Settimana della 1 domenica dopo la dedicazione – lunedì
La spiritualità di questo giorno
I Santi Simone e Giuda ci faranno compagnia in questa settimana nella quale vediamo già la festa di tutti i Santi come meta spirituale. Siamo, quindi, in una settimana a cavallo tra la fine del mese missionario e l’esperienza di santità che ci viene proposta.
La Parola di questo giorno
LETTURA Ap 4, 1-11
Lettura del libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
In quel giorno. Vidi: ecco, una porta era aperta nel cielo. La voce, che prima avevo udito parlarmi come una tromba, diceva: «Sali quassù, ti mostrerò le cose che devono accadere in seguito». Subito fui preso dallo Spirito. Ed ecco, c’era un trono nel cielo, e sul trono Uno stava seduto. Colui che stava seduto era simile nell’aspetto a diaspro e cornalina. Un arcobaleno simile nell’aspetto a smeraldo avvolgeva il trono. Attorno al trono c’erano ventiquattro seggi e sui seggi stavano seduti ventiquattro anziani avvolti in candide vesti con corone d’oro sul capo. Dal trono uscivano lampi, voci e tuoni; ardevano davanti al trono sette fiaccole accese, che sono i sette spiriti di Dio. Davanti al trono vi era come un mare trasparente simile a cristallo. In mezzo al trono e attorno al trono vi erano quattro esseri viventi, pieni d’occhi davanti e dietro. Il primo vivente era simile a un leone; il secondo vivente era simile a un vitello; il terzo vivente aveva l’aspetto come di uomo; il quarto vivente era simile a un’aquila che vola. I quattro esseri viventi hanno ciascuno sei ali, intorno e dentro sono costellati di occhi; giorno e notte non cessano di ripetere: «Santo, santo, santo il Signore Dio, l’Onnipotente, Colui che era, che è e che viene!». E ogni volta che questi esseri viventi rendono gloria, onore e grazie a Colui che è seduto sul trono e che vive nei secoli dei secoli, i ventiquattro anziani si prostrano davanti a Colui che siede sul trono e adorano Colui che vive nei secoli dei secoli e gettano le loro corone davanti al trono, dicendo: «Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, per la tua volontà esistevano e furono create».
SALMO Sal 98 (99)
Santo è il Signore, nostro Dio.
Il Signore regna: tremino i popoli.
Siede in trono sui cherubini: si scuota la terra.
Grande è il Signore in Sion,
eccelso sopra tutti i popoli.
Lodino il tuo nome grande e terribile.
Egli è santo! R
Forza del re è amare il diritto.
Tu hai stabilito ciò che è retto;
diritto e giustizia hai operato in Giacobbe.
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio! R
Mosè e Aronne tra i suoi sacerdoti,
invocavano il Signore ed egli rispondeva.
Parlava loro da una colonna di nubi.
Esaltate il Signore, nostro Dio,
prostratevi davanti alla sua santa montagna,
perché santo è il Signore, nostro Dio! R
VANGELO Lc 9, 57-62
✠ Lettura del Vangelo secondo Luca
In quel tempo. Mentre camminavano per la strada, un tale disse al Signore Gesù: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio».
Apocalisse
Partiamo dal libro dell’Apocalisse che ha, al suo centro, un simbolo: il simbolo della tromba. È un richiamo, un forte richiamo che ricorda a noi tutti che le cose del tempo presente devono finire. Giunge un momento, giunge un tempo nel quale il tempo stesso finisce, cessa, non ha più un seguito. È un richiamo molto forte perché ci chiede di saperci fermare per capire che tutte le cose sono in relazione all’eternità.
Cosa non ha mai fine? La dimensione di Dio, che non è una dimensione temporale. È la dimensione nella quale si ripete sempre l’inno della sua gloria: “Santo, Santo, Santo il Signore…”. A ripetere questo ritornello è una comunione di spiriti: anzitutto il tetramorfo, che rappresenta gli evangelisti e, quindi, la Parola di Dio per eccellenza, la Parola rivelata dal Signore nel suo ministero. Poi vengono coinvolti anche i vegliardi e poi altri spiriti ancora che si inchinano alla presenza di Dio. Dunque, attorno al Signore Dio c’è tutta una comunione. La visione ricorda a San Giovanni perché si fanno le cose che nel tempo trovano la loro progressione e il loro ordine o, per meglio dire, per chi si compiono o si dovrebbero compiere tutte queste cose. Tutto deve essere rivolto a Dio, che è il creatore di ogni cosa e anche del tempo, perché tutto, un giorno, deve tornare a Lui che, dall’eternità, veglia su ogni realtà. Con chiarezza, dunque, il testo ci dice che il tempo che finisce non è una minaccia e non è mai da temere. Tutto è in relazione a Dio e tutto trova senso in questa relazione. Relazione alla quale ogni anima è invitata a partecipare offrendo la sua lode a Dio.
Vangelo
Così il Vangelo ci propone alcuni casi – molto noti – di vocazione. Che cosa hanno in comune i tre casi differenti di cui parla il Vangelo? Tutti e tre i casi vorrebbero proporre o proporsi di vivere bene il tempo, dando un senso alla vita, alla vocazione, al proprio impegno. A qualcuno è Gesù che offre questa occasione di riflessione e di approfondimento, altri – non solo in questa pagina ma anche in altre pagine del Vangelo – si propongono per la sequela, per dare senso ai propri giorni mettendosi a seguire il Signore. In ogni caso il Vangelo dice bene che solo la vita che viene percepita e intesa come dimensione vocazionale è degna di essere vissuta e trova senso pieno. Altre esperienze di vita rimangono come una vita a metà, come un modo di vivere non pieno, come un modo per “impiegare” il tempo ma non per dare un senso al tempo della vita. C’è chi aderisce alla proposta del Signore o, come vedremo anche domani, chi si allontana deluso.
Per noi e per il nostro cammino di fede
- Che esperienza facciamo noi?
- Cosa diciamo del nostro tempo?
- Che senso diamo al nostro tempo di vita?
Credo che sia bello che ci domandiamo queste cose perché, in effetti, non è sempre facile pensare che noi che seguiamo il Signore, noi che conosciamo il Vangelo, siamo veramente e sempre dentro un orizzonte vocazionale dell’esistenza. Può darsi che percepiamo il tempo in diverso modo. C’è chi fa del tempo della propria vita un richiamo alla produttività e fa del suo lavoro e dell’accumulo dei suoi frutti una ragione di vita grande. C’è chi impiega il tempo deliziando la propria vita, rincorrendo diversi piaceri e divertimenti. C’è chi fa del proprio tempo un’occasione per accumulare esperienze e molto altro ancora. Insomma le visioni possono essere lecitamente differenti. Il punto è che non tutte sono una vocazione. Ed è a questo che, invece, tutti noi battezzati dovremmo mirare. Credo che i due testi sacri, nel loro insieme, stiano tentando di dirci di dare un senso al nostro tempo. Il richiamo è perché noi per primi sappiamo interpretare in senso vocazionale la nostra esistenza, trovando un senso di amore ai nostri giorni e uno scopo preciso per tutta la nostra esistenza. Se usciamo da questa dimensione, rischiamo di rendere insignificante il nostro Battesimo e di ridurre la nostra vita ad un insieme di attimi connessi tra loro che si dirigono solo verso una fine. Chi ha la percezione della vita come vocazione sa, invece, che noi tutti siamo destinati alla vita eterna. È questa la luce della speranza che ci illumina e che rende bello il nostro cammino.