5° Incontro – Lo Spirito Santo2025-10-11T14:27:01+02:00

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Così siamo giunti al terzo articolo del Credo, quello riservato allo Spirito Santo.

  1. Una grande differenza

Se confrontiamo il Credo niceno costantinopolitano del quale ci stiamo occupando, con quello degli Apostoli, ci accorgiamo di una enorme differenza.

Credo apostolico Credo niceno costantinopolitano
Credo nello Spirito Santo Credo nello Spirito Santo che è il Signore e dà la vita e procede dal Padre e dal Figlio e con il Padre e il Figlio è glorificato ed ha parlato per mezzo dei profeti

Come mai una differenza così grande? Come mai nella forma del Credo degli apostoli l’affermazione è lapidaria e, invece, in quello niceno-costantinopolitano è sensibilmente più ricca?

La ragione viene dall’uso del Credo. A che cosa serviva il Credo degli apostoli? Di per sé era nato come il condensato delle verità della fede da offrire ai battezzati. Era chiara, quindi, la sua linearità e, se vogliamo, anche la sua essenzialità. Di più. Nel Credo antico l’affermazione era così: “Credo in Spirito Santo”, cioè mancava l’articolo determinativo. Questa formulazione serviva per dire anche attraverso la formula che dopo il Padre creatore, dopo il Figlio redentore, si faceva professione di fede nell’opera dello Spirito, che è l’opera di Cristo nella storia, quell’opera che continua nella vita della Chiesa. Il simbolo niceno-costantinopolitano, come abbiamo detto, ha un altro scopo e vuole agire in un’altra direzione, quella della chiarificazione della dottrina. Ecco perché contiene diverse sottolineature e alcune questioni che hanno inteso dare risposta alle domande della gente, chiarificando così, per tutti, la dottrina.

  1. È il Signore e dà la vita

Cosa significano, anzitutto, queste affermazioni? Affermare che lo Spirito Santo è il Signore e che dona la vita significa intuire che il compito dello Spirito è quello di dare vita alle cose. Per spiegarci meglio potremmo rileggere proprio la prima pagina della Genesi, ancor prima della creazione delle singole cose. Il testo biblico di Gn 1, ci ricorda che “lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque”. Il che significa che in ogni cosa creata, in ogni cosa che verrà alla luce e di cui ci parlano i successivi testi della Genesi, è all’opera lo Spirito di Dio. Se Dio Padre è il creatore, se il Figlio è la mano di Dio che plasma ogni cosa, lo Spirito del Padre è colui che rende queste cose vive, colui che non vuole che le cose restino inanimate, colui che imprime, in qualche modo, il sigillo di Dio in ogni opera della creazione. Lo Spirito è Vita e, per questo, dà la vita a tutti coloro che vengono alla luce. La cosa è ancora più significativa per l’uomo. Leggiamo in Gn 2, 7: “7Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente”. L’uomo è una creatura come le altre, voluto da Dio come ogni altra cosa, “signore” della creazione, nel senso che è l’apice di ogni realtà creata, non padrone dispotico, ma colui che può usare della creazione secondo la sua intelligenza e volontà. Se l’uomo è tutto questo è perché in lui c’è questo “alito di vita” che è il soffio dello Spirito Santo, che lo rende diverso da ogni altra realtà creata. Lo Spirito di vita che è presente nell’uomo e nella donna è, quindi, la sua anima. Quell’anima che porta in sé i tratti dell’origine in Dio; quell’anima che fa diventare l’uomo immagine e somiglianza di Dio; quell’anima che mette in ogni uomo il desiderio di Dio, il desiderio di tornare a Lui, il desiderio della visione beatifica, il desiderio di eternità. Dunque lo Spirito è Signore e dona la vita perché imprime in ogni realtà creata, ma soprattutto nell’uomo, il desiderio di Dio, la sua immagine e somiglianza.

Ancora più bella, per descrivere l’opera di vita che lo Spirito provoca, è la pagina di Ezechiele al capitolo 37: “1 La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; 2mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che erano in grandissima quantità nella distesa della valle e tutte inaridite. 3Mi disse: «Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». 4Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annuncia loro: «Ossa inaridite, udite la parola del Signore. 5Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete6Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete. Saprete che io sono il Signore”.

