La fede è propriamente un cammino, nel quale Dio si rivela continuamente al cuore dell’uomo rinnovandolo. Come diceva Sant’Agostino: “Il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”.[1]

Al termine di questa terza catechesi vi propongo anche un’altra citazione di Sant’Agostino: “Dio onnipotente è Padre. Così dunque avete già imparato, avete meditato, avete ritenuto il concetto, siete nella situazione di poter dire: Credo in Dio Padre onnipotente 2. Dio è onnipotente. Essendo tale, non può morire, non può ingannarsi, non può mentire, e, come dice l’Apostolo: Non può rinnegare se stesso 3. Quante cose non può fare pur essendo onnipotente, anzi proprio perché non le può fare è onnipotente! Infatti se potesse morire, non sarebbe onnipotente; così se potesse mentire, ingannarsi, ingannare, agire ingiustamente, non sarebbe onnipotente; se tali possibilità ci fossero in lui, ciò non corrisponderebbe alla onnipotenza. Indubbiamente il nostro Padre onnipotente non può peccare. Può fare quel che vuole, perché è la onnipotenza stessa. Fa qualunque cosa voglia di bene, di giusto; una cosa che sia male a farsi non la vuole. Nessuno resiste all’Onnipotente così da non fare quello che egli vuole. Egli fece il cielo, la terra, il mare e tutto quello che essi contengono 4, realtà invisibili e realtà visibili. Invisibili come, nei cieli, i Troni, le Dominazioni, i Principati, le Potestà, gli Arcangeli, gli Angeli, i nostri concittadini, se vivremo bene. Creò nel cielo anche realtà visibili: il sole, la luna, le stelle. Ornò la terra dei suoi animali terrestri, popolò l’aria di volatili; popolò la terra di esseri che camminano e di esseri che strisciano, il mare di esseri che nuotano. Tutto popolò di creature appropriate. Fece anche l’uomo, con la mente a sua immagine e somiglianza. Nella mente infatti c’è l’immagine di Dio, perciò la mente non può essere compresa neppure da se stessa, in quanto c’è in essa l’immagine di Dio. Noi siamo stati fatti per aver dominio sulle altre creature, ma per il peccato siamo caduti, nel primo uomo, e divenuti tutti partecipi di un’eredità di morte. Siamo divenuti poveri mortali, siamo pieni di timori, di errori, e questo a causa del peccato: con questo demerito e questa colpa nasce ogni uomo. Perciò, come avete visto oggi, come sapete, anche i bambini vengono purificati col soffio, ed esorcizzati per scacciare da loro il potere nemico del diavolo, che inganna l’uomo per possedere gli uomini. Nei bambini non viene esorcizzata e purificata col soffio la creatura di Dio, ma colui sotto il potere del quale si trovano tutti coloro che nascono nel peccato: [Satana] è infatti il capo dei peccatori. Perciò a causa di uno che cadde nella colpa e mandò tutti alla morte fu inviato Uno senza colpa per condurre alla vita tutti quelli che credono in lui, liberandoli dal peccato”.[2]

L’onnipotenza di Dio non solo si vede nella creazione, ma anche nell’opera della redenzione. È qui che si dimostra tutto l’amore di Dio per gli uomini. È qui che Dio mostra tutta la sua paternità.

Recitare con fede il Credo implica anche questo, che noi, ogni volta che recitiamo il Credo, ci sentiamo coinvolti in una relazione con Lui unica, profonda, nella quale avvertiamo che Egli riempie il nostro cuore. Proprio per questo, noi possiamo poi capire che il Padre è il Creatore di ogni cosa, colui che accompagna la sua creazione fino a quell’incontro con Lui che avverrà nella vita eterna. Questo è propriamente il nostro cammino di fede. È per questo che ci sentiamo sostenuti da Lui in ogni cosa della vita ed è per questo che cerchiamo il suo volto come chi ama sempre vedere il volto del Padre.

[1] Sant’Agostino, Le confessioni, 1, 1.5

[2] Sant’Agostino, Discorso sul simbolo rivolto ai catecumeni