venerdì 27 febbraio

Settimana della prima domenica di Quaresima – venerdì

Introduzione

Come ho già più volte spiegato, il venerdì, nel nostro rito ambrosiano, non si celebra la S. Messa. È anche questa una forma di digiuno: noi sospendiamo volontariamente il cibo eucaristico perché anche con questo segno vogliamo dire che ci prepariamo a gustare nuovo il pane che viene dal cielo nella Pasqua del Signore. Così che il segno stesso sia un richiamo molto forte al fatto che non dobbiamo mai abituarci alla S. Eucarestia! Se infatti cadiamo nella dimensione della ripetitività, dell’abitudine, non possiamo guardare quel dono di novità della Pasqua che il Signore ci dona. In compenso la celebrazione del Vespero è molto più corposa del solito, soprattutto per via delle Scritture che lo contraddistinguono. Anche quest’anno non riprendo le singole Scritture che ho già comunque spiegato, ma riprendo il senso generale e il richiamo che esse propongono.

La Parola di Dio 

La Parola di Dio

In relazione con la Pasqua del Signore.

Le quattro Scritture del Vespero hanno temi molto differenti, ma hanno anche qualcosa di comune da esprimere. Esse, infatti, ci chiedono di entrare in relazione personale con la Pasqua del Signore. Il popolo di Israele ha fatto questo ed ha insegnato questo ai suoi figli. Per vivere la Pasqua del Signore bisogna saper entrare in una dimensione di relazione profonda con ciò che il Signore ha prescritto, con ciò che il Signore ha chiesto perché questi giorni fossero santi e benedetti. Si capiscono così le prescrizioni di Mosè. Il rito degli agnelli, il rito degli azzimi, non vogliono solamente essere una prassi, una tradizione, una formalità. Essi vogliono essere dei modi con i quali esprimere la propria fede, delle modalità per dire a tutti in chi si crede, come ci si relaziona al Signore di ogni cosa, a colui che è vicino all’uomo sempre.  Le prescrizioni anche così minuziose non vogliono essere solo delle norme per vivere delle tradizioni, ma un modo per dire che, anche per come gli uomini vivono, si capisce cosa hanno nel cuore. Chi ha nel cuore Dio si relaziona a Lui in modo intelligente, che sa anche dare senso alle tradizioni; chi non ama Dio, chi non ha nel cuore Dio, vede tutto come un’imposizione e un obbligo senza senso.

Non solo Mosè ma anche il profeta, a cui fa sempre riferimento la quarta Scrittura del Vespero, ci donava la medesima indicazione. Dio è colui che viene a salvare l’uomo da solo. Dio è colui che viene a salvare l’uomo dal suo peccato senza aiuti, senza ricorrere a niente se non al suo desiderio di salvezza e alla sua capacità di realizzarla. Dio è colui che ama stare accanto all’uomo e, per questo, viene a salvare con il suo sangue. Tutte le cose antiche, tutti i segni della salvezza sono, in qualche modo, modalità con cui Dio ha parlato, con cui Dio si è rivelato, perché tutto giungesse al culmine nella vicenda di Cristo. È lui che lava con il suo sangue qualsiasi peccato dell’uomo, è lui che, con la sua volontà di salvezza attuata nel suo sacrificio redentore, redime l’umanità da qualsiasi peccato e permette a qualsiasi uomo che lo accoglierà, di entrare in quella comunione con Dio che è la salvezza della propria anima. Da qui prende senso qualsiasi tradizione e qualsiasi rito. Senza questa origine, senza questa radice, tutto diventa sterile rito, tradizione, ripetitività senza cuore.

Per noi e per il nostro cammino di fede

  • Come entriamo in relazione con la Pasqua di Cristo?
  • Come viviamo riti e tradizioni?
  • In che senso vogliamo prepararci già fin d’ora a una rinnovata relazione con il mistero di Dio che la Pasqua propone?

Anche noi abbiamo i nostri riti. Anche noi abbiamo le nostre tradizioni. Anche noi abbiamo, soprattutto, le nostre liturgie. Chiederci come ci relazioniamo a tutte queste cose è, per me, molto utile. Per evitare che, da un lato, la Pasqua sia solo ripetizione di riti. Per fare in modo che ci sia un’anima anche per questi riti e tradizioni, senza la quale perderebbe senso il ripeterli.

La domanda su come noi custodiamo il senso della Pasqua mi sembra tutt’altro che ovvia in un tempo come il nostro. Molti attendono la Pasqua perché vacanzina di primavera, molti attendono la Pasqua perché viene data la possibilità di ritorno alla terra di origine e ai suoi riti e tradizioni. Vedo che oggi non mancano società sportive che, proprio nei giorni di Pasqua, propongono tornei ed esperienze straordinarie. Insomma, mi pare che, da moltissime parti, ci sia un tentativo di riempire gli spazi della Pasqua con cose.

Ecco allora il senso della domanda: che cosa dicono a noi tradizioni e riti? Quale spazio lasciamo nella nostra vita perché la Pasqua sia il giorno del Signore che dà senso a tutte le altre feste?

Qui entra in gioco il senso della tradizione, il rispetto delle tradizioni, il senso che noi vogliamo dare ai riti, alle tradizioni in senso più generale. Senza dare senso a queste cose, infatti, si rischia di perdere tutto. Senza dare un senso alle tradizioni fondamentali nelle quali si è espressa la nostra fede, noi tutti rischiamo di perdere la relazione con Cristo che da esse è mediata.

Il fascino dei riti non deve condurci solo a celebrare bene. Il fascino delle liturgie non deve farci rinchiudere il senso della Pasqua solo nella gestualità, solo nella ripetitività del rito. In essi noi dobbiamo cercare Cristo.

Il primo Vespero del venerdì mi pare che ci chieda questa verifica e che ci inviti a camminare in modo tale da vivere bene tutto questo tempo santo, in modo che non ci sia solo attenzione al sacro triduo, ma ai quaranta giorni della Quaresima nel loro complesso.

Se noi rendiamo minima questa attenzione, la Pasqua sarà per noi tutti una festa minima. Se noi non diamo risalto a quello che abbiamo ricevuto come dono, rischiamo di non vivere poi bene il cuore e il senso della festa.

Ecco, allora, il primo richiamo di questi venerdì di Quaresima. Facciamo in modo di saperci sempre relazionare con fede alle cose sacre. Facciamo in modo di saperci relazionare bene alle tradizioni. Facciamo in modo che esse ci portino un po’ di più a Cristo.

Disponiamoci, già fin d’ora, a vivere bene i giorni del Sacro Triduo e di tutta la Quaresima in generale. Dal modo con cui vivremo riti e tradizioni si capirà bene quanto teniamo alla Pasqua.

Perchè la Parola dimori in noi

  • Come vivo i riti di Pasqua?
  • Quali tradizioni riscoprire in questa Quaresima?
2026-02-28T12:01:24+01:00