Questa visione del profeta, come avete visto e sentito, cita direttamente l’opera dello Spirito. È lo Spirito di Dio che permette a queste ossa di ritornare ad unirsi, è lo Spirito che permette alla carne, ai nervi, ai muscoli di riprendere vigore e di tornare alla vita. Lo Spirito non solo dà la vita nel senso che vivifica le cose che vengono all’esistenza, ma donerà anche la vita nel giorno della risurrezione. In quel giorno i corpi degli uomini risorgeranno, torneranno a vivere proprio per l’opera dello Spirito Santo. Dunque lo Spirito è all’opera anche nella risurrezione della carne. È infatti lo Spirito di Dio quella potenza di amore e di vita che ha fatto risorgere Cristo dai morti, come la Scrittura insegna ed attesta. Come nella vita di Cristo lo Spirito di Dio è colui che lo ha chiamato fuori dalla tomba, così anche nella vita degli uomini lo Spirito di Dio è colui che dona la vita e che chiamerà alla risurrezione e alla vita dell’eternità. Dunque lo Spirito Santo, accanto al Padre Creatore e al Figlio Redentore, è il Vivificatore, colui che dona la vita.

Da qui, però, una conseguenza per l’uomo. Poiché l’uomo non ha la vita in sé ma la riceve come dono, poiché l’uomo non si dà la vita da solo, egli non è nemmeno il possessore della vita, né sua né degli altri. Ecco il perché l’uomo è, da sempre, chiamato a rispettare la vita: sua, degli altri, di tutti. L’uomo è chiamato a prendersi cura della vita. L’uomo è chiamato a fare in modo che la vita di tutti sia rispettata e amata, come dice anche la terza pagina della Genesi con quel famoso simbolo dell’albero della vita collocato nel mezzo del giardino di Eden.

In secondo luogo, una ulteriore conseguenza, l’uomo è chiamato a vivere riconoscendo la forza dello Spirito che opera in lui e negli altri. Proprio per questo l’uomo è chiamato non ad essere arbitro del bene e del male a suo piacimento, ma a riconoscere il bene e il male secondo il criterio che viene da Dio. È l’altro grande simbolo della pagina della Genesi che riguarda il peccato originale: l’albero della conoscenza del bene e del male. Bene e male, se non vogliamo cadere nel rischio della soggettività, sono nelle mani di Dio. È lo Spirito Santo la grande forza di vita che porta a compiere ogni genere di discernimento. Ogni discernimento che porta ad arginare il male e a scegliere il bene viene dallo Spirito di Dio che opera nel cuore di tutti gli uomini, specialmente di coloro che lo chiedono come dono alla potenza stessa di Dio.

L’uomo e anche la Chiesa stessa, dunque, devono rivolgersi allo Spirito di Dio e chiedere il dono del discernimento interiore per capire cosa è bene e cosa è male e volgersi al bene. In qualsiasi modo possibile, questo è il compito dell’uomo.

Ecco cosa significa che lo Spirito di Dio è il Signore e dona la vita. Come si vede, rispetto agli altri articoli del Credo, questo articolo ha anche delle implicazioni pratiche di vita molto rilevanti. Se da un lato è vero che la terza persona della Santissima Trinità è la meno conosciuta, è anche vero che è proprio lo Spirito di Dio ad avere una ricaduta costante e forte nella vita di ciascuno di noi.

  1. E procede…

Entriamo ora in due questioni molto complesse. La domanda sottesa è questa: che origine ha lo Spirito Santo? Da dove viene lo Spirito di Dio? Se tra il Padre e il Figlio c’è un rapporto di figliolanza / paternità, che rapporto c’è tra il Padre e il Figlio e lo Spirito di Dio? La tradizione della Chiesa si è espressa con questo termine: procede. Anche in questo caso mi sembra che una citazione di Ratzinger sia illuminante: “Di nuovo possiamo allora tentare di balbettare qualcosa sul mistero intimo di Dio: Padre e Figlio sono il movimento del puro donarsi, del puro e reciproco consegnarsi. In questo movimento essi sono fecondi e la loro fecondità è la loro unità, il loro pieno essere-uno, senza alcun detrimento o confusione.[1] In sostanza, quindi, potremmo dire che siccome il Padre si dona tutto al Figlio e viceversa, senza che vi sia alcuna defezione, il legame di amore che “procede” da questo movimento di donazione, è anch’esso una persona: lo Spirito Santo. L’amore perfetto di Dio che le persone si donano e contemporaneamente ricevono, è lo Spirito Santo. Non per altro la tradizione della Chiesa ci ha insegnato ad invocare lo Spirito di Dio come spirito di amore e non per altro, ogni volta che diciamo che esiste un’opera di amore, diciamo che questa opera è dono dello Spirito Santo. Dunque lo Spirito non solo dona la vita, ma anche ispira ogni proposito di amore e sostiene ogni atto di generosa donazione, ogni atto di generosa partecipazione all’opera dell’Amore che si compie nel nome di Cristo.

