Domenica 07 dicembre

4 domenica di Avvento: l’ingresso del Messia

Introduzione

  • Che cosa diciamo sul tema dell’accoglienza?
  • Verso chi sappiamo praticare gesti di accoglienza?

Certo la discussione potrebbe essere quasi infinita e ciascuno di noi potrebbe dire le sfaccettature del tema che coglie come più personali e più vicine a sé. Consiglio però di stare ad ascoltare le scritture, perché sono molto differenti, nelle loro risposte, da quello che noi penseremmo immediatamente.

La Parola di Dio 

LETTURA Is 40, 1-11
Lettura del profeta Isaia

«Consolate, consolate il mio popolo – dice il vostro Dio –. Parlate al cuore di Gerusalemme e gridatele che la sua tribolazione è compiuta, la sua colpa è scontata, perché ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutti i suoi peccati». Una voce grida: «Nel deserto preparate la via al Signore, spianate nella steppa la strada per il nostro Dio. Ogni valle sia innalzata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; il terreno accidentato si trasformi in piano e quello scosceso in vallata. Allora si rivelerà la gloria del Signore e tutti gli uomini insieme la vedranno, perché la bocca del Signore ha parlato». Una voce dice: «Grida», e io rispondo: «Che cosa dovrò gridare?». Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua grazia è come un fiore del campo. Secca l’erba, il fiore appassisce quando soffia su di essi il vento del Signore. Veramente il popolo è come l’erba. Secca l’erba, appassisce il fiore, ma la parola del nostro Dio dura per sempre. Sali su un alto monte, tu che annunci liete notizie a Sion! Alza la tua voce con forza, tu che annunci liete notizie a Gerusalemme. Alza la voce, non temere; annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri».

SALMO Sal 71 (72)

Vieni, Signore, re di giustizia e di pace.

O Dio, affida al re il tuo diritto,
al figlio di re la tua giustizia;
egli giudichi il tuo popolo secondo giustizia
e i tuoi poveri secondo il diritto. R

Nei suoi giorni fiorisca il giusto
e abbondi la pace,
finché non si spenga la luna.
E dòmini da mare a mare,
dal fiume sino ai confini della terra. R

Il suo nome duri in eterno,
davanti al sole germogli il suo nome.
In lui siano benedette tutte le stirpi della terra
e tutte le genti lo dicano beato. R

EPISTOLA Eb 10, 5-9a
Lettera agli Ebrei

Fratelli, entrando nel mondo, Cristo dice: «Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: “Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà”». Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato», cose che vengono offerte secondo la Legge, soggiunge: «Ecco, io vengo a fare la tua volontà».

VANGELO Mt 21, 1-9
Lettura del Vangelo secondo Matteo

In quel tempo. Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, il Signore Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta: «Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma». I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava: «Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!».

Le scritture

In primo piano è il vangelo che ci mette in comunione con l’accoglienza che venne tributata in Gerusalemme al Signore Gesù. Quell’accoglienza festosa, che si esprime con il cantico dell’esultanza che ben conosciamo: “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli”. Parole e canti che facciamo risuonare anche nella liturgia. Dunque è una intera città che accoglie il Signore. L’accoglienza viene praticata verso di Lui e Gesù lascia che la gente si esprima come può, come è capace, per attestare l’accoglienza della sua persona. Conosciamo bene questi riti perché anche noi li compiamo ogni anno nella domenica che conclude la quaresima e inizia la settimana autentica.

