Settimana della 4 domenica dopo l’Epifania – venerdì
La spiritualità di questo giorno
La vicenda dei santi Paolo Miki e compagni ci porta lontano, in altri continenti e ci fa capire che la fede e la Chiesa sono davvero universali. Sapere poi che il martirio diventa ciò che feconda la Chiesa ovunque, dovrebbe essere per noi segno di grande speranza. Noi sappiamo che il Signore continua a parlare alla Chiesa anche attraverso questo segno difficile da comprendere ma sempre attuale. Chiediamo anche ai santi martiri coreani di intercedere per noi per continuare ad edificare la nostra Chiesa che vuole crescere anche alla loro scuola.
La Parola di questo giorno
LETTURA Sir 37, 1-6
Lettura del libro del Siracide
Ogni amico dice: «Anch’io sono amico», ma c’è chi è amico solo di nome. Non è forse un dolore mortale un compagno e amico che diventa nemico? O inclinazione al male, come ti sei insinuata per ricoprire la terra di inganni? C’è chi si rallegra con l’amico quando tutto va bene, ma al momento della tribolazione gli è ostile. C’è chi si affligge con l’amico per amore del proprio ventre, ma di fronte alla battaglia prende lo scudo. Non dimenticarti dell’amico nell’animo tuo, non scordarti di lui nella tua prosperità.
SALMO Sal 54 (55)
Il Signore non permetterà che il giusto vacilli.
Dentro di me si stringe il mio cuore,
piombano su di me terrori di morte.
Mi invadono timore e tremore
e mi ricopre lo sgomento. R
Ecco, errando, fuggirei lontano,
abiterei nel deserto.
In fretta raggiungerei un riparo
dalla furia del vento, dalla bufera. R
Se mi avesse insultato un nemico, l’avrei sopportato;
se fosse insorto contro di me un avversario,
da lui mi sarei nascosto.
Ma tu, mio compagno, mio intimo amico,
legato a me da dolce confidenza!
Camminavamo concordi verso la casa di Dio. R
Io invoco Dio e il Signore mi salva.
Di sera, al mattino, a mezzogiorno
vivo nell’ansia e sospiro,
ma egli ascolta la mia voce; R
in pace riscatta la mia vita
da quelli che mi combattono:
Dio ascolterà e li umilierà,
egli che domina da sempre;
essi non cambiano e non temono Dio. R
VANGELO Mc 7, 1-13
Lettura del Vangelo secondo Marco
In quel tempo. Si riunirono attorno al Signore Gesù i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini”. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: “Onora tuo padre e tua madre”, e: “Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte”. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è ‘korbàn’, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».
Siracide
Anzitutto il Siracide con questa bellissima meditazione sul tema dell’amicizia. Chi sono i martiri? Sono gli amici di Dio! Chi è amico di Dio? Chi desidera compiere la sua volontà. Chi è amico dell’uomo? Un vero amico dell’uomo è colui che cerca di fare il bene che può al suo amico, colui che non viene meno nel momento della sofferenza e del dolore altrui, costui è un vero amico. Giustamente il sapiente antico ci ricordava che è bello ed è facile vivere l’amicizia quando tutto va bene. È molto più difficile, invece, vivere l’amicizia quando le cose si mettono male o quando la malattia viene a rovinare la vita degli uomini. Lo sappiamo anche noi molto bene dalla nostra esperienza, in queste situazioni è difficile che l’amicizia proceda. Anzi, spesso vediamo proprio come è in questi momenti che l’amicizia va in crisi e non dura. Il sapiente chiede all’uomo di fede, che è anche esperto in umanità, di comportarsi in maniera differente e di essere in grado di offrire la sua amicizia sempre, in qualsiasi condizione di vita. La fedeltà all’amico è il valore massimo che si può esprimere in questo campo. La vicinanza quando tutti gli altri abbandonano dovrebbe essere tipica dell’uomo di fede che, nel nome del Signore, rimane vicino, consola, sorregge coloro che, per qualche motivo, vivono stagioni difficili della vita.
Vangelo
Il Vangelo, sia per le cose della fede che per quelle umane, ci ricorda che una vicinanza fatta solo di parole non serve a niente. Come non è segno di maturità ma nemmeno di fede, il continuo trovare scuse per non intervenire nemmeno a favore di quelli che dovrebbero essere gli affetti più cari. Gesù ricorda il caso di coloro che, pur avendo di che mantenere i genitori divenuti anziani e bisognosi, preferisce dichiarare “offerta sacra, Korban” il patrimonio che servirebbe a questo scopo, evitando così di essere vicino ai propri cari e, al tempo stesso, cercando di preservare il patrimonio. Gesù sa bene che queste offerte sarebbero poi state recuperate in qualche modo o, addirittura, non fatte. Insomma Gesù dice che ogni scusa trovata o ideata per sottrarsi alle esigenze della carità, non è secondo il volere di Dio. L’amore, l’amicizia, l’affetto, la vicinanza, quando sono veri, quando sono puri, inventano i modi per stare vicino alle persone, non per allontanarsi da esse in nome solo del proprio benessere o della propria tranquillità.
Per noi e per il nostro cammino di fede
Quante volte anche noi facciamo cose di questo genere! Quante volte almeno pensiamo cose di questo genere! Perché è vero che, tante volte, il bisogno degli altri, anche il bisogno degli amici o, peggio, degli stessi membri della famiglia, ci disturba e, allora, ecco che inventiamo qualsiasi genere di scusa pur di non assecondare i bisogni di cui veniamo a conoscenza. La Parola di Dio di oggi ci ricorda che l’uomo di fede, proprio perché cerca, nella preghiera, di unirsi a Dio, trova, poi, ogni modo per servire l’altro e per non sottrarsi alle esigenze della carità. Una fede di facciata che, poi, non dà attenzione all’altro, non è secondo il cuore di Dio. Una fede che rimane solo culto ma che non implica la vita, non serve. La fede ha tutto il suo valore quando trasforma il modo di pensare e di agre. Dunque oggi potremmo chiederci:
- Quando vivo cose di questo genere?
- Come il mio modo di essere incide anche sul mio modo di pensare la carità?
Proviamo ad interrogarci con spirito di fede e con verità, ben sapendo che il Signore ama chi si lascia provocare, chi si lascia mettere in discussione, chi cerca sempre di trovare una coerenza sempre più profonda tra il modo di vivere e la professione di fede fatta a parole.