  1. … dal Padre e dal Figlio

Qui si apre una questione assai difficile e spinosa: la questione del “filioque”. Probabilmente ne abbiamo anche sentito parlare, magari in relazione al momento in cui questa questione divenne esplosiva e causò la divisione tra la Chiesa orientale e quella occidentale. Non che fosse l’unico argomento sul quale si consumò questo strappo, ma l’aggiunta del famoso “filioque” al Concilio di Firenze del 1054, ebbe questa immediata conseguenza e portò allo scisma, alla divisione che era già latente da tempo. In sostanza, il Concilio aggiunse al testo del “Credo”, appunto il “filioque”. Dal latino significa dire che lo Spirito Santo procede “dal Padre e dal Figlio” e non solo dal Padre. In effetti la riflessione era molto lunga, perché, sebbene sia vero che nel testo originario del simbolo non era presente il “filioque”, sappiamo che venne aggiunto fin dal secolo VI. Soprattutto per ragioni politiche e non per ragioni dottrinali, nel corso dei secoli, la Chiesa di Oriente si oppose a questa aggiunta, variamente rimarcata in ambito occidentale che si rifaceva alla dottrina dei più grandi padri della Chiesa, come Agostino, Ambrogio, Ilario, che hanno sempre affermato che lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio. Quali dunque le ragioni di questa “aggiunta”?

Potremmo dire così in estrema sintesi: la ragione dottrinale di questa aggiunta fu per contrastare l’arianesimo ancora virulento in Occidente. Affermare che lo Spirito procede dal Padre e dal Figlio era, in altri termini, un modo per ribadire che il Figlio è consustanziale al Padre e, quindi, per confessare la sua piena e vera divinità. L’intento, pertanto, non era tanto legato alla riflessione pneumatologica e, soprattutto, non vi era alcuna volontà di subordinare lo Spirito al Figlio, come invece gli orientali penseranno e, a volte, rimprovereranno agli occidentali; ma l’intento era prettamente cristologico, volendo anche in questo modo confessare la piena comunione del Figlio con il Padre e, quindi, la sua piena divinità. Siamo quindi, di fronte al nodo centrale delle eresie che forse conosciamo poco, che forse dimentichiamo, ma che hanno avuto grande parte nello sviluppo della dottrina della Chiesa e della riflessione teologica.

  1. Ed ha parlato per mezzo dei profeti

Altro ruolo fondamentale dello Spirito Santo è quello di ispirare la Scrittura. Quindi non solo dare la vita, non solo permettere il discernimento tra il bene e il male: lo Spirito di Dio è anche “l’autore” della Scrittura. Metto “autore” tra virgolette perché sappiamo bene che la Scrittura ha una molteplicità di autori che non sono nemmeno calcolabili e ai quali non è nemmeno possibile dare un nome. Tutti, però, hanno vissuto un’ispirazione che ha portato questi uomini santi a scrivere il libro o le parti del libro sacro a loro ascrivibili. Cosa significa ispirazione? Significa che gli autori sacri hanno saputo rileggere la storia proprio con lo Spirito di Dio, cercando l’azione di Dio all’interno dei giorni e comprendendo come Dio agisce per il bene di tutti. Come ha scritto ancora papa Benedetto XVI: “E questa sinergia divino-umana è molto importante: Dio parla realmente per gli uomini in modo umano. Per una retta interpretazione della Sacra Scrittura bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare tramite parole umane. «Le parole di Dio infatti, espresse con lingue umane, si sono fatte simili al linguaggio degli uomini, come già il Verbo dell’eterno Padre, avendo assunto le debolezze dell’umana natura, si fece simile agli uomini» (Dei Verbum, 13). Queste indicazioni, molto necessarie per una corretta interpretazione di carattere storico-letterario come prima dimensione di ogni esegesi, richiedono poi un collegamento con le premesse della dottrina sull’ispirazione e verità della Sacra Scrittura. Infatti, essendo la Scrittura ispirata, c’è un sommo principio di retta interpretazione senza il quale gli scritti sacri resterebbero lettera morta, solo del passato: la Sacra Scrittura deve «essere letta e interpretata con l’aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta» (Dei Verbum, 12)[2].  

