Martedì 21 ottobre

Settimana della dedicazione – Martedì 

La spiritualità di questo giorno

Anche in questo giorno riceviamo due Scritture molto differenti l’una dall’altra che ci aiutano ad approfondire la meditazione già iniziata ieri.

La Parola di questo giorno

LETTURA Ap 1, 10; 2, 1-7
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo

Nel giorno del Signore udii una voce potente che diceva: «All’angelo della Chiesa che è a Èfeso scrivi: “Così parla Colui che tiene le sette stelle nella sua destra e cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro. Conosco le tue opere, la tua fatica e la tua perseveranza, per cui non puoi sopportare i cattivi. Hai messo alla prova quelli che si dicono apostoli e non lo sono, e li hai trovati bugiardi. Sei perseverante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti. Ho però da rimproverarti di avere abbandonato il tuo primo amore. Ricorda dunque da dove sei caduto, convèrtiti e compi le opere di prima. Se invece non ti convertirai, verrò da te e toglierò il tuo candelabro dal suo posto. Tuttavia hai questo di buono: tu detesti le opere dei nicolaìti, che anch’io detesto. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese. Al vincitore darò da mangiare dall’albero della vita, che sta nel paradiso di Dio”».

SALMO Sal 7

La mia difesa è nel Signore.

Signore, mio Dio, se così ho agito,
se c’è ingiustizia nelle mie mani,
se ho ripagato il mio amico con il male,
se ho spogliato i miei avversari senza motivo,
il nemico mi insegua e mi raggiunga,
calpesti a terra la mia vita
e getti nella polvere il mio onore. R

Sorgi, Signore, nella tua ira,
àlzati contro la furia dei miei avversari,
svégliati, mio Dio, emetti un giudizio!
L’assemblea dei popoli ti circonda:
ritorna dall’alto a dominarla! R

Giudicami, Signore, secondo la mia giustizia,
secondo l’innocenza che è in me.
Cessi la cattiveria dei malvagi.
Rendi saldo il giusto,
tu che scruti mente e cuore, o Dio giusto. R

VANGELO Mc 3, 13-19
✠ Lettura del Vangelo secondo Marco

In quel tempo. Il Signore Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici – che chiamò apostoli –, perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè «figli del tuono»; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Vangelo

Il Vangelo insiste ancora sulla collegialità dei dodici e sulla comunione nella loro chiamata. È un testo molto bello anche se ben conosciuto quello che abbiamo tra le mani, un testo che ci sta dicendo quanto sia importante sentirsi dentro una dinamica di vita ecclesiale che certo annovera molte persone, ciascuna con la sua identità e la sua specificità, ma dentro una comunione che trascende tutto e tutti. È il mistero del nome di ciascuno, che corrisponde ad una identità e ad una vocazione, ma dentro un collegio, quello dei dodici.

Apocalisse

Le immagini e le parole dell’Apocalisse sono sempre da soppesare una per una. Siamo nella sezione detta “delle sette chiese”, cioè parole di Dio che vengono dette per comunità cristiane che, ormai, sono state istituite.

Anzitutto mi pare bellissima l’immagine della singola Chiesa, della singola “diocesi” o di ogni singola comunità come una lampada, una lampada che arde e che risplende davanti a Dio. Mi piace molto questa immagine che dice il mistero di ogni singola Chiesa ma anche il suo essere luce. Luce che brilla, come in una notte, luce che sta sempre alla presenza di Dio, che le concede di brillare sempre più e di sentirsi protetta quando qualcosa o qualcuno vorrebbe che si spegnesse.

In secondo luogo, mi piace molto che la Parola che viene rivolta a ciascuna di queste sette Chiese sia una parola per brillare di più. Il desiderio di Dio è quello che ogni Chiesa trovi la sua specificità e il suo modo per annunciare e per testimoniare il suo mistero tra gli uomini. Così come sentiremo anche nei prossimi giorni, oggi la parola che è detta alla Chiesa di Efeso è perché questa Chiesa possa ritrovare “il suo amore di un tempo”, cioè il suo modo per essere più fervente e più amica di Dio, superando tutte quelle difficoltà e angustie che, nel tempo, ha dovuto sopportare.

In terzo luogo mi piace che il consiglio per brillare maggiormente, sia dato anche dopo che vengono riconosciuti i meriti della Chiesa in oggetto. A Efeso ci sono già molte cose che vanno bene, ci sono già momenti di testimonianza ampi e profondi. Queste espressioni devono essere del tutto mantenute, perché la Chiesa sia ancora e sempre più splendente nel suo essere rivelazione del Mistero.

Per noi e per il nostro cammino di fede

Oggi credo che abbiamo spunti bellissimi di meditazione.

Anzitutto vorrei che, senza montare in superbia, tutti ci sentissimo come una luce sul lucerniere. Non, appunto, per vantarci, ma per percepire quale importanza la Chiesa ha agli occhi di Dio. Se l’Apocalisse ci sta dicendo che ogni Chiesa è come una luce dinanzi al trono di Dio, è per dire con quale occhio di amore, di benevolenza, di vicinanza, di compassione, Dio guardi alla sua Chiesa. Chiesa che è peccatrice, che ha tanti difetti, ma che sa fare anche cose molto buone. Noi, oggi, dovremmo sentirci così. Senza negare le difficoltà, senza celare le cose che non vanno al nostro interno, dovremmo, però, tutti sentirci partecipi di questa benedizione di Dio che veglia su di noi, che anima la nostra esperienza, che ci chiama ad essere sempre più uniti al suo Mistero per poterlo rivelare.

In secondo luogo vorrei che anche noi ci domandassimo, come Chiesa, cosa dobbiamo riverificare, cosa dobbiamo fare di più o di meglio, perché tutti conoscano e comprendano questa loro identità e arrivino a capire che la presenza di Dio nelle nostre vite è un mistero che ci deve attrarre sempre più verso di Lui.

Infine, vorrei che anche noi ci domandassimo cosa occorre cambiare perché il Mistero brilli sempre più. In effetti credo che molte volte noi non comprendiamo che la Chiesa è chiamata a far brillare il Mistero di Dio. Cadiamo, allora, in una serie di opere che sono anche importanti, belle, degne ma che offuscano il Mistero. Vorrei che tutti ci domandassimo e ci chiedessimo se siamo consci di questa verità e se siamo capaci di vivere e di far vivere anche ad altri la presenza di ciascuno nella Chiesa.

In terzo luogo vorrei che tutti capissimo che la Chiesa è mistero di amore che genera comunione. Ed è esattamente questo che dovremmo fare noi. In un tempo in cui ci si lamenta perché i fedeli non sono coesi, in un tempo nel quale ci si lamenta maggiormente perché non c’è coesione tra i credenti, credo che il richiamo che ci viene offerto dai testi sacri sia davvero unico, importantissimo, singolarmente bello. Chiediamoci se siamo tutti disposti a fare questo genere di esperienza e cerchiamo di entrare nell’ottica di chi desidera davvero dare il meglio di sé per migliorare tutta la Chiesa.

2025-10-17T08:31:24+02:00