C’è però un significato molto più profondo del tema dell’accoglienza che viene dato a noi tutti dall’epistola che abbiamo letto, la lettera agli Ebrei. Significato che si riallaccia alla citazione del salmo: “tu non hai voluto e non hai gradito né sacrifici né offerte, né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: vengo, Signore, per fare la tua volontà”. Nel quadro dell’accoglienza in Gerusalemme del Signore Gesù noi capiamo queste parole. Mentre Gesù viene accolto festosamente, Gesù si dispone ad accogliere il mistero grande della sua Pasqua. Gesù che ha proclamato l’unione con il Padre, Gesù che ha rivelato il volto del Padre, ora si dispone lui per primo a compiere la volontà del Padre. Quella volontà che è riconciliazione con il mondo, quella volontà che spazzerà via gli antichi sacrifici, quella volontà che consiste nella sua generosa e gratuita donazione della Croce. Gesù accoglie la volontà che il Padre ha su di Lui con la libertà di chi rimette tutto nelle mani del Padre. Anche Gesù, come sappiamo, ha fatto la sua fatica nel vivere questa adesione alla volontà del Padre che ha riversato su di lui tutto il mistero del dolore e della sofferenza. Rimangono per tutti le parole di Gesù nell’orto degli ulivi: “non la mia ma la tua volontà”. Gesù, dunque, si propone come modello, come esempio di cosa significhi cercare la volontà del Padre ed aderire alla volontà del Padre. Gesù accoglie la volontà di Dio per la sua vita e si consegna ad essa con la docilità che nasce dall’amore e con l’obbedienza di Figlio che viene per redimere il mondo. È un mistero questa accettazione! Forse ci domandiamo anche noi come Gesù avrà fatto, come avrà vissuto quegli istanti ultimi e tremendi della sua vita; rimaniamo sempre stupiti di fronte a questo mistero di accoglienza, di accettazione, di fattivo operare perché la volontà del Padre trionfi.

Non meno significativi sono i contesti di accoglienza di cui ci parlava il profeta Isaia nella prima lettura che abbiamo ascoltato. Il profeta parlava dell’accoglienza della parola che lui per primo, come profeta, compie. Mistero di accoglienza che non riguarda lui solo, ma tutti gli uomini di fede, tutti gli uomini che si vogliono disporre a compiere la volontà di Dio. “Secca l’erba, appassisce il fiore, ma la parola di Dio rimane per sempre”. Era questo il primo monito del profeta che ricorda a noi tutti che chi si fida di Dio, chi accoglie Dio, accoglie una parola che non cambia e che rimane come principio di ispirazione per tutti i credenti per sempre.

La seconda sottolineatura che il profeta proponeva rispetto all’accoglienza di Dio riguarda il tema del sentirsi guidati da Dio. Sempre. “come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecori madri”. Immagine, questa, di guida sicura e al tempo stesso dolce. Chi accoglie Dio si sente guidato con fermezza e con dolcezza. Ogni uomo che si lascia guidare da Dio si sente così, sente che la sua anima è guidata come fa un pastore.

In terzo luogo, il profeta rivela quale parola occorre accogliere sempre da parte di Dio. La parola da accogliere è molto dolce, perché avete sentito risuonare più volte la parola “consolazione”. Parola dolce, parola che , storicamente, è detta al popolo deportato che deve tornare a Gerusalemme, al popolo che ha molto subito e sofferto e che, ora, trova davanti a sé, come dicevamo anche domenica scorsa, un futuro inatteso e inaspettato. La parola della consolazione vale sempre per tutti. Dio è colui che consola il suo popolo. Così come Dio Padre accoglie la donazione di Gesù e diventa per Lui consolazione nella risurrezione, Dio consola ogni uomo che si affida a lui perché la fede è mistero che da un lato illumina, da un lato guida, da un lato consola.

Come vedete le tre scritture declinano tutte in vario modo il tema dell’accoglienza, donandoci sottolineature utili per il nostro cammino.

Perchè la Parola dimori in noi

Forse rimaniamo stupiti di fronte a questa lectio biblica e alle risposte che essa dona perché, in verità, credo che alla domanda circa il nostro modo di praticare l’accoglienza, noi tutti, immediatamente, abbiamo pensato a qualcosa che facciamo noi per gli altri uomini, abbiamo pensato a come noi siamo o non siamo accoglienti verso qualcuno o, forse, abbiamo immediatamente pensato alle istanze della carità e, quindi, all’accoglienza dei lontani e dei migranti. Vale la pena sostare sullo stupore che la parola dovrebbe provocare dentro di noi ma vale anche la pena lasciare che questa parola ci provochi ulteriormente.