Dunque l’ispirazione della Scrittura comprende tutte queste cose: essa è una lettera di amore di Dio agli uomini, scritta con le lingue degli uomini, in diversi momenti della storia degli uomini, ma dentro un unico quadro. Per questo non è possibile capire ed interpretare ciò che la Scrittura dice se non dentro questa logica e dentro questo quadro.

  1. In sintesi

Lo Spirito Santo è colui che sostiene tutte queste cose e che genera tutte queste cose di cui abbiamo brevemente parlato. In conclusione vorrei però tornare al Catechismo della Chiesa Cattolica che ha delle parole splendide a proposito dell’opera dello Spirito Santo in noi.

733 « Dio è amore » (1 Gv 4,8.16) e l’amore è il primo dono, quello che contiene tutti gli altri. Questo amore, Dio l’ha « riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato » (Rm 5,5).

734 Poiché noi siamo morti, o, almeno, feriti per il peccato, il primo effetto del dono dell’amore è la remissione dei nostri peccati. È « la comunione dello Spirito Santo » (2 Cor 13,13) che nella Chiesa ridona ai battezzati la somiglianza divina perduta a causa del peccato.

735 Egli dona allora la « caparra » o le « primizie » della nostra eredità; 109 la vita stessa della Santissima Trinità che consiste nell’amare come egli ci ha amati. 110 Questo amore (la carità di 1 Cor 13) è il principio della vita nuova in Cristo, resa possibile dal fatto che abbiamo « forza dallo Spirito Santo » (At 1,8).

736 È per questa potenza dello Spirito che i figli di Dio possono portare frutto. Colui che ci ha innestati sulla vera Vite, farà sì che portiamo il frutto dello Spirito che « è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé » (Gal 5,22-23). Lo Spirito è la nostra vita; quanto più rinunciamo a noi stessi, 111 tanto più lo Spirito fa che anche operiamo. 112

« Con lo Spirito Santo, che rende spirituali, c’è la riammissione al Paradiso, il ritorno alla condizione di figlio, il coraggio di chiamare Dio Padre, il diventare partecipe della grazia di Cristo, l’essere chiamato figlio della luce, il condividere la gloria eterna ». 113

Dunque lo Spirito di Dio opera in tutti o, come diceva il card. Martini, “agisce prima di noi e meglio di noi”.  Lo Spirito del Padre è il dono che viene fatto a noi quando abbiamo bisogno di forza, consolazione, consiglio, pietà, intelletto… Non per altro la tradizione della Chiesa, recuperando le pagine del profeta Isaia, si è espressa a questo proposito con i famosi 7 doni dello Spirito che operano nel cuore di coloro che credono e che invocano lo Spirito del Padre come Spirito della sua presenza. Lo Spirito del Padre ci insegni, dunque, a vivere come figli di un unico Dio chiamati alla santità. Anche noi, sotto la guida dello Spirito, potremo giungere a quella salvezza eterna che è poi l’opera che lo Spirito realizza in ciascuno di noi.

La santificazione dell’anima, la santificazione della Chiesa, la santificazione del mondo, siano l’opera alla quale noi guardiamo e alla quale cerchiamo di collaborare, perché senza quest’opera non giungeremo mai a quella pace di Amore che Dio, in Gesù Cristo e proprio per la potenza dello Spirito Santo, vuole donare a ciascuno di noi.

Lo Spirito che, come dice San Paolo, viene in aiuto alla nostra debolezza (Rm 8), sostenga sempre il nostro itinerario di avvicinamento a Dio Padre, fonte di ogni bene.

[1] J. Ratzinger: il Dio di Gesù Cristo

[2] Benedetto XVI, discorso ai membri della pontificia commissione biblica, 2009