  • Come accolgo io la volontà di Dio per la mia vita?

Se questo è il cuore del Vangelo e dell’epistola, non possiamo noi sottrarci a questa domanda. Il discorso è sempre molto complesso, per dovremmo domandarci tutti cosa stiamo facendo noi, adesso, in questo momento specifico della nostra vita, per accogliere la volontà di Dio. Per rispondere a questa domanda è necessario che tutti abbiamo la consapevolezza che la nostra vita, che è dono di Dio, ha un’origine ma ha anche uno scopo. Ha un’origine divina ma ha anche un significato, deve avere un senso. Tutto questo noi lo costruiamo non solo nei momenti speciali della nostra esistenza, come possono essere alcuni momenti della vita legati al discernimento vocazionale o a tutte quelle situazioni difficili dell’esistenza con sui possiamo essere chiamati a confrontarci: il dolore, la malattia, la morte. Al di là di questi grandi momenti, noi dovremmo pregare ogni giorno per accogliere la volontà di Dio. In effetti chi prega con serietà il padre nostro, chiede ogni giorno questa grazia. Dunque non fuggiamo la domanda: cosa è per me, adesso, volontà di Dio? cosa è chiesto, adesso, alla mia vita, se voglio corrispondere in modo preciso alla mia coscienza battesimale? Credo davvero che ci sia utile sostare su questa prima provocazione.

  • Come accolgo il mistero della consolazione che opera dento di me?

La seconda provocazione potrebbe riguardare più da vicino questa parola che abbiamo ascoltato dal profeta. Avvento è il tempo nel quale noi vediamo come Dio consola il suo popolo. La parola della consolazione che Dio pronuncia per tutti è Gesù Cristo. La parola di consolazione che Dio pronuncia per ciascuno è la vita, la storia, il mistero stesso che è Gesù Cristo. La sua venuta nel mondo, il mistero dell’incarnazione che noi ci stiamo preparando a rivivere ci dice come Dio consola il suo popolo: con Gesù Cristo, in Gesù Cristo. Chi vuole sentire questa parola, questo mistero operante nella su avita, deve semplicemente relazionarsi con Cristo, deve dare senso all’accoglienza del mistero della fede nel suo cuore. Noi tutti siamo consolati in Cristo, noi tutti siamo consolati tanto quanto, ad imitazione di Cristo, ci disporremo a vivere il mistero della volontà del Padre su ciascuno di noi.

Così vorrei concludere questa quarta riflessione di avvento chiedendo a ciascuno di noi di diventare profeta di accoglienza. Accoglienza della volontà di Dio e accoglienza della sua consolazione. Di che cosa abbiamo bisogno tutti? di che cosa ha bisogno il mondo di oggi? Io credo di credenti che sappiano dire, con la loro vita, con il loro esempio, con il loro comportamento, che, davvero, ci consola. Il mondo ha anche bisogno di vedere uomini e donne che non proclamano “propria” l’esistenza ricevuta, uomini e donne che non trattino la loro vita come una cosa di cui disporre a proprio piacimento, ma, piuttosto, come un dono da accogliere continuamente, da coltivare come una vocazione, come un dono. Solo così anche altri potranno entrare nell’ottica di una vita non interpretata in senso egoistico, come moltissimi fanno, mettendo sé stessi, i propri profetti, le proprie attese al centro di tutto. Diventare profeti di accoglienza significa interpretare la vita come dono di Dio, come compito della libertà perché, nell’adesione a quella volontà che si svela in ciò che capita nella storia di ciascuno, ognuno possa santificarsi.

Credo anche che così inizi a risultare chiaro il percorso che stiamo cercando di fare in questo avvento:

  1. Profeti di giustizia
  2. Profeti di bene
  3. Profeti di futuro
  4. Profeti di accoglienza

Sono le tappe di questo percorso che già abbiamo svolto. Riconosciamo che siamo chiamati ad una continua conversione. Solo così il nostro essere uomini e donne di fede diventerà profezia per il tempo che condividiamo.

2025-12-05T14:07:48+01:00